Risistemando un po’ di foto, mi è caduto lo sguardo su quelle di San Lorenzo, e ho ripensato alla serata della scorsa estate.
Siamo partiti coi bambini, i ragazzini della settimana vacanze e una manciata di amici nel tardo pomeriggio e abbiamo occupato una radura nel bosco poco lontana da casa. Arrivati tutti, grazie al servizio navetta fuoristrada, abbiamo preparato la grigliata, in attesa che le stelle cadenti, non più nascoste dalla luce del giorno, ci mostrassero le loro danze veloci attraverso il cielo.
Siamo partiti coi bambini, i ragazzini della settimana vacanze e una manciata di amici nel tardo pomeriggio e abbiamo occupato una radura nel bosco poco lontana da casa. Arrivati tutti, grazie al servizio navetta fuoristrada, abbiamo preparato la grigliata, in attesa che le stelle cadenti, non più nascoste dalla luce del giorno, ci mostrassero le loro danze veloci attraverso il cielo.
Il posto era un incanto: eravamo alla sommità di una collinetta curva, circondata da alberi fitti, un orizzonte da cartolina impigliato tra i rami. Abbiamo accesso il falò al centro di un cerchio di pietre su cui sedersi. Sembravano pronte per un rito magico.
E la magia c’è stata, quella di ogni giorno, perpetua e solenne: il sole che cede il passo alla luna, veli scuri che s’addensano, e quell’ora di mezzo, terra di nessuno, dove la vista inganna e si confonde.
E la magia c’è stata, quella di ogni giorno, perpetua e solenne: il sole che cede il passo alla luna, veli scuri che s’addensano, e quell’ora di mezzo, terra di nessuno, dove la vista inganna e si confonde.
Sono scesa in poco più in basso, nel bosco, e ho guardato in lontananza le sagome scure illuminate dalle fiamme sulla terra ad arco, ho immaginato di osservare un’intera porzione di cosmo.
Quando la notte è arrivata abbiamo messo musica forte e, con la schiena appoggiata sul terriccio caldo di agosto, abbiamo conficcato gli occhi in quella cosa densa di segni e bagliori.
Credo di aver visto una stella cadente. Credo.
Me ne servivano almeno un paio.
Ma non importa. Sbirciando quell’universo troppo grande per essere immaginato mi si è acceso il cuore di possibilità.
Quando la notte è arrivata abbiamo messo musica forte e, con la schiena appoggiata sul terriccio caldo di agosto, abbiamo conficcato gli occhi in quella cosa densa di segni e bagliori.
Credo di aver visto una stella cadente. Credo.
Me ne servivano almeno un paio.
Ma non importa. Sbirciando quell’universo troppo grande per essere immaginato mi si è acceso il cuore di possibilità.
Il jolly è: esprimere un desiderio. Non solo a San Lorenzo
Leggendoti percepisco che la natura è una grande fonte d’ispirazione per te.
Le tue poche righe e le tue molte foto dicono tutto dell’intensità che tocchi (e che fai toccare) durante le tue esperienze a contatto con la terra. Mi arriva sempre una strana energia e una sottile emozione anche se davanti a me ho una tastiera e tanti , tanti, pensieri per la testa.
Grazie.
The Real Person!
Author Fioly acts as a real person and passed all tests against spambots. Anti-Spam by CleanTalk.
no grazie a te. è uno dei più bei complimenti che abbiano fatto alla mia scrittura: grazie