Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Ci sei dentro

    On: 27 agosto 2015
    In: la mia vita e io, sproloqui, viaggi
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    piccole dolomitiHo visto i muscoli della montagna. Sono striature scure dove crescono alberi che ad alta quota diventano cespugli bassi, erbe e muschi.
    Ho scalato il fianco duro e verticale, oltre i suoi duemiladuecentocinquanta metri di protensione al cielo. Le ho sentito il battito del cuore, uno solo lento e lungo come il rintocco di una campana, lontana, di notte.
    Ho appoggiato l’orecchio sulla sua schiena, ad auscultarne le intenzioni, mentre cercavo l’appoggio al piede e l’appiglio alla mano.

    C’era un silenzio rotto dagli strappi amplificati dall’eco di qualche pietra che rotola per una camoscio in fuga, del sibilo della marmotta e del suono del corvo. Di scarponi che battono la terra e spostano ghiaia spessa.
    La montagna l’ho pagata, per il suo tenermi addosso, in moneta di fatica e fiato che si fa breve, come la pausa dopo il punto che non va a capo.
    Mi ha pagata lei con un senso di cuore che s’allarga e sterno che si apre, quando, alla fine di certe salite, si stendono orizzonti in dissolvenza, dopo lo strapiombo.

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  • Istanti rubati ad #agosto2015 (speciale Obra)

    On: 25 agosto 2015
    In: istanti rubati, la mia vita e io, viaggi
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    vallarsa, trentinoCi sono cose che si fanno soltanto in montagna ad agosto. Ad esempio, le cene della contrada nel prato davanti a casa, ognuno cucina qualcosa, i bambini giocano con le bici e i palloni e se ne vanno in giro a cercare i ghiri lì intorno, che quest’anno ce n’è un’invasione.
    A fine serata tutti –eccetto i bambini- si beve grappa, scegliendola tra una decina di tipi, e si intona (si fa per dire) Quel mazzolin di fiori e Vecchio scarpone.

    vallarsa, trentinovallarsa, trentinovallarsa, trentinoIn montagna ad agosto i tuoi figli scalano alberi e tu pensi che era giusto ‘sta mattina, o ieri al più tardi, che su quei ciliegi ti arrampicavi tu, che allora avevi i codini e le ginocchia sempre spelate. Ora ci sali ancora, dietro tuo figlio, e lo guardi da basso, con le braccia pronte alla presa e il cuore a strappi. (altro…)

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  • Quando apri le ali e poi voli

    On: 10 agosto 2015
    In: lettera
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    aliSe ti scrivessi oggi per domani ti direi che non ti serviranno le foto che scatto. Tutte le foto che ti scatto sono solo un tentativo di rintracciare il tuo volto bambino, quando domani sarai grande e i lineamenti piccoli e morbidi si saranno distesi e fermati negli spigoli del tuo volto di uomo.

     

    Ti direi che mi strizzi il cuore con quelle dita minuscole, quando mi vieni vicino e mi prendi la faccia tra le mani e sussurri Ti dico un segleto. Ti arrampichi fino al mio orecchio e ci sbricioli dentro qualcosa, parole allo zucchero che a volte finiscono con Ti voglio bene, mammina.
    E quando al telefono, come se fossi grande, mi chiedi E tu, come ttai?

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  • Istanti rubati a #luglio2015

    On: 6 agosto 2015
    In: la mia vita e io, ovunque tu sarai
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    giostreAvete presente la giostra dei bambini, quando si gira, si gira, tutti tesi per afferrare il codino appeso, e quello fa uno scatto e sguscia verso l’alto, e poi ancora uno, e tu hai i muscoli piccoli doloranti e un mal di mare da fare concorrenza a Cristoforo Colombo il giorno che ha scoperto l’America?
    Ecco, il mio luglio è stato una cosa così: una guerra tra i devo e i vorrei.

