Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

a sentire la Vita che va celebrata (istanti rubati a #aprile2024)

On: 9 Maggio 2024
In: istanti rubati
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18 aprile
mi regalo perline e del filo per fare orecchini
mi regalo di chiamare i miei figli bambini
anche se il tempo tesse il suo arazzo
e toccherà chiamare il bambino
ragazzo

mi regalo del tempo vicino a chi amo
che l’amore è la madre di quello che siamo
ma è pure il padre il nonno e il fratello
l’amore è la cura e allevia il fardello

mi regalo un siero che pialla e rimpolpa
le rughe son belle però a mia discolpa
io dico non serve volerle più in fretta
le aspetto tranquilla con una birretta

mi regalo un incontro con la cartomante
anche se forse non servirà a niente:
il futuro lo posso senz’altro aspettare
quel che vorrei è capire il presente

mi regalo dei vuoti da riempire al momento
col cuore ben desto e il telefono spento
e giorni animati come i cartoni
che la sera sei stanco ma vincono i buoni

non festeggio quest’anno
mi son ripetuta
ma festeggiare è anche solo
restare seduta
magari in un prato a fine giornata
a sentire la Vita
che va celebrata.

25 aprile
Sarebbe già tanto potersi liberare
delle corazze inutili
degli inestetismi
delle cattive abitudini
di tutti i fascismi

delle malelingue e della malasorte
della paura delle linee che vengono storte
di quel che va stretto
di tutto il non detto.

Sarebbe già molto dire addio
a chi non dà ascolto
alle vuote pretese dell’io
ai dettami insensati della rabbia
a chi sale in barca e non vuol remare
ai sogni atrofizzati dentro una gabbia:
apri la porta, lasciali andare!

Sarebbe già abbastanza
spremere la sostanza
dei giorni e conservare la polpa:
disperdere al vento
le acrobazie dell’ego
e tutti i sensi di colpa.

28 aprile
Ci sono giorni che per intensità valgono mesi.
Ci sono legami che per intensità diventano Famiglia.
Abbiamo battuto bicchieri e ballato nella neve, abbiamo riso e cantato e mischiato lacrime alla birra, ci siamo scambiati aneddoti come figurine, ci siamo incontrati, ritrovati e riconosciuti e ci siamo abbracciati forte da tenerci in piedi. Abbiamo mescolato incazzatura e gratitudine in parti quasi uguali.
Sono usciti Ti ricordi? a fiume, e pure rabbia – rabbia che ribolliva come lava dietro le parole e poi anche incredulità e quel po’ di pace che nasce dai cuori che si toccano.
Se ne sono andati i nostri giorni giovani, ci è sembrato di capirlo adesso – ma non sono passati invano e quello che hanno lasciato sta fuori dalla giurisdizione del tempo. E quello che hanno lasciato certamente basta per tenere il nostro fuoco acceso.
Le nostre divinità di pietra non hanno smesso di sorvegliarci i passi.
E noi c’eravamo tutti. Ma proprio TUTTI.



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