Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • E io evidentemente no (Istanti rubati a #gennaio2019)

    On: 27 Febbraio 2019
    In: la mia vita e io
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    I miei figli crescono. Si rattristano, pensando che non potranno mai avere un drago (“davvero, mamma, preferirei non averli mai visti in tv, se poi non potrò mai cavalcarne uno”). Mi dicono che vogliono la verità, su chi porti i regali a Natale, tutti in classe giurano che sono i genitori. Ottenuta la verità, si consolano pensando che saranno pure i genitori a portare i doni, ma ciò non esclude che Babbo Natale esista; ci sono stati parecchi avvistamenti, a quanto pare, e pure la loro madre, a ben vedere, ci crede ancora. Mi sorprendono con un abbraccio e un bacio quando, dopo un’attenta riflessione, esclamano: ma allora avete speso un sacco di soldi, tu e papà, tutti questi natali!
    I miei figli crescono. Un piede gli è rimasto infilato bene nel mondo della fantasia, ma lo vedo che con le braccia tese cercano cose nuove, cose che non hanno a che fare con la realtà inventata insieme, sognata di giorno a occhi spalancati, rintracciata sui libri, nelle parole che ho letto e detto mille volte per farli addormentare.
    Ce ne andiamo ancora in giro per boschi a cercar folletti, le tracce delle volpi, i segni incomprensibili che gli gnomi lasciano sul sentiero a mo’ di avvertimento ai camminatori incauti. Tastiamo coi bastoni le lastre di laghetti ghiacciati, sapendo che sotto, nascosti alla vista, danzano bellissimi mostri acquatici. Accendiamo candele per ringraziamento, scrutiamo intorno alla fiamma per indovinare le mosse piccolissime di ciò che non si vede.
    Però mi dicono che Hiccup lo incontrano solo nei sogni e non è la stessa cosa. Anche Gulo, il drago-migliore amico dei miei figli, c’è ancora ma non viene con noi ovunque andiamo. Ogni tanto se ne sta in disparte, un po’ offeso per non essere invocato più tanto spesso.
    Sento che fanno piccoli passi verso il mondo dei grandi, dove le cose accadono con una (presunta) logica, dove i buchi nei tronchi sono solo buchi nei tronchi e certi rumori notturni non sono altro che legno che scricchiola. Un mondo rassicurante nelle intenzioni, dove tutto ciò che si vede pretende di corrispondere a quello che è.
    So che così deve essere, ma non so se sono pronta. Finché mi ascolteranno, alimenterò le loro fantasie più ardite; dirò loro che i sogni della notte non sono meno importanti di quello che facciamo di giorno, che i desideri hanno una loro forza, e ali da allenare, e gambe da irrobustire, e fuochi da tenere accesi. E che cercare le tracce del passaggio di un drago nel cielo non toglie nulla al resto. Tutt’altro. Ripeterò loro tutte queste cose anche se forse un giorno gli diranno che sono strambi, come dicono a me, che sono naif. E spero che allora la prenderanno come la prendo io, con il sorriso, e per quello che è: un complimento bellissimo.
    E spero che ce lo lascino, quel piede nel mondo che abbiamo trovato insieme. Quel mondo che -a forza di sogni, viaggi, visioni e parole – mi hanno insegnato.
    Spero non mi lascino qui da sola, che coi messaggi cifrati degli gnomi se la cavano molto meglio di me.
    (I miei figli crescono e io, evidentemente, no).

    -Mamma, sai cosa ho pensato? Che forse i draghi ci sono, ci sono già. Stanno nell’aldilà del mondo.
    -Anche io penso sia così
    -Solo, come si fa a trovare l’aldilà del mondo?

