Un’amica, il giro del mondo. E un regalo di Natale

By 17 dicembre 2014 ospiti, viaggi
senza meta

 

Per Natale, vorrei fare un piccolo regalo a chi passa a trovarmi su queste pagine. Vorrei presentarvi una persona, se già non la conoscete, che è stata un regalo anche per me. L’ho conosciuta per caso, attraverso Facebook, grazie al suggerimento di un amico comune. Ho cominciato a seguirla e mi ha conquistata così profondamente, con il resoconto del suo giro del mondo, ancora ai primi passi, che le ho scritto. Senza un motivo, solo per dirle che, per quello che vale, io a distanza faccio il tifo per lei. Per il suo sogno bellissimo. Che è stato anche il mio, ma che non ho mai avuto il coraggio di inseguire davvero.
Mi ha parlato di un’associazione che lavora in Nepal, per aiutare i ragazzi. Lei se ne è innamorata e ora sta cercando di dare una mano a quella che è diventata la sua nuova grande famiglia.
Se vi va, leggete e condividete. Che qualcosa possiamo fare anche noi, anche da qua.
E poi, seguite il suo viaggio (in fondo all’intervista vi dice come): vi assicurò che sarà un viaggio bellissimo.
Grazie Marzia!

 

1) Dicci qualcosa che ci aiuti a capire chi è Marzia.
Ho 37 anni, sono nata a Milano da genitori abruzzesi e cresciuta ad Arese, un paesino di provincia.
Architetto di formazione, clown per diletto e pellegrina per il mondo per scelta della mia anima.

 

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Lo scrittore visionario e consapevole. Tra Vulcano e Mercurio (tre cose)

By 15 dicembre 2014 ospiti

Il sogno di scrivere, Roberto CotroneoPer scrivere, dovete avere una ragione autentica, un bisogno, e dovete essere un po’ folli.

 

Roberto Cotroneo ha realizzato “Il sogno di scrivere” partendo da una prospettiva originale: tutti hanno diritto alla scrittura, a prescindere dalla preparazione letteraria e culturale.

 

Tre cose di questo saggio:
1) Quando si scrive un romanzo, è bene partire da un fulcro, un’idea. Più che seguire schemi e tracce, è bene farsi guidare dalla logica della storia.
Opinione analoga quella di Elena Varvello, che sostiene che nella scrittura occorre farsi condurre per mano dalle immagini che ci colpiscono profondamente. (Vi consiglio le sue lezioni di scrittura, che potete recuperare sul sito Ho un libro in testa. L’elenco completo lo trovate su L’imbrattacarte.

 

E del resto, anche l’autorevole genio di Orhan Pamuk parla, in modo analogo, di centro segreto del romanzo.

 

2) Ciò che fa di un romanzo un BUON romanzo è la consapevolezza. Quel (sesto?) senso dello scrittore che lo guida, rendendogli palesi le ragioni profonde di ciò che sta narrando, anche da un punto di vista estetico.

 

Solo chi sa, chi conosce la propria voce può pensare di scrivere

 

3) Cotroneo riprende Italo Calvino e spiega che uno scrittore deve avere in sé Mercurio e Vulcano; il primo è il dio del fuoco e rappresenta non solo la fatica della scrittura, ma anche “la discesa verticale in territori oscuri e profondi, luoghi dove la vita diventa prima un magma indistinto, un qualcosa di indefinibile, perde le forme che conosciamo e ne prende altre”.
Mercurio è il dio dell’eloquenza, raffigurato con le ali ai piedi. È lui che ci aiuta a mettere su carta le profonde emozioni evocate da Vulcano.

 

Il jolly è: seguire alcuni consigli spiccioli dell’autore.  Ad esempio:

  • provare ad ascoltare jazz mentre si scrive
  • tenere a mente che “Più a voi non piaceranno i critici, più piacerete ai critici”
E naturalmente, seguire il suo blog: http://robertocotroneo.me/

 

Altri preziosi suggerimenti letterari al Venerdì del Libro di Homemademamma

 

 

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Lettera ai miei figli su un viaggio in Marocco

By 9 dicembre 2014 lettera, viaggi
essaouira

 

Succedono viaggi in cui capitano molte cose. Che ti rubino il telefono, di stare una settimana (beatamente) off line, di prendere tre multe.
Che ti accompagnino a fare una ricarica come se ti fossi persa nel bosco, che ti offrano ospitalità.
Succede di vedere una luce bambina (l’infanzia della luce) dalla terrazza in cui fai colazione. Capita di trovare un caldo secco e ventoso in una città enigmatica di mezza montagna, e sull’Oceano un tempo di sole e piogge, veloce come fosse Copenaghen.
Di fare un pezzo di viaggio insieme a tua sorella, che era un bel po’ che non si calcava insieme lo stesso pezzetto di mondo, ed è bello.

