Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Istanti rubati ad aprile2017 (Di piccole cose e stupori e cose che ho scritto)

    On: 11 maggio 2017
    In: il progetto, istanti rubati, la mia vita e io
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    Monferrato, PiemonteLasciarsi sorprendere non è cosa da tutti, bisogna imparare.
    Aprile è specialista nel lasciarti indovinare il tempo, puntare gli occhi al cielo il mattino – oggi sarà sole o sarà pioggia?
    Mi sono lasciata sorprendere anche io, qualche volta, in questo aprile. Da un compleanno -il mio- che mi coglie ogni santo anno completamente impreparata, e sì che oramai un po’ di allenamento l’ho fatto. Ammesso poi che ci possa preparare ad avere un anno in più, a ricevere auguri senza commuoversi troppo, a fare (o meglio a non fare) bilanci.
    Mi sono lasciata sorprendere da una festa di compleanno molto speciale -non mia- festeggiata un martedì notte in un bosco allestito per l’occasione, con un furgoncino per distribuire birra fredda, zuppa di ceci e torta di nocciole e luci, e un bel falò, e palloncini colorati appesi ai rami degli alberi.
    Mi sono lasciata sorprendere da una covata di pulcini che abbiamo adottato per un po’, dalla trilogia di Kent Haruf attraverso le strade di Holt, da una pasquetta inaspettatamente soleggiata con gli amici, dalle trovate dei bambini, da una ricorrenza festeggiata in famiglia con un pranzo e poi una gita al lago – breve, ma bella, come le cose improvvisate in un giorno di primavera.

    E così a metà di quel pomeriggio di primavera montarono a cavallo e, come viaggiatori nel vasto mondo, Bobby in sella e Ike dietro, si allontanarono. (Kent Haruf, Canto della Pianura)

    kent haruf

    Mi sono lasciata sorprendere persino dalle tante ore che sono riuscita a passare davanti a una tastiera a battere e ribattere i soliti tasti. A limare, spostare, tagliare, aggiungere, modificare, definire, sostituire, mettermi le mani tra i capelli, alzarmi e guardar fuori -piove o non piove? Esce il sole?- accarezzare il gatto e aggiungere ceppi nella stufa in cucina, che il sole vabbè, ma in casa fa freddo. E poi ancora, da capo, gli stessi tasti, levare, sintetizzare, ricalibrare. La virgola lì non ci sta, proviamo col punto.
    Mi ha sorpreso sentirmi sbalzata indietro, agli anni dell’università, le notti prima degli esami, i sabati e le domeniche a vagare per casa in pigiama e a riempire la moka di caffè. Rispetto ad allora mancavano le sigarette a segnare le pause, gli amici spettinati e stravaccati sulla poltrona in camera mia con grossi libri aperti sulle ginocchia e matite per sottolineare.
    Mi ha sorpreso, in qualche modo, ogni frase che ho scritto e poi riscritto perché prima di farlo non sapevo precisamente nemmeno io cosa volessi raccontare. Oppure sì, ma soltanto confusamente. Soltanto approssimativamente. Adesso invece è quasi tutto lì, quello che volevo dire, che potevo dire. E ogni volta mi sorprende.

    Intanto siamo a maggio, si veleggia verso l’estate, nonostante le piogge insistenti in questa parte di mondo. Non scoraggiamoci, non certo per il meteo. Alleniamoci, invece, diventiamo campioni di stupimento.
    (Che dite, il sole: esce o non esce?)

    Il vento soffiava sui campi piatti, aperti e sabbiosi, sui campi di grano e sulle stoppie di granturco, sulle praterie dove scure mandrie di bovini pascolavano nella notte. Ai due lati della strada le fattorie si stagliavano alla debole luce azzurra dei lampioni nei cortili, case sparse e isolate nella campagna buia, e in lontananza, alla fine della strada, le luci di Holt non erano che un bagliore sul basso orizzonte. (Kent Haruf, Crepuscolo)

    Monferrato, PiemonteMonferrato, PiemonteMonferrato, Piemontepulcinosorellemyfamilymy familyla mia scrivaniaMonferrato, Piemonte
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  • Istanti rubati ad #aprile2016 (emozionarsi)