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  • Ti spetta di diritto (Istanti rubati a #dicembre2018)

    On: 16 Gennaio 2019
    In: lettera
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    Se cerchi la foglia più accesa
    di rosso
    se al mattino canti
    sbraitando a più non posso
    la canzone che hai nella testa
    e nelle parole di quella canzone 
    trovi messaggi per te 
    – parole per saltare nella tempesta
    e per proteggerti dall’acquazzone.
    Se balli quando nessuno ti vede
    se abbracci gli alberi nel prato
    se agisci in buona fede
    se brindi a quello che sarà
    e non temi ciò che è stato.
    Se quando stringi forte gli occhi
    vedi le stelle
    e ti sembrano belle 
    come quelle del planetario
    se celebri ogni giorno
    del calendario,
    se strano per te è un complimento
    se ogni istante
    è buono per un nuovo
    innamoramento.
    Se sai trovare la magia 
    che ti aspetta dove nessuno la vede
    – nella luce del giorno che all’alba macchia il soffito
    in una preghiera a cui nessuno crede,
    se non dai retta a chi ti vuole prono e zitto
    allora quella magia ti spetta di diritto

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  • Caro Natale Babbo

    On: 31 Dicembre 2018
    In: lettera
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    myhome

    Caro Natale Babbo
    ti scrivo anche quest’anno
    a cavallo di un anno che sta per finire,
    ma per una volta non son qui a domandare:
    ci sono cose che vorrei restituire.

    Vorrei che la magia
    che mia madre mi ha insegnato
    la ritrovassero intera i miei figli
    e imparassero a farla durare
    come tempo supplementare.

    Vorrei che la pazienza di mio padre
    potesse diventar bottino
    e io usarla come prezioso seme
    per far fiorire il comune giardino.

    Vorrei dare a qualcuno la dolcezza
    di quell’infermiera
    che in un momento di bufera
    ha saputo fermarmi il pianto
    con una carezza.

    Vorrei che le valanghe di amore ricevuto
    rendessero fertile
    lo spazio e il tempo 
    avuti in sorte,
    come un terreno dopo che ha piovuto.

    Vorrei che la vita 
    mi insegnasse a non temere la morte:
    non so se sarà vita eterna 
    viaggio per Chissà-Dove
    o reincarnazione
    ma vorrei riuscire a vedere
    che non esiste separazione.

    Vorrei che i gesti di gentilezza 
    praticati a casaccio
    diventassero la regola
    in tutto ciò che faccio.

    Vorrei mettere a frutto il tempo
    perché è il dono più grande che ho avuto
    insieme a questo mondo ancora sconosciuto
    insieme a questo cuore,
    fragile insolente sprovveduto,
    – sempre in cerca di nuovo splendore.

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  • Alla preghiera di chi ama servono poche parole (Istanti rubati a #novembre2018)

    On: 20 Dicembre 2018
    In: istanti rubati, lettera, quasi poesia
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    autunno

    Ogni giorno vieni qui,
    apparecchiamo la tavola insieme.
    Il piatto e il bicchiere vicino,
    a sinistra la forchetta, il coltello a destra,
    un sorso di vino
    e luce alla finestra.

    Alla preghiera di chi ama
    servono poche parole
    vale più il silenzio
    vale il gesto che protegge dal sole
    dalla trascuratezza
    e dal ripensamento.

    Che sia pulita la tovaglia
    che sia pieno il bicchiere
    che ti resti la voglia
    di versarmi da bere.

    In fondo ci vuol poco
    perché sia sostanzioso il pasto,
    smuovere la brace, alimentare il fuoco,
    cincischiare un po’ per gioco,
    e il tuo cuore
    quando è vasto.

    E se un giorno -per sfortuna o cedimento-
    il pane sarà bruciato
    e si sarà fatto aspro il vino
    non sarà un giorno sprecato
    non sarà mancato il nutrimento
    se mi sarai rimasto seduto
    vicino.

    pom granin, monferrato
    pom granin, monferrato
    pom granin, monferrato
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  • Per chi resta e per chi va via (Istanti rubati a #ottobre2018)

    On: 29 Novembre 2018
    In: istanti rubati, lettera
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      Come si sopravvive a certi dolori, mi ha chiesto poco tempo fa un’amica che aveva appena perso una persona cara.
    Ci ho pensato a lungo. A come ci si tolga le scarpe e si affondi fino alle ginocchia nel terreno sdrucciolo e ingannevole del dolore, nel pastrano della disperazione. Ho pensato a quello che ho fatto io. Ho rivisto la distesa sterminata del male tutta srotolata davanti ai miei occhi, tutta quella distanza che sapevo di dover coprire, a piedi e senza sconti. E per dove, mi chiedevo. Fino a dove.
    E dopo? e dopo?
    Sono state piccole le prime cose che ho visto in quella steppa arida persino di pianto – che benedizione il pianto, quando viene, che pioggia salvifica! Cose piccole, dicevo, che però hanno cominciato a darmi il senso delle distanze, le proporzioni del percorso.
    La prima è stata subito dopo la tua morte, mamma. Sembra impossibile. Camminavo per il corridoio dell’ospedale tastandomi le braccia e le gambe, sentendo che c’ero ancora: allora non sono morta, mi ripetevo, non sono morta. Incredula di esserci nonostante non ci fossi tu, incredula per esser sopravvissuta a te, e la parte razionale di me incredula per quel mio genuino stupore. È strano detto adesso. Eppure.

