Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Sproloquio sui modi e sulle età

    On: 16 Febbraio 2016
    In: sproloqui
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    sagresSapere alcune cose servirebbe a vivere meglio. Forse. Per questo vorrei dire agli adolescenti che quello che gli altri pensano di loro vale infinitamente meno dell’ultimo guardarsi distratto allo specchio prima di infilare la porta. Meno persino di quel brufolo venuto fuori prima, o dei capelli che non stanno, oggi proprio non stanno. È peccato che il bruco non si goda il bozzolo in attesa delle ali, che comunque verranno.

     

    Dovrebbe sapere un ragazzo che la vita davanti gli strizzerà l’occhio più facilmente se comincia presto a distinguere le passioni dalle infatuazioni, a provare mille cose per sceglierne alcune e coltivarle con pazienza, per dare ai sogni una possibilità; perché è ottima la semina di primavera, per moltissimi raccolti.
    Una ragazza si vedrebbe quasi sempre più bella con gli occhi di un uomo intelligente -la sola categoria di cui debba importare- che non misura circonferenze con il centimetro, ma i salti in gola che un bel sorriso fa fare al respiro.

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  • Istanti rubati a #gennaio2016

    On: 8 Febbraio 2016
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    trekking in monferratoGennaio somiglia a una camminata che ho fatto una domenica pomeriggio tra le colline.
    C’era molta gente, anche amici, ma alcuni pezzi li ho fatti sola. Ci sono state salite da accorciare il fiato e scorci da levarlo proprio, per come si vedeva il cielo, traslucido e vagamente surreale.
    C’era la luce di inverno, quella che leva veli senza misericordia, e pialla le ombre e ricalca i contorni.
    C’è stato un fuoco trasparente sopra la sera -le fiamme a sgambare in alto- e accanto al fuoco vin brulè da bere bollente.

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  • Una mamma raccontata dai figli

    On: 1 Febbraio 2016
    In: la mia vita e io
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    Una mamma raccontata dai figli“Mamma, mi prendi in braccio? Tu sei la più forte.” Lo isso all’altezza del mio viso, gli metto il naso tra i capelli e il collo, dove profuma di buono. Fingo di non aver riconosciuto la lusinga per risparmiarsi qualche passo , e lui non saprà che tante volte me lo tiro addosso perché di quell’abbraccio ho bisogno. Per provare la sua guancia contro la mia, per strofinargli il naso sotto il giaccone e sentire la sua pelle accaldata dalle corse.

    La mamma non si stanca e non invecchia. È fatta di materiali diversi, tutti incorruttibili: di latte per la fame di “quando eravamo piccoli”, di capelli da tormentare tra le dita in attesa del sonno, di pelle morbida da usare per cuscino in caso di stanchezza, di gambe come leve delle giostre, per farsi sollevare mentre lei stesa sul letto ci dondola come aeroplanini braccia-spalancate.

    La mamma può fare i bambini. Schiere di fratellini e sorelline a cui dare nomi improbabili (che detto da me, vabbè. NdA). Nella pancia ci sono beni di conforto, giocattoli per fronteggiare la noia di nove mesi al buio, qualche libro con le figure, pistole di Spiderman, anche se a lei le pistole non piacciono, ma tanto sono finte, non uccidono mica peldavvelo.

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  • Storia di un libro che ha attraversato il mare del Nord

    On: 25 Gennaio 2016
    In: il progetto, la mia vita e io, ovunque tu sarai, viaggi
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    piken fra piemonteMi piacerebbe visitare la Norvegia. Non sono mai stata nei paesi Scandinavi e da un pezzo mi dico che dovrei.
    Però da oggi un pezzetto di me sta là, tra Oslo, i laghi pattinabili, scintillanti fiordi e distese di latifoglie. Quel pezzetto è Ovunque tu sarai, che per l’occasione diventa Piken fra Piemonte, ovvero La ragazza del Piemonte. Per noi è un titolo buffo, sì, ma evidentemente da quelle parti sarà sembrata una roba piuttosto esotica.
    Altra cosa buffa è la copertina: chi l’ha vista e mi conosce mi ha chiesto se la ragazza di spalle sono io. In effetti no, ma ci somiglio parecchio. Una copertina su misura, proprio.

