Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Istanti rubati a #dicembre2015 (con Instagram)

    On: 13 gennaio 2016
    In: foto, la mia vita e io
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    dicembre15 con instagramC’è chi dice Il tempo è denaro.
    Non credetegli: il tempo vale molto di più.
    Mi basta vedere questa panoramica di scatti di dicembre, uno al giorno o poco più, per rendermi conto che ogni istante sereno è un regalo bello e impacchettato, con sopra un biglietto che porta il tuo nome.

    Basta che cambi di poco la luce, basta un odore che c’era nell’aria, la foto non lo dice, ma tu lo sai che c’era, o una voce durante lo scatto che dice Mamma. Basta un niente per aggiustare di magia il momento.
    Una fiamma che traballa contro il buio della notte, ma piano, mentre noi sul divano ci facciamo caso a malapena. Una tavola imbandita, una passeggiata nella nebbia, il gatto che sbircia alla finestra.
    Non ci pensiamo mai abbastanza, a come basta poco a farci fare un respiro profondo e dire: Ho quello che mi serve.

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  • Tiritera di Capodanno

    On: 30 dicembre 2015
    In: la mia vita e io, sproloqui
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    tiritera di capodannoCapodanno. Finisce un viaggio
    e uno ricomincia. O forse è sempre lo stesso
    ma è bello immaginare
    una cosa che comincia.

    Vorrei che il mondo si raddrizzasse un po’.
    È un mondo strano: le anatre libere di migrare
    e gli uomini no.

    Vorrei diventare il pastello
    di cera, ma bianco
    che sul bianco non si vede
    ma sul nero sa fare la neve.

    Mi piacerebbe tonasse di moda
    il valore della sfumatura
    ripristinare il fascino timido del grigio
    e ridare importanza alla misura. (altro…)

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  • A Natale ogni risata vale

    On: 22 dicembre 2015
    In: la mia vita e io
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    natale2015Sono tanti i modi che usano le mamme per ricatt persuadere i figli, ma la minaccia più terrificante, da generazioni di genitori e per un numero variabile di mesi, tra la fine delle vacanze estive e la notte incriminata è: “Se non stai buono Babbo Natale non ti porta nulla.

    Che poi diciamolo, chi ci ha mai creduto? Hanno iniziato a raccontarcela quando eravamo troppo piccoli per capirlo, e dopo era tardi, nel senso che ci era chiaro il concetto ma avevamo già un’esperienza di Natali abbastanza ampia da capire che si trattasse di bufale, e che il numero di regali sotto l’albero fosse una variabile completamente indipendente dal nostro comportamento nell’imminenza delle feste.

    Perché poi di pacchi ce n’erano eccome, ma tutto sommato era poca cosa, rispetto al miracolo dell’attesa. Il calendario dell’avvento era una promessa di meraviglia che si svelava un boccone alla volta, un allenamento all’incanto che ci attendeva nella notte del 24. Quando capivi che a occhi spalancati non sarebbe venuta mai mattina, che erano lunghe le ore per scavalcare il buio. Intense come lo sforzo di dormire, ché nessuno scende dal camino se in casa qualcuno veglia: a quello sì, abbiamo sempre creduto.

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  • 1.262.277.040 circa

    On: 18 aprile 2015
    In: la mia vita e io, lettera
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    40 anni

    Ho collezionato passi, sopra una strada ma più spesso intorno, nei prati, nei sentieri di bosco,  su vecchie mulattiere, solchi segnati ad aratro, trincee. Li ho fatti sulle mie gambe, in moto, auto, aereo, treno, barca,  cavallo, navicella di luna park. Li ho fatti di corsa, scalza, ballando, controvoglia, saltando o sputando fiato in salita.
    Ho avuto notti accese di luci e luci popolate di ombre e cuori scalati e altri sbucciati come cipolle grosse e dure,  che fan lacrimare. Sono rimasta appoggiata al parapetto di sopra la vita, a guardare,  aspettando un segno per tornare a scalpitarci dentro.

    Ho collezionato rughe e qualche macchia sulla pelle, un tatuaggio che è ancora ferita,  brufoli, tagli di capelli, sempre spettinati,  vestiti, stracci, scarpe – vecchi dottor Martens, tacchi altissimi, punte da ballerina, stivali da amazzone.
    Il mio corpo è stato più magro,  più grasso,  più sodo,  ha avuto qualche taglio,  operazione,  sbucciatura,  anestesia e due pance piene di vita.

    Ho conservato parole, non in ordine alfabetico ma di bellezza: croco viene prima di astrolabio,  malleolo viene prima di zazzera.  Ho collezionato ti amo e fanculo e resta e vai via. Alcune me le sono appuntate dove so che non scolorano più, su tutte c’è mamma, e accanto il mio nome.
    Ho messo in fila oroscopi, previsioni,  notti ubriache con l’anima corazzata e il cuore in mutande,  concerti sotto il sole dritto come un fuso e la gola in fiamme,  momenti di vuoto così vuoto che hanno svuotato anche me.

