Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Istanti rubati ad #agosto2017 (Salire)

    On: 14 settembre 2017
    In: istanti rubati, la mia vita e io, quasi poesia
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    obra di vallarsaL’erba sono i miei capelli, i nodi negli arbusti bassi e delle radici sono le nocche delle mie dita. E i polsi. La mia saliva nasce dalle tue fonti segrete e scivola sulla tua schiena piena di gobbe e di cicatrici.

    Sono i miei denti i tuoi sassi levigati e mentre incespico tra i sentieri bianchi, rotolano pietre insieme alle intenzioni e a quello che solo ieri sera sembrava importante.

    Mi si tappano le orecchie e il respiro tuona dentro la gola come l’eco che da valle alla cima ripete tutti i miei nomi. Nelle tue gole oscure il sangue si rinvigorisce e mi aggrappo alle tue vene di roccia come al collo di una madre.

    Poi mi stendo e il cielo si prende i miei occhi e -uno a uno- i battiti del cuore.

    cima postaobra di vallarsatrentinocima postaponte tibetanoobra di vallarsaobra di vallarsa
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  • Istanti rubati a #luglio2017 (Di cosa abbiamo bisogno)

    On: 2 agosto 2017
    In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera, viaggi
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    Estoul, Il richiamo della forestaAbbiamo bisogno di selvatico, della strada sterrata che si inerpica fino alla radura, dove non arriva l’asfalto con la sua simmetria di strisce bianche; delle tracce lasciate di notte da una volpe che si è avvicinata al paese; del grido fischiante di un nibbio o di quello notturno della civetta. Abbiamo bisogno del telefono che non prende, dell’auto che fino a là non arriva, dell’odore di resina che sporca i vestiti dei bambini mentre s’arrampicano sugli alberi.

    Le ho sempre sapute queste cose e le ho ripensate sulle strade sopra Estoul, mentre con mia sorella e i bambini si andava al Festival della Montagna, una bellissima festa tra i boschi, dove il dress code prevedeva piedi scalzi o scarpe da trekking e k-way per la pioggia.

    Abbiamo bisogno di parole, quelle dentro e quelle fuori dai libri. Ma devono essere parole piene, concrete. Come spiega Paolo Cognetti, devono essere i nomi delle piante che crescono ad alta quota, i verbi esatti per raccontare un’arrampicata, i luoghi geografici che descrivono un cammino. Devono fare un suono preciso, avere un peso specifico.
    Un mondo giusto è fabbricato con parole esatte.

    Abbiamo bisogno di incontri. Non quelli distratti alla fermata dell’autobus, quelli fatti di fretta alla cassa del supermercato – tutto bene da voi, sentito oggi che caldo, che tempo, e ieri quella grandinata.
    No, incontri: nuovi o vecchi, questo non importa, importa che ci sia la voglia di dividere qualcosa, oltre alle frasi sul clima inclemente, su chi scende o non scende alla prossima fermata. Può essere passarsi una borraccia o consigli di lettura, ballare in un prato mentre un gruppo fa le prove del suono per il concerto della sera, immaginare un progetto nuovo, ambizioso e visionario, prestare le bolle di sapone a un bambino.
    Alzare la faccia insieme per sentire le prime gocce di pioggia in fronte.

    Abbiamo bisogno di passi. Non dall’ascensore alla porta dell’ufficio, o dalla camera al bagno. Bisogna pestare erba, farsi strada tra i rovi e le spighe, sentire sassi sotto le scarpe, arrivare in cima alla salita, il cuore in gola, i muscoli molli. Sentire la potenza di questo corpo che scordiamo d’avere, sentire piena la forza e l’immensa grazia d’avere gambe affidabili.
    Gambe e cuore che ci portino: cos’altro conta?

    Abbiamo bisogno di semplicità. Roba facile come pane con dentro qualcosa che dia gusto, come acqua di fonte o magari un buon vino. Cose così.
    Sentire la mano dei miei figli dentro la mia, una per parte, mentre andiamo.

    Che altro serve. Tempo. Solo questo: tempo senza appuntamenti se non con se stessi, con la voglia di sedersi in un prato, appoggiare la schiena ad un albero. E stare.

