Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Istanti rubati a ottobre2016 (ma fedeli alla geografia dell’anima)

    On: 24 novembre 2016
    In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera
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    ottobre 2016Ci sono posti, e giorni, che oggi sfavillano sotto un sole d’autunno misericordiosamente caldo, mentre noi li percorriamo tenendoci saldamente per mano, nella presunta normalità di un qualunque sabato mattina di ottobre.

    Sono questi stessi posti e giorni che domani, nella memoria, saranno strappo, vento, e incendio. Non più aderenti alla verità nuda del terreno e delle cose, ma fedeli alla geografia dell’anima.

    Ci terremo forse ancora la mano, guardando a quelle bolle di tempo fragili nel ricordo e scintillanti, ma senza più stringere la presa: sapremo allora, con l’evidenza dei fatti, che avevamo una vita intera per smettere di tenerci, e non l’abbiamo fatto.

    Avremo visto cambiare la luce alla finestra così tante volte da finire per credere di aver vissuto sempre.
    E forse. Forse.

    ottobre 2016ottobre 2016
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  • Il giorno che parte

    On: 8 marzo 2016
    In: sproloqui
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    memorie di un alberoDa quanto non la vedevo. Forse un anno. Arranca su per il prato, gambe abbronzate e una coda malfatta. Si trascina dietro una mezza risata, ma si vede che qualcosa non va: oggi è il giorno che parte. Fa così da quando è piccola, era sempre triste al momento di tornare in città.
    Adesso s’aggira sul bordo della valletta, e con la luce che l’accende da dietro è più minuta, un po’ più sottile. Sta trafficando con la macchina fotografica, gira le ghiere come ne sapesse. Ma io so che improvvisa. Le piacerebbe fermare l’istante, far finta di non dover partire. Fermare i raggi bassi che le si accucciano sulle spalle dritte, sulla maglietta stropicciata.
    Le piacerebbe, in un click, stanare l’antidoto alla malinconia. Avrebbe voluto saperlo fare già da bambina, mentre quelli coi suoi anni navigavano l’attimo senza badare alla rotta. Lei no, s’accaniva sul dopo, intravedeva lo spegnersi delle luci finita la festa. Avrebbe dato tutti i giocattoli e i libri per tenersi per sempre un Natale.

    Saltella nell’erba e si sdraia: guarda lontano poi zumma su Cima Carega. Le piace il controluce e non sa le distanze. Mi gira intorno, lo so che adesso arriva. Non è mai partita senza venire da me. Sospira, fa un conto con le dita delle mani, come per tenere a mente qualcosa. Passa un tordo, armeggia veloce per fermargli il volo, ma è tardi. (altro…)

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  • Sproloquio sui modi e sulle età

    On: 16 febbraio 2016
    In: sproloqui
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    sagresSapere alcune cose servirebbe a vivere meglio. Forse. Per questo vorrei dire agli adolescenti che quello che gli altri pensano di loro vale infinitamente meno dell’ultimo guardarsi distratto allo specchio prima di infilare la porta. Meno persino di quel brufolo venuto fuori prima, o dei capelli che non stanno, oggi proprio non stanno. È peccato che il bruco non si goda il bozzolo in attesa delle ali, che comunque verranno.

     

    Dovrebbe sapere un ragazzo che la vita davanti gli strizzerà l’occhio più facilmente se comincia presto a distinguere le passioni dalle infatuazioni, a provare mille cose per sceglierne alcune e coltivarle con pazienza, per dare ai sogni una possibilità; perché è ottima la semina di primavera, per moltissimi raccolti.
    Una ragazza si vedrebbe quasi sempre più bella con gli occhi di un uomo intelligente -la sola categoria di cui debba importare- che non misura circonferenze con il centimetro, ma i salti in gola che un bel sorriso fa fare al respiro.

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  • Gli anni addosso

    On: 18 gennaio 2016
    In: sproloqui
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    gli anni addossoMi si scollano di dosso gli anni,
    vecchi francobolli attaccati a saliva.
    Mi cade sulle spalle l’anno che garrivo
    sulle spalle di mio padre, allegra e dritta,
    regina di portamento sulle strade sgarrupate di paese,
    tra la piazza e il cortile.

    Mi scivola sul petto il 1994,
    anno del primo amore incoronato, in un giugno di sabbia tiepida
    e sementi. E molle di ubriachezza e di qualche cosa che sembrava intero
    ascoltavo le canzoni di Battisti, ballavo le canzoni degli Smiths.
    Cantavo le canzoni alla chitarra senza accordi sulle dita, senza note
    allo spartito, muovevo dottor martens rossi a braccio,
    sul palchetto scheggiato e liso alle feste d’Unità.

