Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Lo zen e l’arte della conquista dell’equlibrio

    On: 31 maggio 2016
    In: la mia vita e io, scienza&fantascienza
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    in biciFino a qualche giorno fa, Lemuele non aveva ancora imparato ad andare in bici senza rotelle. A dire il vero era parecchio che non ci provava, quando la scorsa settimana è arrivato un amichetto con la sua bicicletta. Guarda!, gli ha urlato pedalando forte.
    Sono capace anche io, ha risposto lui di rimando, mentre correva a recuperare il bolide a due ruote dove lo aveva abbandonato mesi prima. I nonni, presenti alla scena, si sono coperti gli occhi, prevedendo le urla dopo la caduta. Ma lo hanno lasciato fare.

    Per fortuna lo hanno lasciato fare, perché senza pensarci  Lemuele è saltato in sella alla biciclettina senza rotelle e ha pedalato via, deciso, in un momento stava in fondo al viale. Trionfante. E nemmeno troppo stupito dalla riuscita dell’impresa.
    Perché i bambini sotto sotto lo sanno, che quando è il momento l’equilibrio lo trovi. Quando sei sicuro di te e pronto a rischiare, la delicata magia si compie: basta non pensare alla paura di cadere.

    Bastava alzare un pedale e darsi lo slancio, mi ha detto.
    Basta lo slancio dopo essersi allenati e i nonni che fanno il tifo in disparte e ti lasciano fare.
    Poi arriva la magia. E se non è volo, gli somiglia.

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  • Come comincia una mamma

    On: 25 maggio 2016
    In: la mia vita e io, lettera, scienza&fantascienza
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    come comincia una mammaUna mamma comincia quando si immagina mamma. Dal primo pensiero che le si incastra tra gli altri. Sembra innocuo, ma spesso è un ragno che tesse e tesse e, prima di capire, sei mani e piedi appesa a quel desiderio. Ci sono donne, come me, che sono state colonizzate dall’idea di un figlio molto prima che questo fosse biologicamente possibile. Sono stata una bambina che si immaginava madre, che cosa strana, a dirlo adesso. Facevo delle cose fantasticando che le avrei insegnate ai miei figli. Per esempio, l’arte felina dell’arrampicata libera sui ciliegi dietro casa. O la bellezza di imparare le lettere e metterle insieme per vedere nascere una storia.

    Una mamma è abitata dall’idea di un figlio, molto prima che dal figlio. Ed è l’idea di un modo di stare nel mondo.
    Dopo, viene la pancia. Ce la portiamo in giro con la mente scorticata dai dubbi e con il passo che incespica per la consapevolezza dell’uomo che ci portiamo addosso, un uomo tutto intero dentro il corpo minuscolo di bambino. E quel peso, ancora piccolo, sposta da solo l’asse del bene e del male, l’inclinazione del piano delle possibilità.
    Essere madre è portare il peso più grande del mondo sentendone tutta l’inebriate, spossante lievità.

    Madre contiene il significato sanscrito misurare: nell’etimologia del nome è iscritta la sua sorte di segnare la distanza che metta la vita tra il cuore suo e quello del figlio, che al principio di tutto hanno pulsato in sincrono, lo stesso fiore di atrii e ventricoli, la stessa rosa gonfia sangue che mette un bocciolo.

    La maternità è un viaggio, e mai come in questo, non conta l’arrivo, ma il modo di andare. Che sarà comunque un andare allacciati, annodati, invischiati fino al dna, affini per eredità genetica, vicini quasi a combaciare, pure quando sembrerà di stare distanti.

    Madre contiene nel nome la pluralità, per questo dire madre è dire il contrario di uno. Una donna che diventa mamma perde la possibilità di pensarsi al singolare, ma guadagna il privilegio controverso e inarrivabile di non essere più sola.

    Una mamma comincia in un pensiero e non finisce: continuerà nel pensiero di un figlio.

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  • Le mamme e la manutenzione dei rapporti umani

    On: 27 luglio 2015
    In: la mia vita e io, scienza&fantascienza
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    non ho proprio sete, è più voglia di un campari col ginLa vita prima di procreare è così diversa da quella post filiazione che non pare nemmeno più appartenere alla stessa persona. Ogni madre lo sa. A dire il vero, lo sa ogni persona dotata di intelletto e senso dell’immaginazione.
    Tra le cose che non si somigliano nemmeno vagamente nell’era pre e post, sono le relazioni umane. Alcuni esempi.

