Bollettino medico e del cuore

By 23 aprile 2014 la mia vita e io
bimbo in campagna

Ricovero ospedaliero per:  safenectomia (addio vena varicosa)

 

Prognosi: 1 mese, contrattato con il chirurgo a 3 settimane

 

Prescrizione medica: stare sdraiata o camminare. No seduta, no ferma in piedi, no alzare pesi.

 

Quello che mi sono immaginata: luunghe giornate solitarie passate alternando

  1. lettura/scrittura mollemente adagiata sul divano, portatile accucciato fedele al mio fianco, libri tutti intorno
  2. lunghe passeggiate tranquille nella mia campagna, salutata dalla natura che si sveglia (un po’ Biancaneve nel bosco, per dire, con trillo di uccellini e scoiattoli che fanno il girotondo, evidentemente ubriachi).

 

Quello che è stato nella realtà: dopo il giorno numero 1 di ritorno dall’ospedale, per le successive due settimane, bambini a casa dall’asilo: uno o tutti e due. Causa tosse e bronchite acuta, accompagnata da laringospasmo notturno. Risultato: mamma con cardiopalma, oltre che zoppa.

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Uova come semi con dentro promesse

By 20 aprile 2014 lettera, sproloqui
uova di pasquaHo tre uova piccole, come semi. Contengono promesse, e ognuno ha un nome.
Vorrei che il primo si chiamasse Tempo.
Quello che sgocciola piano, senza fretta, dalle mani rugose del mondo.
Il tempo senza lancette dei bimbi, che non teme mai il dopo.
Il tempo senza peso del sogno, che non ha obblighi con i numeri e la progressione.

 

Vorrei che il secondo si chiamasse Voglia, ché quella, se manca, sbiadisce il senso e incancrenisce lo sguardo.
Voglia di un giorno al mare, del riso aperto di un figlio.
Di fare l’amore -come libellule, allacciate e sospese- di andare, tornare.
Partire, restare.
E’ Voglia anche la voglia di aspettare: un risultato, una lettera, il giorno.
O che spiova, soltanto.

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I regali che ho avuto (e quelli che vorrei)

By 18 aprile 2014 la mia vita e io, lettera
obra di vallarsaIn paesino montanaro di cento anime non è detto che a Natale la Messa di mezzanotte sia proprio a mezzanotte. Poiché il parroco è uno solo per tutta la valle, deve girare di chiesa in chiesa, sperando che la neve non gli complichi ulteriormente la Vigilia.
Quell’anno, la Messa nel mio paese era stata celebrata alle nove, nove e mezza o giù di lì.
Quando è finita, lasciati alle spalle i cori di Tu scendi dalle stelle e il bagliore di tante candele, mamma mi ha fatto la proposta: perché nell’attesa di Babbo Natale non facciamo un giro con lo slittino?
Non so quanti anni avessi, probabilmente tra cinque e otto, e non ricordo quanta incondizionata fede avessi ancora nella venuta dell’uomo vestito di rosso.
Quello che ricordo perfettamente è il sapore di quella nottata.

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Un’app per giocare

By 17 aprile 2014 ospiti

 

Ogni genitore sa che andare in giro coi bambini non è sempre facile.
Viaggiare,  visitare posti nuovi con loro è entusiasmante, ma i piccoli hanno interessi diversi dai nostri, naturalmente. Allora, dopo una mattinata a esplorare musei (mattinata? quanto sono ottimista!) è bene sapere dove trovare qualcosa, nei dintorni, che possa far divertire anche i nostri giovani accompagnatori.
Ad esempio… un parcogiochi!

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Mio e della vita (il primo parto non si scorda mai)

By 14 aprile 2014 lettera
#partodaqui

 

La fatica.
Quanta fatica.
Lo avresti detto?
No, non lo pensavo. Sono partita così, come per un pic nic. Con una fiducia un po’ arrogante mi sono detta è soltanto un parto, quante lo hanno fatto prima.

Poi il ricovero: una stanza dove sono arrivata di notte, fuori pioveva che sembrava novembre e infatti lo era, sono arrivata come una ladra, per non disturbare.
Poi, il dolore. Veniva e andava come un’onda: quasi mi addormentavo quando si ritirava la marea, mi svegliavo sentendola venire di lontano, in un presagio di inondazione.
Onda, riposo.
Onda.
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La guerra quando finisce la guerra

By 11 aprile 2014 la mia vita e io
guerraCapita, a volte, che si impari più da una chiacchierata inattesa con uno sconosciuto sul tram, che da tanti libri di storia.
Mi è successo qualche tempo fa, quando finito il lavoro sono salita,  come sempre, sul tram che attraversa Torino. Stranamente ho trovato un posto libero e mi sono seduta, pronta a estrarre il romanzo dalla borsa e immergermi nella lettura. Ma prima che lo facessi l’anziano signore seduto di fronte a me si è scusato, con una gentilezza d’altri tempi, per il molto spazio occupato dalle sue gambe stese e la stampella.
“Signora, sa, è colpa del congelamento, non posso più muoverle come voglio”.

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È un fatto non di clima ma di voglie (quasi cit.)

By 9 aprile 2014 sproloqui
bimbo triste

 

Io -che molto raramente sono triste- quando sono triste divento insopportabile.
Me ne vado in giro spossatamente, trincerata dietro un no comment o, alla meglio, a un sorriso di circostanza. Perché  non mi so rassegnare alla tristezza immotivata.

 

Quindi alle giornate che nascono storte si aggiunge la paranoia: cosa c’è che non mi va? Ripasso le ultime ore: avrò dormito troppo poco (ma quello capita all’incirca sempre), avrò visto un film senza lieto fine (ma quando mai ci arrivo alla fine di un film con sveglia alle sei?) il treno era in ritardo (diciamo pure che se mi intristissi per quello, la mia vita sarebbe peggio che in un girone infernale), e via di seguito.

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Vojo te

By 7 aprile 2014 la mia vita e io
voyo te

Voglio te.
L’ho sentito in mille canzoni, ritornelli tritaneuroni che ti si insinuano in uno spazio imprecisato tra lobo frontale e lobo parietale, e non si lasciano ignorare. Naturalmente declinati in tutte le lingue/dialetti/idiomi del mondo.

 

Voglio te.
Me lo ha detto un compagno di classe alle elementari, senza troppa convinzione, al momento di costituire la squadra di pallavolo nell’ora di ginnastica.

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Dal sogno al cambiamento

By 4 aprile 2014 lettera
panorama_gabiano (AL)

C’è un attimo, dentro ai sogni che si fanno di notte, che una parte di te prende il sopravvento sul resto e decide il salto. Da un ponte, forse da una nuvola, a volte fuori dal letto o dentro un bacio.
Lí si apre una strada -e franano le altre. Lì ciò che sei si reinventa, quello che non scegli di essere muore.

 

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Le mie ultime due settimane: svenata. In ogni senso

By 2 aprile 2014 la mia vita e io
aria di primaveraDiciamo pure che queste ultime non sono state le due settimane più fortunate dell’anno.
A cominciare da un tranquillo pomeriggio di inizio primavera, quando mi arriva una email di Amazon che mi avvisa che non è possibile pagare il mio ordine. Nulla di grave – i libri da leggere non mi mancano, anche se una guerra atomica dovesse relegarmi nel bunker: posso aspettare.
Se non fosse che controllando gli ultimi movimenti della PostePay scopro che i casi sono due: o negli ultimi giorni sono stata posseduta dall’anima di uno scommettitore incallito, tornato dall’aldilà per sfidare la sorte con Sisal e Matchpoint, o la carta è stata clonata.

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