
Negli ultimi giorni ho capito che cosa è la
pena del contrappasso. Sulla mia pelle, intendo.
Con che cosa poteva essere punita una paladina dell’anti casalinghitudine che vorrebbe votare se stessa alla sperimentazione della
pillola dell’astronauta in definitiva sostituzione dei pasti? Ovviamente, il mio inferno personale è abitato da un pediatra che dopo 4 (e sottolineo 4) ore di accuratissima visita ai miei figli emette l’inappellabile sentenza: bambini sani ma con la
necessità di cambiare dieta.
Al termine dell’ interminabile incontro, dopo il tempo passato ad ascoltare le parole del dottore -illuminanti quanto complesse- e contemporanamente a tirare già le due pesti che giocavano a fare Tarzan su ogni mobile dello studio, lì per lì non ho capito la gravità della (mia) situazione. Perché Eliandro se la cava evitando la carne di maiale (vabbè, rinuncerà al suo amato prosciutto e sarà facilitato se mai deciderà di convertirsi all’islamismo) ma Lemuele dovrà cancellare dalla sua alimentazione ogni flebile traccia di latte e lattosio.
Ora, avete idea di quanti prodotti contengano lattosio? Praticamente l’universo mondo, eccetto i sani prodotti dell’orto che mio figlio schifa come la peste bubbonica.
Il bravuomo del dottore ha aggiunto: inoltre, signora, non si fidi del pane che trova in giro, non si sa cosa ci mettano dentro. Usi le farine indicate sul foglio (la marca più famosa è reperibile quanto il tartufo bianco nelle zone dell’India tropicale) e lo faccia lei in casa. Può acquistare una piccola macina e tritare i semi di lino da metterci dentro.
Certo, ma perché non tentare una coltivazione di semi vari sul balcone, in modo da non restarne mai sprovvisti? Il dottore non ha capito che si trattava di una battuta.
Comunque mi ha lasciato un comodo malloppo ciclostilato della consistenza di un volume dell’enciclopedia Utet con un elenco di prodotti alternativi, tutti rigorosamente introvabili (perlatro la mia ubicazione decentrata ai confini del mondo mi facilita non poco).
La prima spesa è durata un pomeriggio, insieme a mia sorella che, dopo la prima ora e mezzo di capillare ricerca, si nascondeva a piangere tra gli scaffali.
Comunque ci proverò. Dovrebbero così sparire i problemi intestinali di Lemuele e la tosse semi perenne di Eliandro, evitandogli continue cure a base di antibiotici e cortisonici.
Io spero che serva, che davvero questo approccio olistico che -scherzi a parte- mi ha tanto affascinata dia i frutti sperati.
Perché il pediatra alessandrino non può trovarmi più d’accordo sulla teoria di partenza: la malattia si manifesta nel corpo ma nasce nell’anima e passa attraverso il pensiero. Il nostro approccio occidentale si concentra sul sintomo, ignorando il resto.
Quindi non bisogna agire solo con i farmaci ma occorre scovare quegli alimenti che ci danneggiano, in base a predisposizione genetica e stato di salute contingente (detto così pare un responso dell’i-ching, lo so, lui è stato decisamente più esaustivo).
Insomma, la teoria mi convince, voglio tentare questa strada. La mia sterile fantasia in cucina sarà duramente provata; di certo non mi trasformerò in nonna papera ma qualcosa mi inventerò.
Sperando di ottenere almeno un consistente sconto sul debito karmico.
Il
jolly è: per la fantasia ai fornelli mi farò aiutare dalla mia amica Bettina e dal suo blog,
La cucina di Bettina. Assagiare per credere!
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