Emilio

By 26 gennaio 2015 la mia vita e io, viaggi
emilio e federico

 

Mattino di gennaio in montagna. Un gennaio un po’ anomalo, a dirla tutta, che come clima ricorda più un marzo clemente. Dopo una buona colazione, Federico e io ci avviamo a scoprire i dintorni di Chamois. Sfidiamo una strada lastricata di ghiaccio, io batto un paio di culate,  nonostante il mio sangue montagnino, per via di stivaletti non proprio adatti a una spedizione antartica e l’amica Nikon che mi pencola al collo.

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Operatori di call center: tipi psicologici

By 22 gennaio 2015 scienza&fantascienza
gabiano, ALVivere in campagna e isolati è bello (per chi piace) ma, come tutto, ha il rovescio della medaglia.
Una delle controindicazioni è la difficoltà di mantenere una costante (basterebbe anche qualcosa in più che occasionale) connessione internet e telefonica. Insomma, a volte sei proprio tagliato fuori, soprattutto in inverno dopo piogge abbondanti o -il cielo non voglia- una nevicata. I guasti si sprecano e siccome la densità di popolazione è superata da quella degli equini, le varie compagnie telefoniche delle mie accorate proteste se ne strafott non si curano granché.
Per questo ho un filo diretto (ma non privilegiato) con gli addetti al call center e ho potuto, in anni di fedeli frequentazioni, tratteggiare alcuni tipi psicologici dominanti.

 

Il timido. Non parla, sussurra. Sperando che a voce bassa le informazioni si disperadano nell’etere prima di suscitare la rabbia profonda del cliente frustrato.

 

L’intimista. Per impietosirti e stemperare il nervosismo dopo l’ottava chiamata, di tanto in tanto, butta lì alcune vicende di vita vissuta. Anche a me è capitato, signora, dopo la nevicata di due inverni fa sono stata senza connessione per giorni, e pure senza luce. E avevo pure il gatto malato, si figuri.
Mi figuro, mi figuro.

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Chamois: un regalo fatto di passi e incontri

By 19 gennaio 2015 la mia vita e io, viaggi
chamois, valle d'aosta

 

Ci abbiamo preso gusto, Federico e io, a regalarci gite. Che sia Natale, un compleanno o una ricorrenza inventata, uno dei due impacchetta un biglietto, lo mette sull’albero, o lo nasconde in una scatola piena di carta. Quel biglietto dice: tempo insieme, da passare là. Questa volta, tempo erano un paio di giorni per noi due soli e era Chamois.

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Istanti rubati a #dicembre

By 14 gennaio 2015 foto, la mia vita e io
lucine

 

Dicembre è fatto di momenti intimi, luci piccole. A lui non serve urlare per farsi sentire, parla a bassa voce, sussurra.
Santa Lucia ci ha portato dolcetti e libri. Che altro desiderare? E se un bambino approfitta di papà addormentato sul divano per mangiare troppe caramelle di nascosto, la spiega così.
“Mamma, lo sai perché a volte faccio il birbo? Perché il mio cervello gira fino al punto: Birbo”
“E allora potresti tenerlo fermo sul punto: Buono?”
“Non posso mamma, nel cervello c’è il sangue che gira e gira…”

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La magia di (Ri) Cominciare

By 7 gennaio 2015 sproloqui
gabiano (AL)

 

Cominciare è una parola con una bellezza sua. Non importa molto cosa e come, importa farlo.
Importa come ti senti quando il primo giorno di scuola apri un quaderno nuovo, quando senti il profumo della scatola di colori mai usata, quando forzi l’apertura di un libro per la prima volta.

 

Importa come ti senti quando arrivi in una nuova palestra, o ci torni dopo le vacanze, infili le mezze punte e ti prometti che non perderai nemmeno una lezione.
Non conta che si tratti di un corso di mediazione o di campane tibetane, di una nuova settimana, di dieci giorni al mare, una gita in montagna o di imparare il cinese. Conta la sensazione che hai nel petto quando riempi i polmoni e dici Si va.
La bellezza che hai negli occhi, a pensarci bene, quando l’alba manda via la notte e il sole si guadagna il cielo, spicchio a spicchio. Quando la luce, d’improvviso, sembra accorgersi di te.

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Un anno per dare

By 31 dicembre 2014 la mia vita e io, sproloqui
un anno per dare

 

Del tanto che ho vorrei dare qualcosa.
Vorrei che il desiderio per il nuovo anno, per una volta, fosse un’offerta.
Sarebbe bello lo facessimo in tanti. Regalare un’ora di ascolto a qualcuno che abbia voglia di parlare.
Un giorno di lavoro a un progetto da cui non guadagneremo nulla, per il gusto di regalo.
Dare la mano a qualcuno che ancora non ce l’ha tesa.

Vorrei regalare a un vecchio la risata di mio figlio, a mio figlio la saggezza rugosa di un vecchio.

Se tornasse a questo mondo mia nonna, le farei ingrandire quella foto in bianco e nero di quando aveva vent’anni e tutti i capelli nerissimi e generosi.
Se tornasse a questo mondo mia nonno, vorrei riportarlo al bosco dove andava bambino a giocare, a piedi nudi e sogni scalzi e interi.
Peccato, averci pensato solo adesso.

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Nascita

By 27 dicembre 2014 lettera
nascita

 

Così eccoti. Quando ti ho visto ho sciolto tutti i dubbi, ho rallentato il battito del cuore, ho sparso sospiri come granelli di luce nel buio.
Così eccoti, finita la battaglia abbiamo spiegato insieme le vele alla vita. Stanchi, malconci, sanguinanti, ma non vinti.