    Come scrive Thoreu abbiamo bisogno di inesplorato. Vorremmo arrivare ovunque, vedere tutto, oltrepassare ogni barriera o confine. Scavare nei recessi terrori del sottobosco per scoprire una colonia di formiche, giungere a nuoto all’ultima isola, arrivare alla vetta un gradino sotto il cielo. Vorremmo arrivare ovunque ma ci serve sapere che resta qualcosa di inarrivabile. Ne abbiamo bisogno.
    Qualcosa da pensare soltanto, con il cuore che ci brucia in petto durante la salita o che se ne sta quieto in fondo agli occhi mentre con la schiena appoggiata al tronco guardiamo laggiù.

    Dai boschi di Estoul mi sono innamorata, una volta ancora, dell’inesplorato – che resiste.

    “Sono penetrato in quei prati la mattina di molti primi giorni di primavera, saltando da una duna all’altra, da una radice di salice all’altra, quando i selvaggi fiumi della valle e i boschi erano bagnati da una luce così chiara e luminosa da svegliare i morti, se si fossero assopiti nella tomba come alcuni immaginano. Non serve prova maggiore dell’esistenza dell’immortalità.” Henry Davide Thoreau, Walden

     Estoul, Il richiamo della forestaEstoul, Il richiamo della forestaEstoul, Il richiamo della forestaEstoul, Il richiamo della forestaEstoul, Il richiamo della foresta

     

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  • Lemuele, il compleanno e l’agnellino

    On: 16 novembre 2016
    In: la mia vita e io, lettera
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    6 anniPer il suo compleanno Lemuele ha chiesto un agnellino.
    Per la verità, un agnellino e un fucile di plastica “anche se so che a te non piace, mamma.” Lo ha visto nella vetrina di una cartoleria, quel fucile, ci ha fatto fermare la macchina e siamo scesi a comprarlo. Lo abbiamo fatto impacchettare per aprirlo il giorno giusto. (“Quanto manca, mamma, al giorno giusto?”).

    L’agnellino invece lo abbiamo scelto da un pastore vicino a casa. L’agnellina, in realtà. Doveva essere piccola ma grande abbastanza per cavarsela lontana dalla mamma. Ne abbiamo prese due, una anche per Eliandro. Le hanno chiamate Montagna e Fiocco.
    Quelle non potevamo farle impacchettare e da qualche giorno stanno nella stalla. I bambini al mattino, prima della scuola, scendono con due grossi biberon e gli danno da mangiare. Lo stesso la sera, dopo cena, prima di andare a letto. Scendiamo tutti e quattro con il latte; loro belano quando ci sentono arrivare.

    Lemuele ha detto: “Mamma, sono pronto a tutto per difenderle”. Ha detto proprio così: sono pronto a tutto. Ha detto “Se viene per sbaglio un lupo lo predo a calci nel culo.” Ha fatto il gesto di tirare un calcio nel vuoto.
    Quello che mi fa impazzire dei bambini che crescono è vedergli sulla faccia espressioni nuove. Più complesse, articolate. Espressioni che li fanno somigliare agli adulti ma senza la loro sicumera. Una specie di imitazione perplessa, buffa; ma più autentica dell’originale.

    Lo guardo e penso che sono passati sei anni. Sei anni e una vita prima, passata a immaginare come sarebbe stato. Tutta una vita a indovinare quello che oggi ho davanti. Merita comprensione, molta comprensione, una madre che vede il proprio figlio crescere; questo non potevo saperlo, prima. È la più grande meraviglia che possa succederti, straziante come tutte le meraviglie.

    Lo guardo con quell’enorme biberon, sopra uno strato di paglia, nell’umido della stalla insieme a suo fratello. E spero che resti così, almeno un poco. Per quello che si può.
    Felice di una bestiola da imboccare, capace anche di scegliere un regalo che a mamma non piace. Pronto a difendere un agnello dal lupo.
    Anche questo non potevo sapere, prima di essere madre: ti viene paura dei lupi, se li immagini intorno al tuo gregge.
    Ma ti viene anche un coraggio. Un coraggio che forse ce la fai persino a metterti lì a guardarlo diventar grande.

    Il jolly è: auguri, amore mio.

    6 anni
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  • Ci sei dentro

    On: 27 agosto 2015
    In: la mia vita e io, sproloqui, viaggi
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    piccole dolomitiHo visto i muscoli della montagna. Sono striature scure dove crescono alberi che ad alta quota diventano cespugli bassi, erbe e muschi.
    Ho scalato il fianco duro e verticale, oltre i suoi duemiladuecentocinquanta metri di protensione al cielo. Le ho sentito il battito del cuore, uno solo lento e lungo come il rintocco di una campana, lontana, di notte.
    Ho appoggiato l’orecchio sulla sua schiena, ad auscultarne le intenzioni, mentre cercavo l’appoggio al piede e l’appiglio alla mano.