 

E di spiare vicoli e stupirti di come certi angoli di mondo siano esattamente, come te li aspettavi. Uomini a dorso d’asino impigliati in qualche ragnatela che intesse il tempo per fregare il calendario e la sua presuntuosa progressione numerica. Donne avvolte in veli che sputano fuori a malapena gli occhi, ma occhi che lasciano una scia di colla quando si muovono.
E bambini così spettinati e belli che ti viene voglia di passargli le dita tra i capelli, per una carezza piccola. Poi li senti ridere – è una cascata di vetri rotti- e capisci che così sono belli: stupiti. E spettinati.

 

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Istanti rubati a #novembre (con Instagram)

By 4 dicembre 2014 foto, la mia vita e io, viaggi
autunno

 

Un novembre generoso, questo. Di colori, suggestioni, gite e perfino di pioggia. Di questa se ne sarbbe fatto volentieri a meno, però ecco, non si può avere tutto, dicono.

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E divento vento

By 1 dicembre 2014 sproloqui
mare

 

Notti di vento al mare.
Che non puoi dormire perché lo senti che s’infila dappertutto. Urla come se dovesse dire l’ultima battuta, e l’ultima per sempre, e ti aspetti di alzarti al mattino e trovare nient’altro che l’alba del mondo. Intatta e tiepida come ogni prima-volta.

 

S’infila tra i palazzoni costruiti sulla riviera ligure come sentinelle all’erta, con dentro famiglie che si sbirciano attraverso le finestre, alveari geometrici di vacanzieri in prendisole. Lui sfarfalla, sfrigola, sfilaccia. S’infila gonfiando le tende sui balconi mentre donne veloci s’affrettano a ritirare asciugamani e costumi stazzonati come bandiere.

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Cose da mettere in valigia: occhiali da sole per i bambini

By 16 novembre 2014 la mia vita e io, ospiti, pupi, viaggi
Organizzare la valigia per un viaggio in Marocco con due bambini non è semplice, soprattutto se il tour passa tra città, mare, montagna e cenni di deserto. Insomma, ero certa che qualcosa avremmo dimenticato, e non ho tardato a scoprirlo: eravamo sbarcati da poche ore che, attraversando la piazza più grande di Marrakech, mio figlio si è coperto gli occhi con le mani: “Mamma, qui c’é troppo sole…” Chiaro: e gli occhiali? Chissà cosa succederà quando saremo tra le dune. Dunque è deciso: al ritorno mi attrezzo con gli occhiali da sole United Colors of Benetton. Infatti il brand ha ideato una nuovissima collezione di montature vista bambino davvero belle e al passo con i tempi. Mi è capitato di dare un’occhiata alla nuova collezione e li ho trovati interessanti perché mettono insieme l’estetica e l’affidabilità dei materiali. In particolare due modelli super-tecnici, uno da bambina e l’altro per i maschietti, sono un il perfetto connubio tra performance ed estetica. Il bi-iniettato, con cui sono realizzati i frontali, ha due densità diverse, rigido all’interno e morbido all’esterno, per garantire più comfort e stabilità. Le aste possono essere comodamente registrate, grazie all’anima in metallo, e i terminali sono in iniettato con una morbido inserto in gomma antiscivolo.

Per proteggere i miei bambini dal sole, che non li tieni fermi nemmeno con la camicia di forza, ho scelto i modelli da sole unisex ispirati ai modelli per gli adulti degli anni ’80; un corposo iniettato nei colori pieni del fucsia, azzurro, nero, con una grintosa barra sul ciliare in colori a contrasto, confidando che l’occhiale antiscivolo sopravviverà alle loro corse rocambolesche. Tra l’altro, in questi giorni Lemuele compie quattro anni e la scelta del regalo è bella e fatta.
Ed è un regalo anche per la mamma, visto che un occhiale United Colors of Benetton della linea bambino dà diritto a un buono sconto del 20% da utilizzare per gli acquisti sul sito benetton.com.
Poi, non resta che programmare il prossimo viaggio, naturalmente in un luogo pieno di sole! Il jolly è: partire attrezzati.
Articolo Sponsorizzato

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Destinazione Marrakech

By 13 novembre 2014 viaggi
marocco

 

I luoghi sono come le persone: al momento giusto ti chiamano, e si fanno trovare.
Certo, sei tu che scegli la meta, cerchi il volo o disegni il percorso, analizzi variabili – prezzi, clima, difficoltà. Ma c’è una parte di magia imponderabile, che viene prima della scelta o del caso, che ti porta sopra una certa terra, dentro una certa luce.