    giostregiostregiostregiostreNei devo ci metto la solita sveglia alle sei e le ore in ufficio. Nei vorrei, quelle passate sotto casa a gustare anche il caldo perché l’estate –e so che sto per dire una cosa fortemente impopolare- mi piace se sa far sudare. (altro…)

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  • Si apre il sipario e buona la prima

    On: 3 agosto 2015
    In: sproloqui
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    uno spicchio d mondoIl mondo sarebbe un poco più leggero se ci fermassimo tutti, adesso. E buttassimo i sassi dalle tasche, setacciassimo i grumi dai pensieri, levassimo ste scarpe strette, sempre troppo strette.
    Il mondo sarebbe un posto più onesto se ogni uomo somigliasse un po’ alle parole che dice.

    Il mondo sarebbe più largo se nessuno reclamasse un posto acquisito per diritto di nascita e capisse, ora e per sempre, che la fortuna di nascere dalla parte giusta del mondo non ha merito, pure il proverbio lo sa, che la fortuna è cieca. Lo sa persino quel poveretto arrivato da lontano, ma così lontano che ha finito le scarpe, e ha mani magre che gli vedi le ossa, e sulla faccia la collezione di tutti i racconti che noi non vogliamo sapere. Lui sa che la fortuna è cieca, perché se gli venisse in mente che invece ci vede, gli toccherebbe di andarla a cercare per ficcarla su un barcone e lascarla in balia dei pescecani.

    Sarebbe più largo, il mondo, se non ci sedessimo sulla nostra cittadinanza con l’arroganza di un bullo sul tram, che mette il culo su due sedili per non farci stare nessun altro.

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  • Le paure delle mamme (e i nuovi pannolini Huggies)

    On: 30 luglio 2015
    In: ospiti
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    huggies(Articolo Sponsorizzato)
    Ci sono tanti tipi di mamme. Da quel che ho capito, più o meno quante sono le mamme.
    Ognuna con al propria filosofia di vita, le proprie scelte e, soprattutto, con una personale capacità di improvvisazione di fronte a quei piccoli grandi interrogativi che la vita con un bambino sa propinarti a giorni (quantomeno) alterni.
    C’è però qualcosa che le accomuna tutte ed è la reazione di panico e smarrimento di fronte ad alcuni temi, che affliggono generazioni di madri di ogni credo, ceto e categoria. Alcuni, se c’hai fortuna, te li scampi. Tipo: reflusso, insonnia, coliche. Altri, vuoi o non vuoi, in una forma o in quell’altra ti toccano. Ad esempio: lo spannolinamento.
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  • Le mamme e la manutenzione dei rapporti umani

    On: 27 luglio 2015
    In: la mia vita e io, scienza&fantascienza
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    non ho proprio sete, è più voglia di un campari col ginLa vita prima di procreare è così diversa da quella post filiazione che non pare nemmeno più appartenere alla stessa persona. Ogni madre lo sa. A dire il vero, lo sa ogni persona dotata di intelletto e senso dell’immaginazione.
    Tra le cose che non si somigliano nemmeno vagamente nell’era pre e post, sono le relazioni umane. Alcuni esempi.

     

    Rapporti con i tuoi genitori e parenti stretti, prima
    Tuo padre e tua madre si preoccupano che tu stia bene, che non frequenti spacciatori o psicopatici, che tu non viva di espedienti.
    Rapporti con nonni e zii, dopo
    I tuoi (eventuali) problemi vengono naturalmente bypassati a favore di notizie sui bambini: stanno bene, quante volte hanno fatto la cacca oggi? hanno mangiato verdure a pranzo? il culetto è arrossato? Tu rilassati, dedicati pure al contrabbando o alle droghe pesanti: se andrai a prendere i bambini in orario all’asilo, nessuno avrà da ridire.

