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Gli ingredienti di un sogno ancora da costruire
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Nomen omen? Le scelte di una mamma che non si chiama Maria
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Lemuele e Eliandro.
Sono i nomi dei miei figli, regolarmente registrati all’anagrafe.
La scelta è stata difficile e travagliata, studiata e sentita allo stesso tempo.
Non conto le volte in cui, quando ero incinta, sciorinavo agli amici liste di nomi improbabili e mi sentivo dire E che, gli vuoi male a questo bambino?
È che mi chiamo Fioly e da sempre vado così fiera dell’originalità del mio nome che non ho potuto fare una scelta diversa per i miei figli.Sono un po’ stramba, lo so. -
Heidi, la neve, il mal di testa
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Tutto è cominciato domenica scorsa con un’emicrania che non ricordavo dall’epoca delle ciucche stellari durante le vacanzae in Spagna. Quelle che capitano dentro una sera di sangria e te le smaltisci in una tre giorni di acqua naturale.
A dire il vero è cominciato un poco prima, con un’influenza trascurata (in perfetto Fioly-style, direbbe mio padre). Comunque ho pensato di impazzire, domenica, nel lasso di tempo in cui l’antidolorifico ha fatto effetto, io che mi vanto da sempre di non sapere nemmeno cosa siano, gli antidolorifici. Ecco qui la punizione. (altro…) -
Dieta, omeopatia e fantasia. Ovvero: cosa non si farebbe per i figli
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Negli ultimi giorni ho capito che cosa è la pena del contrappasso. Sulla mia pelle, intendo.
Con che cosa poteva essere punita una paladina dell’anti casalinghitudine che vorrebbe votare se stessa alla sperimentazione della pillola dell’astronauta in definitiva sostituzione dei pasti? Ovviamente, il mio inferno personale è abitato da un pediatra che dopo 4 (e sottolineo 4) ore di accuratissima visita ai miei figli emette l’inappellabile sentenza: bambini sani ma con la necessità di cambiare dieta. -
All’asilo si recita a soggetto
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Ricordo le mie recite scolastiche natalizie. I miei genitori tra il commosso e il singhiozzante mentre io su un palco sovraffollato mi prodigavo in esibizioni di dubbio gusto, con abiti stile bomboniera evocanti figure angeliche e celesti e stonando clamorosamente con una voce più adatta a celebrare i gironi dei dannato.
Con una buona dose di realismo mi domandavo che cosa spingesse i miei familiari a emozionarsi tanto, ed ero pronta a scoprirlo alla prima recita d’asilo di Lemuele la scorsa settimana (lo so, la recita di natale a fine gennaio parte già col piede sbagliato, ma tant’è). -
Sul carro bestiame
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Non sono arrabbiata. Sono furibonda. Furente. Pericolosa come una miccia inesplosa.
Ho appena scoperto i nuovi orari dei treni. Fino a oggi avevo rimosso il problema, avevo messo in qualche angolo ben nascosto del cervello l’informazione del previsto cambiamento, non avevo voluto avvelenarmi l’illusoria certezza che in sole 1 ora e 50 minuti sarei riuscita, anche per il 2013, a coprire il tragitto casa-ufficio. Oggi scopro che di ore ce ne vogliono abbondantemente più di due. -
Di vecchi presepi e nuovo stupore
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Metà novembre e il mondo intorno pullula di richiami al Natale. Già dal pre Halloween si vedevano in giro zucche e fantasmi affiancati da panciuti omoni vestiti di rosso.
Ora. Io sono tutt’altro che un Grinch ma tutto ciò mi pare un pochino eccessivo. Avanti di questo passo mi aspetto di trovare le renne con le slitte accanto all’invito per il pranzo di ferragosto.
Però ormai ci siamo: tra meno di un mese, dall’8 dicembre, come tradizione vuole, aprirò anche io le porte di casa al Natale. (Il poveraccio, probabilmente, ci troverà un tale disordine che farà un passo indietro per non aumentare l’entropia. Ma questo è un altro discorso). -
Flash
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Ho ripreso il lavoro dopo la seconda maternità da quasi tre mesi. Le giornate hanno accelerato i tempi, come in una giostra che cominci piano e dopo acquisti velocità, fino a stordirti in un giro tondo frenetico che ti prende la mano. Ti ritrovi assuefatta a un capogiro straniante, interrotto, con ostinata puntualità, dai fine settimana.
Le mezze giornate in ufficio si rincorrono rapide, a furia di riunioni, chiacchiere coi colleghi, ansie da precarietà che aleggiano sempre più pesanti, tra voci e smentite che rendono tesa l’atmosfera. Poi d’un tratto, in mezzo a questa corrente alternata di pensieri e impegni, un flash. -
Si sta come d’autunno (ma di quelli ventosi)
“Sono quasi disoccupata”.
“Benvenuta nel clan”.Non è un allegro siparietto, ma la temuta e verosimile piega che a breve potrebbe prendere il mio destino. Il mio insieme a quello di tanti altri. Come spietatamente comprovano stralci di discorsi a caso in un luogo a caso in un giorno a caso.
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La versione di Crudelia
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Vi prego, chi mi conosce lo confermi: non sono un’asociale. Anzi. Non disdegno certo la solitudine, ma mi piace parecchio stare in mezzo alla gente, fare due chiacchiere anche con chi conosco poco.
Posso attaccare bottone con vicino di ombrellone, scambiare due parole con la cassiera del supermercato, con il vecchietto che al mercato sceglie la frutta per i nipotini.






