Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Lascia andare (Istanti rubati a #ottobre2020)

    È in arrivo la notte dei fantasmi ma non è da stasera che li frequento. Mi fanno compagnia quando cammino, me li porto in giro – o forse è il contrario, forse sono loro farmi strada. Parliamo, io racconto, gli faccio vedere: qui vedi, qui c’è dove ci siamo seduti insieme tante volte, là dove ci siamo fermati sotto la pioggia. Ricordi? Là abbiamo ascoltato l’acqua, sorpreso il capriolo. Loro sanno, certo, sanno tutto. Ma mi lasciano dire. Perché mio è il bisogno di tenere insieme, di non lasciar andare.
    Loro che forse proprio quello vorrebbero insegnarmi, nel nostro andar vicini: Lascia andare, che non vuol dire perderci. Mi sembra di capire che è questo che mi dicono: Continueremo, sempre, a camminare insieme.

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  • Diario di montagna (Istanti rubati ad #agosto2020)

    On: 21 Settembre 2020
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    19 agosto
    Ti svelo un segreto, ho detto questa mattina a Eliandro. Abbiamo fatto una salita lunga e ripida, siamo arrivati a un bivacco che è una piccola casupola seminascosta nel bosco. Il proprietario la lascia lì aperta a tutti e attrezzata di tutto. Chi entra, lascia qualcosa: una firma sul quaderno, biscotti, una birra.Sulla porta c’è un cartello: speriamo nel meglio ma prepariamoci al peggio. Mi è sembrata una cosa utile a questi tempi fumosi, dove non vedi molto in là, neanche a forzare la vista.Dentro il baito c’è un fornelletto a gas e ci siamo fatti un caffè, dopo tutta la fatica. Non so quanti caffè ho bevuto così buoni.Allora, questo segreto, mamma? Quando la salita è ripida, gli ho detto, non cercare di vedere in cima. È fatica e basta. Guardati i piedi, il prossimo passo da fare. Stavamo già scendendo a quel punto. Ma mi è sembrata anche quella, a pensarci bene, una cosa adatta ai tempi e non solo alla salita in montagna.Guardiamoci i piedi, lo sforzo sembra più piccolo. Poi, magari, a un certo punto della salita, qualcuno ci ha preparato una moka e una piccola panca di legno all’ombra di un pino.

    28 agosto
    Da queste parti la salita alla Cima Posta è molto più di una gita in montagna. È una specie di rito iniziatico, connettivo, una tradizione, un modo per mettersi alla prova ogni anno, per dirsi Eccomi anche questa volta. Sono qui.Questa estate è stata la prima volta di Lemuele ed Eliandro. Sono arrivati al rifugio felici di avercela fatta e di aver trascorso qualche ora cercando di avvistare camosci, corvi, marmotte, un’aquila dalle ali enormi – oltre che sudando come fontane. Soprattutto felici di aver diviso l’esperienza con il loro amico del cuore. Perché insieme la fatica è metà e la gioia per la riuscita dell’impresa è moltiplicata: uno dei mille insegnamenti della montagna

    30 agosto
    Mi fa un po’ effetto essere qui, tra queste montagne, e pensare che tra meno di un mese uscirà “Quando la montagna era nostra”, che vive proprio su questi sentieri, tra la piccola chiesa e il vecchio bar, sotto questi alberi ancora verdi e frondosi.Così mi accade una cosa strana: che ai tantissimi ricordi che ritrovo qui, ora si aggiungano anche scene vissute solo nella mia immaginazione e riportate sulle pagine, in questa eterna e strabiliante commistione tra ciò che realmente accade e ciò che ne facciamo, tra la vita e il modo in cui la raccontiamo.Perché cosa si scrive e si legge a fare se non per percorrere strade che non sono la nostra, ma che un po’ ci somigliano?Se posso esprimere un desiderio, finché sono qui, sotto l’occhio vigile e benevolo dei miei monti: spero vi piacerà.Spero sarà un andare per boschi insieme – un perdersi e, forse, ritrovarsi, ma soprattutto un modo per fermarsi di tanto in tanto, in qualche radura, guardarsi intorno e dire Però, che bello, da qui, il panorama.

