Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Ultimo giorno di scuola e del ricominciare a scrivere lettere (Istanti rubati a giugno2021)

    On: 27 Luglio 2021
    In: la mia vita e io, quasi poesia
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    18 giugno
    Ieri i prati intorno a casa erano pieni di lucciole. Era una vita che non ne vedevo così tante. C’eravamo noi, le torce e un tappeto di puntini luminosi.Questa mattina sono uscita a camminare. Passando davanti a una vecchia cassetta delle lettere ho pensato che non ricevo una lettera da non so quanto tempo (mail quelle sì, ogni giorno). Ho pensato a una frase bella trovata in un libro, parla delle cose che non troviamo mai il tempo di fare.
    Non troviamo il tempo di sederci in balcone a guardare le nuvole, di passeggiare in un campo di notte, di tenerci abbracciati senza nessuna ragione. Il libro si intitola Luce d’estate ed è subito sera. Ci son cose che andrebbero fatte, prima di sera.
    Dovremmo ricominciare a scrivere lettere.

    11 giugno
    Il primo giorno di scuola, 5 anni fa, Lemuele aveva gli occhi grandissimi.
    L’ho lasciato al banco seduto composto, la schiena dritta, quei suoi occhi enormi che sembravano chiedere E adesso? Un fiume stretto tra le ciglia: tutte le lacrime che non voleva lasciare uscire. Anche i miei si sono allargati per contenerlo, lui lì al banco, la nuova classe, i compagni, la cattedra – si sono allargati per trattenerlo e non perdere una briciola del mondo nuovo che lo aspettava. Poi li ho strizzati, è stata questione di un attimo, e cinque anni son passati. Sono stati anni pieni di cose, a pensarci bene. Macchie sui quaderni, inchiostro, lettere sghembe, Hai studiato storia?, la frutta per merenda spiaccicata nello zaino, le tabelline, gli astucci persi, gli astucci ricomprati, gli astucci distrutti, gli astucci aggiustati macchiati bucati. Tutte le storie lette la sera, tutte quelle parole che si fanno universi, e le liti -Non hai ancora fatto i compiti!- i pianti di stanchezza, la scuola davanti al pc, il diario pieno di scarabocchi, di righe cancellate, di righe dimenticate e di corse fuori e dentro il cortile di scuola, tutti in fila con la cartella pesante, le mani in tasca, i quaderni dimenticati, Hai ripassato scienze? E la fortuna di aver incontrato guide illuminate, insegnanti di quelle che sono maestre di vita, di quelle che, amore mio, ti auguro di trovare sulla tua strada ancora, e di saper riconoscere – per avere il privilegio di essere accompagnato da sguardi benevoli e attenti, attraverso questo mondo imperfetto.
    Questo ti auguro, oggi, mentre corri attraverso il cortile. Ti auguro di vedere non la fine ma l’inizio di una nuova avventura- mi sforzo di farlo anche io, lo prometto. Ti auguro di crescere senza smettere di mostrarti per quello che sei.E di conservare i tuoi occhi grandi, i tuoi occhi-mare pieni di futuro. Occhi enormi per divorare il mondo.

    6 giugno
    Questa mattina all’alba: bosco, Guccini e quel boccone in gola che non va su né giù (semicit.) come ogni volta che qualcosa finisce (un anno, una stagione, un ciclo, una lettera, un film, un amore). Per esempio, oggi, giorno di cerimonia. Tra poco farò una doccia, metterò un vestito carino e forse sandali col tacco, un poco di trucco, siederò quasi composta e dirò cose vagamente ragionevoli. Ma io sono là: bosco, Eskimo, scarponcini. E quel boccone che non va su nè giù – quel boccone che forse, a pensarci bene bene, potrebbe persino essere il cuore.

    1 giungo
    Attacchi subdoli di nostalgiapiccoli morsi feroci agguati.
    Basta un poco di musica, un’ora di sole
    e l’assalto dei giorni passatimi sfianca.
    Mi difendo scrivendo gli appunti di un viaggio
    ancora da fare.
    Mi difendo a fughee colpi di coda e, a sera, unguenti cerotti
    soffi gentili
    sui graffi.
    Mi difendo pregandola me di ieri:
    adesso lascia, lasciami andare.

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  • Facciamo bosco

    On: 4 Gennaio 2021
    In: quasi poesia
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    Non c’è distanza
    che nel silenzio
    non si ricucia.

