Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Diario di un viaggio in camper #gotosouth (Istanti rubati a #dicembre2021 e #gennaio2022)

    On: 9 Marzo 2022
    In: la mia vita e io
    Views: 176
     Like

    28 dicembre 2021
    Per settimane abbiamo alimentato sogni di Grande Nord.Individuato strade e traghetti, scelto attrezzature, letto libri, guardato documentari. Qualche giorno fa abbiamo piegato i sogni alla fiamma viva dell’evidenza: vista la situazione internazionale, uscire dai confini italiani non ci è sembrato prudente. L’itinerario è diventato un viaggio a sud, con programma in divenire.Ammetto di faticare un po’ a sostituire quel che avevo già davanti agli occhi, se è vero che ogni viaggio nasce dall’incubazione che lo precede, un seme che si fa strada nell’ovatta. Così: mare invece di neve, lunghe spiagge invece di rocce a strapiombo, morbida luce ovattata invece della lunga notte polare. Sarà bello lo stesso. E forse questo devo fare: continuare ad affinare lo spirito di adattamento che questi tempi sdruccioli richiedono.Forse il messaggio è tutti qui: smetti di programmare il viaggio e lascia che sia il viaggio a riprogrammare il tuo modo di vedere il mondo.
    Quindi, saluti dal Conero. (Intanto, al secondo giorno in camper posso già dire di essere perdutamente innamorata di questo modo di andare)

    29 dicembre 2021
    Tra Marche e Abruzzo, camminiamo sulle strade di porfido dei miei amati borghi.Parcheggiamo il camper e infiliamo le scarpe da ginnastica.Le pochissime persone che incrociamo ci presentano i loro cani, si chiamano l’un l’altra alla finestra. Una chiede di un’amica. È a farsi i capelli, le rispondono.E io penso già, è vero, in un amen è capodanno. Pure qui, dove sono, che quasi non so dove sono – e come è buono l’odore di legna che brucia e del mare.

    30 dicembre 2021
    Tra Gran Sasso e Majella.Tra una sosta e l’altra leggo Ultimo parallelo di Filippo Tuena.Immagino bianchi labirinti di ghiaccio e mi infilo tra stretti labirinti di pietra. Mai come in viaggio quello che leggi diventa parte di quello che vivi. O almeno, così mi sembra.Le cose viste e lette dette scritte immaginate formano un’amalgama, una materia viva con cui si plasma, un passo alla volta, il grande plastico su cui ci muoviamo – infinitamente minuscoli. “Sono un verso che ti è rimasto in mente. Un verso che ti è piaciuto leggere altrove”. Siamo tutti un crocicchio di storie che prendono le forme che abbiamo nel cuore.

    31 dicembre 2021
    Il camper insegna l’essenzialità.Ogni cosa deve avere un suo posto e mantenerlo, se non vuoi che ti rotoli in testa. E non puoi tenere più di quel che ti serve.Questo, per una disordinata cronica e accumulatrice involontaria come me, è un prezioso insegnamento. Fanne tesoro, mi dico, per l’anno nuovo. Impara bene dove sta quel che conta, e tienilo stretto. Persone, progetti, emozioni. Il resto, sfronda. Abbandona le zavorre: ego, vanagloria, inutili sproloqui, sterili polemiche e paranoie sparse: via! Via tutto quello che non serve a crescere. Il punto è: fare spazio. Spogliare. Spogliarsi. Ossigenare. Fare silenzio. Guardarsi per capire cosa tenere e cosa no, in una salvifica potatura – decluttering dell’anima. Me lo auguro, ce lo auguro: di annaffiare con cura quello che ha davvero valore. Lì dove metti attenzione, il seme germoglia e fiorisce. Poi, come sempre, un po’ di culo non guasta. Felicità!

    1 gennaio 2022
    Scegli con cura le parole: sono le prime dell’anno.Che siano esatte, opportune, precise. Evocative. Scegli con cura i gesti, anche se non ti vede nessuno. Siano gentili le tue mani, gentili gli sguardi e la voce – anche quando parli a te stesso.Scegli con cura i pensieri. Sceglili benevoli, levigati come sassi che rimbalzano sull’acqua, pervasi dalla luce dei giorni di neve.Scegli ogni cosa con cura: comincia l’anno nuovo. E fai che ogni giorno, alba, ora, istante, sia: ricominciare.

