Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

La Luna del Castoro e Atene (istanti rubati a #novembre2025)

On: 10 Febbraio 2026
In: istanti rubati
Views: 71
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6 novembre 2025

Superluna di novembre. Volevo uscire, andarci a camminare dentro, vedere il bosco illuminato dal suo occhio bianco. Invece: febbre.

Sul divano, vicino al camino, ho acceso una candela.
Ho ripensato a questo: “Non era indifferente: era altrove, nella memoria della sua vera vita”.
È una frase di Chandra Livia Candiani (Questo immenso non sapere) buttata lì senza particolare enfasi: parla di un tapiro che cammina nel fango con il suo piccolo.
Eppure, in questa frase c’è tutto.
Come direbbe la mia amata Chandra la lascio lì, in mezzo al foglio bianco. Nulla, intorno. La lucido, ci respiro dentro. Mi ci siedo accanto, nello spazio vuoto intorno a ogni lettera che la compone.
Febbre o non febbre, sono uscita in balcone. La luna del Castoro chiamava.
Ho pensato al suo nome: per i nativi americani, questo è il periodo in cui i castori costruiscono dighe e rifugi per prepararsi all’inverno, prima che i fiumi si facciano ghiaccio.
Li ho immaginati indaffarati, legnetti tra i denti, a muovere fango e creare tane, a preparare l’inverno senza pensarlo, in un’ostinazione di salvezza.
I castori, la luna, io qui sul balcone: nella memoria della vita vera.
18 novembre 2025

[elogio della vita lenta]
A volte le mie giornate sono talmente a incastro che i capelli, anziché con il phon, li asciugo con il riscaldamento in auto.

ATENE

23 novembre 2025

Ho avuto una visione mentre sedevo sotto il Partenone e un vento feroce faceva volare i cappelli.
Seduta lì sotto, ho provato a intercettare lo sguardo di chi, millenni fa, ha sollevato queste colonne mastodontiche. Li ho immaginati fermarsi, asciugarsi la fronte e provare a indovinare noi – in un futuro tanto lontano da essere irriconoscibile. Noi, che usiamo quel loro palco di pietra sacra come sfondo per selfie ritoccati dall’intelligenza artificiale: via la lattina dimenticata in giro, via la donna di spalle, più luce d’autunno. Esteticamente studiato, contraffatto, trasferibile in un amen in ogni angolo di mondo.
A pensarci, ho avuto una vertigine.
Cosa non sappiamo vedere del passato?
Cosa non sappiamo indovinare dal futuro?
In una città come questa, di miti, dei, archetipi e indovini, per un breve attimo, tutto si tiene miracolosamente insieme. E sbalordisce.
(Se poteste sussurrare una sola frase all’orecchio di quei costruttori antichi, cosa gli direste del nostro mondo?)
25 novembre 2025

Si mescolano primavera ed autunno, ad Atene. La forza evocativa del passato e il nuovo che marcia veloce. Alberi di Natale e ragazze in canottiera, un sole che scalda, il mare in lontananza visto dall’Acropoli e colline e bosco e città – arance pesanti sui rami nei viali, bouganville e rampicanti viola e le folate di vento che nei dehors fanno nevicare foglie mentre sorseggi ouzo e caffè greco.
Atena ha avuto il privilegio di dare il nome a questa città in cambio del dono dell’ulivo: nutrimento, calore e luce. (Poseidone aveva offerto il mare, ma i greci all’onda hanno preferito radici).
Camminando sulle strade bianche e strette dove arriva la musica piena dalle taverne aperte, vedo che il tempo non è una freccia. Un ulivo, piuttosto: si torce, si biforca, affonda radici nel marmo antico mentre i rami solleticano futuri immaginari.

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