    La seconda cosa piccola ma dolce è stata la sera dopo il funerale. Nella tua cucina c’eravamo io papà mia sorella e le nostre cugine. Abbiamo ordinato la pizza. Incredibile pensare di ordinare la pizza e mangiarla insieme intorno al tavolo. Il solito tavolo, la luce della lampadina sopra le nostre teste, il gusto della pizza: tutto questo si era salvato. E qualcuno di noi ha detto qualcosa di buffo, una di quelle cose che farebbero piangere ma da un certo punto di vista fanno anche ridere -una risata liberatoria- e abbiamo riso. Abbiamo riso. E ci guardavamo intorno al tavolo mentre ridevamo, la pizza nei piatti e noi si rideva. Quello stare vicini, seduti vicini a un dolore così, eppure vicini tra noi. Non era un miracolo, quello?

    E poi la terza cosa, mesi dopo. Io papà e mia sorella alla manifestazione del 25 aprile a Torino. C’era musica, Bella Ciao, noi abbiamo camminato vicini, c’era un sole che cominciava a scaldare, bastava tenersi lontani dall’ombra, non serviva nemmeno la giacca e si stava bene, la pelle di nuovo scoperta dopo l’inverno e tutta quella gente che cantava che alla fine abbiamo cantato anche noi – pure così stonati, pure ancora così feriti e rattrappiti, i cuori una bomba a orologeria. Certo non era proprio festa ma di nuovo somigliava, non era proprio liberazione ma qualcosa di così vicino, anche per poco, così vicino.
    Ti guardi intorno e pensi c’è ancora strada da fare, ma laggiù, qualcosa. Laggiù c’è qualcosa. Perché la strada va fatta, se non oggi ti tocca domani, dopodomani, o tra un anno. Va fatta. Ma succede di incontrare segnali che dicono: guarda là. Guarda laggiù. E quello che puoi fare è aguzzare la vista e sapere che non è un miraggio.

    C’è stata un’altra cosa, subito dopo il funerale. Mentre gli amici mi si facevano intorno, qualcuno ha detto Ora comincia il conto alla rovescia. Cioè, è la mia voce che lo ha detto, ma io non lo stavo pensando, non ho nemmeno capito lì per lì cosa significasse. Ci ho pensato molto in questi ultimi tredici anni e penso di aver capito. Ho capito quello che vuol dire per me. Quello che credo ci sarà alla fine del conto alla rovescia. Ma questo vale per me: ognuno deve trovare la propria risposta.
    Sarà giusta o sbagliata? Poco importa se serve a fare un altro passo verso laggiù. Dove qualcosa si muove – dove qualcosa non solo resiste, ma anche consola, anche restituisce.
    Dove qualcosa darà un senso o un po’ di nuova leggerezza – e la forza per onorare la vita, ancora, ognuno per come può. Per chi resta e per chi va via.

    autunno

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  • Farei una collana delle tue prime volte (Istanti rubati a #settembre2018)

    On: 29 Ottobre 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera, quasi poesia
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    pom granin, monferratoFarei una collana delle tue prime volte.
    La prima volta che sei nato (potrebbero essercene tante)
    la prima volta che hai volato
    tra le mie braccia con le braccia larghe pensandoti un aliante.

    Quando hai detto la prima volta piumone
    lì per lì non sembrava importante
    è successo lo stesso con frutta pompelmo e stagione
    pareva poco, ma adesso
    vorrei risentirle tutte quante.