    3 gennaio 2022
    Drive&walk. È la formula di questo viaggio.Evitiamo i luoghi chiusi e trascorriamo il tempo spostandoci con il camper e camminando per borghi e paesi. A parte sparute eccezioni, la gente in giro è poca e i rari locali aperti sono semideserti. Provo a immaginare: come sarà stato qui, prima del covid. Non ho mai visto tante persone corrucciate, arrabbiate, scazzate. E in certi momenti mi sembra di sentirlo tutto, questo senso di frustrazione, di incertezza – questo tastare il futuro come si fa con l’alluce in una vasca di acqua troppo fredda. Cerco il disegno, ma il filo è un gomitolo con cui sta giocando il gatto.Stasera ci fermiamo in riva al mare. Buio. Silenzio. Lontano qualcosa si muove. Son luci, mi dico. Chissà dove, son luci.

    5 gennaio 2022
    (Nata per essere nomade)Notte a Gallipoli. La risalita è cominciata. Abbiamo comprato due tazze per la tisana: stanno perfette nel vano sotto il cruscotto.Il mattino metto la moka sul fuoco. Mentre il caffè sale, ascolto i rumori – piazza spiaggia porto pineta.Oggi, all’ora di pranzo, ci siamo fatti una pasta e piazzati davanti al finestrino come fosse il cinema: di fronte a noi una trentina di kite-surfisti facevano le loro acrobazie sul mare battuto da un vento potente. La sera leggo, come a casa. E prima di crollare nel sonno, spengo la luce e provo a immaginare lo spicchio di sconosciuto mondo che ci sussurra intorno. So che domani infilerò le scarpe, andrò a vedere.Quello che invece non so, è come farò a tornare alla vita stanziale.

    6 gennaio 2022
    Siamo usciti per Matera all’alba, quando i negozi avevano ancora la saracinesca abbassata e in giro c’era solo qualcuno che portava a spasso il cane.Dopo qualche caffè e svariate migliaia di passi e un vortice di oh! di meraviglia, mi han portata via di peso e con qualche sasso nelle tasche.Io non lo so se è vera quella storia dei posti dove abbiamo già vissuto, ma ogni tanto credo che sì.

    7 gennaio 2022
    Dentro ogni viaggio ci sono quelli già fatti.Risorgono da uno scorcio, tornano alla mente come la strofa di una canzone che pensavi di aver dimenticato.Ci sono le persone che continui a portarti a spasso – non sono poi molte, nell’arco di una vita. Ti aspettano sedute accanto al pescatore che prepara la lenza, all’ombra di un ulivo secolare, al tavolo della taverna dove ti fermi a riposare i piedi.Anche tu qui?, ti chiedono. E poi: Ti ricordi, quella volta…In ogni viaggio, ci sono i viaggi che verranno. A volte è l’impressione di un attimo, una noce di burro sotto il sole. A volte è un presagio, una mappa letta nei fondi di caffé, una cartolina dal futuro. Ogni viaggio che si rispetti porta in tasca una domanda. Possono servire mille ritorni e ripartenze per trovare una risposta.Ma non è mica poi così importante…

    9 gennaio 2022
    (Se una vita non basta)In questa seconda parte di viaggio sto leggendo “Le stelle si spengono all’alba” di Richard Wagamese (grazie a @ugogoy per la dritta).Cammino tra i Sassi di Matera, scintillanti alla prima luce del giorno, ma sono anche nei tenebrosi bassifondi di una città,  in una casa decrepita che pende verso la riva del fiume.Percorro la costiera amalfitana a bordo di un camper, ma allo stesso tempo sobbalzo su un sentiero che attraversa le selvagge foreste del Canada, insieme a un vecchio che vuole essere sepolto come un guerriero Ojibwe, un ragazzo e la sua cavalla.Questa mattina, tra le mura di Montepulciano, incantevole cittadina medievale, galleggiavamo nella nebbia e dopo è venuta la neve. A sera faceva fresco, mentre il sole spariva dietro le torri di San Giminiano. Di là, invece, da poche righe è primavera, con la sua luce paglierina e i cavalli che eccitati sbuffano nuvole di vapore.Viaggiare, leggere, qualche volta scrivere: non è che io sappia tanti altri modi per vivere molte vite.

    10 gennaio 2022
    Noi quattro dentro un guscio mobile.Non è che mi serva molto di più. Perciò grazie.




