19 marzo

19 marzo

13 febbraio
“Scrivere è così” disse: “null’altro che rovinare le cose toccandole.”

1 gennaio
La fiducia nel futuro è una cosa facile, in un mattino di neve e sole in montagna.
L’augurio vero, è che si conservi sempre.
Felice 2025, che sia gentile!
3 gennaio
Ho meditato a occhi aperti, ieri mattina, negli attimi in cui nasce il giorno.
Ho guardato il cielo farsi e disfarsi di nuvole.
Le cime dei monti arrossarsi, coprirsi, scoprirsi, imbiondire, coprirsi ancora, venarsi d’azzurro.
E se fossero senzienti, le nubi?
Mi è venuta, da chissàdove, questa domanda.
E se fossero i pensieri degli uomini, o gli sms degli angeli, se fossero il modo in cui le montagne si parlano?
Se fossero i sogni che facciamo la notte, o le poesie degli alberi?
La mia valle è bianca oggi, oltre i vetri della cucina.
I prati sono coperti di neve, marchiata dalle nostre impronte, troneggiano cataste di legna davanti ai muri delle case. Le nostre voci -tutte, tutte le nostre voci- si rincorrono e si fanno eco, e dicono e raccontano tutte le cose che già sappiamo ma che non sappiamo ricordare.
Si fa strada dentro il freddo qualche cenno di stagione nuova: nel ghiaccio che si scioglie alla fontana, in qualche minuto più di luce, al pomeriggio.
Ma io voglio restare ancora qui, nel centro esatto dell’inverno.
Dove brucia il fuoco della mia stufa e le nuvole mi parlano e nel ghiaccio si conservano, uno a uno, gli atomi dei giorni.
4 gennaio
In quale misura mi mancasse Venezia l’ho realizzato non appena ci ho rimesso piede, dopo un bel po’ di anni che non mi capitava. Non credo ci sia al mondo città migliore in cui perdersi e ritrovarsi a ogni angolo, a ogni calle, a ogni campo, canale o strettoia.
E questa volta l’ho amata ancora di più, se possibile, grazie ai preziosi suggerimenti di Erika che mi ha suggerito quartieri che non avevo mai visitato, angoli silenziosi dove la calca non arriva.
Anche dormire al Lido è stata un’ottima scelta, a venti minuti di traghetto da piazza San Marco.
E il giro in traghetto all’alba e al tramonto, con la luce rossa che riverbera sulla laguna, è stato un modo sorprendente e magico per cominciare il nuovo anno.
16 gennaio
Ieri, quando sono uscita per portare i ragazzi a scuola, la temperatura era a meno otto e c’era la notte, ma poi la notte si è fatta da parte e a quel punto il mondo se ne stava accucciato per bene sotto una lastra bianca, tutto nascosto dal gelo.
Ho guardato il cielo -è uno spettacolo senza eguali, il cielo mattutino di gennaio- e insieme alla luna poco meno che piena, c’era appesa in alto una mongolfiera. Si vedeva in controluce la sfiammata vibrante che la fa volare – il suo cuore pulsante.
Pensavamo che il cuore fosse appannaggio dei viventi?
Mi sono chiesta chi fosse, a ridosso dell’alba, in un gelido mattino d’inverno, a solcare i cieli rosazzurri sopra le colline, a gareggiare con la luna per attirare gli sguardi dei corvi e delle poiane.
Anche gli occhi dei pochi passanti erano intenti lassù: dove va, da dove viene? Forse come me immaginavano giri del mondo, resoconti di altri tempi, cartoline dalla Cappadocia – montagne bianche e aguzze e paesaggi surreali.
Ci ho pensato anche dopo, insieme al primo caffè del giorno.
Bè, niente di speciale, in fondo: solo una mongolfiera.
Ma sono le piccole storie di ordinaria magia, a tenere insieme il mondo.
22 gennaio
Mi piace leggere gli sconosciuti come fossero libri.
Trovare le loro storie in un gesto, in un modo di muovere la mano. In un cappello, un lavoro, un orlo scucito dei pantaloni.
Mi piace sbirciare il titolo del libro che leggono e indovinare chi glielo abbia regalato – un amico un amante un figlio un rivale un amore lontano nel tempo.