    1 settembre
    Il sole è ancora caldo, quando esce, ma la sera in cucina si comincia ad accendere la stufa.Il mattino esco presto per camminare e il sottobosco ha un odore nuovo e più intenso di terriccio umido, felci, funghi – pare farsi introverso e misterioso mentre le prime foglie, qua e là, arrossiscono. I bambini trovano mazzatamburo e qualche porcino e ridono del mio sguardo disattento, sempre altrove.Ho finito Kent Haruf e mi tiene compagnia Jesmyn Ward con La linea del sangue – vado avanti la sera fino a tardi, alla luce della lampada. Leggo poesie e gli intrichi del muschio sulle cortecce e l’acqua del torrente che si gonfia e schiamazza più forte dopo le piogge dei giorni scorsi. Oggi è il primo settembre, una data per me simbolica. Ci aspettano giorni di incognite, panorami solo indovinati tra rami frondosi e scenari ancora da attrezzare. Del resto così è vivere, sempre, ma chi ci pensa per la maggior parte del tempo…Ripenserò questi giorni, questa bolla di luce tremula che di continuo muta e ridefinisce i contorni. Questo senso di sicurezza e sospensione. So che mi farà bene.A tutti, un settembre lieve, e promettente, e persino felice.

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  • Tempo di compleanno (Istanti rubati ad #aprile2020)

    On: 25 Giugno 2020
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    Il giorno del compleanno è uno di quelli in cui, vuoi o non vuoi, si tirano le somme. O almeno si è tentati di farlo. E in un periodo così, per cui è difficile pure trovare un aggettivo, sono i dubbi a pesare di più. Pesano le cose che non so, che non sono chiare. Le cose che ho scordato e quelle che non ho mai capito. Quelle che mi pareva di aver compreso, ma poi. Pesa il timore per questa nebbia che a tratti inghiotte, a tratti indietreggia, che copre la visuale o la appanna, come in una mattina sulle cime, che guardi intorno e non ci trovi quel che c’era il giorno prima. Pesa certe sere la paura che ti s’infila nel piatto e sotto il cuscino, che fa traboccare il bicchiere. Pesa la fragilità, che per quanto la sai, non la sai mai abbastanza.Ma pesa anche un’altra cosa, che dall’altra parte della bilancia porta il piatto almeno in pari, almeno.

    In questi giorni senz’aggettivo, pure da reclusa, con la voglia di abbracciare chi non posso, di organizzare un viaggio, di infilare i piedi in mare, ordinare un caffè al bancone di un bar, seduta sullo sgabello, tornare ai miei monti.

    Nonostante tutte queste cose, non c’è giorno che io non apra gli occhi pensando che questa vita è proprio quello che – potendo scegliere – sceglierei. E questa sì è una benedizione.

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  • Questo vi auguro: di risvegliare il senso di appartenenza alle meraviglie del mondo (Istanti rubati a #dicembre2019)

    On: 16 Gennaio 2020
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    Natale 2019

    Perché ognuno di noi sappia sentire l’unicità di ciò che lo circonda.Non bastano occhi, orecchie, naso o dita.Bisogna allenare il senso di stuporeper l’irripetibile bellezza di ogni cosa animata e inanimata.Ci accorgeremo allora della legna ammucchiata con curasotto una tettoia,di una finestra incorniciata di luci, di un caprifoglio sul muro,di un uomo in cerca di un cenno per dar sollievo alla solitudine,e persino di un fiore dentro la terra dura,in attesa di nascere.Vedremo nel cuore di chi ci vuole bene.Ci accorgeremo dei nostri passi uniti ai passidi chi attraversa con noi lo stesso pezzetto di strada.Questo vi auguro: di risvegliare il sensodi appartenenza alle meraviglie del mondo. Buon Natale.Perché ognuno di noi sappia sentire l’unicità di ciò che lo circonda.Non bastano occhi, orecchie, naso o dita.Bisogna allenare il senso di stuporeper l’irripetibile bellezza di ogni cosa animata e inanimata. Ci accorgeremo allora della legna ammucchiata con curasotto una tettoia,di una finestra incorniciata di luci, di un caprifoglio sul muro, di un uomo in cerca di un cenno per dar sollievo alla solitudine, e persino di un fiore dentro la terra dura, in attesa di nascere.
    Vedremo nel cuore di chi ci vuole bene. Ci accorgeremo dei nostri passi uniti ai passi di chi attraversa con noi lo stesso pezzetto di strada.
    Questo vi auguro: di risvegliare il senso di appartenenza alle meraviglie del mondo.