    Share
    Read More
  • Un regalo bellissimo (Istanti rubati a #novembre2021)

    On: 16 Dicembre 2021
    In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera
    Views: 324
     Like

    Ho ricevuto un regalo bellissimo.
    Inatteso e bellissimo.
    Mi avrete già sentito parlare di Obra, e della Vallarsa, in Trentino.(Immagino la risposta degli amici: Pure troppo!) Chi mi conosce da un po’, che ci sia stato o no, può dire di conoscerla come le proprie tasche. Chi ha letto qualcuno dei miei libri, l’ha trovata tra le pagine.
    Sono i luoghi che mi abitano, i luoghi senza i quali non somiglierei lontanamente a quello che sono.Sono i luoghi in cui è nata la mia mamma, i miei nonni; da cui viene metà della mia famiglia.
    Ecco, ieri, durante una cerimonia ufficiale, ho ricevuto la cittadinanza onoraria.”Quale riconoscimento per aver promosso con i suoi romanzi la conoscenza, la bellezza, la storia, la cultura della Vallarsa e della sua Comunità e per amarla profondamente. Mi hanno detto che sono la prima donna ad averla ricevuta.
    Ieri mattina sono salita a Obra con Federico e i bambini. C’era un sole che è stato un regalo nel regalo, i monti accesi da una luce quasi primaverile, ma più bella, perchè siamo in novembre, e nessuno se l’aspetta, in novembre, una luce così. Ho riabbracciato amici, camminato i miei sentieri. La nostra casa, il bosco, il camposanto. Ho pensato che non so se me lo merito, questo riconoscimento. Ma che mi riempie il cuore di gratitudine.
    Ho pensato che la mia mamma voleva dirmi qualcosa. E che di sicuro, da lì dov’è adesso -da qui dov’è adesso- mi guarda. E sorride.

    Share
    Read More
  • Mi dai la mano (Istanti rubati ad agosto2021)

    On: 4 Ottobre 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 329
     Like

    Tu e io, rifugio Arp, una notte con gli stambecchi, i laghi, colle Palasinaz, Gianni Rodari e Richard Ford, la stanchezza buona, la caccia (fotografica) alle marmotte, i tuoi nuovi amici, la sera che scende e il mattino, gli incontri belli che abbiamo fatto, i letti a castello, la cioccolata e il caffè.

    Tutte le volte che, sul sentiero, mi hai detto: Mamma, mi dai la mano?

    Share
    Read More
  • A volte, restare (Istanti rubati a luglio2021)

    On: 4 Ottobre 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 322
     Like

    Per lo più la meta è partire.
    Ma alle volte, nelle ore lente dei pomeriggi d’estate, restare mi basta.

    Tenermi il giallo brunito del grano e i cerchi che s’allargano in acqua
    e a ogni cerchio, a ogni cerchio, a ogni cerchio,
    trovare l’eco di un pensiero felice
    lanciato al largo quand’ero bambina
    e difeso con cura
    dal disincanto,
    dall’incuria che porta alla ruggine
    e dall’ingordigia dei pescecani.

    Share
    Read More
  • Ultimo giorno di scuola e del ricominciare a scrivere lettere (Istanti rubati a giugno2021)

    On: 27 Luglio 2021
    In: la mia vita e io, quasi poesia
    Views: 215
     1

    18 giugno
    Ieri i prati intorno a casa erano pieni di lucciole. Era una vita che non ne vedevo così tante. C’eravamo noi, le torce e un tappeto di puntini luminosi.Questa mattina sono uscita a camminare. Passando davanti a una vecchia cassetta delle lettere ho pensato che non ricevo una lettera da non so quanto tempo (mail quelle sì, ogni giorno). Ho pensato a una frase bella trovata in un libro, parla delle cose che non troviamo mai il tempo di fare.
    Non troviamo il tempo di sederci in balcone a guardare le nuvole, di passeggiare in un campo di notte, di tenerci abbracciati senza nessuna ragione. Il libro si intitola Luce d’estate ed è subito sera. Ci son cose che andrebbero fatte, prima di sera.
    Dovremmo ricominciare a scrivere lettere.