Trovargli un passato e un futuro, persino, che giocare al narratore onnisciente è un vizio che ti prende la mano.
Mi piace imbastire altre storie, vivere vite non mie, vere e inventate. Mi incrimineranno per furto di identità, contaminazione o per eccesso di immaginazione – ma è il modo migliore per viaggiare da fermi, per essere e non essere, per uscire da me e ritrovarmi al bisogno.
29 gennaio
Gennaio è ai titoli di coda.
Intorno a casa si sprofonda nel fango perché le temperature si sono alzate di colpo. Altro che giorni della merla. La neve di stagione me la prendo in queste pagine, nel libro di Stefansson. Quella neve che pulisce il mondo e lo lustra, come la mollica con la migliore argenteria.
Quando esco presto al mattino, ancora imbevuta di sogni, lascio che i confini dei miei pensieri si sciolgano nella nebbia. A sera, asciugo la stanchezza al fuoco del camino.
In mezzo lavoro, cammino, medito, leggo, cerco mediazioni alle richieste dei miei figli, parlo con le amiche, scrivo, scrivo.
Il ragazzo e il postino affrontano le loro silenziose battaglie nella tormenta, con il conforto di una guida enigmatica e misteriosa. Forse più d’una. Recapitano messaggi da un capo all’altro del cammino. Ogni volta che possono bevono caffè. Così lontano, tutto questo?
Nemmeno un po’. Questo intreccio di mondi.
Quanti mondi. Quello che ci scricchiola sotto le scarpe, quello delle storie che incrociamo e quello delle storie che inventiamo, e anche quell’altro, quello a cui crediamo solo ogni tanto – più nella tormenta che altrove.
E alla fine, uno più uno più uno più uno dà come risultato sempre Uno: ma è uno tendente a infinito. È Uno fatto di strati che si distinguono meglio al buio. O nella neve fitta che fonde insieme terra e cielo.
***
“Bjarni: I morti non salgono sulle montagne, e non l’hanno mai fatto,
Hjalti: Ne ho sentite, di cose, nel corso del tempo, e conosco persone che ne hanno viste e vissute. E tutte quelle storie, non c’è da credere a quanto raccontano?
Bjarni: Le storie non sono la realtà.
Hjalti: Be’, e allora che diavolo sarebbero?
Bjarni: Non lo so”.
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1 dicembre
Dicembre comincia così.
Sveglia presto, galaverna, terra dura come asfalto, cavalli, galline, lavori nella stalla, Eliandro che mi offre i suoi guanti perché ho scordato i miei, una luce rosa e diffusa, lo sbuffo bianco delle bestie, il loro fiato caldo.
Un inizio niente male, a parte le mani ghiacce.
E dopo tutto questo, che buono il caffè e che dolce lo yoga…
4 dicembre
Dicembre porta, al mattino, i vetri della macchina ghiacciati. Quando la sera mi scordo di infilarla sotto al portico, devo liberarli con una paletta in plastica da cucina che tengo apposta nel vano della portiera.
Le dita mi si fanno di vetro e bruciano, e l’aria che entra nel naso frizza nelle narici e ogni volta sono certa di sentire odore di neve.
Sicuro, qualcosa è in cammino.
Ho letto che i cani percepiscono il tempo in modo diverso da noi perché il loro senso guida è l’olfatto e sentono l’odore di cose e persone a lungo, dopo che se ne sono andate. In qualche modo, quindi, persone e cose continuano a esserci anche quando non ci sono più.
Io credo che siamo anche noi come loro. Che abbiamo un senso che ancora non ha nome che ci fa stare con quello che non si vede più, o non si vede ancora: con la neve che da qualche parte, con il mattino di aprile che verrà, con chi era qui ed è andato via.
11 dicembre
C’è una luce nel cuore del buio,
nel cuore dell’inverno c’è un fuoco.