    Capodanno 2019/2020

    Siamo fatti di storie. Storie che continuano e continuano, una dentro l’altra; questo 2019 era una? Erano 365? Una per ogni istante? Soltanto un pezzo senza principio né fine? La storia mia coincide a tratti con la tua, con quella di un uomo incontrato per caso in una città straniera, sulla riva di qualche fiume, in una radura ai piedi di una montagna. Forse mi ha fatto un cenno di saluto, quando ci siamo incrociati su una mulattiera stretta, sulla cengia erbosa che conduce in vetta. E in quel gesto ci sono tutte le cose che lui ha vissuto fino a quel momento, e le persone conosciute, perdute, amate, tenute, scordate. Nella mia storia, e nella tua, sono entrate anche loro.Siamo fatti della materia di cui sono fatte le nostre storie. Quelle di cui ci nutriamo: le ascoltiamo, le troviamo sulle pagine di un giornale, tra le parole dei libri, nei sogni la notte, al bar al mattino, mentre beviamo il caffè. Siamo ciò che di noi raccontiamo e anche la storia che vivendo intessiamo e che ci sopravviverà, che continuerà a camminare sulle gambe dei nostri figli, dei loro figli, di tutte le persone con cui abbiamo scambiato amore. Perché noi siamo storie e l’amore è il nostro propulsore più potente.

    Auguro a tutti un 2020 di snodi importanti e felici, di giorni diversi e lievi che ci ricordino d’esser vivi, di parole facili da pronunciare, eppure vere, di fortunate corrispondenze – che nei libri sono forzature, ma che nella vita fanno la vita. Abitiamo il mondo con felicità imprudente e coraggioso ottimismo e aggiungiamo qualche riga felice alle pagine altrui. Ce ne verrà del buono perché, in fondo, siamo tutti nella stessa storia.Buon anno!

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  • La vostra sete (Istanti rubati a #aprile2019)

    On: 13 Maggio 2019
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    Quando arriva qualcosa di nuovo in paese, quando di notte una volpe annusa l’erba nel vostro cortile e lascia piccole impronte nel fango, quando al mattino la luce picchia diversa ai vetri non giratevi dall’altra parte. Non tornate a dormire. È così che la vita passa, a forza di girarsi e rimettersi a dormire. Voi no.

    Correte a seguire le impronte, qualcosa nel bosco vi sorprenderà. Cercate tra mucchi di foglie, correte al circo quando arriva in città; correte scalzi, a costo di qualche graffio, a cercare il corvo che pesante plana sui prati. Arrampicatevi, sostenetevi, sorprendetevi, indignatevi.


    Non lasciate che la vita vi scorra addosso come un rivolo senza forza e direzione. Create argini, dighe, scavate pozzi, sporcatevi le mani con le vostre intuizioni, con la fatica, con le vostre visioni. Imprimete la vostra impronta, a quest’acqua in cammino. Abbiate sete.
    Custodite la vostra sete.

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  • E io evidentemente no (Istanti rubati a #gennaio2019)