    Dalle tempie rotola una carezza di madre,
    la raccolgo nell’incavo del collo e ci poggio la testa,
    in riposo. Dondolo piano, da un piede all’altro,
    cercando quella fermezza di granito,
    quel basalto di tenerezza quieta che non ho trovato dopo,
    dentro nessun abbraccio, dietro nessuna barricata.
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  • Le cose che vorrebbe dirti il tuo bambino

    On: 26 marzo 2015
    In: scienza&fantascienza
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     2
    bambini

     

    1. Non arrabbiarti ogni volta che lascio in disordine i giochi. Insegnami a mettere a posto, ma ricorda che per me, gli animaletti della fattoria e i lego sono bellissimi mischiati sul pavimento.

     

    2. Se dico che voglio fare l’aviatore e dieci minuti dopo il supereroe, alla nonna il pompiere e allo zio il pittore, lascia fare: sono bambino e ho la vita tutta intera da inventare.

     

    3. Se voglio dormirti abbracciato, goditi il momento e fai bei sogni, come me. Se non ne hai di belli abbastanza, ti impresto i miei.

     

    4. Non ti innervosire se hai qualcosa di importante da fare e io non ti do tregua, se ti voglio accanto subito: per me non c’è niente più importante di te.

     

    5. Se dico qualche piccola bugia, non mi fraintendere: non è per mentire, ma perché la mia immaginazione non è ancora atrofizzata come quella dei grandi. Non è menzogna: quella che nasce nei miei desideri, è la verità più profonda che so.

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  • Pensieri d’inverno

    On: 12 febbraio 2015
    In: sproloqui
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    neve alla finestra

    La tenacia del fuoco a disfare la legna.
    La schiena del gatto contro il vetro alla finestra.
    Neve pesa sui rami, luce diafana scandisce il cielo.

     

    Ascolto il mondo che rimbomba nel petto e covo pensieri che a primavera bucheranno la terra. Spulcio ricordi e li specchio nelle fiamme gentili del camino, mentre fuori tutto si muove con la stessa illusoria lentezza.

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  • Troppe finestre spalancate, certe sere

    On: 19 agosto 2014
    In: sproloqui
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    cervo, liguria

     

    Non s’allunga il tempo, non stride il freno della corsa sui binari.
    Pesano certe assenze, posti vuoti occupati da nessuno. Ma i fili ci sono, e legano. Nonostante l’evidenza di un quotidiano che ha scolorito le vecchie consuetudini, che avanza riflessi nel pozzo della memoria. Calo un secchio. Ma è così pieno di istanti che non ho braccia abbastanza per tirarlo vicino. Che restino lì. Drappi di amori confusi, inservibili come monete fuori corso, ma luccicanti come pance di lucciole nei prati umidi di notte e d’estate.
    Del resto, le lucciole accendono luci prima dell’amore.

     

    I ricordi scavano solchi dove il cuore si spaura. S’addensano e come arterie inspessite ostacolano l’andata e il ritorno dal cuore. Conto gli anni sulle dita, come bastasse per antidoto alla morte. Addiziono, sottraggo, applico formule che non salvano dal dubbio e dalla nostalgia.
    (Ma se m’appoggio al muro quando fumo sono ancora bella).

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  • Uova come semi con dentro promesse

    On: 20 aprile 2014
    In: lettera, sproloqui
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    uova di pasquaHo tre uova piccole, come semi. Contengono promesse, e ognuno ha un nome.
    Vorrei che il primo si chiamasse Tempo.
    Quello che sgocciola piano, senza fretta, dalle mani rugose del mondo.
    Il tempo senza lancette dei bimbi, che non teme mai il dopo.
    Il tempo senza peso del sogno, che non ha obblighi con i numeri e la progressione.

     

    Vorrei che il secondo si chiamasse Voglia, ché quella, se manca, sbiadisce il senso e incancrenisce lo sguardo.
    Voglia di un giorno al mare, del riso aperto di un figlio.
    Di fare l’amore -come libellule, allacciate e sospese- di andare, tornare.
    Partire, restare.
    E’ Voglia anche la voglia di aspettare: un risultato, una lettera, il giorno.
    O che spiova, soltanto.

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  • Luglio è una bolla arredata di cose piccole

    On: 22 luglio 2013
    In: la mia vita e io
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    luglio9Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirai… 
    Perché io te ne voglio, sì, ma tu a me?

     

    É un mese strano, questo, dentro un’estate strana. Piena di temporali e sbalzi di temperature e c’è un’aria -non so- rarefatta: spesso arrivo al mattino presto a Torino e sento una brezza che pare di stare al mare (pare). E la sera, quando torno a casa e lo sguardo si sdraia sopra la mia campagna, è un perdersi di balle di fieno indorate dal sole.
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  • Il tempo di avere tempo

    On: 20 maggio 2013
    In: la mia vita e io
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    mamma e bimbi in un pratoIl tempo è un concetto relativo, si sa.
    Quello che è invece oggettivo, oltre che scientificamente testato, è che da quando metti al mondo il primo figlio, il tempo per te è finito.
    Se poi i figli sono due a distanza ravvicinata te lo puoi scordare per parecchio. Un paio di ere geologiche, a occhio.
    Non ce n’è più. Puoi raschiare sul fondo del barile, litigando con il tic tac delle lancette per recuperare qualcosa. Qualcosina, diciamo.
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