    On: 10 maggio 2016
    In: foto, il progetto, istanti rubati, l'emozione in ogni passo
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    aprile2016Ho letto da qualche parte: non è vero che non ci sono più le stagioni, ci sono tutte, gettate alla rinfusa nel mese di aprile. Stiamo diventando tutti un po’ più meteopatici, ho pensato. Capita così quando non sai che aspettarti.
    Siamo usciti alle volte con i pantaloncini corti e alle volte con gli stivaletti di gomma. È uscito anche il secondo romanzo che ho scritto, ed è un’altra ottima ragione per non sapere cosa aspettarsi. Per adesso quello che è successo mi piace: alle presentazioni ho brindato con gli amici a prosecco e assaggiato fantastiche torte alla nocciola, ho risposto alle mail di sconosciuti che mi scrivono cose sul libro che sono carezze. Il libro si intitola “L’emozione in ogni passo” e fin qui me ne ha date di belle.

    aprile2016aprile2016aprile2016l'emozione in ogni passoÈ successo anche di meglio perché sono diventata di nuovo zia e i neonati mi commuovono, mi smuovono il cuore come un pizzico sulla mozzarella. Figurarsi i neonati nipoti. Li guardi ed è chiaro che vengono da un altro mondo, glielo scorgi negli sguardi che vanno dietro a qualche intuizione impossibile.
    Lo trovo, quel mondo, nelle parole dei miei figli, che delle volte la sera mi dicono cose che spalancano l’invisibile:
    “Mamma, io ti volevo bene già quando ero nella tua pancia. Io mi ricordo quando tu eri nella pancia della nonna”.
    E: “Ma se quando eravamo angeli in cielo non sceglievamo te come mamma, adesso eri triste?”

    In mezzo al sereno sono venuti cieli torbidi da cui difendere gli occhi, da cui mettere al riparo i ricordi. Perché ci sono tempeste d’aria che scoperchiano case e paesi. Figurarsi se non sanno scoperchiare i ricordi. E allora tocca rinsaldare gli argini, rinforzare i margini: mettere distanza o accettare che s’assottigli.

    Tra tante persone belle, qualcuna che ti domandi che cosa sia venuta ad insegnarti, a parte il desiderio di svegliarti cintura nera di karate. Tra tante parole belle, qualcuna che stona, rende anacolutico il pensiero, o peggio, lo affloscia.

    E poi, cose buone: bei libri letti (Equazione di in amore, L’arca, Il resto è ossigeno, Dieci prugne ai fascisti, Non scrivere di me); sassi gettati nel fiume e cavalcare nel prato; un fine settimana con un’amica e i suoi bambini; una gita noi quattro allo zoo (che poi è un parco biologico).

    Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale a per vedere come stanno le bestie feroci e gridare Aiuti aiuto è scappato il leone, e vedere di nascosto l’effetto che fa.

    Ogni tanto lo faccio, di guardare le cose accadermi e restare a guardare: di nascosto l’effetto che fa.

    (Nella foto della presentazione a Moncestino, con la giornalista Chiara Cane)

    zoom cumiana
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  • “L’emozione in ogni passo”: ingredienti fondamentali

    On: 5 aprile 2016
    In: il progetto, l'emozione in ogni passo
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    L'emozione in ogni passoOgni libro ha molti ingredienti, dosati con cura. Quelli che danno il sapore, quelli utili a legare, quelli che servono alla lievitazione.
    Ve ne racconto alcuni di “L’emozione in ogni passo”, in libreria da domani, mercoledì 6 aprile. Lo farò senza troppa serietà, giocandoci un po’, per non correre il rischio di prendersi sul serio. Nulla più che una carrellata di spunti, giusto un assaggio.

    Pervasive come l’albume nelle meringhe ci sono due voci femminili. Alma è una giovane donna alle prese con: il sogno di avere un libreria tutta sua, un quaderno dalla copertina azzurra su cui tiene traccia delle proprie intuizioni, un uomo che somiglia alle cose che dice (e che, in confidenza, somiglia pure in tutto e per tutto al mio fidanzato).
    Frida è una psichiatra che ha abbandonato la professione dopo un fatto che l’ha costretta a mettere in discussione i propri strumenti di analisi e il mondo per come lo conosceva fino a quel momento.