    On: 27 Febbraio 2019
    In: la mia vita e io
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    I miei figli crescono. Si rattristano, pensando che non potranno mai avere un drago (“davvero, mamma, preferirei non averli mai visti in tv, se poi non potrò mai cavalcarne uno”). Mi dicono che vogliono la verità, su chi porti i regali a Natale, tutti in classe giurano che sono i genitori. Ottenuta la verità, si consolano pensando che saranno pure i genitori a portare i doni, ma ciò non esclude che Babbo Natale esista; ci sono stati parecchi avvistamenti, a quanto pare, e pure la loro madre, a ben vedere, ci crede ancora. Mi sorprendono con un abbraccio e un bacio quando, dopo un’attenta riflessione, esclamano: ma allora avete speso un sacco di soldi, tu e papà, tutti questi natali!
    I miei figli crescono. Un piede gli è rimasto infilato bene nel mondo della fantasia, ma lo vedo che con le braccia tese cercano cose nuove, cose che non hanno a che fare con la realtà inventata insieme, sognata di giorno a occhi spalancati, rintracciata sui libri, nelle parole che ho letto e detto mille volte per farli addormentare.
    Ce ne andiamo ancora in giro per boschi a cercar folletti, le tracce delle volpi, i segni incomprensibili che gli gnomi lasciano sul sentiero a mo’ di avvertimento ai camminatori incauti. Tastiamo coi bastoni le lastre di laghetti ghiacciati, sapendo che sotto, nascosti alla vista, danzano bellissimi mostri acquatici. Accendiamo candele per ringraziamento, scrutiamo intorno alla fiamma per indovinare le mosse piccolissime di ciò che non si vede.
    Però mi dicono che Hiccup lo incontrano solo nei sogni e non è la stessa cosa. Anche Gulo, il drago-migliore amico dei miei figli, c’è ancora ma non viene con noi ovunque andiamo. Ogni tanto se ne sta in disparte, un po’ offeso per non essere invocato più tanto spesso.
    Sento che fanno piccoli passi verso il mondo dei grandi, dove le cose accadono con una (presunta) logica, dove i buchi nei tronchi sono solo buchi nei tronchi e certi rumori notturni non sono altro che legno che scricchiola. Un mondo rassicurante nelle intenzioni, dove tutto ciò che si vede pretende di corrispondere a quello che è.
    So che così deve essere, ma non so se sono pronta. Finché mi ascolteranno, alimenterò le loro fantasie più ardite; dirò loro che i sogni della notte non sono meno importanti di quello che facciamo di giorno, che i desideri hanno una loro forza, e ali da allenare, e gambe da irrobustire, e fuochi da tenere accesi. E che cercare le tracce del passaggio di un drago nel cielo non toglie nulla al resto. Tutt’altro. Ripeterò loro tutte queste cose anche se forse un giorno gli diranno che sono strambi, come dicono a me, che sono naif. E spero che allora la prenderanno come la prendo io, con il sorriso, e per quello che è: un complimento bellissimo.
    E spero che ce lo lascino, quel piede nel mondo che abbiamo trovato insieme. Quel mondo che -a forza di sogni, viaggi, visioni e parole – mi hanno insegnato.
    Spero non mi lascino qui da sola, che coi messaggi cifrati degli gnomi se la cavano molto meglio di me.
    (I miei figli crescono e io, evidentemente, no).

    -Mamma, sai cosa ho pensato? Che forse i draghi ci sono, ci sono già. Stanno nell’aldilà del mondo.
    -Anche io penso sia così
    -Solo, come si fa a trovare l’aldilà del mondo?

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  • Farei una collana delle tue prime volte (Istanti rubati a #settembre2018)

    On: 29 Ottobre 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera, quasi poesia
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    pom granin, monferratoFarei una collana delle tue prime volte.
    La prima volta che sei nato (potrebbero essercene tante)
    la prima volta che hai volato
    tra le mie braccia con le braccia larghe pensandoti un aliante.

    Quando hai detto la prima volta piumone
    lì per lì non sembrava importante
    è successo lo stesso con frutta pompelmo e stagione
    pareva poco, ma adesso
    vorrei risentirle tutte quante.

    C’è stato il primo giorno a scuola
    ti ho lasciato in classe con la schiena dritta e occhi larghi
    come un prato
    avrei avuto voglia di tornare indietro e stringerti
    e non farti uscire dal mio abbraccio per un tempo smisurato.

    C’è stata la prima volta
    che hai viaggiato, guardando la notte al finestrino:
    ombre si muovevano lontano,
    io forse ti tenevo la mano
    forse guardavo avanti, sentendoti vicino.

    La prima volta che sei salito a cavallo
    pure piccolo e maldestro sopra quella schiena enorme
    sembravi così fiero;
    ho capito dal modo in cui tuo padre ti guardava
    che quella è stata la prima volta
    che si è sentito intero.

    Farei una collana delle tue prime volte
    la terrei sempre al collo per non perderne nessuna
    so che sarebbe il solo gioiello
    capace davvero di portarmi fortuna.

    Tra le tue prime volte una è speciale
    – il giorno che hai visto il cielo.
    C’era inverno e pioggia
    fuori dall’ospedale,
    e un freddo severo:
    quella è stata la prima volta
    che dentro i tuoi occhi
    il cielo l’ho visto
    anche io per davvero.

    pom granin, monferratopom granin, monferrato

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  • Coperchi di luce (Istanti rubati ad #agosto2018)

    On: 24 Settembre 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, quasi poesia
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    agosto in Trentino

    Ho capito che il più delle volte
    è il moto della gamba a governare il cuore.
    Andiamo dove la terra tiene,
    dove la pietra non frana,
    dove a piedi scalzi possiamo incontrare nell’acqua di torrente
    una limpida trafittura di vita.