     

    Ecco, oggi  un po’ di emozione c’è: è la prima volta che qualcosa che ho scritto viene pubblicato oltre i confini nazionali. Beh, a ben vedere è la seconda volta che qualcosa che ho scritto viene pubblicato. Un bel po’ di emozione, a dirla tutta, perché c’è della magia in te che resti e le tue parole che vanno, che sarebbe anche bene fare cambio o andare insieme, a un certo punto, ma adesso è bello così.

    È evidente da allora che i libri fanno mescola con la vita, firmano gemellaggi d’occasione. Si versano nell’imbuto degli occhi e si disperdono nell’ambiente di ognuno. (Erri de Luca)

    Io le ho preparato valige, alla creatura, spero di averci messo quel che serve. Le ho fatto qualche raccomandazione spolverando il frontespizio, l’ho incoraggiata arieggiando le pagine, una pacca sul dorso e via, ora tocca a lei. Mi divertirò a immaginare una donna chiara di pelle e capelli davanti alla sua casetta rossa, a strapiombo sugli scogli, sulle ginocchia le pagine che ho scritto mesi fa, nel chiuso della mia stanzetta vista Monferrato o su qualche treno per Torino.

    Un po’ di emozione c’è, ma con un innegabile vantaggio, rispetto ai giorni della pubblicazione per Giunti: se qualche critico norvegese stroncherà il mio scritto, io comunque non ci capirò una virgola.

     

    Se qualcuno invece conosce la lingua (ma anche no), può sbirciare  qui .

     

    Il Jolly è: grazie all’editore Tiden Norsk Forlag e agli impareggiabili Walkabout Literary Agency.
    E poi… God Tur, Piken fra Piemonte! (Google suggerisce che si dica così)
    pikenfrapiemonte
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  • Gli anni addosso

    On: 18 Gennaio 2016
    In: sproloqui
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    gli anni addossoMi si scollano di dosso gli anni,
    vecchi francobolli attaccati a saliva.
    Mi cade sulle spalle l’anno che garrivo
    sulle spalle di mio padre, allegra e dritta,
    regina di portamento sulle strade sgarrupate di paese,
    tra la piazza e il cortile.

    Mi scivola sul petto il 1994,
    anno del primo amore incoronato, in un giugno di sabbia tiepida
    e sementi. E molle di ubriachezza e di qualche cosa che sembrava intero
    ascoltavo le canzoni di Battisti, ballavo le canzoni degli Smiths.
    Cantavo le canzoni alla chitarra senza accordi sulle dita, senza note
    allo spartito, muovevo dottor martens rossi a braccio,
    sul palchetto scheggiato e liso alle feste d’Unità.

    Dalle tempie rotola una carezza di madre,
    la raccolgo nell’incavo del collo e ci poggio la testa,
    in riposo. Dondolo piano, da un piede all’altro,
    cercando quella fermezza di granito,
    quel basalto di tenerezza quieta che non ho trovato dopo,
    dentro nessun abbraccio, dietro nessuna barricata.
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  • Istanti rubati a #dicembre2015 (con Instagram)

    On: 13 Gennaio 2016
    In: foto, la mia vita e io
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    dicembre15 con instagramC’è chi dice Il tempo è denaro.
    Non credetegli: il tempo vale molto di più.
    Mi basta vedere questa panoramica di scatti di dicembre, uno al giorno o poco più, per rendermi conto che ogni istante sereno è un regalo bello e impacchettato, con sopra un biglietto che porta il tuo nome.

    Basta che cambi di poco la luce, basta un odore che c’era nell’aria, la foto non lo dice, ma tu lo sai che c’era, o una voce durante lo scatto che dice Mamma. Basta un niente per aggiustare di magia il momento.
    Una fiamma che traballa contro il buio della notte, ma piano, mentre noi sul divano ci facciamo caso a malapena. Una tavola imbandita, una passeggiata nella nebbia, il gatto che sbircia alla finestra.
    Non ci pensiamo mai abbastanza, a come basta poco a farci fare un respiro profondo e dire: Ho quello che mi serve.