    Nonostante non si tratti di un thriller, ci sono due tipi di inseguimento. Da una parte Alma ripercorre le tappe di un viaggio fatto anni prima dalla persona che ama, o che crede di amare, in un rito catartico e contrario di allontanamento, nello sforzo di dare un senso o un taglio -in ogni caso di trovare una misura- al sentimento che la lega a lui.
    Frida invece, rabdomante nella memoria altrui, segue le tracce del marito perduto, nello strenuo tentativo di ricostruire l’esistenza dell’uomo attraverso i ricordi di chi lo ha conosciuto, e allo stesso tempo di restituire un senso alla propria.

    Ci sono alcuni luoghi che mi hanno segnata. I paesaggi del Monferrato che abito, macchiati di vigne e querceti, modellati appena dal lavoro dei contadini. Sono terre vagamente selvatiche, dove è bello trovare campi e boschi incolti, angoli silenziosi e disabitati.
    E c’è un po’ di Portogallo, la saudade dell’Alfama lisbonese, la forza evocativa dei menhir di Evora, la magia dei vicoli di Porto, intenti a scendere a rotta di collo e in ordine sparso fin giù a bagnarsi nel Douro.

    C’è un personaggio liberamente ispirato a Carlo Urbani, eroe contemporaneo, primo medico ad aver riconosciuto la Sars. Ho provato a immaginare come si faccia a mettere insieme un impegno in Medici Senza Frontiere con una moglie, una famiglia. Ho provato a indovinare cosa provi un uomo con una missione troppo grande per una vita sola.

    Come già in “Ovunque tu sarai” c’è ampio spazio per le coincidenze, uvetta passa per il panettone. Ma più ancora, questa volta, per le coincidenze mancate. Quelle che vedi dal fondo, dalla fine, quando una traccia si palesa e trovi il filo conduttore, che riconosci sorridendo, e che conferma soltanto che ciò che serviva era crederci forte, più forte.
    Scrive Erri De Luca: «Destino, secondo definizione, è un percorso
    prescritto. Per la lingua spagnola è più semplicemente
    arrivo».

    Ci sono i libri, in questo libro, parole scappate a certe pagine per popolarne altre. Per diventare fiato e toni di un’altra voce. Perché questo sanno fare bene i libri: essere i trampolini per altre storie.

    Infine, ma soprattutto dal principio, c’è il pandispagna che regge il resto, sotto la panna e gli strati di crema: il Cammino di Santiago. Quella strada che esce dalla mappa su cui è traccia per diventare fatica, incontri, scoperta, dialogo con se stessi.
    Ho fatto un pezzo del Cammino la scorsa estate e ho provato a raccontare come a un certo punto smetta di essere luogo fisico per diventare “altro”: una distorta dimensione spazio- temporale governata dalla sincronicità, dalla ricerca intima, dalla pienezza di sé.
    Si smette di marciare soltanto e si comincia sentire, semplicemente.

    Il Cammino è un virus: ci ha contagiati tutti. Ci ha coperti di
    segni invisibili, un vaiolo dell’anima che è anche un principio
    di guarigione. Arrivi qui e ti immagini capace di attraversare
    il mare, finalmente vedi che il suo mestiere non è dividere, ma
    cucire insieme terre distanti; carezzi le tue piccole cicatrici
    e riesci a sentire il principio, dentro la fine. Nella pelle che
    s’accartoccia intorno a un taglio c’è una prova di resilienza e
    ogni segno nuovo sul corpo ha una ragione precisa d’essere,
    come gli anelli che nel tronco segnano l’età di un platano.

    Ecco, questo è il momento in cui mi preparo a sbriciare le facce pronte ai primi assaggi, con un misto di emozione e curiosità.
    Ho raccontato un tratto della mia strada sperando che vi nasca il desiderio di fare un pezzo di cammino insieme. Vi aspetto seduta accanto a certe tavole di pietra all’aperto, all’ombra di una radura con le gambe penzoloni in una pozza d’acqua fresca, a risposare il cuore.