    C’era un silenzio rotto dagli strappi amplificati dall’eco di qualche pietra che rotola per una camoscio in fuga, del sibilo della marmotta e del suono del corvo. Di scarponi che battono la terra e spostano ghiaia spessa.
    La montagna l’ho pagata, per il suo tenermi addosso, in moneta di fatica e fiato che si fa breve, come la pausa dopo il punto che non va a capo.
    Mi ha pagata lei con un senso di cuore che s’allarga e sterno che si apre, quando, alla fine di certe salite, si stendono orizzonti in dissolvenza, dopo lo strapiombo.

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  • Versione Coppia vs. Versione Family

    On: 3 febbraio 2014
    In: la mia vita e io, viaggi
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    versione family

     

    L’anno scorso ho regalato a Federico tre giorni in Valsesia, noi due soli. È stato un gran bel week and, rilassante al punto giusto. Ma visto che devo aver pronunciato più di una volta la fatidica frase Peccato, però, non aver portato i bambini, Federico quest’anno ha contraccambiato con tre giorni a Cervinia, pacchetto all inclusive. Ovvero: io, te e i due tornado.
    Ho così potuto prendere nota delle differenze.

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  • Quando la neve

    On: 27 gennaio 2014
    In: viaggi
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    cervinia
    Uno dei miei desideri /propositi per il nuovo anno è quello di vedere il mondo dal più gran numero di finestre possibili. La prima del progetto è stata quella spalancata sul Cervino.
    Tre giorni intensi, di fortunato sole in un inverno che fino a ora è quasi solo sul calendario. Un’aria mite, bella da sentire sulla pelle quando ti metti con il muso all’insù, stravaccato su una distesa bianca di neve.

     

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  • Ma vedrà, tra qualche anno andrà meglio

    On: 31 agosto 2013
    In: la mia vita e io, viaggi
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    bimbi che giocano

    Siamo appena tornati dalla vacanza in montagna: possiamo dire di avercela fatta.
    Con i dovuti aiuti, si intende.  Ed è stato bello, questo momento per noi tre. Riposante no, quello non me lo sentirete dire. E probabilmente sarà così per le vacanze dei prossimi quindici anni, stando a quello che raccontano genitori più rodati e con più anzianità di servizio (incoraggiamenti mai, eh). (altro…)

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  • Schiaccia “pause”. A Folgaria

    On: 1 agosto 2013
    In: viaggi
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    folgariaPremio ritirato: lo scorso fine settimana, gita di gruppo a Folgaria, in Trentino.
    La partenza, per la verità, non lasciava presagire nulla di buono: siamo quasi entrati nel guinness dei primati impiegando circa 10 ore per percorrere 400 chilometri. Autostrada deviata e coda, non se ne usciva. Non scenderò in dettagli raccapriccianti, vi basti pensare ai due monelli immobilizzati nei loro seggiolini nel pomeriggio più torrido dell’estate. Ecco.
    Poi, però, siamo stati ampiamente ripagati della fatica: dopo un sonno rigenerante siamo partiti alla scoperta di quel posto da cartolina.
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  • La dea bendata ha lo zaino in spalla

    On: 10 luglio 2013
    In: ospiti
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    alpen hotel eghelHo più dubbi che certezze nella vita, ma una cosa l’ho intuita, a questo punto del mio cammino: se c’è un concorso con qualche cosa in palio, in genere chi si mette il premio in tasca non sono io.
    “Ritenta, sarai più fortunato” è una delle frasi che mi sono sentita ripetere più spesso, dalle estrazioni ai banchi di beneficenza del mio paese, ai cioccolatini Boero, passando per i vari concorsi a premi tentati qui e là.
    Ma la dea bendata, che così spesso mi ha bellamente snobbata, ha deciso di cambiare rotta e sdebitarsi in gran stile.
    Guardate un po’ dove verrò ospitata per un week end, con prole e moroso a seguito:
    Alpen Hotel Eghel.
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  • Gita per due

    On: 21 gennaio 2013
    In: viaggi
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    cieloErano passati più di due anni dall’ultima volta che mi ero allontanata da casa senza i nani. Ovvero, non era più accaduto da dopo la loro nascita. Invece la settimana scorsa Federico e io abbiamo piazzato i bimbi uno per nucleo di nonni e siamo fuggiti in montagna per ben 3 giorni e 2 notti.
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