     

    Le notti con il partner, prima
    Largo alla fantasia.  Puoi immaginati Kim Basinger in 9 settimane e 1/2.
    Le notti con il partner, dopo
    Fantasia allo stretto.  Non solo lei: nello stesso letto ci siete voi due, i bambini, i loro virus d’inverno, la tosse estate e inverno, il male ai piedini quattro stagioni,  randomici giocattoli,  coprimi in inverno e scoprimi in estate, sogni belli e sogni brutti, troppo spesso sogni a occhi aperti, amici di peluche occasionali.

    Il mattino dopo, in seguito a un’altra notte insonne puoi sentirti Wile Coyote dopo che Beep Beep gli ha spaccato sulla capoccia l’ennesimo masso.

     

    Il sabato sera, prima
    Il sabato pomeriggio ti chiamano gli amici:
    “Ehi che fate stasera, vi va una pizza e dopo magari concertino in un localino appena inaugurato?”
    Perché no, per questa sera non avevamo nessun programma.
    Poi si esce e tu ti immedesimi in Uma Thurman (prima del ritocchino) che balla con John Travolta in Pulp Fiction.
    Il sabato sera, dopo
    Ti chiama un’amica il lunedì:
    “Senti, sabato festeggiamo il mio compleanno con una cena, venite?”
    “Ehm, veramente non saprei, oggi Giacomino aveva la tosse, non vorrei peggiorasse, e Carolina sono due giorni che fa la cacca molle, non so se è il caso di farle prendere aria… “Sì, ma sabato è tra poco meno di una settimana… ”
    “Appunto, magari peggiorano.”
    Riagganci e ti immedesimi in Uma Thurman (ancora prima del ritocchino ma decisamente provata) in Motherhood – Il bello di essere mamma.

     

    Le uscite con le amiche con figli, prima
    Lei ti chiama:
    “Ti va questa sera di passare a fare un salto qui da me? Magari ci mangiamo una pizza insieme… ”
    E tu (mentre immagini lo sfacelo di due bambini che fanno Tarzan aggrappandosi prima alle tende e poi usando i tuoi capelli come liane): “Guarda, mi piacerebbe ma ho un filo di mal di testa, magari un’altra volta eh.”
    Le uscite con le amiche con figli, dopo.
    Vi sentite per organizzare una serata, cercando di incrociare la fine sesta malattia di uno con il principio mani-piedi-bocca dell’altro.

     

    Le uscite con le amiche senza figli, prima
    A qualsiasi ora del giorno e della notte, si riesce trovare modo di incontrarsi. Per mangiare pop corn sul divano, un giro di shopping o una notte brava tutta drink e movida. (E notare che quando ero ragazza non esistevano le chat. Per fortuna, altrimenti non avrei nemmeno trovato il tempo per finire le scuole dell’obbligo).
    Le uscite con le amiche senza figli, dopo.
    Cerchi di comunicare con loro in chat, mentre un nano ti tira il telefono da una parte perché vuole vedere un video di Topolino (tisca-tusca) e l’altro te lo tira dall’altra perché vuole giocare al “gioco della flutta” che all’inizio ti sembrava tanto educativo e poi invece ti sei resa conto che ti ha espropriata dell’unico oggetto che ti era rimasto in esclusiva. Così, dopo una sequenza di lemmi illeggibili e codici captha, riesci a produrre una domanda tipo Ma ti questka serà che impengi hhai?
    La tua amica, dopo aver decifrato il geroglifico con la soddisfazione di un enigmista seriale, e immaginando il delirio che si sta consumando e si continuerà a consumare in casa tua, risponde con un “Mi piacerebbe tanto vederci, ma avevo promesso alla bisnonna che avrei passato la serata con lei.”
    Comprendi, e ritieni inutile ricordarle che al funerale della sua bisnonna hai partecipato anche tu, una decina d’anni prima.

    Non c’è meglio o peggio tra prima e dopo, non in assoluto. Certo che dopo è tutta una fatica omerica, tutta una corsa in salita. Certo che nessuna madre ti direbbe mai, nemmeno sotto tortura, di poter restituire il dopo per riavere il prima. Nemmeno per tutti i sabati sera del calendario.