    Il jolly: buon viaggio a “L’emozione in ogni passo”, buon viaggio a noi.
    Altri ingredienti qui.
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  • Come nasce una storia. Di pesci, oceani e del nuovo romanzo

    On: 21 marzo 2016
    In: il progetto, l'emozione in ogni passo, la mia vita e io
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    barcaScrivere è stare su una barca sospesa su niente. Tu butti le reti, e non vedi, e ai primi pesci gli levi l’amo col dubbio di fargli male, di rovinarli quando li metti nel secchio, di non saperli cucinare con il fuoco giusto. Come il Vecchio nella sua lotta forsennata al mare, quel mare nemico e alleato, che si struscia contro la chiglia con la sua indifferenza di mollusco, che restituisce sassi e resti di guerre spuntate lontano.
    Tu stai sulla barca e remi in una qualche direzione, non è chiara sempre, un po’ t’aiuta il vento e un po’ ti risospinge, ogni frase un senso che aggiunge, scandaglia, definisce. Confonde.
    Te ne vai navigando a vista.

    A furia di gettare le reti si impiglia qualcosa che ti pare grosso, che tira e scalcia e fa resistenza. Quando allenti la presa delle volte ti segue, accompagna il flusso, ti ripaga della fatica e del sudore con un guizzo fuor d’acqua: uno solo e dura un momento, ma gli vedi le squame di quel riflesso perfetto, sotto i raggi del sole, e riconosci in quel salto una smania che ti corrisponde, che ti esplode in gola per la bellezza d’averlo visto, per il desiderio di fermarlo.

    Delle volte vedi un movimento a fior d’acqua, solo una scia che si accenna, vene viola su mani anziane, e ci butti le reti, le braccia, i pensieri, in un corpo a corpo che sfinisce e rinvigorisce a un tempo. Se riesci a trattenere lo slancio e la forma, se quello che ti trovi sotto gli occhi ha un senso, forse è una storia. Una storia che racconta di quella tua sortita per mare, della casualità dell’incontro con una creatura marina, del vento di quel giorno, e della luce che piove sulla barca. Ma racconta pure di come hai imparato a pescare, di tutte le volte che hai rappezzato le reti, di un vecchio che un giorno ti ha prestato la sua canna e i suoi calli, e delle mappe che il sale, ogni volta, disegna sulla tua pelle quando s’asciuga. Mappe di luoghi che forse, un giorno, incontrerai.

    Ecco, se qualcuno mi chiedesse come nasce la storia da raccontare in un libro direi questo: nasce dopo molta paziente attesa, dopo un incontro fortuito con un’impressione, dopo la lotta con una creatura che ti sfugge e ti appartiene. Ma nasce anche prima, molto prima: insieme all’albero che ha dato il legno per costruire la barca con cui vai per mare.
    Ecco quel poco che ho capito. Perché così succede, ed è facile e miracoloso come veder nascere una pianta da un seme.

    Così è nata la storia di “L’emozione in ogni passo“. Mi è venuta nella testa a sorsi brevi e pezzi che hanno combaciato in fretta, in uno sforzo di assemblare scorci che non volevo perdere, significati che mi serviva chiarire a me stessa, parole che mi sarebbe piaciuto ascoltare.
    Non c’entra nulla con pesci e reti ma ha a che fare con un cammino. Un cammino reale e metaforico che è stato mio, ma che può diventare di tutti.
    Se vi va, gettate l’amo: dal 13 aprile abbocca in tutte le librerie.

    Il jolly è: “L’emozione in ogni passo”, Giunti editore. Se volete, curiosate qui.

    L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla. Italo Calvino
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  • Storia di un libro che ha attraversato il mare del Nord

    On: 25 gennaio 2016
    In: il progetto, la mia vita e io, ovunque tu sarai, viaggi
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    piken fra piemonteMi piacerebbe visitare la Norvegia. Non sono mai stata nei paesi Scandinavi e da un pezzo mi dico che dovrei.
    Però da oggi un pezzetto di me sta là, tra Oslo, i laghi pattinabili, scintillanti fiordi e distese di latifoglie. Quel pezzetto è Ovunque tu sarai, che per l’occasione diventa Piken fra Piemonte, ovvero La ragazza del Piemonte. Per noi è un titolo buffo, sì, ma evidentemente da quelle parti sarà sembrata una roba piuttosto esotica.
    Altra cosa buffa è la copertina: chi l’ha vista e mi conosce mi ha chiesto se la ragazza di spalle sono io. In effetti no, ma ci somiglio parecchio. Una copertina su misura, proprio.

     

    Ecco, oggi  un po’ di emozione c’è: è la prima volta che qualcosa che ho scritto viene pubblicato oltre i confini nazionali. Beh, a ben vedere è la seconda volta che qualcosa che ho scritto viene pubblicato. Un bel po’ di emozione, a dirla tutta, perché c’è della magia in te che resti e le tue parole che vanno, che sarebbe anche bene fare cambio o andare insieme, a un certo punto, ma adesso è bello così.