    11 giugno
    Il primo giorno di scuola, 5 anni fa, Lemuele aveva gli occhi grandissimi.
    L’ho lasciato al banco seduto composto, la schiena dritta, quei suoi occhi enormi che sembravano chiedere E adesso? Un fiume stretto tra le ciglia: tutte le lacrime che non voleva lasciare uscire. Anche i miei si sono allargati per contenerlo, lui lì al banco, la nuova classe, i compagni, la cattedra – si sono allargati per trattenerlo e non perdere una briciola del mondo nuovo che lo aspettava. Poi li ho strizzati, è stata questione di un attimo, e cinque anni son passati. Sono stati anni pieni di cose, a pensarci bene. Macchie sui quaderni, inchiostro, lettere sghembe, Hai studiato storia?, la frutta per merenda spiaccicata nello zaino, le tabelline, gli astucci persi, gli astucci ricomprati, gli astucci distrutti, gli astucci aggiustati macchiati bucati. Tutte le storie lette la sera, tutte quelle parole che si fanno universi, e le liti -Non hai ancora fatto i compiti!- i pianti di stanchezza, la scuola davanti al pc, il diario pieno di scarabocchi, di righe cancellate, di righe dimenticate e di corse fuori e dentro il cortile di scuola, tutti in fila con la cartella pesante, le mani in tasca, i quaderni dimenticati, Hai ripassato scienze? E la fortuna di aver incontrato guide illuminate, insegnanti di quelle che sono maestre di vita, di quelle che, amore mio, ti auguro di trovare sulla tua strada ancora, e di saper riconoscere – per avere il privilegio di essere accompagnato da sguardi benevoli e attenti, attraverso questo mondo imperfetto.
    Questo ti auguro, oggi, mentre corri attraverso il cortile. Ti auguro di vedere non la fine ma l’inizio di una nuova avventura- mi sforzo di farlo anche io, lo prometto. Ti auguro di crescere senza smettere di mostrarti per quello che sei.E di conservare i tuoi occhi grandi, i tuoi occhi-mare pieni di futuro. Occhi enormi per divorare il mondo.

    6 giugno
    Questa mattina all’alba: bosco, Guccini e quel boccone in gola che non va su né giù (semicit.) come ogni volta che qualcosa finisce (un anno, una stagione, un ciclo, una lettera, un film, un amore). Per esempio, oggi, giorno di cerimonia. Tra poco farò una doccia, metterò un vestito carino e forse sandali col tacco, un poco di trucco, siederò quasi composta e dirò cose vagamente ragionevoli. Ma io sono là: bosco, Eskimo, scarponcini. E quel boccone che non va su nè giù – quel boccone che forse, a pensarci bene bene, potrebbe persino essere il cuore.

    1 giungo
    Attacchi subdoli di nostalgiapiccoli morsi feroci agguati.
    Basta un poco di musica, un’ora di sole
    e l’assalto dei giorni passatimi sfianca.
    Mi difendo scrivendo gli appunti di un viaggio
    ancora da fare.
    Mi difendo a fughee colpi di coda e, a sera, unguenti cerotti
    soffi gentili
    sui graffi.
    Mi difendo pregandola me di ieri:
    adesso lascia, lasciami andare.

    Share
    Read More
  • Quello che ho e che posso immaginare – grazie (Istanti rubati a #aprile2021)

    On: 10 Maggio 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 626
     1

    I miei figli dissertano di strade romane e muraglia cinese, i libri di storia aperti sul tavolo. Qual è il popolo più ingegnoso? I romani, dice uno. I cinesi, dice l’altro.Meglio le terme o l’agopuntura? Meglio le navi coi rostri o le guardie di ceramica alla tomba del re-sacerdote? Mi fa effetto, sentirli argomentare. Durerà poco, lo so. Tra poco mi chiederanno di scendere a giocare -I compiti li finiamo dopo, è solo mattina, no? Passeranno sotto il balcone pedalando veloce, litigando, su un cavallo, con un pulcino sulla spalla o un piccione becco-largo da curare tra le mani.

    Li guardo per trattenere questo tempo. Lo stringo forte tra le dita come un aquilone che mi litigo col vento, come il lembo di un lenzuolo steso al sole. Lo faccio anche la sera, prima di naufragare nella terra di nessuno.
    Ti prego, ti prego, rimani.
    Lo dico al Tempo. Ma lui se ne frega, o forse nelle orecchie ha tappi di cera.Così oggi invecchio. Ed è sempre pieno di malintesi  e incomprensioni il rapporto tra me e il Tempo, nel giorno del mio compleanno.