     

    Rapporti con i tuoi genitori e parenti stretti, prima
    Tuo padre e tua madre si preoccupano che tu stia bene, che non frequenti spacciatori o psicopatici, che tu non viva di espedienti.
    Rapporti con nonni e zii, dopo
    I tuoi (eventuali) problemi vengono naturalmente bypassati a favore di notizie sui bambini: stanno bene, quante volte hanno fatto la cacca oggi? hanno mangiato verdure a pranzo? il culetto è arrossato? Tu rilassati, dedicati pure al contrabbando o alle droghe pesanti: se andrai a prendere i bambini in orario all’asilo, nessuno avrà da ridire.

     

    Le notti con il partner, prima
    Largo alla fantasia.  Puoi immaginati Kim Basinger in 9 settimane e 1/2.
    Le notti con il partner, dopo
    Fantasia allo stretto.  Non solo lei: nello stesso letto ci siete voi due, i bambini, i loro virus d’inverno, la tosse estate e inverno, il male ai piedini quattro stagioni,  randomici giocattoli,  coprimi in inverno e scoprimi in estate, sogni belli e sogni brutti, troppo spesso sogni a occhi aperti, amici di peluche occasionali.

    Il mattino dopo, in seguito a un’altra notte insonne puoi sentirti Wile Coyote dopo che Beep Beep gli ha spaccato sulla capoccia l’ennesimo masso.

     

    Il sabato sera, prima
    Il sabato pomeriggio ti chiamano gli amici:
    “Ehi che fate stasera, vi va una pizza e dopo magari concertino in un localino appena inaugurato?”
    Perché no, per questa sera non avevamo nessun programma.
    Poi si esce e tu ti immedesimi in Uma Thurman (prima del ritocchino) che balla con John Travolta in Pulp Fiction.
    Il sabato sera, dopo
    Ti chiama un’amica il lunedì:
    “Senti, sabato festeggiamo il mio compleanno con una cena, venite?”
    “Ehm, veramente non saprei, oggi Giacomino aveva la tosse, non vorrei peggiorasse, e Carolina sono due giorni che fa la cacca molle, non so se è il caso di farle prendere aria… “Sì, ma sabato è tra poco meno di una settimana… ”
    “Appunto, magari peggiorano.”
    Riagganci e ti immedesimi in Uma Thurman (ancora prima del ritocchino ma decisamente provata) in Motherhood – Il bello di essere mamma.

     

    Le uscite con le amiche con figli, prima
    Lei ti chiama:
    “Ti va questa sera di passare a fare un salto qui da me? Magari ci mangiamo una pizza insieme… ”
    E tu (mentre immagini lo sfacelo di due bambini che fanno Tarzan aggrappandosi prima alle tende e poi usando i tuoi capelli come liane): “Guarda, mi piacerebbe ma ho un filo di mal di testa, magari un’altra volta eh.”
    Le uscite con le amiche con figli, dopo.
    Vi sentite per organizzare una serata, cercando di incrociare la fine sesta malattia di uno con il principio mani-piedi-bocca dell’altro.

     

    Le uscite con le amiche senza figli, prima
    A qualsiasi ora del giorno e della notte, si riesce trovare modo di incontrarsi. Per mangiare pop corn sul divano, un giro di shopping o una notte brava tutta drink e movida. (E notare che quando ero ragazza non esistevano le chat. Per fortuna, altrimenti non avrei nemmeno trovato il tempo per finire le scuole dell’obbligo).
    Le uscite con le amiche senza figli, dopo.
    Cerchi di comunicare con loro in chat, mentre un nano ti tira il telefono da una parte perché vuole vedere un video di Topolino (tisca-tusca) e l’altro te lo tira dall’altra perché vuole giocare al “gioco della flutta” che all’inizio ti sembrava tanto educativo e poi invece ti sei resa conto che ti ha espropriata dell’unico oggetto che ti era rimasto in esclusiva. Così, dopo una sequenza di lemmi illeggibili e codici captha, riesci a produrre una domanda tipo Ma ti questka serà che impengi hhai?
    La tua amica, dopo aver decifrato il geroglifico con la soddisfazione di un enigmista seriale, e immaginando il delirio che si sta consumando e si continuerà a consumare in casa tua, risponde con un “Mi piacerebbe tanto vederci, ma avevo promesso alla bisnonna che avrei passato la serata con lei.”
    Comprendi, e ritieni inutile ricordarle che al funerale della sua bisnonna hai partecipato anche tu, una decina d’anni prima.

    Non c’è meglio o peggio tra prima e dopo, non in assoluto. Certo che dopo è tutta una fatica omerica, tutta una corsa in salita. Certo che nessuna madre ti direbbe mai, nemmeno sotto tortura, di poter restituire il dopo per riavere il prima. Nemmeno per tutti i sabati sera del calendario.