    C’è stato il primo giorno a scuola
    ti ho lasciato in classe con la schiena dritta e occhi larghi
    come un prato
    avrei avuto voglia di tornare indietro e stringerti
    e non farti uscire dal mio abbraccio per un tempo smisurato.

    C’è stata la prima volta
    che hai viaggiato, guardando la notte al finestrino:
    ombre si muovevano lontano,
    io forse ti tenevo la mano
    forse guardavo avanti, sentendoti vicino.

    La prima volta che sei salito a cavallo
    pure piccolo e maldestro sopra quella schiena enorme
    sembravi così fiero;
    ho capito dal modo in cui tuo padre ti guardava
    che quella è stata la prima volta
    che si è sentito intero.

    Farei una collana delle tue prime volte
    la terrei sempre al collo per non perderne nessuna
    so che sarebbe il solo gioiello
    capace davvero di portarmi fortuna.

    Tra le tue prime volte una è speciale
    – il giorno che hai visto il cielo.
    C’era inverno e pioggia
    fuori dall’ospedale,
    e un freddo severo:
    quella è stata la prima volta
    che dentro i tuoi occhi
    il cielo l’ho visto
    anche io per davvero.

    pom granin, monferratopom granin, monferrato

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  • Coperchi di luce (Istanti rubati ad #agosto2018)

    On: 24 Settembre 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, quasi poesia
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    agosto in Trentino

    Ho capito che il più delle volte
    è il moto della gamba a governare il cuore.
    Andiamo dove la terra tiene,
    dove la pietra non frana,
    dove a piedi scalzi possiamo incontrare nell’acqua di torrente
    una limpida trafittura di vita.

    Ho capito che
    è l’adesso che non va tradito
    e adesso è il modo che abbiamo
    di saltar le buche
    travalicare fossi
    camminare cauti lungo rive sassose
    costeggiare spaventi o avventarci sopra
    come il gheppio sull’arvicola
    come il falco sulla lucertola.

    Ho imparato che sulla vetta
    delle montagne
    la notte arriva tardi
    e al crepuscolo è come stare
    dentro una pentola
    sotto un vasto coperchio di luce.

    Soprattutto ho imparato che se dopo aver sbagliato
    strada
    e speso a vuoto fatica sudore fiato
    non tenti nuovamente la cima,
    avrai sbagliato invano.

    (Foto in alto di Elio Orcelletto)

    agosto in Trentinoagosto in Trentino
    agosto in Trentino

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  • Acqua in cammino e roccia (Istanti rubati a #luglio2018)

    On: 9 Agosto 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, quasi poesia
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    Vengo dalla montagna ma non è pietra il mio cuore.

    È piuttosto canto di torrente inquieto, tumultuoso quando le piogge lo gonfiano, torbido nelle limacciose pozze agitate d’ombre ma pronto a riprendere il viaggio verso balzi e crinali, verso una provvisoria quiete, dove impararare a far da specchio alla sera.

    Non è pietra ma greto malleabile o umido muschio, verde come le bottiglie bevute insieme dentro una pineta ordorosa, mentre luce piove e grandina dentro i bicchieri.

    Acqua in cammino e roccia che resiste al flusso, così è il mio cuore:

    tempo che scorre senza sapere dove,

    tempo che resta senza capire come.

    Estoul, Valle d'AostaEstoul, Valle d'AostaEstoul, Valle d'AostaEstoul, Valle d'AostaEstoul, Valle d'Aosta

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  • Vita da setacciare con le mani (Istanti rubati a #giugno2018)

    On: 16 Luglio 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera
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    monferrato, giugno 18Chissà cosa vi ricorderete di questi giorni verdi, di questo caldo che nemmeno vi dà noia, impegnati come siete a fare, a sfrucugliare la vita smuovendola con le mani – dentro la terra, dentro le nuvole – a cercare il segreto della formica, il nascondiglio del ragno, a distinguere il canto della civetta, indovinare il volo della rondine che ha fatto il nido sotto il portico.
    Chissà cosa resta delle rane cercate in una spanna d’acqua, stivali di gomma e mutande, di sangue dal naso e finestre tra i denti, e delle corse nei campi e tra l’erba alta, mentre il trattore mette in fila rotoballe, panettoni gialli al confine del mondo; della fantasia feconda da cui estraete, senza pensare, buffi animali acchiappacoriandoli, navi corsare all’arrembaggio, strambi proclami e teorie sull’amore.
    Chissà se ricorderete domani questa libertà, questa tintinnante moneta che non sapete di spendere a manciate, come stelle filanti a un carnevale. E se saprete capire la fortuna di poterne disporre, in questi tempi difficili e gretti, popolati d’ombre grottesche da cui cerco di non farvi assediare, ma che non voglio nascondervi: ve le racconto perché domani possiate guardarvene e riconoscere che un’alternativa al male c’è e va cercata sempre, con la stessa pertinacia con cui adesso scovate le lucertole tra le fessure dei muretti, con la spavalderia con cui salvate minilepri dagli agguati del cane.

