Compiti per il rientro a casa: scrivere tre cose che ho imparato dalle vacanze in Trentino.
1 – due bambini con una mamma è l’armageddon. Tre bambini con due mamme è l’armageddon con un’impennata di entropia (e buonumore).
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Riassunti di viaggio
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Sognando il telelavoro (post altamente lamentevole)
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Sapore di sale, sapore di mare
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Avrei pianto volentieri e forse l’ho fatto. Dev’essere successo nell’ultima mezz’ora, dopo un paio trascorse in auto alla disperata ricerca di un –bip- di parcheggio, e dopo aver setacciato ogni angolo di costa ligure con la pedanteria di un cercatore d’oro.
Sì, doveva essere l’ultima giornata al mare della stagione, una roba mordi e fuggi che io non amo molto (vorrei perlomeno riuscire a fare un bagno che mi dia il tempo di inumidirmi), ma che col mio moroso sono la norma in questo periodo (ovvero durante tutto l’anno eccetto novembre: momento poco adatto per le gite fuori porta). Sempre meglio di, dice il saggio. -
Quando ti si incricca il chakra
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Ci sono due modi per interpretare un dolore fisico. Il primo modo è cercare la causa fisiologica o meccanica, il secondo è ricercarne l’origine emotiva.
Il mio punto debole, da parecchi mesi a questa parte, è il dolore alla cervicale, con maggiore intensità sopra la scapola sinistra. Ho cominciato anche un trattamento di agopuntura, presto vorrei riprendere qualche seduta di fisioterapia, perché proprio mi girano le glorie, quando mi metto a fare qualcosa che comporti l’uso del braccio –ultimamente anche solo mangiare, per dirne una- e ‘sto dannato fastidio si riaccende malevolo. -
Casalinghitudine. E grostoli a carnevale
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È sempre molto difficile descriversi, raccontare se stessi con pregi e difetti. Siamo materia in evoluzione e per quanto di vada a fondo nell’autoanalisi, ci sono alcuni barriere difficili da superare. Una zona di penombra che illuminare è molto faticoso.
Per esempio, quando vengono richiesti i maggiori difetti, il 90% degli esseri umani in grado di intendere e volere include nella propria top ten “ostinato” o “cocciuto”, tuttalpiù “scorbutico”. Quasi nessuno dirà mai “sono stronzo fino al midollo” o “sono falso come la chioma di Berlusconi”. -
Radici che abbracciano il mondo
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C’è qualcosa di perenne, nei monti. Forse per questo li amo tanto. Per quella loro anima dura e nascosta, per quella loro forza di pazienza inossidabile. Forse li amo per questo, o forse perché ci sono cresciuta, tra i monti del Trentino, in questa valle riservata e pudica che è la Vallarsa.
In verità qui ci è crescita mia madre, e io solo un pezzetto ogni anno, appena la scuola chiudeva quel poco che bastava per scappare quassù. Però mi ha insegnato a conoscerla con così tanta passione, mia madre, questa terra, che è MIA più di quanto non lo sia qualunque altro posto al mondo. -
Una storia con due folletti. E dentro, tre misteri da scoprire
Benvenuti bambini, ma attenti. Dentro a questa storiella c’è qualcosa di magico, qualcosa che puzza e qualcosa di inventato. Scoprite di cosa si tratta!Qualche giorno fa ero con la mia coperta sul prato, al limite del bosco. Stavo leggendo un libro bellissimo che raccontava le avventure di un enorme drago con gli occhi da cerbiatto. Quando a un tratto vedo qualcosa di velocissimo che mi passa davanti. Proprio rapido, come un lampo. Bzuut.
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Di nuovo qui
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Diciamocelo, è stato un po’ il viaggio della speranza ma ne è valsa la pena. Perché i quasi 400 chilometri che stanno tra casa e la nostra meta in Trentino possono trasformarsi in un pomeriggio di puro terrore con due nani scalpitanti a bordo e la canicola di un dopo pranzo a fine luglio (unico momento in cui i bambini dormono sicuro). -
Canta che ti passa
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Ecco, ci sono ‘ste giornate così che nascono storte.
Forse sei sceso dal letto col piede sbagliato, poi ti sei inciampato tra la culla e un paio di scarpe che hai lasciato in giro la sera prima. Magari hai fatto qualche incubo che nemmeno ti ricordi, tipo che i tuoi figli si sono svegliati tre volte a turno facendoti sobbalzare ogni volta. A no, quello NON era un sogno. -
Quello che non ho
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A volte leggo delle cose in giro e penso che io, delle cose così, non le so mica scrivere. Per inabilità, per mancanza di originalità, per buonismo o educazione. Per finta dabbenaggine, anche. Non ne sono capace.
Perché magari ci sono dentro troppi giudizi affilati, troppe parolacce, troppo crudo realismo, troppo di tutto che scontenta qualcuno. Sono cose scritte pane al pane che mi piace tanto leggere, ma che non so raccontare. Forse fatico persino a pensarle, certe cose. Perché c’è dietro quell’intelligenza tagliente, anzi vivisezionante, che probabilmente non posseggo. Quella malizia che non mi è mai appartenuta, nemmeno da ragazzina, quando facevo tanto la frivola al punto che più d’uno mi ha chiesto Ma ci sei o ci fai.