    Però ci sono, inutile negare, le serate che hai messo a letto i bambini e sfoggiando un pigiama felpato rosa shokking sporco di pennarelli indelebili e brodino vegetale, ti metti in sottofondo You Never Can Tell di Chuck Berry , ti sprofondi tra i cuscini del divano come Masha sulla pancia di Orso e pensi.
    Che non è proprio sete, quella che hai.
    Più voglia di un campari col gin.

    Il jolly è: avere Ambrogio a portata di mano. Anzi, di drink

     

     

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  • Impariamo a corteggiare i sogni (e un libro)

    On: 21 maggio 2015
    In: ospiti, scienza&fantascienza
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    disegniamo i nostri sogni senza sosta sulle pareti dell'immaginazione

     

    Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso. (F. De Andrè)

     

    Innamorati della vita che vuoi e desiderala con ogni cellula del tuo corpo: è uno dei consigli più belli avuti in dono di recente.
    Ed è quello che voglio fare. Come quando, desiderando un uomo – anzi no: L’uomo – aprivo gli occhi il mattino pensando a lui, e andavo a letto pensando a lui, con la quasi certezza di incontrarlo in sogno (non che io sia particolarmente originale: Apro gli occhi e ti penso… Ed ho in mente te…).

     

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  • Ricetta: liberarsi dallo stess

    On: 18 maggio 2015
    In: scienza&fantascienza
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    cade la terra di Carmen PellegrinoIngredienti:

    • scarpe comode
    • una bottiglietta d’acqua

    Facoltativi:

    • una giornata di sole
    • un libro
    • carta e penna.

    Allacciate con doppio nodo le scarpe da ginnastica e partite. Scegliete un percorso possibilmente in mezzo alla natura, lontano dal traffico e dal rumore. Se siete veri duri, lasciate a casa il telefonino. Nelle nostre zone non sono mai state avvistate tigri e se pure ne incontraste  una con cattive intenzioni, non vi basterà una telefonata per salvarvi la pelle. Se non vi sentite tanto arditi, portatevelo dietro per chiamate d’emergenza e qualche foto, ma in modalità off.

    Camminate. Esplorate. Stupitevi a ogni stradina che non conoscevate, arrivate a vedere cosa c’è oltre la curva, oltre il bosco, oltre il promontorio. Come ogni buon montanaro (ma vale pure per i motociclisti) salutate le persone che incrociate: il sorriso restituito vi darà energia nelle salite.
    Ascoltate il corpo, il potere ineguagliabile di averlo in forma e funzionante. La bellezza di gambe affidabili che vi portano dove volete è cosa da non barattare con nulla.

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  • Le cose che vorrebbe dirti il tuo bambino

    On: 26 marzo 2015
    In: scienza&fantascienza
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    bambini

     

    1. Non arrabbiarti ogni volta che lascio in disordine i giochi. Insegnami a mettere a posto, ma ricorda che per me, gli animaletti della fattoria e i lego sono bellissimi mischiati sul pavimento.

     

    2. Se dico che voglio fare l’aviatore e dieci minuti dopo il supereroe, alla nonna il pompiere e allo zio il pittore, lascia fare: sono bambino e ho la vita tutta intera da inventare.

     

    3. Se voglio dormirti abbracciato, goditi il momento e fai bei sogni, come me. Se non ne hai di belli abbastanza, ti impresto i miei.

     

    4. Non ti innervosire se hai qualcosa di importante da fare e io non ti do tregua, se ti voglio accanto subito: per me non c’è niente più importante di te.

     

    5. Se dico qualche piccola bugia, non mi fraintendere: non è per mentire, ma perché la mia immaginazione non è ancora atrofizzata come quella dei grandi. Non è menzogna: quella che nasce nei miei desideri, è la verità più profonda che so.

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  • Operatori di call center: tipi psicologici

    On: 22 gennaio 2015
    In: scienza&fantascienza
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    gabiano, ALVivere in campagna e isolati è bello (per chi piace) ma, come tutto, ha il rovescio della medaglia.
    Una delle controindicazioni è la difficoltà di mantenere una costante (basterebbe anche qualcosa in più che occasionale) connessione internet e telefonica. Insomma, a volte sei proprio tagliato fuori, soprattutto in inverno dopo piogge abbondanti o -il cielo non voglia- una nevicata. I guasti si sprecano e siccome la densità di popolazione è superata da quella degli equini, le varie compagnie telefoniche delle mie accorate proteste se ne strafott non si curano granché.
    Per questo ho un filo diretto (ma non privilegiato) con gli addetti al call center e ho potuto, in anni di fedeli frequentazioni, tratteggiare alcuni tipi psicologici dominanti.