    È evidente da allora che i libri fanno mescola con la vita, firmano gemellaggi d’occasione. Si versano nell’imbuto degli occhi e si disperdono nell’ambiente di ognuno. (Erri de Luca)

    Io le ho preparato valige, alla creatura, spero di averci messo quel che serve. Le ho fatto qualche raccomandazione spolverando il frontespizio, l’ho incoraggiata arieggiando le pagine, una pacca sul dorso e via, ora tocca a lei. Mi divertirò a immaginare una donna chiara di pelle e capelli davanti alla sua casetta rossa, a strapiombo sugli scogli, sulle ginocchia le pagine che ho scritto mesi fa, nel chiuso della mia stanzetta vista Monferrato o su qualche treno per Torino.

    Un po’ di emozione c’è, ma con un innegabile vantaggio, rispetto ai giorni della pubblicazione per Giunti: se qualche critico norvegese stroncherà il mio scritto, io comunque non ci capirò una virgola.

     

    Se qualcuno invece conosce la lingua (ma anche no), può sbirciare  qui .

     

    Il Jolly è: grazie all’editore Tiden Norsk Forlag e agli impareggiabili Walkabout Literary Agency.
    E poi… God Tur, Piken fra Piemonte! (Google suggerisce che si dica così)
    pikenfrapiemonte
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  • Storia di una pubblicazione e grazie sparsi

    On: 12 maggio 2015
    In: il progetto, la mia vita e io, ovunque tu sarai
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    ovunque tu saraiGrazie. Sei lettere che ultimamente sto usando come un mantra.
    Questo libro mi sta restituendo infinitamente più di quanto non avessi pensato.
    Allora, dal momento che non l’ho fatto tra le pagine del romanzo, voglio dire qui due parole a chi mi ha accompagnata durante il viaggio.

    Per cominciare, le persone che hanno assistito la costruzione, mattone dopo mattone, della storia che è diventata “Ovunque tu sarai“. Tra loro, la motivatrice Silvia-Mathilda Stillday -e le belle donne del gruppo- che mi ha detto, semplicemente: Se quello che ti piace fare è scrivere, perché non lo stai facendo?

    Poi grazie agli amici, primi lettori, che mi hanno imprestato le loro certezze quando le mie latitavano: Roberta, Cristiana, Danila, Erika, Karen, Giusy, Stefania, Tex, Fabrizio, Laura, Betta, Enza, Maurizio, Marco, Alessandra, Robert, Barbara (tutte le foto decenti della sottoscritta sono sue, tipo qulla qui sopra). Con santa pazienza hanno letto, corretto, immaginato. Via mail, al telefono, alle macchinette del caffè in ufficio (eh sì, sono stata parecchio impegnativa). Ma, più di tutto, mi hanno incoraggiato. Perché ciò di cui avevo bisogno sopra ogni cosa era pensare che fosse possibile.
    Grazie a Devis Bellucci che, come nei suoi libri, dispensa saggezza con generosità: senza conoscermi né chiedermi nulla in cambio mi ha aiutata a costruire una sinossi funzionante.

    Qui, nella storia della storia, arriva Barbara, che con il suo entusiasmo contagioso mi convince che il file word a cui stavo lavorando non deve restare chiuso nel cartella sul pc (succedanea del più noto cassetto). Così il manoscritto passa nelle mani di Andrea e poi di Sergio Calderale, a cui devo il primo editing e soprattutto l’ardire di cominciare a crederci.
    Grazie a lui, il lavoro approda al sicuro, tra mani di professionisti che meglio di così non mi poteva capitare: la Walkabout Literary Agency di Fiammetta Biancatelli, Ombretta Borgia e Paolo Valentini. Mi hanno accolta non solo con professionalità impeccabile, ma anche e soprattutto con una dose di umanità, empatia e partecipazione che me li rende da subito insostituibili.
    Da lì a Giunti il passo è stato breve. E’ stato in una telefonata di inizio estate di Paolo che mi dice: Ho delle notizie per te. Sei seduta? E io, sul balcone di casa affacciato sui prati, che penso Sono in piedi, ma ho gambe allenate.
    Il passo è stato in un paio di gite a Firenze, alla sede storica di Giunti, insieme a Fiammetta. Mi sono trovata seduta a una grande scrivania, a parlare con un certa incredulità di personaggi inventati da me. Con un certo imbarazzo, anche, perché mi pareva di essere presa un po’ troppo sul serio, e ogni poche parole mi veniva voglia di dire, No ma è finto, l’ho pensato io, è solo un gioco.
    Invece Donatella e Annalisa mi hanno presa sul serio. Mi hanno insegnato, guidato, ascoltato con pazienza e disponibilità. Così i loro colleghi, durante e dopo l’uscita: Alessandra, Daniela, Martina, Francesco, Alida.