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  • Punto elenco per il 2016

    On: 4 Gennaio 2016
    In: la mia vita e io, sproloqui
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    punto elenco
    • non ti muovere verso il traguardo: stai fermo lì e vedilo arrivare cambiando lo sguardo
    • non dividere con gli altri quello che hai, molto meglio dividere il buono di quello che sei
    • fai coriandoli delle certezze, nutri il dubbio offrendogli i tuoi pensieri scalzi e zero sicurezze
    • spera di perderti e inciampare prima di arrivare in cima alla scalata : il viaggio che va liscio di bonaccia non insegna come fare quando c’è la mareggiata
    • non rispettare a priori la misura, stai sopra o sotto e sempre fuori inquadratura
    • non fare niente per fare cambiare opinione, cura il tuo punto di vista senza la boria della condivisione
    • fai che la voce del verbo navigare serva non solo per il browser ma soprattutto a star per mare
    • alimenta il pensiero divergente, non prendere parte alle dispute inutili, pur disprezzando certe opinioni, rispetta le gente
    • guarda le cose da sotto in su che a star troppo in alto prima o poi si va giù
    • tratta da uomo ogni piccino e aiuta ogni uomo a trovare il bambino.
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  • Tiritera di Capodanno

    On: 30 Dicembre 2015
    In: la mia vita e io, sproloqui
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    tiritera di capodannoCapodanno. Finisce un viaggio
    e uno ricomincia. O forse è sempre lo stesso
    ma è bello immaginare
    una cosa che comincia.

    Vorrei che il mondo si raddrizzasse un po’.
    È un mondo strano: le anatre libere di migrare
    e gli uomini no.

    Vorrei diventare il pastello
    di cera, ma bianco
    che sul bianco non si vede
    ma sul nero sa fare la neve.

    Mi piacerebbe tonasse di moda
    il valore della sfumatura
    ripristinare il fascino timido del grigio
    e ridare importanza alla misura. (altro…)

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  • Incrocio

    On: 28 Dicembre 2015
    In: lettera
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    preghiere tibetane (India)Ho scoperchiato mondi, per venirti a cercare.
    Ho disseminato profezie e incanti, ho distillato lacrime,
    pianificato incontri col Destino.
    Ho atteso notti sotto un glicine in fiamme,
    ho covato silenzi più di quanto un uomo possa fare senza scordare la parola,
    ho ingannato gli anni.

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  • A Natale ogni risata vale

    On: 22 Dicembre 2015
    In: la mia vita e io
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    natale2015Sono tanti i modi che usano le mamme per ricatt persuadere i figli, ma la minaccia più terrificante, da generazioni di genitori e per un numero variabile di mesi, tra la fine delle vacanze estive e la notte incriminata è: “Se non stai buono Babbo Natale non ti porta nulla.

    Che poi diciamolo, chi ci ha mai creduto? Hanno iniziato a raccontarcela quando eravamo troppo piccoli per capirlo, e dopo era tardi, nel senso che ci era chiaro il concetto ma avevamo già un’esperienza di Natali abbastanza ampia da capire che si trattasse di bufale, e che il numero di regali sotto l’albero fosse una variabile completamente indipendente dal nostro comportamento nell’imminenza delle feste.

    Perché poi di pacchi ce n’erano eccome, ma tutto sommato era poca cosa, rispetto al miracolo dell’attesa. Il calendario dell’avvento era una promessa di meraviglia che si svelava un boccone alla volta, un allenamento all’incanto che ci attendeva nella notte del 24. Quando capivi che a occhi spalancati non sarebbe venuta mai mattina, che erano lunghe le ore per scavalcare il buio. Intense come lo sforzo di dormire, ché nessuno scende dal camino se in casa qualcuno veglia: a quello sì, abbiamo sempre creduto.

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