     

    Il timido. Non parla, sussurra. Sperando che a voce bassa le informazioni si disperadano nell’etere prima di suscitare la rabbia profonda del cliente frustrato.

     

    L’intimista. Per impietosirti e stemperare il nervosismo dopo l’ottava chiamata, di tanto in tanto, butta lì alcune vicende di vita vissuta. Anche a me è capitato, signora, dopo la nevicata di due inverni fa sono stata senza connessione per giorni, e pure senza luce. E avevo pure il gatto malato, si figuri.
    Mi figuro, mi figuro.

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  • Il mio treno è differente (istruzioni per l’uso)

    On: 10 novembre 2014
    In: la mia vita e io, scienza&fantascienza
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    stazione di crescentino

     

    È un mondo difficile, quello del pendolare. Un mondo che si divide in due, irreversibilmente dicotomico come bianco e il nero, lo ying e lo yang. Il nostro mondo è formato dal Bene (ovvero variopinte Frecce et similia) e dal Male (ovvero tutto il resto). La mia posizione logisticamente decentrata (ovvero buchinculata) mi lega indissolubilmente ai passeggeri di serie b, alla vile materia.
    Ecco cosa contraddistingue il nostro bistrattato servizio:

     

    • Il nostro treno non ha MAI la precedenza. Neppure rispetto a una Freccia che partirà il giorno dopo. Se un treno deve aspettare, quello è inequivocabilmente il nostro. È la regola numero uno sul regolamento che ogni dipendente Trenitalia deve conoscere a memoria al momento dell’assunzione. Spesso ottengono la precedenza anche treni immaginari: per un errore nella comunicazione si sosta mezz’ora in mezzo al nulla della campagna.
    • Ogni anno, a dicembre, cambiano gli orari: i nostri devono essere peggiorativi. In maniera costante e cumulativa. Possono togliere treni, sminchiare le coincidenze, ridurne capienza, vagoni e percorrenza. Mai e poi mai migliorarne l’efficienza.
    • I nostri treni sono soggetti a una realtà spazio temporale dilatata. Di settimana in settimana aumenta il tempo impiegato per arrivare dal punto A al punto B. Certamente qualcuno avrà cominciato a studiarne la fenomenologia per arrivare a scoprire la natura dei buchi neri che si annidano nella pianura piemontese.
      A titolo esemplificativo: fino allo scorso novembre partivo di casa alle 6.40 e arrivavo a lavoro verso le 8.30. Ora parto alle 6.25 e arrivo verso le 8.30.

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  • Decluttering dell’anima mia

    On: 13 ottobre 2014
    In: scienza&fantascienza
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    mart di rovereto

    Anche la quotidianità ha bisogno di decluttering, per usare una parola che va di moda adesso.
    Dopo aver dimezzato armadi strabordanti minigonne poco indicate sopra i sedici anni e maglioni così sformati che non si userebbero nemmeno per stare in cucina il giorno che si rompe il riscaldamento; dopo aver ripulito le dispense da marmellate cristallizzate del pleistocene e avanzi di farine di grano saraceno del secolo in cui veniva macinato a braccia; dopo aver liberato le ceste dei giochi dei bambini -quasi pronti per le scuole elementari- dei sonaglini che masticavano prima dei denti da latte, allora sei pronto per quello che è necessario sul serio: per fare spazio dentro la tua testa e le tue giornate.
    E per me, l’autunno, è il periodo adatto da sempre.

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  • Mamme da mare – tipi

    On: 6 ottobre 2014
    In: scienza&fantascienza
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    mamme da spiaggia

     

    In agosto, sulle spiagge della Liguria, ci sono esemplari di mamme di tutte le tipologie. Ne ho compilato una breve casistica, per passare il tempo mentre mi smarron guardavo i bambini giocare.

     

    Fashion: gioca un po’ più in là che se no mi alzi la sabbia e mi si rovina tutta l’abbronzatura.

     

    Fantasiosa: ha appena telefonato il dottore e ha detto che per oggi non puoi più andare sull’altalena.

     

    Precisa: vieni qui che sono già trascorsi 41 minuti e 28 secondi  da che ti ho messo la copertura 50 +++ baby pelli delicate, e avevamo cominciato la prevenzione omeopatica contro le scottature solari soltanto a marzo. E non entrare in acqua per almeno quaranta minuti: hai appena mangiato due caramelle gommose.

     

    Prudente: non andare nell’acqua fino al polpaccio, hai solo braccioli e salvagente, se arriva un’onda anomala ti porta sull’isola-che-non-c’è. Fai il bravo, domani comperiamo il giubbotto di salvataggio e ti lascio bagnare anche le rotule.

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