    Facciamo gli alberi,
    che le parole non servono,
    che le radici
    nel buio del mondo
    si toccano.

    Facciamo gli alberi
    che sopravvivono alla fine

    del proprio ramo
    – diventando bosco.

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  • Sii la polpa

    On: 21 Settembre 2020
    In: quasi poesia
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    Sii la polpa di melone
    sulla tovaglia
    bianca.
    Sii la zona d’ombra
    quando il sole
    è ardente,
    il soffio caldo
    della stufa
    in una notte
    di dicembre.


    Sii la metafora
    venuta bene,
    la storia raccontata
    da chi non conosce
    le parole.
    Sii le macchie di luce
    nel folto di un faggeto.


    Sii l’amico
    a cui ognuno dice:
    No,
    che non avevo impegni,
    benvenuto, e cambia
    i programmi
    per rimanerti
    accanto.


    Fa’ che il tuo spirito
    non abbia confini
    ma che sia capace
    di raccogliersi
    tutto
    dentro una mano.

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  • E brillare

    On: 21 Settembre 2020
    In: quasi poesia
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    Mentre sali la cresta di una montagna
    guarda a valle il sentiero percorso.
    Per quanto sia lunga
    ancorala salita, non potrai che ringraziare
    le gambe
    il fiato
    il tuo cuore
    per averti avvicinatoalle nuvole.

    Per averti mostrato che qui
    -fuori dal vociare
    confuso del mondo-
    puoi essere lontana da tutto
    e parte
    di tutto.

    E brillare di smisurata
    e accogliente
    solitudine.



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  • Siamo creature dei boschi (Istanti rubati a #giugno2020)

    On: 28 Luglio 2020
    In: istanti rubati, lettera, quasi poesia
    Views: 425
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    Siamo creature dei boschi prestate alla civiltà.
    Abbiamo linfa nelle vene e occhi color corteccia o foglia.
    Di ramo in ramo saliamo sfidando la forza di gravità
    e scendiamo fino al suolo sempre controvoglia.

    Abbiamo il cuore tremante di certi cerbiatti,
    la vista al buio della civetta,
    ci dicono che siamo distratti
    o facili prede di abbagli: ci incantiamo sui dettagli
    che sfuggono a quelli che vanno di fretta.

    Non ci manca la curiosità scanzonata del gatto,
    il coraggio silenzioso del lupo,
    non ci manca l’intuito e la prontezza allo scatto,
    né l’audacia del balzo che sfida il dirupo.

    Siamo creature rupestri
    ma di tipo socievole,
    ogni tanto ci pigliano per extraterrestri
    per la nostra allergia alle regole.

    Seduti a un banco, dentro a un ufficio o in un supermercato
    sembriamo forse un po’ strani:
    ma non puoi certo giudicare un pesce
    dal modo in cui si muove tra i rami.

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  • Gelsi (Istanti rubati a #maggio2020)

    On: 25 Giugno 2020
    In: istanti rubati, lettera, quasi poesia
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    In un principio d’estate

    raccogliamo gelsi

    nel viale di casa

    dove abbaiano i cani.

    Mentre nascosti tra i rami

    ridiamo

    -le bocche i denti macchiati

    di viola-

    sentiamo come sarà dura

    domani

    essere ancora e in una volta sola

    così sporchi,

    e contenti

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  • Uomini e no

    On: 21 Ottobre 2019
    In: quasi poesia
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    Qualcuno sa nuotare ma non è un pesce
    qualcuno vorrebbe volare
    ma gli mancano le ali
    e non ci riesce.

    Qualcuno ha preghiere senza parole
    qualcuno ha speranze che crescon da sole;
    non serve annaffiarle né potarle in aprile,
    basta sognare un mondo
    gentile.

    Qualcuno aspetta e non sa che cosa
    qualcun altro pretende sempre qualcosa,
    qualcuno tace
    e chi tace acconsente
    -lo afferma chi urla
    e gli altri non sente.

    Qualcuno ha due gambe due braccia
    un cuore tenace
    dita capelli sudore e lacrime fatte col sale
    ma non è uomo
    se non è capace
    di riconoscerne uno
    diverso da sé
    -eppure uguale.

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  • L’altra parte

    On: 12 Agosto 2019
    In: quasi poesia
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    A casa mia le cose erano diverse. 
    Là ci stavano sentieri fatti con i sassi e sabbia e bordati d’erba verde
    e il confine tra il cortile mio e quello del vicino
    era fatto da una riga disegnata in terra,
    disegnata per essere saltata.