    Ho capito che
    è l’adesso che non va tradito
    e adesso è il modo che abbiamo
    di saltar le buche
    travalicare fossi
    camminare cauti lungo rive sassose
    costeggiare spaventi o avventarci sopra
    come il gheppio sull’arvicola
    come il falco sulla lucertola.

    Ho imparato che sulla vetta
    delle montagne
    la notte arriva tardi
    e al crepuscolo è come stare
    dentro una pentola
    sotto un vasto coperchio di luce.

    Soprattutto ho imparato che se dopo aver sbagliato
    strada
    e speso a vuoto fatica sudore fiato
    non tenti nuovamente la cima,
    avrai sbagliato invano.

    (Foto in alto di Elio Orcelletto)

    agosto in Trentinoagosto in Trentino
    agosto in Trentino

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  • Acqua in cammino e roccia (Istanti rubati a #luglio2018)

    On: 9 Agosto 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, quasi poesia
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    Vengo dalla montagna ma non è pietra il mio cuore.

    È piuttosto canto di torrente inquieto, tumultuoso quando le piogge lo gonfiano, torbido nelle limacciose pozze agitate d’ombre ma pronto a riprendere il viaggio verso balzi e crinali, verso una provvisoria quiete, dove impararare a far da specchio alla sera.

    Non è pietra ma greto malleabile o umido muschio, verde come le bottiglie bevute insieme dentro una pineta ordorosa, mentre luce piove e grandina dentro i bicchieri.

    Acqua in cammino e roccia che resiste al flusso, così è il mio cuore:

    tempo che scorre senza sapere dove,

    tempo che resta senza capire come.

    Estoul, Valle d'AostaEstoul, Valle d'AostaEstoul, Valle d'AostaEstoul, Valle d'AostaEstoul, Valle d'Aosta

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  • Vita da setacciare con le mani (Istanti rubati a #giugno2018)

    On: 16 Luglio 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera
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    monferrato, giugno 18Chissà cosa vi ricorderete di questi giorni verdi, di questo caldo che nemmeno vi dà noia, impegnati come siete a fare, a sfrucugliare la vita smuovendola con le mani – dentro la terra, dentro le nuvole – a cercare il segreto della formica, il nascondiglio del ragno, a distinguere il canto della civetta, indovinare il volo della rondine che ha fatto il nido sotto il portico.
    Chissà cosa resta delle rane cercate in una spanna d’acqua, stivali di gomma e mutande, di sangue dal naso e finestre tra i denti, e delle corse nei campi e tra l’erba alta, mentre il trattore mette in fila rotoballe, panettoni gialli al confine del mondo; della fantasia feconda da cui estraete, senza pensare, buffi animali acchiappacoriandoli, navi corsare all’arrembaggio, strambi proclami e teorie sull’amore.
    Chissà se ricorderete domani questa libertà, questa tintinnante moneta che non sapete di spendere a manciate, come stelle filanti a un carnevale. E se saprete capire la fortuna di poterne disporre, in questi tempi difficili e gretti, popolati d’ombre grottesche da cui cerco di non farvi assediare, ma che non voglio nascondervi: ve le racconto perché domani possiate guardarvene e riconoscere che un’alternativa al male c’è e va cercata sempre, con la stessa pertinacia con cui adesso scovate le lucertole tra le fessure dei muretti, con la spavalderia con cui salvate minilepri dagli agguati del cane.

    L’infanzia è un tempo che dura sempre e termina solo in apparenza: la misura esatta è l’infinito, come scrive Chandra Livia Candiani in uno dei suoi versi.
    E voi chissà cosa vi ricorderete di questi giorni chiari, delle mani di padre che vi sostengono, delle mani di madre che raccolgono briciole, semi di questo tempo. Potrete metterli in fila e seguirli per tornare, se vorrete, a questi giorni sbucciati di sole. Pieni di vita da setacciare come terra, con le mani.

    monferrato, giugno 18monferrato, giugno 18monferrato, giugno 18monferrato, giugno 18monferrato, giugno 18

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