Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Ai miei figli

    On: 18 maggio 2017
    In: lettera, sproloqui
    Views: 245
     Like

    operaSe quello che vi lascio
    è una terra sfatta e sfranta da battaglie,
    come un letto che non si ricompone mai;
    se vi lascio una grandine di parole venute a scardinare
    il vento,
    a tarlare
    un silenzio che non ascolta più nessuno,
    venute a bestemmiare il fuoco
    e consacrare il fumo.

    Se quello che vi lascio è un diavolo
    che chiede soldi per costruire muri
    che baratta anime in cambio di confini,
    e chi dovrebbe fare ponti
    non conosce la misura,
    né l’equazione elementare:
    una vita vale una, senza sconti,
    ed è sempre da salvare.

    Se vi lascio voci e voci inascoltate
    voci sfiatate di cui è rimasta un’eco,
    voci mute, arse, frantumate,
    e i corpi gonfi che le hanno liberate
    affastellati come sabbia sul fondale.

    Se vi lascio mani perse nelle tasche
    di chi guarda e pensa Che ci posso fare,
    perdono, figli, per questo mondo
    -storto, zoppo, disassato-
    che non ho capito e
    che non so aggiustare.

    Ci ho provato con le storie della sera
    le parole rassicuranti e un po’ inesatte:
    il gigante cuore grande
    salva il regno e sempre in tempo,
    mentre l’empio, il ciarlatano, il traditore se la batte.

    Perdono, se potete,
    se ho trassato un po’
    se ho giurato che i lupi qui non possono arrivare.
    Era per cullarvi,
    era per farvi dormir bene,
    era per farvi innamorare.

    A mia discolpa posso dire
    che ho barato per amore solamente:
    che se non si stana un po’ di buono in mezzo al marcio,
    -da che mondo è mondo-
    non si aggiusta niente.

    Share
    Read More
  • Come comincia una mamma

    On: 25 maggio 2016
    In: la mia vita e io, lettera, scienza&fantascienza
    Views: 1817
     Like

    come comincia una mammaUna mamma comincia quando si immagina mamma. Dal primo pensiero che le si incastra tra gli altri. Sembra innocuo, ma spesso è un ragno che tesse e tesse e, prima di capire, sei mani e piedi appesa a quel desiderio. Ci sono donne, come me, che sono state colonizzate dall’idea di un figlio molto prima che questo fosse biologicamente possibile. Sono stata una bambina che si immaginava madre, che cosa strana, a dirlo adesso. Facevo delle cose fantasticando che le avrei insegnate ai miei figli. Per esempio, l’arte felina dell’arrampicata libera sui ciliegi dietro casa. O la bellezza di imparare le lettere e metterle insieme per vedere nascere una storia.

    Una mamma è abitata dall’idea di un figlio, molto prima che dal figlio. Ed è l’idea di un modo di stare nel mondo.
    Dopo, viene la pancia. Ce la portiamo in giro con la mente scorticata dai dubbi e con il passo che incespica per la consapevolezza dell’uomo che ci portiamo addosso, un uomo tutto intero dentro il corpo minuscolo di bambino. E quel peso, ancora piccolo, sposta da solo l’asse del bene e del male, l’inclinazione del piano delle possibilità.
    Essere madre è portare il peso più grande del mondo sentendone tutta l’inebriate, spossante lievità.

    Madre contiene il significato sanscrito misurare: nell’etimologia del nome è iscritta la sua sorte di segnare la distanza che metta la vita tra il cuore suo e quello del figlio, che al principio di tutto hanno pulsato in sincrono, lo stesso fiore di atrii e ventricoli, la stessa rosa gonfia sangue che mette un bocciolo.

    La maternità è un viaggio, e mai come in questo, non conta l’arrivo, ma il modo di andare. Che sarà comunque un andare allacciati, annodati, invischiati fino al dna, affini per eredità genetica, vicini quasi a combaciare, pure quando sembrerà di stare distanti.

    Madre contiene nel nome la pluralità, per questo dire madre è dire il contrario di uno. Una donna che diventa mamma perde la possibilità di pensarsi al singolare, ma guadagna il privilegio controverso e inarrivabile di non essere più sola.

    Una mamma comincia in un pensiero e non finisce: continuerà nel pensiero di un figlio.