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  • Istanti rubati a #dicembre

    On: 14 gennaio 2015
    In: foto, la mia vita e io
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    lucine

     

    Dicembre è fatto di momenti intimi, luci piccole. A lui non serve urlare per farsi sentire, parla a bassa voce, sussurra.
    Santa Lucia ci ha portato dolcetti e libri. Che altro desiderare? E se un bambino approfitta di papà addormentato sul divano per mangiare troppe caramelle di nascosto, la spiega così.
    “Mamma, lo sai perché a volte faccio il birbo? Perché il mio cervello gira fino al punto: Birbo”
    “E allora potresti tenerlo fermo sul punto: Buono?”
    “Non posso mamma, nel cervello c’è il sangue che gira e gira…”

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  • La magia di (Ri) Cominciare

    On: 7 gennaio 2015
    In: sproloqui
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    gabiano (AL)

     

    Cominciare è una parola con una bellezza sua. Non importa molto cosa e come, importa farlo.
    Importa come ti senti quando il primo giorno di scuola apri un quaderno nuovo, quando senti il profumo della scatola di colori mai usata, quando forzi l’apertura di un libro per la prima volta.

     

    Importa come ti senti quando arrivi in una nuova palestra, o ci torni dopo le vacanze, infili le mezze punte e ti prometti che non perderai nemmeno una lezione.
    Non conta che si tratti di un corso di mediazione o di campane tibetane, di una nuova settimana, di dieci giorni al mare, una gita in montagna o di imparare il cinese. Conta la sensazione che hai nel petto quando riempi i polmoni e dici Si va.
    La bellezza che hai negli occhi, a pensarci bene, quando l’alba manda via la notte e il sole si guadagna il cielo, spicchio a spicchio. Quando la luce, d’improvviso, sembra accorgersi di te.

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  • Nascita

    On: 27 dicembre 2014
    In: lettera
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    nascita

     

    Così eccoti. Quando ti ho visto ho sciolto tutti i dubbi, ho rallentato il battito del cuore, ho sparso sospiri come granelli di luce nel buio.
    Così eccoti, finita la battaglia abbiamo spiegato insieme le vele alla vita. Stanchi, malconci, sanguinanti, ma non vinti.

     

    Così eccomi. Sono la voce che senti dall’inizio di tutto, sono stata il ritmo del tuo respiro, il tessuto della tua carne, il calore del tuo sangue. Sono stata il terreno della tua semina, lo spazio del tuo cosmo. Sono stata la tua navicella tra intuizione e vita.
    Ho custodito il segreto del tuo venire.
    Sono sbagliata, sghemba, impreparata. Ma mai arresa. E innamorata, sempre.

     

    Così eccoci. Prima uno, ora due. Lividi e urlanti come due lupi sfuggiti alla gabbia. E sfiniti, contro la luna. Affamati, impaurirti e liberi.
    Così eccoci. Esausti, abbracciati e sospesi. Dentro il mondo, ma lontani da tutto.
    Minuscoli, spaventati. Invincibili.

     

    Il jolly è: auguri Eliandro, amore mio: 3 anni insieme. E molto di più.

     

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  • Un lento Natale

    On: 23 dicembre 2014
    In: la mia vita e io, lettera
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    decorazioni

     

    Fermo immagine. Luci intermittenti sull’albero, candele accese, profumo di incenso, musica lenta. Fuoco nel camino, tepore. Tisana calda.
    Intorno, penombra.
    Dall’altra stanza: le voci dei miei figli che giocano.
    Fuori: notte e neve.

     

    Mi basta così. Questo Natale, mi basta fermare il tempo. Rompere le corse, gli affanni. Conservare.
    Trattenere tra le mani il bagliore di un giorno immobile. Perfetto come se si potesse incorniciare.
    Fare gesti piccoli: sfogliare una rivista o preparare un caffè in attesa di una visita. Incartare un pensiero e scrivere due righe.
    Gesti lenti, finalmente. Una nenia, un pomeriggio sul divano a raccontare storie. O ascoltarle, se qualcuno me ne volesse regalare.
    Aprire e chiudere una parentesi, e in mezzo, soltanto  silenzio.

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  • Uova come semi con dentro promesse

    On: 20 aprile 2014
    In: lettera, sproloqui
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    uova di pasquaHo tre uova piccole, come semi. Contengono promesse, e ognuno ha un nome.
    Vorrei che il primo si chiamasse Tempo.
    Quello che sgocciola piano, senza fretta, dalle mani rugose del mondo.
    Il tempo senza lancette dei bimbi, che non teme mai il dopo.
    Il tempo senza peso del sogno, che non ha obblighi con i numeri e la progressione.

     

    Vorrei che il secondo si chiamasse Voglia, ché quella, se manca, sbiadisce il senso e incancrenisce lo sguardo.
    Voglia di un giorno al mare, del riso aperto di un figlio.
    Di fare l’amore -come libellule, allacciate e sospese- di andare, tornare.
    Partire, restare.
    E’ Voglia anche la voglia di aspettare: un risultato, una lettera, il giorno.
    O che spiova, soltanto.

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  • I regali che ho avuto (e quelli che vorrei)

    On: 18 aprile 2014
    In: la mia vita e io, lettera
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    obra di vallarsaIn paesino montanaro di cento anime non è detto che a Natale la Messa di mezzanotte sia proprio a mezzanotte. Poiché il parroco è uno solo per tutta la valle, deve girare di chiesa in chiesa, sperando che la neve non gli complichi ulteriormente la Vigilia.
    Quell’anno, la Messa nel mio paese era stata celebrata alle nove, nove e mezza o giù di lì.
    Quando è finita, lasciati alle spalle i cori di Tu scendi dalle stelle e il bagliore di tante candele, mamma mi ha fatto la proposta: perché nell’attesa di Babbo Natale non facciamo un giro con lo slittino?
    Non so quanti anni avessi, probabilmente tra cinque e otto, e non ricordo quanta incondizionata fede avessi ancora nella venuta dell’uomo vestito di rosso.
    Quello che ricordo perfettamente è il sapore di quella nottata.
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