    Nel frattempo, a casa hanno avuto gran sopportazione. Mio padre a suo modo, con l’ironia che nasconde l’orgoglio per questa figlia che passa il tempo libero a mettere in fila parole. Mia sorella che c’è sempre, senza bisogno di dircelo. Federico che non è soltanto l’uomo che ho scelto per la vita, ma il mio primo e accanito sostenitore (e non è da tutti). La sua famiglia, sua mamma e Carola soprattutto, che insieme ai miei impareggiabili zii, mi regalano tempo e spazio per coltivare le mie passioni, facendo i baby sitter quando serve. I miei bambini, che hanno a volte pazienza, e a volte anche no, ma sono loro che mi danno l’energia per tutto.
    Grazie alla mia mamma, ovunque sia, madre anche del mio amore per la scrittura.

    Poi è arrivato IL giorno e lì, se dovessi elencare tutti quelli che mi hanno stordita di calore e tifo, non mi basterebbe un pomeriggio. Ho avuto così tanto entusiasmo intorno che ho finito per crederci anche io: un bel sogno è diventato vero.
    Per farlo, ha scelto una strada sua, mi è bastato incoraggiarlo ai bivi, spronarlo in salita. Ha saputo scegliere mani generose che lo hanno modellato come fosse di creta, cuori fertili dove lasciare un segno piccolissimo.
    A tutti quelli che hanno avuto voglia di sorridergli: grazie.

     Il jolly: ha sei lettere.

    (Questo post è anche la risposta a chi mi ha chiesto perché non ho inserito i ringraziamenti in fondo al libro: sarebbero stati più lunghi del romanzo).

    NB Se qualcuno si trovasse il zona, giovedì 14 maggio, ci vediamo alle 17.30 alla Biblioteca di Chivasso, nell’ambito delle iniziative del Salone del Libro (Salone Off)

    chivasso - 14 maggio - Salone off
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  • Istanti rubati a #aprile2015

    On: 4 maggio 2015
    In: foto, il progetto, ovunque tu sarai
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    cielo d'aprileUn cielo annegato di sfumature ha avuto pasquetta e così questo aprile, tra giorni di sole aperto e altri di piogge e grigiume a trabocchetto, tipo che esci vestito così a cipolla che a forza di strati non trovi la pelle.
    Pasquetta è stata festa tra amici, e così buona parte di aprile,  con ore piene, ma piene che scoppiavano di minuti, mica i soliti sessanta, e sere esauste a spiare il giorno dilatato e la notte che s’attarda, ogni volta un po’ di più. (altro…)

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  • A chi la sorpresa, a chi il cioccolato

    On: 9 aprile 2015
    In: foto, il progetto, la mia vita e io
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    discutibili esperimenti d'arteSorprendersi, stupirsi, è iniziare a capire.  (Josè Ortega)

    Da bambina la Pasqua era la festa della sorpresa e del cioccolato.  Accumulavo su un mobile in bella vista uova di tutte le dimensioni,  colori sgargianti e carta che friccica,  e aspettavo che venisse il momento di spogliarli e mettere le mani sul loro cuore segreto, mentre grossi gusci di cioccolato si accumulavano prima in un vassoio e poi nella mia pancia.
    Era divertente ma il rito più bello era un altro e succedeva qualche giorno prima,  quando insieme a mia madre si andava a raccogliere le violaciocche per poi farle bollire insieme alle uova e avere una base per le nostre pitture. Ecco,  il risultato era alquanto discutibile (non siamo famiglia d’artisti) ma preparare quel cestino di paglia e ovetti colorati mi dava una soddisfazione ineguagliabile.

