La mia mamma è mancata a fine febbraio di tredici anni fa. Dopo quel giorno ci sono stati giorni faticosi, come è facile immaginare. Giorni in cui la primavera tardava ad arrivare, diciamo così.
Ricordo però il momento in cui un pezzo di me è uscito dal letargo: era il 25 aprile, con mio padre e mia sorella eravamo a una manifestazione a Torino. Abbiamo cantato le canzoni della Resistenza, pure stonati come siamo, c’era caldo, finalmente, ho tolto la felpa e ho lasciato che il sole tornasse a toccarmi la pelle.
Ho pensato che il 25 aprile è la festa della Liberazione, ma soprattutto è la festa di chi, per un periodo più o meno lungo della propria vita, abbia dovuto tener duro.
Quel mattino con me c’era mio padre, c’era mia sorella: stavamo là in mezzo a un sacco di altra gente commossa, avevamo voglia di cantare e persino di ridere. Eravamo sopravvissuti a mesi e mesi di fatica e stavamo dicendo, a modo nostro, senza parole, che è questo che avremmo continuato a fare: tener duro.
Da allora, per me, questo giorno è ancor più un invito a resistere. Anche dopo un lungo letargo della ragione e del cuore può tornare il sole, e la voglia di cantare, e persino di ridere.

Ieri siamo tornati dalla montagna. Il mattino è cominciato con una nebbia che si smangiava l’orizzonte e dopo è venuta la neve – una neve ghiaccia e dritta ma fitta, potente. Abbiamo fatto una lunga camminata per trovare un amico che aveva a pranzo altri amici e ci siamo seduti nella cucina calda: brillava il fuoco dentro la stufa, il tavolo di legno senza tovaglia era apparecchiato con tre salamini, una bottiglia di vino rosso e piatti bian



Dicevano delle grandi nevicate che allora venivano; di tante altre cose e burle che adesso non accadono più perché la gente ha troppi svaghi e poca fantasia.









Alla tua spensieratezza, alla tua caparbietà, all’ironia spiazzante, alla testardaggine irremovibile. Al tuo dormire con la mano sotto la guancia, al tuo modo di muovere le braccia mentre corri, per prendere velocità, come un piccolo treno.
In viaggio bisogna scrivere poesie.
Viaggio in Sicilia in pillole – una al giorno











