Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Mi piace il pane morsicato (Istanti rubati a #gennaio2018)

    On: 19 febbraio 2018
    In: istanti rubati, quasi poesia
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    monferrato - gennaio 2018

    Alla bellezza annunciata di una cattedrale
    preferisco la dolcezza inattesa di una tovaglia e un paio di calzini stesi in un vicolo,
    il miracolo della simmetria di un aranceto,
    la grazia scomposta di un fico d’india sul ciglio della strada.

    Alla boutique con gli specchi ai muri
    preferisco l’osteria di chi fa scempio di vino e ballate,
    ai grandi corsi lucidati dal passaggio dei turisti scelgo la bettola dei rigattieri,
    gli scogli dove pescatori solitari misurano la profondità del lancio
    e la corrosività di un ricordo.

    Mi piace il pane morsicato,
    il grembiule della donna affacciata sul viale,
    la tazzina di caffè lasciata vuota sul tavolino.

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  • In viaggio bisogna scrivere poesie

    On: 18 dicembre 2017
    In: quasi poesia, viaggi
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    ericeIn viaggio bisogna scrivere poesie.

    Raccogli le parole in strada,
    dietro lo spigolo bianco di un tramonto,
    sulla linea retta che fa del mare una sfumatura più intensa del cielo.

    Setaccia le parole
    tra i grani di luce nel tuo cappello,
    dividile dall’imbroglio delle nostalgie.
    Desumile dalle traiettorie degli uccelli migratori
    che s’assiepano sui fili della luce
    – mentre anche tu vai via.

    Districale dai nodi delle desinenze di novembre
    dall’affanno della sua luce cruda,
    delle ombre che si porta al collo
    come grani di una litania.

    Scova le parole sotto la ruota
    delle tue scarpe
    e spingile a dire
    quello che non vorrebbero.

    Tutto quello che non vorrebbero.

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  • Istanti rubati ad #agosto2017 (Salire)

    On: 14 settembre 2017
    In: istanti rubati, la mia vita e io, quasi poesia
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    obra di vallarsaL’erba sono i miei capelli, i nodi negli arbusti bassi e delle radici sono le nocche delle mie dita. E i polsi. La mia saliva nasce dalle tue fonti segrete e scivola sulla tua schiena piena di gobbe e di cicatrici.

    Sono i miei denti i tuoi sassi levigati e mentre incespico tra i sentieri bianchi, rotolano pietre insieme alle intenzioni e a quello che solo ieri sera sembrava importante.

    Mi si tappano le orecchie e il respiro tuona dentro la gola come l’eco che da valle alla cima ripete tutti i miei nomi. Nelle tue gole oscure il sangue si rinvigorisce e mi aggrappo alle tue vene di roccia come al collo di una madre.

    Poi mi stendo e il cielo si prende i miei occhi e -uno a uno- i battiti del cuore.

    cima postaobra di vallarsatrentinocima postaponte tibetanoobra di vallarsaobra di vallarsa
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