    Ma il malcontento passerà, lui sa farmelo passare. Bevo un caffè, preparo una torta che verrà maluccio, ed è già andato.Scarto un regalo, rispondo a un augurio. Mi prendo un abbraccio. Il malcontento è un ricordo.

    E così oggi invecchio, sul Colosseo son passate un po’ di stagioni e la Muraglia Cinese vorrei vederla, prima o poi – qui mi dicono Mamma, si può percorrere persino a cavallo.Pensa, persino a cavallo!
    (Auguri a me, e grazie, grazie per quello che ho, e per quello che posso immaginare)

    La foto bellissima è un regalo di @irenebrusa_ig

    Share
    Read More
  • Le cose come sono (Istanti rubati a #marzo2021)

    On: 10 Maggio 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 489
     1

    Bella l’estate, la vegetazione lussureggiante, l’intrico di foglie sui rami, i campi di erba alta e folta, i muri d’edera tra i tronchi.

    Ma è nella nudità dell’inverno che le cose si mostrano come sono: la spoglia geografia di un campo, le fragili ossa dell’acero, strade e sentieri che serpeggiano sulle schiene pietrose dei monti.

    Quando tutto l’inessenziale scompare, le cose -tutte le cose – diventano quello che sono.

    Share
    Read More
  • Scancamìa (Istanti rubati a #gennaio2021)

    On: 1 Marzo 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 510
     1

    Stanchezza mista a insoddisfazione mista a nervosismo. Mio figlio si è inventato una parola per descrivere questa sensazione: scancamìa. Dice che è un virus a forma di letto coperto di aghi.

    L’altro mio figlio mi spiega come la affronta: si ferma, si domanda da cosa provenga e prova a darsi delle risposte. Fatto questo, in genere si sente meglio. Aiuta, semmai, una sessione con pungiball e un mantra: Ce la posso fare.”Però devi crederci, mamma, mentre lo ripeti nella tua testa”.

    Nelle sere no, loro mi offrono parole e immagini e persino rimedi. E la scancamìa pian piano scolora e va via.

    Share
    Read More
  • Facciamoci trovare pronti (Istanti rubati a #dicembre2020)

    On: 12 Gennaio 2021
    In: la mia vita e io, quando la montagna era nostra, viaggi
    Views: 604
     1


    31 dicembre
    Ieri sera siamo andati a fare un giro in auto, di paese in paese, per vedere le luminarie. C’era una luna tonda e luminosa che si sarebbe potuto girare a fari spenti .Le strade erano lucide e deserte, fatta eccezione per una volpe e una nutria solitarie. Le decorazioni facevano capolino nei cortili, se ne stavano appese ai balconi, aggrappate ai muri. Poi, attraverso le finestre accese, ne ho intraviste altre private, più intime e segrete. Una candela, il lumino in cima alla capanna di un presepe. Mi è venuto in mente che, dopo che se ne è andata la mia mamma, per anni non ho fatto alberi, né appeso luci. Lei era l’anima del Natale, e adesso che non c’era più, non avevo nessuna voglia di festeggiare. Finché, un dicembre, non ho tirato fuori il mio piccolo abete, qualche pallina, un filo lucente. Non so perché, semplicemente era arrivato il momento di farlo. Come un seme che a un certo punto germogli. È stato faticoso, e liberatorio.Mi sono chiesta quanti alberi altrettanto faticosi ci fossero dietro quelle finestre, dentro quelle case e dentro tutte le case. Credo molti. Faticosamente in piedi, carichi di stelle e fiocchi di neve. Ho immaginato il gesto: una mano che pettina gli aghi sui rami e appende qualcosa. Accende una luce che forse non verrà vista da nessuno, o forse da un passante, in una notte come tante.Questo spero per il nuovo anno, per noi tutti: il desiderio e la forza di accendere luci.Il desiderio e la forza.Auguri!