    Poi è venuta gran confusione 
    e la famiglia che ci abitava accanto è andata via per prima.
    Andata dove, chiedevamo noi bambini,
    Andata dove.
    È rimasta una linea disegnata in terra 
    e nessuno -e niente- dall’altra parte.

    La gran confusione deve aver mischiato tutto,
    perché dopo sono venuti sentieri fatti d’acqua
    -sentieri d’acqua, ci crederesti?,
    una scia mobile attraverso il mare.
    Non c’erano più i miei passi sulla sabbia ma lo stare in equilibrio
    su una barca
    e non c’era più la traccia, solo blu davanti gli occhi.
    E dietro e tutto intorno. Un blu che qualche volta diventava nero.

    Ora vivo in un Paese dove i limiti sono tracce in fil di ferro:
    non per essere saltati
    ma per dire la differenza tra chi sta qui
    e chi sta dall’altra parte.
    Non cuce, il confine, ma strappa
    come la forbice col filo
    come la distanza col passato,
    e quel che vedo è un muro alto 
    e reti
    e non so cosa c’è dall’altra parte.

    Non so più
    se c’è, un’altra parte.

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  • Alla preghiera di chi ama servono poche parole (Istanti rubati a #novembre2018)

    On: 20 Dicembre 2018
    In: istanti rubati, lettera, quasi poesia
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    autunno

    Ogni giorno vieni qui,
    apparecchiamo la tavola insieme.
    Il piatto e il bicchiere vicino,
    a sinistra la forchetta, il coltello a destra,
    un sorso di vino
    e luce alla finestra.

    Alla preghiera di chi ama
    servono poche parole
    vale più il silenzio
    vale il gesto che protegge dal sole
    dalla trascuratezza
    e dal ripensamento.

    Che sia pulita la tovaglia
    che sia pieno il bicchiere
    che ti resti la voglia
    di versarmi da bere.

    In fondo ci vuol poco
    perché sia sostanzioso il pasto,
    smuovere la brace, alimentare il fuoco,
    cincischiare un po’ per gioco,
    e il tuo cuore
    quando è vasto.

    E se un giorno -per sfortuna o cedimento-
    il pane sarà bruciato
    e si sarà fatto aspro il vino
    non sarà un giorno sprecato
    non sarà mancato il nutrimento
    se mi sarai rimasto seduto
    vicino.

    pom granin, monferrato
    pom granin, monferrato
    pom granin, monferrato
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  • Farei una collana delle tue prime volte (Istanti rubati a #settembre2018)

    On: 29 Ottobre 2018
    In: istanti rubati, la mia vita e io, lettera, quasi poesia
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    pom granin, monferratoFarei una collana delle tue prime volte.
    La prima volta che sei nato (potrebbero essercene tante)
    la prima volta che hai volato
    tra le mie braccia con le braccia larghe pensandoti un aliante.

    Quando hai detto la prima volta piumone
    lì per lì non sembrava importante
    è successo lo stesso con frutta pompelmo e stagione
    pareva poco, ma adesso
    vorrei risentirle tutte quante.

    C’è stato il primo giorno a scuola
    ti ho lasciato in classe con la schiena dritta e occhi larghi
    come un prato
    avrei avuto voglia di tornare indietro e stringerti
    e non farti uscire dal mio abbraccio per un tempo smisurato.

    C’è stata la prima volta
    che hai viaggiato, guardando la notte al finestrino:
    ombre si muovevano lontano,
    io forse ti tenevo la mano
    forse guardavo avanti, sentendoti vicino.

    La prima volta che sei salito a cavallo
    pure piccolo e maldestro sopra quella schiena enorme
    sembravi così fiero;
    ho capito dal modo in cui tuo padre ti guardava
    che quella è stata la prima volta
    che si è sentito intero.

    Farei una collana delle tue prime volte
    la terrei sempre al collo per non perderne nessuna
    so che sarebbe il solo gioiello
    capace davvero di portarmi fortuna.

    Tra le tue prime volte una è speciale
    – il giorno che hai visto il cielo.
    C’era inverno e pioggia
    fuori dall’ospedale,
    e un freddo severo:
    quella è stata la prima volta
    che dentro i tuoi occhi
    il cielo l’ho visto
    anche io per davvero.

    pom granin, monferratopom granin, monferrato

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