 

Così eccomi. Sono la voce che senti dall’inizio di tutto, sono stata il ritmo del tuo respiro, il tessuto della tua carne, il calore del tuo sangue. Sono stata il terreno della tua semina, lo spazio del tuo cosmo. Sono stata la tua navicella tra intuizione e vita.
Ho custodito il segreto del tuo venire.
Sono sbagliata, sghemba, impreparata. Ma mai arresa. E innamorata, sempre.

 

Così eccoci. Prima uno, ora due. Lividi e urlanti come due lupi sfuggiti alla gabbia. E sfiniti, contro la luna. Affamati, impaurirti e liberi.
Così eccoci. Esausti, abbracciati e sospesi. Dentro il mondo, ma lontani da tutto.
Minuscoli, spaventati. Invincibili.

 

Il jolly è: auguri Eliandro, amore mio: 3 anni insieme. E molto di più.

 

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Un lento Natale

By 23 dicembre 2014 la mia vita e io, lettera
decorazioni

 

Fermo immagine. Luci intermittenti sull’albero, candele accese, profumo di incenso, musica lenta. Fuoco nel camino, tepore. Tisana calda.
Intorno, penombra.
Dall’altra stanza: le voci dei miei figli che giocano.
Fuori: notte e neve.

 

Mi basta così. Questo Natale, mi basta fermare il tempo. Rompere le corse, gli affanni. Conservare.
Trattenere tra le mani il bagliore di un giorno immobile. Perfetto come se si potesse incorniciare.
Fare gesti piccoli: sfogliare una rivista o preparare un caffè in attesa di una visita. Incartare un pensiero e scrivere due righe.
Gesti lenti, finalmente. Una nenia, un pomeriggio sul divano a raccontare storie. O ascoltarle, se qualcuno me ne volesse regalare.
Aprire e chiudere una parentesi, e in mezzo, soltanto  silenzio.

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Un’amica, il giro del mondo. E un regalo di Natale

By 17 dicembre 2014 ospiti, viaggi
senza meta

 

Per Natale, vorrei fare un piccolo regalo a chi passa a trovarmi su queste pagine. Vorrei presentarvi una persona, se già non la conoscete, che è stata un regalo anche per me. L’ho conosciuta per caso, attraverso Facebook, grazie al suggerimento di un amico comune. Ho cominciato a seguirla e mi ha conquistata così profondamente, con il resoconto del suo giro del mondo, ancora ai primi passi, che le ho scritto. Senza un motivo, solo per dirle che, per quello che vale, io a distanza faccio il tifo per lei. Per il suo sogno bellissimo. Che è stato anche il mio, ma che non ho mai avuto il coraggio di inseguire davvero.
Mi ha parlato di un’associazione che lavora in Nepal, per aiutare i ragazzi. Lei se ne è innamorata e ora sta cercando di dare una mano a quella che è diventata la sua nuova grande famiglia.
Se vi va, leggete e condividete. Che qualcosa possiamo fare anche noi, anche da qua.
E poi, seguite il suo viaggio (in fondo all’intervista vi dice come): vi assicurò che sarà un viaggio bellissimo.
Grazie Marzia!

 

1) Dicci qualcosa che ci aiuti a capire chi è Marzia.
Ho 37 anni, sono nata a Milano da genitori abruzzesi e cresciuta ad Arese, un paesino di provincia.
Architetto di formazione, clown per diletto e pellegrina per il mondo per scelta della mia anima.

 

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Lo scrittore visionario e consapevole. Tra Vulcano e Mercurio (tre cose)

By 15 dicembre 2014 ospiti

Il sogno di scrivere, Roberto CotroneoPer scrivere, dovete avere una ragione autentica, un bisogno, e dovete essere un po’ folli.

 

Roberto Cotroneo ha realizzato “Il sogno di scrivere” partendo da una prospettiva originale: tutti hanno diritto alla scrittura, a prescindere dalla preparazione letteraria e culturale.

 

Tre cose di questo saggio:
1) Quando si scrive un romanzo, è bene partire da un fulcro, un’idea. Più che seguire schemi e tracce, è bene farsi guidare dalla logica della storia.
Opinione analoga quella di Elena Varvello, che sostiene che nella scrittura occorre farsi condurre per mano dalle immagini che ci colpiscono profondamente. (Vi consiglio le sue lezioni di scrittura, che potete recuperare sul sito Ho un libro in testa. L’elenco completo lo trovate su L’imbrattacarte.

 

E del resto, anche l’autorevole genio di Orhan Pamuk parla, in modo analogo, di centro segreto del romanzo.

 

2) Ciò che fa di un romanzo un BUON romanzo è la consapevolezza. Quel (sesto?) senso dello scrittore che lo guida, rendendogli palesi le ragioni profonde di ciò che sta narrando, anche da un punto di vista estetico.

 

Solo chi sa, chi conosce la propria voce può pensare di scrivere

 

3) Cotroneo riprende Italo Calvino e spiega che uno scrittore deve avere in sé Mercurio e Vulcano; il primo è il dio del fuoco e rappresenta non solo la fatica della scrittura, ma anche “la discesa verticale in territori oscuri e profondi, luoghi dove la vita diventa prima un magma indistinto, un qualcosa di indefinibile, perde le forme che conosciamo e ne prende altre”.
Mercurio è il dio dell’eloquenza, raffigurato con le ali ai piedi. È lui che ci aiuta a mettere su carta le profonde emozioni evocate da Vulcano.

 

Il jolly è: seguire alcuni consigli spiccioli dell’autore.  Ad esempio:

  • provare ad ascoltare jazz mentre si scrive
  • tenere a mente che “Più a voi non piaceranno i critici, più piacerete ai critici”
E naturalmente, seguire il suo blog: http://robertocotroneo.me/

 

Altri preziosi suggerimenti letterari al Venerdì del Libro di Homemademamma

 

 

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