    24 dicembre
    Qui, il fantasma dei Natali passati è dappertutto. È nelle slittate che mi ricordano quelle con mamma la notte della Vigilia.È nella sensazione di Ossigeno che mi investe quando a sera esco sulle strade buie, gelide sotto le stelle, e in quella di accogliente calore che mi fa formicolare le dita dei piedi intirizziti quando torno in una stanza scaldata dalla fiamma viva della stufa. Nei sensi intorpiditi dal tepore e poi acuito dal freddo fuori, nei vividi sogni a occhi aperti.È nei profili scheletrici degli alberi che fan sembrare i monti in lontananza enormi e bonari animali dal pelo ispido.È nel cielo basso, gonfio, così vicino alla terra, così vicino. È negli odori della cucina, nelle coperte spesse, nei libri seminati in giro, nei rari incontri sulle strade desolate. Il fantasma dei Natali passati mi porta in giro per la Valle, mi solletica fin quasi alle lacrime. Mi mette di fronte ricordi che pensavo d’aver perso – e son tutti qui, impettiti, i piedi nella neve, i profili di fumo.Mi raccontano vecchie storie, mi confortano alla loro maniera: promettono che torneranno – che non smetteranno di tornare. I miei auguri, quest’anno: facciamo pace coi nostri fantasmi, diamogli una possibilità. Se dobbiamo frequentarli, tanto vale farsi buona compagnia. Conviene a tutti, no? Felice Vigilia a tutti!

    6 dicembre
    Questo 2020 mi sembra se lo sia inghiottito la neve.Guardo indietro: una distesa bianca, uniforme, con pochi punti a cui appigliare il ricordo. Mi sembra ci sia stato tolto qualcosa -incontrare, abbracciare, viaggiare… le cose che sappiamo, certo. Ma non solo quelle. Non è mai tanto quello che non si è potuto fare, ma una mancanza di prospettiva. Come se la paura, i divieti, le inibizioni riducessero il mondo a una dimensione sola. A una impossibilità di espandersi, a un rattrappirsi delle facoltà di immaginare. Di desiderare. Sono quelle, mi dico, allora, che bisogna pungolare. Qualche minuto al giorno alleniamo le nostre fantasie come si allena un muscolo – una giornata con qualcuno, una terrazza sul mare, un concerto, un volo da prendere, un libro da scrivere, un nuovo sentiero, caffè e giornale al tavolino di un bar, nel via vai generale. Quel viaggio là. Cinque minuti al giorno: chiudiamo gli occhi, scaviamo a fondo. Troviamo la terza dimensione e forse persino la quarta: coltiviamoci. Verrà il tempo di bucare il terreno, dopo tutto questo gelo. Facciamoci trovare pronti.

    5 dicembre
    Somiglia il mio amore a una legnaia tenuta bene. Somiglia alla fatica di andare per boschi a tagliare ceppi, alla forza che serve per portarli a casa. Ma sempre pensando al calore che ti avvolgerà quando ogni notte te ne starai accanto al fuoco, a guardare la neve cadere.

    Share
    Read More
  • Quando siamo arrivati? (Istanti rubati a #novembre2020)

    On: 4 Gennaio 2021
    In: istanti rubati, la mia vita e io
    Views: 510
     Like

    Nell’attesa di un nuovo Dpcm portatore di lockdown e dei risultati delle presidenziali americane, nelle ultime ore ho dovuto formalizzare la rinuncia a un viaggio in camper ottimisticamente pianificato alla fine dell’estate. E chissene, direte, e con ragione. Io lo so che non significa nulla, di fronte allo sfacelo che ci circonda. Lo so bene. Ma oggi lo stesso brucia un po’. Brucia perché è il cappello di una inquietudine più profonda che ha che fare con questa nuova indefinita palude temporale durante la quale il mondo sarà lontano, altro da me, irraggiungibile.
    Tutto quel mondo con tutte quelle strade voci case incontri luci. E saranno lontane moltissime delle persone che amo. Sarà impensabile, a un certo punto del mattino, dire Ma guarda che bel sole, e uscire per un giornale e un caffè e due parole con qualcuno incontrato per caso. Non ci si può far nulla, solo trovare altri modi per mettere a frutto quello che c’è. Un modo per starci, in questo pantano, e attraversarlo. Con prudenza, con amore.
    Non cedendo ai richiami dei professionisti del terrore né a quelli dei ciarlatani spacciatori di paccottiglia. Cercando di non farci annientare dall’ansia. Continuando a nutrire come possiamo la parte di noi che si alimenta di progetti e di sogni – una guida per un nuovo viaggio, un biglietto del treno che porta al mare, una notte in rifugio ad ascoltare le chiacchiere dei ghiacciai. Il nostro camper che cammina sulla strada grigia, mentre una musica bella viene dalla radio e i bambini di continuo ci chiedono: Quando siamo arrivati? Quando siamo arrivati?
    (Quando siamo arrivati?)


    Share
    Read More
Share
UA-31736997-1