Mi sono svegliata stanotte con questa frase in mente. O una cosa del genere, perché i sogni venuti dopo l’hanno reimpastata un po’. E dopo c’era New York in un albergo pieno di stanze e dentro un parcheggio alberato e io dicevo Vedi, che pace, New York, è così facile questa città, non è mica Shanghai.
Mi sono alzata con il buio abbarbicato ai vetri e ho ripensato quella frase sputando dentifricio nel lavandino. Il mattino è cominciato dopo, ero in treno, è cominciato di piatto e arancione sui tetti delle case.
Per caso ho alzato gli occhi dal libro e l’ho visto.
Mentre poi cammino per una Torino lenta e con gli occhi acquosi, non ancora presa dalla frenesia prefestiva, ripenso all’oasi di quiete nel cuore di New York e penso a quanto spesso mi porto a zonzo brandelli di sogno, a tenermi compagnia sulle strade del giorno.
20 dicembre
Se ci fosse un premio per il miglior girovagare, lo prenderemmo noi.
Chi lo ha detto che serve sempre una meta, un obiettivo, una destinazione? Quella è per i videogiochi e per i navigatori satellitari.
Il più delle volte basta e avanza una direzione.
27 dicembre
A te che da 13 anni mi insegni il coraggio, il piacere dell’avventura e la caparbietà.
Auguri, perché duri in te la tenacia e quello sguardo che rende il mondo un posto più luminoso e giusto.
Auguri, mio Cuore grande!
31 dicembre
I giorni non lo sanno, che significato avranno. Loro si susseguono senza intenzioni nè presentimenti. Che siano il primo o l’ultimo dell’anno: loro vanno.
Le ultime settimane sono state di quelle che devi comprimere e schiacciare per farci stare dentro tutto.
Giorni pieni di impegni e liste infinite di cose da fare.
Così, quando penso a qualcosa che vorrei adesso, mi viene in mente un tempo vuoto, un’estesa prateria dove cavalli pascolano beati senza altro dovere che non sia muovere la coda.
Però poi penso che i miei giorni sono stati così intensi (anche) perché tante sono state le persone a cui pensare, con cui festeggiare, le amiche da incontrare, gli amici con cui brindare. E allora, sai cosa?, va bene così.
Non c’è davvero niente che sia linfa come le relazioni sane e amorevoli. Non c’è nulla che nutra di più, che riempia, sazi, rimpinzi.
Sono le relazioni il manubrio che aiuta e a volte salva l’equilibrio sul filo sospeso che è la Vita.
Auguri perché nel cuore ci sia lo spazio per accogliere e perché i giorni abbiano il significato profondo dei legami che sapremo stringere e coltivare.
Felice anno nuovo a tutti!
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6 novembre
(Per quando ho bisogno di semplificare)
21 novemre
1 ottobre
Scrivere poesie è rallentare i pensieri e i battiti del cuore -uno a uno- intrecciarli con la pazienza degli uccelli, per farne nido dentro il silenzio.
8 ottobre
Mi parlano, le sere d’ottobre.
Sarà la speciale qualità della luce, più densa prima di arrendersi, e finire.
Queste sere che mi metto in balcone e le gazze giocano sulle tegole del tetto di fronte e i cavalli ondeggiano sull’erba come ombre sfocate.
Cerco parole per dire questa specie di pace, questa specie di fatica – e non le trovo. Le avrà rubate la gazza, scambiando per pietra preziosa una carabattola luccicante di nessuna importanza.
17 ottobre
25 ottobre
28 ottobre

19 agosto

3 luglio
È stato un onore incontrare chi, attraverso le sue parole, ha dato nuova vita veste e linfa a “Quando la montagna era nostra”. È divertente e un po’ straniante pensare che la mia microscopica e selvaggia valle trentina possa essere scoperta tra le polverose strade del Cairo o su una spiaggia assolata di Sharm El Sheikh.
Il bello delle storie, dei libri: avvicinare luoghi geograficamente distanti. Avvicinare le persone. Fare incontrare.
È già moltissimo, no?