    L’infanzia è un tempo che dura sempre e termina solo in apparenza: la misura esatta è l’infinito, come scrive Chandra Livia Candiani in uno dei suoi versi.
    E voi chissà cosa vi ricorderete di questi giorni chiari, delle mani di padre che vi sostengono, delle mani di madre che raccolgono briciole, semi di questo tempo. Potrete metterli in fila e seguirli per tornare, se vorrete, a questi giorni sbucciati di sole. Pieni di vita da setacciare come terra, con le mani.

    monferrato, giugno 18monferrato, giugno 18monferrato, giugno 18monferrato, giugno 18monferrato, giugno 18

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  • L’orto e la mia idea di famiglia (Istanti rubati a #maggio2018)

    On: 18 Giugno 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    pom granin, moncestino (AL)
    I bambini quest’anno hanno chiesto loro di fare l’orto. Dietro casa abbiamo una striscia di terra, tra gli alberi da frutto e il noccioleto, dove un tardo pomeriggio siamo scesi insieme a Federico, armati di rastrelli e cipollotti. Abbiamo cominciato dai cipollotti.
    Federico mostrava il punto, Lemuele faceva il buco nel terreno, proprio lì, Eliandro spingeva giù i piantini. Nei giorni a seguire son passati lo zio, la nonna, il nonno; chi ha innaffiato, chi ha infilato paletti, chi ha seminato angurie, meloni, pomodori.
    Qualche giorno dopo ha grandinato; i bambini affacciati sotto il portico a guardare i chicchi bianchi battere sui tetti hanno detto Speriamo che non rovini l’orto. Speriamo.
    Certo, la pioggia di questa stagione balorda ha dato una mano – quelle nuvole ampie, scure, quei cieli bigi come certi d’autunno inoltrato. Però ci vuole anche sole perché i frutti maturino e siano saporiti e servono temperature costanti. Aspettiamo e vedremo, parlerà il raccolto.
    Mi piace che i bambini se ne prendano cura, certo al modo dei bambini, con interesse intermittente, subito appannato da un amico che viene per un giro in bici, da una battaglia a bombe d’acqua coi cugini, da qualche ora di gioco con il pony appena arrivato.
    Abbiamo avuto giorni intensi, incasinati, pieni, difficili, alcuni persino molto difficili – ognuno a suo modo. Una grana di lavoro, una brutta notizia, un cattivo voto a scuola, il nostro gatto Buio che sta male (e poi muore), un appuntamento mancato, l’attesa di una visita medica.
    Però mi piace pensare che la sera ci si può dare appuntamento nell’orto – non importa quanto sia stata dura la giornata se si possono infilare le mani nella terra, insieme, vedere cosa è venuto fuori. Nonostante la grandine, grazie alla pioggia che pure hai maledetto qualche ora prima, quando ti sei trovato senza ombrello sotto uno scroscio improvviso.
    Ecco, forse essere famiglia somiglia a questo impegnarsi a seminare qualcosa insieme e vedere come va, ogni sera -non importa quanto sia stata dura la giornata – vedere come va e sperare che vada bene. Annaffiare, strappare le erbacce, piantare paletti. E sperare che vada bene.
    Nonostante la grandine, grazie a certe piogge che subito ci sembrava una maledizione e invece guarda, lì, proprio lì: sta crescendo qualcosa di buono.

    pom granin, moncestino (AL)pom granin, moncestino (AL)pom granin, moncestino (AL)pom granin, moncestino (AL)

    Ciao, Buio del nostro cuore
    buio <3

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