    Share
    Read More
  • Incrocio

    On: 28 dicembre 2015
    In: lettera
    Views: 876
     Like

    preghiere tibetane (India)Ho scoperchiato mondi, per venirti a cercare.
    Ho disseminato profezie e incanti, ho distillato lacrime,
    pianificato incontri col Destino.
    Ho atteso notti sotto un glicine in fiamme,
    ho covato silenzi più di quanto un uomo possa fare senza scordare la parola,
    ho ingannato gli anni.

    (altro…)

    Share
    Read More
  • Quando apri le ali e poi voli

    On: 10 agosto 2015
    In: lettera
    Views: 1307
     2
    aliSe ti scrivessi oggi per domani ti direi che non ti serviranno le foto che scatto. Tutte le foto che ti scatto sono solo un tentativo di rintracciare il tuo volto bambino, quando domani sarai grande e i lineamenti piccoli e morbidi si saranno distesi e fermati negli spigoli del tuo volto di uomo.

     

    Ti direi che mi strizzi il cuore con quelle dita minuscole, quando mi vieni vicino e mi prendi la faccia tra le mani e sussurri Ti dico un segleto. Ti arrampichi fino al mio orecchio e ci sbricioli dentro qualcosa, parole allo zucchero che a volte finiscono con Ti voglio bene, mammina.
    E quando al telefono, come se fossi grande, mi chiedi E tu, come ttai?

    (altro…)

    Share
    Read More
  • Nascita

    On: 27 dicembre 2014
    In: lettera
    Views: 1714
     Like
    nascita

     

    Così eccoti. Quando ti ho visto ho sciolto tutti i dubbi, ho rallentato il battito del cuore, ho sparso sospiri come granelli di luce nel buio.
    Così eccoti, finita la battaglia abbiamo spiegato insieme le vele alla vita. Stanchi, malconci, sanguinanti, ma non vinti.

     

    Così eccomi. Sono la voce che senti dall’inizio di tutto, sono stata il ritmo del tuo respiro, il tessuto della tua carne, il calore del tuo sangue. Sono stata il terreno della tua semina, lo spazio del tuo cosmo. Sono stata la tua navicella tra intuizione e vita.
    Ho custodito il segreto del tuo venire.
    Sono sbagliata, sghemba, impreparata. Ma mai arresa. E innamorata, sempre.

     

    Così eccoci. Prima uno, ora due. Lividi e urlanti come due lupi sfuggiti alla gabbia. E sfiniti, contro la luna. Affamati, impaurirti e liberi.
    Così eccoci. Esausti, abbracciati e sospesi. Dentro il mondo, ma lontani da tutto.
    Minuscoli, spaventati. Invincibili.

     

    Il jolly è: auguri Eliandro, amore mio: 3 anni insieme. E molto di più.

     

    Share
    Read More
  • Un lento Natale

    On: 23 dicembre 2014
    In: la mia vita e io, lettera
    Views: 2663
     Like
    decorazioni

     

    Fermo immagine. Luci intermittenti sull’albero, candele accese, profumo di incenso, musica lenta. Fuoco nel camino, tepore. Tisana calda.
    Intorno, penombra.
    Dall’altra stanza: le voci dei miei figli che giocano.
    Fuori: notte e neve.

     

    Mi basta così. Questo Natale, mi basta fermare il tempo. Rompere le corse, gli affanni. Conservare.
    Trattenere tra le mani il bagliore di un giorno immobile. Perfetto come se si potesse incorniciare.
    Fare gesti piccoli: sfogliare una rivista o preparare un caffè in attesa di una visita. Incartare un pensiero e scrivere due righe.
    Gesti lenti, finalmente. Una nenia, un pomeriggio sul divano a raccontare storie. O ascoltarle, se qualcuno me ne volesse regalare.
    Aprire e chiudere una parentesi, e in mezzo, soltanto  silenzio.

    (altro…)

    Share
    Read More
  • Lettera ai miei figli su un viaggio in Marocco

    On: 9 dicembre 2014
    In: lettera, viaggi
    Views: 4044
     Like
    essaouira

     

    Succedono viaggi in cui capitano molte cose. Che ti rubino il telefono, di stare una settimana (beatamente) off line, di prendere tre multe.
    Che ti accompagnino a fare una ricarica come se ti fossi persa nel bosco, che ti offrano ospitalità.
    Succede di vedere una luce bambina (l’infanzia della luce) dalla terrazza in cui fai colazione. Capita di trovare un caldo secco e ventoso in una città enigmatica di mezza montagna, e sull’Oceano un tempo di sole e piogge, veloce come fosse Copenaghen.
    Di fare un pezzo di viaggio insieme a tua sorella, che era un bel po’ che non si calcava insieme lo stesso pezzetto di mondo, ed è bello.