    (altro…)

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  • Un po’ di sogni e uno che s’avvera

    On: 2 marzo 2015
    In: il progetto, la mia vita e io, ovunque tu sarai
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    ovunque tu saraiNella vita fin qui ho avuto parecchi sogni. Un po’ come  tutti, credo.
    Eccone alcuni in ordine sparso:

     

    • sposare Fonzie. Avevo circa cinque anni quando ho costretto mia nonna a scrivergli un’appassionata lettera d’amore sotto dettatura, dove lo pregavo di aspettare che crescessi per poter salire all’altare insieme. Sull’indirizzo ho messo Per il signor Fonzie, America.
      Mia nonna mi ha poi confessato di aver lanciato la missiva sopra l’alta credenza in cucina. Sospetto stia ancora là.
      Incredibile a dirsi, non ho mai ricevuto risposta.

     

    • avere tanti figli e una famiglia. Questo lo desidero da che ho memoria e non mi posso proprio lamentare del risultato. Non sono riuscita a emulare, per numero di componenti, la famiglia Bradford, ma anche in quattro facciamo un bel casino lo stesso.

     

    • ballare insieme a Heater Parisi. La sola cosa che avrei potuto fare insieme a lei è la spaccata. Per il resto, nonostante una dozzina di anni di danza classica e moderna, sono l’esempio vivente del fatto che il senso del ritmo NON è innato. Sfido ad analizzare il mio caso chiunque sostenga che si possa educare.

     

    • fare la rock star. Il problema di cui sopra mi ha un po’ frenata anche qui. Sono stonata in modo imbarazzante anche quando fischietto sotto la doccia. Ho provato per un po’ a suonare la chitarra, ma quando mi mettevo a fare gli esercizi impazziva pure il metronomo e si suicidava lanciandosi dal tavolo.
      Peccato, sono certa che sarei stata un perfetto animale da palco. (Sì, ptrobabilmente scimmia urlatrice).

     

    • girare il mondo. Sono indietro con il piano (sembrava più piccolo visto sull’atlante a scuola) ma forse sono ancora in tempo per recuperare un po’.

     

    • pubblicare un libro. Questo era un sogno tanto grande che per molto tempo non ci ho nemmeno provato (a cantare invece sì, per la gioia dei vicini di casa). Ma proprio perché era così grande, a un certo punto dentro il cassetto non ci è stato più. Forse con il tempo è lievitato come la pasta madre e si è preso uno spazio che non ho saputo più contenere. Così ho dovuto tirarlo fuori e guardarlo bene in faccia: ci siamo piaciuti e ha fatto tutto lui. O quasi.
    Perché il libro l’ho scritto io, ma poi il sogno si è trovato una strada sua, se volete vi racconterò. Quello che conta è che ad aprile sarà nelle librerie (con Giunti Editore) e sarebbe bellissimo se arrivasse pure a casa di qualcuno di voi (anche tanti, non m’offendo).
    Magari è la volta buona che si accorgono che sono la sosia perfetta di Mick Jagger e mi chiamano pure a fare Pechino Express.

     

    Ah, si chiama Ovunque tu sarai, il libro.

     

    Il jolly è: leggetelo, dai!
    Lo trovate qui.

     

    e se ci chiudono la porta dei sogni siamo già morti (cit.)
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  • Durante una cena, la fine di un amore

    On: 23 giugno 2014
    In: il progetto
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    questo_restaAnche se non ne parlo da un po’, il Progetto è vivo e vegeto e non demorde.
    Eccone uno stralcio, se vi va. Durante una cena, la fine di un amore. Un amore lungo e consumato, ma radicato in fondo.

     

    Quando ci siamo accorti che il cd in sottofondo era ricominciato per la seconda volta e che avevamo già speso tutte le frasi fatte e i luoghi comuni sul tempo e le stagioni, Tancredi ha fatto la domanda che avrebbe dato la svolta: Che ne dici di accendere la tv?
    Tancredi significa buon consigliere e quella volta mi aveva davvero regalato, a sua insaputa, lo spunto definitivo.
    Insieme all’interruttore del televisore si è accesa nella mia testa la luce. Sono rimasta un po’ così, con i risultati sportivi in sottofondo e il ticchettio delle forchette amplificato dai nostri silenzi, e poi l’ho detto: “Tancredi, tra noi è finita”.

    (altro…)

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