 

A volte scopri, a volte ritorni. Nella maggior parte dei casi, entrambe le cose.
Fare un viaggio, per me, è aprire una mappa e guardare un disegno astratto che si traduce in istanti, profumi nell’aria, sapore d’un cibo, ruvidezza di un tessuto, imprevedibilità di uno sguardo.
Un sistema intricato di segni si trasforma in strada, fatta prima di immagini dentro la testa, dopo di sassi sotto le scarpe.

 

C’è sempre un momento, se ci vado in aereo, che la traccia diventa reale: è quando la città si disegna sotto il finestrino, e intravedo i profili confusi dei quartieri, le traiettorie oblique delle strade. E’ lì che mi sembra di sfiorare l’essenza del viaggio, di carezzare con lo sguardo -in quel momento esatto- la meraviglia stupefatta di ogni nuova partenza.
Quando tutto è possibile.

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Il mio treno è differente (istruzioni per l’uso)

By 10 novembre 2014 la mia vita e io, scienza&fantascienza
stazione di crescentino

 

È un mondo difficile, quello del pendolare. Un mondo che si divide in due, irreversibilmente dicotomico come bianco e il nero, lo ying e lo yang. Il nostro mondo è formato dal Bene (ovvero variopinte Frecce et similia) e dal Male (ovvero tutto il resto). La mia posizione logisticamente decentrata (ovvero buchinculata) mi lega indissolubilmente ai passeggeri di serie b, alla vile materia.
Ecco cosa contraddistingue il nostro bistrattato servizio:

 

  • Il nostro treno non ha MAI la precedenza. Neppure rispetto a una Freccia che partirà il giorno dopo. Se un treno deve aspettare, quello è inequivocabilmente il nostro. È la regola numero uno sul regolamento che ogni dipendente Trenitalia deve conoscere a memoria al momento dell’assunzione. Spesso ottengono la precedenza anche treni immaginari: per un errore nella comunicazione si sosta mezz’ora in mezzo al nulla della campagna.
  • Ogni anno, a dicembre, cambiano gli orari: i nostri devono essere peggiorativi. In maniera costante e cumulativa. Possono togliere treni, sminchiare le coincidenze, ridurne capienza, vagoni e percorrenza. Mai e poi mai migliorarne l’efficienza.
  • I nostri treni sono soggetti a una realtà spazio temporale dilatata. Di settimana in settimana aumenta il tempo impiegato per arrivare dal punto A al punto B. Certamente qualcuno avrà cominciato a studiarne la fenomenologia per arrivare a scoprire la natura dei buchi neri che si annidano nella pianura piemontese.
    A titolo esemplificativo: fino allo scorso novembre partivo di casa alle 6.40 e arrivavo a lavoro verso le 8.30. Ora parto alle 6.25 e arrivo verso le 8.30.

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Pietre per stare bene

By 6 novembre 2014 la mia vita e io
sul fiume

 

“Mamma, da grande vorrei fare il meccanico, per aggiustare macchine, moto e anche le bici. Però, se facessi il medico, per aggiustare le persone, vorrei curare i bambini. Gli darei medicine e molta acqua da bere, per stare bene. E gli darei anche tante pietre da buttare nell’acqua.”

 

Me lo ha detto Lemuele qualche giorno fa, un mattino che siamo andati sul fiume solo lui e io. Abbiamo pestato erba umida e poi siamo scesi a due passi dal Po, per una strada ripida dove lui mi diceva Vieni mamma, ti aiuto io. Ci siamo fermati accanto a un albero con le radici “grosse come serpenti”. Io cercavo pietre, lui le tuffava in acqua. Guardava i cerchi piccoli che inghiottono il sasso.
Ogni tanto disturbavo il gioco per farlo mettere in posa.

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Come ti ammazzo la malinconoia tagliando colletti

By 3 novembre 2014 la mia vita e io
scarpe da donna

 

Ci sono quelle giornate un po’ così, che già dal momento in cui apri gli occhi vorresti soltanto girarti dall’altra parte e sprofondare la testa sotto il piumone (anche in estate, peraltro). Quei giorni che sarà l’inedia, sarà la routine, sarà la stanchezza. Ma che proprio la sola cosa che ti viene in mente è la canzone di Marco Masini: malinconoia. Il che la dice lunga, sul tuo stato di salute mentale.

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