     

    E di spiare vicoli e stupirti di come certi angoli di mondo siano esattamente, come te li aspettavi. Uomini a dorso d’asino impigliati in qualche ragnatela che intesse il tempo per fregare il calendario e la sua presuntuosa progressione numerica. Donne avvolte in veli che sputano fuori a malapena gli occhi, ma occhi che lasciano una scia di colla quando si muovono.
    E bambini così spettinati e belli che ti viene voglia di passargli le dita tra i capelli, per una carezza piccola. Poi li senti ridere – è una cascata di vetri rotti- e capisci che così sono belli: stupiti. E spettinati.

     

    Share
    Read More
  • Come ti ammazzo la malinconoia tagliando colletti

    On: 3 novembre 2014
    In: la mia vita e io
    Views: 713
     Like
    scarpe da donna

     

    Ci sono quelle giornate un po’ così, che già dal momento in cui apri gli occhi vorresti soltanto girarti dall’altra parte e sprofondare la testa sotto il piumone (anche in estate, peraltro). Quei giorni che sarà l’inedia, sarà la routine, sarà la stanchezza. Ma che proprio la sola cosa che ti viene in mente è la canzone di Marco Masini: malinconoia. Il che la dice lunga, sul tuo stato di salute mentale.
    Share
    Read More
  • Hanno ragione loro

    On: 8 settembre 2014
    In: scienza&fantascienza
    Views: 1465
     Like
    sai che domani ho giocato al pirata?

    Capita che i miei figli – come credo tutti i bambini – dicano cose all’apparenza sconclusionate. Poi, spesso, ci rifletto su e mi dico Ma vuoi vedere che hanno ragione loro?
    Ad esempio:

    La sera bisogna giocare alla lotta.
    Perché vuoi tanto male alla mamma, mi viene da dire, la tua mamma che ti vuole così bene. E invece no: siamo tutto il giorno lontani? E allora la sera si deve giocare a quello che piace a loro. Se trovano irresistibile l’idea di saltare sulle mie rotule e usare i miei capelli come liane, devo solo insegnargli un modo più civile (e meno invalidante) di farlo.

    Mamma, il buio fa paura.
    Da neonati avrei potuto abbandonarli nel bosco di notte che non avrebbero fatto una piega. Non si rendevano conto di nulla, è vero, ma non sarà che li contagiamo con l’ansia di avere tutto sotto controllo? E ciò che non si vede, si sa, non si governa.

    (altro…)

    Share
    Read More
  • La prima volta che…

    On: 23 luglio 2014
    In: ospiti
    Views: 2560
     Like
    la prima volta

    Questo post ce lo regala la mia amica Barbara Lamhita Motolese* (grazie!)

     

    La vita dei bambini è piena di prime volte, forse è per questo che sono pieni di entusiasmo.
    C’è una seggiovia a Prali che sale fino a 2000 metri, una seggiovia come tante, che per noi per un giorno è stata LA seggiovia, quella della prima volta sulla seggiovia, la prima volta che i tuoi figli volano su un seggiolino piccolo e li tieni stretti perchè la vita non ti è mai sembrata così piena di pericoli come da quando sei diventato un genitore. Un’altra prima volta, un altro momento di entusiasmo vissuto insieme, tra non molto comincerà a viverle da solo le grandi emozioni ma per ora è ancora tuo il viso che cerca spalancando gli occhi per dirti quanto è alta questa seggiovia, quanto è bello quell’albero, quanti fiori ci sono su quel prato.

     

    Un’altra prima volta, una delle tante.
    A 3 giorni di vita ha sentito l’aria sulla pelle per la prima volta, dormiva ma ha avuto un leggero tremito, avra’ freddo?
    Ad un mese ha riso per la prima volta, non sapeva cos’era, ma gli è piaciuto, tutto ad un tratto emetteva questi buffi suoni e tutti si giravano a guardarlo sorridendo.

    (altro…)

    Share
    Read More
UA-31736997-1