    Però ci sono, inutile negare, le serate che hai messo a letto i bambini e sfoggiando un pigiama felpato rosa shokking sporco di pennarelli indelebili e brodino vegetale, ti metti in sottofondo You Never Can Tell di Chuck Berry , ti sprofondi tra i cuscini del divano come Masha sulla pancia di Orso e pensi.
    Che non è proprio sete, quella che hai.
    Più voglia di un campari col gin.

    Il jolly è: avere Ambrogio a portata di mano. Anzi, di drink

     

     

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  • Istanti rubati a #giugno2015 (speciale Santiago)

    On: 20 luglio 2015
    In: istanti rubati, viaggi
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    Il Cammino di SantiagoGiugno ha avuto dentro diverse cose: la fine di un altro anno di asilo, un principio d’estate, un concerto di Vasco, una Settimana Ragazzi in maneggio. Per dirne qualcuna.
    Ma questo post sarà un collage di attimi dal Cammino di Santiago. Non sono foto di qualità (del resto non sono fotografa né tanto meno di qualità) ma hanno di bello il modo in cui sono state fatte, sul passo delle vie galiziane. Mano al marsupio e scatto. Sono immagini di passaggio, senza rallentare, senza nulla concedere alla posa, al fuoco, al dettaglio. Sono foto che camminano. Così quando le guardo, ora o tra dieci anni, ritrovo la fatica, il sudore, il desiderio di fermarsi a riposare e la necessità di andare, per non perdere il ritmo.

    Il Cammino di SantiagoIl Cammino di Santiago

    Ci ritrovo un attimo di tregua tra i riflessi di un ruscello gelido che gonfia il ventre ombroso e accogliente di un bosco, ci trovo le luci al tramonto di un paese che ci stava aspettano -in quell’ora precisa che i suoi muri di pietra si fanno gialli contro un cielo il bilico tra azzurro e blu. E dalle stradine di fianco alla piazza arrivano bambini -pallone incollato al piede- seguiti da greggi di schiamazzi spagnoli.

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  • E se non capitasse mai che tu mi chiami amore

    On: 15 luglio 2015
    In: lettera, sproloqui
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     1
    in spiaggiaE se non capitasse mai che tu mi chiami amore
    mi accontenterò di immaginare la tua bocca che lo fa:
    la a larga della virata di un Airone sul lago,
    la emme morbida di una Maglia di lana
    in inverno,
    della Mano che mi dorme sulla pancia, distratta,
    la o profonda di un’Ora con le tue gambe
    che mi stringono i fianchi
    -che sia fuga o che sia resa-,
    la erre arrotata del Raso di pelle abbronzata
    sotto il tuo sguardo nascosto.

    La e, che sia sempre e solo
    E così sia.

    Ma se sentirò la tua bocca
    dirmi amore
    scorderò vocali e consonanti
    e conserverò
    il bisbiglio tra le dita,
    il soffio sulle ciglia,
    il brivido alla base del collo.

    E la e di E così sia.

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  • Se fossi uomo, mi innamorerei di una donna così

    On: 6 luglio 2015
    In: sproloqui
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    donna coi capelli lunghi

     

    Se fossi un uomo, mi innamorerei di una donna che legge.
    Una donna che se ne va sempre con un libro -o due, o tre- sotto il braccio o nella borsa. Pesante non per i rossetti e gli ombretti, ma per i trucchi dell’anima.

     

    Se fossi un uomo, mi innamorerei di una donna che viaggia.
    Che non mi chiede a Natale un vestito, un bracciale o un paio di scarpe, ma un biglietto con destinazione a sorpresa.
    Il mio regalo per lei sarebbe lo scenario dei suoi prossimi sogni.

     

    Se fossi un uomo, mi innamorerei di una donna che dubita.
    Non mi stancherebbe di troppe certezze impagliate: imparerei a vedere la stessa cosa con i suoi mille occhi affamati.

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