Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • InnamoGrato e una chitarra (Istanti rubati a maggio2021)

    On: 23 Giugno 2021
    In: istanti rubati
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    17 maggio
    Ieri era una sera fredda, una sera di maggembre. Abbiamo cenato fuori, io a tavola con la giacca a vento.
    C’era una luce incredibile -un cielo lucido come un piattino leccato a dovere da un gatto, la luna un’unghia appesa in alto.I campi erano pieni di papaveri dritti e rossi – Eliandro, passandoci veloce accanto con l’auto, aveva pensato fossero rose. Mamma, guarda che belle rose!
    Faceva freddo, l’ho già detto, ma in quest’ultimo periodo il freddo l’ho patito, e non solo per questa primavera che somiglia a un marzo irragionevole e dilatato. Sono stati giorni da tirare su il collo del giaccone, ripararsi dal mondo.
    Tornando, in auto abbiamo acceso il riscaldamento. Noi quattro insieme, il tepore.Lemuele ha detto: Mamma, papà, ma allora oggi è il vostro anniversario?E Federico ha detto: Sì, è il nostro anniversario. E io non solo sono innamorato di vostra madre. Sono innamoGrato. Perchè a volte una lettera può fare la differenza.
    Arriverà l’estate, arriverà. Per adesso teniamoci stretti, teniamoci i papaveri rossi nella luce della sera e tutte le cose piccolissime (anche solo una lettera) che sanno fare la differenza.Ieri ho imparato una parola nuova, ed è bellissima.

    20 maggio
    I miei figli, mesi fa, ci hanno chiesto il telefono per la Comunione – ci hanno provato, la risposta la conoscevano già. Gli abbiamo preso una chitarra. Una chitarra piccola per le loro piccole mani.
    Li guardo e penso a quando la suonavo io, penso a come la suonavo male. Dita troppo corte, nessun senso del ritmo. Polpastrelli senza forza, incespicavo ogni volta nei barré. Mi metteva angoscia il picchiettio monotono e imperativo del metronomo, perché dettava un tempo che non prendevo mai.
    Chissà se loro riusciranno, mi chiedo mentre pizzicano ridendo le corde. Chissà se gli piacerà. Chissà se suoneranno qualcuna delle canzoni che ascoltavo, e che adesso ascoltiamo insieme.Chissà loro che sbagli faranno e se continueranno ad amarmi, quando vedranno coi miei occhi i loro errori.
    Stireranno le dita in un Fa maggiore, io mi stirerò per farmi ponte tra loro bambini e loro uomini, tra la loro azzurra infanzia e la mia vecchiaia, annaspando per restare a tempo – anche se oggi son sicura di aver ragione io, e mica il metronomo: è inesatto il tempo, è una fiamma dove brillano insieme prima e dopo e adesso.
    Poichè sono frecce i figli e archi i genitori, so che dovrò stirarmi per farmi corda, ma non mi verrà come dovrebbe, perché non sarò mai, mai libera dalla paura di mandarli troppo lontani da me.

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  • La matrioska dei mondi (Istanti rubati a #febbraio2021)

    On: 22 Marzo 2021
    In: istanti rubati
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    Il modo in cui più spesso vi immagino, quando vi immagino, è in un andare per boschi, affiancati.

    Carezzate distrattamente foglie e rami sul sentiero, maneggiate bastoni ritorti, seguite le tracce del cinghiale e della volpe nel fango. Vi fermate in ascolto del verso di un corvo – Zitto, hai sentito? E intanto parlate tra voi, parlate, parlate, sulle vostre teste nuvolette di parole si fanno solidi mondi e galassie. Mi sembra di vederli costruirsi a ogni passo: pterodattili in volo, lupi nel gelo d’Alaska, i voi due di domani, l’addestramento di falchi, spade magiche e portali, Goku, la vostra astronave, la moto, gli Assiri, la neve.

    E tutto si mescola alla galaverna e alle prime gemme, alle vostre mani fredde, alle figurine nelle tasche, all’odore buono di pacciame, agli scherzi, alla luce che filtra tra i rami, tra i vostri capelli. Quando vi immagino, vi immagino andare per boschi, coraggjosi e visionari esploratori della matrioska dei mondi.

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  • Quando siamo arrivati? (Istanti rubati a #novembre2020)

    On: 4 Gennaio 2021
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    Nell’attesa di un nuovo Dpcm portatore di lockdown e dei risultati delle presidenziali americane, nelle ultime ore ho dovuto formalizzare la rinuncia a un viaggio in camper ottimisticamente pianificato alla fine dell’estate. E chissene, direte, e con ragione. Io lo so che non significa nulla, di fronte allo sfacelo che ci circonda. Lo so bene. Ma oggi lo stesso brucia un po’. Brucia perché è il cappello di una inquietudine più profonda che ha che fare con questa nuova indefinita palude temporale durante la quale il mondo sarà lontano, altro da me, irraggiungibile.
    Tutto quel mondo con tutte quelle strade voci case incontri luci. E saranno lontane moltissime delle persone che amo. Sarà impensabile, a un certo punto del mattino, dire Ma guarda che bel sole, e uscire per un giornale e un caffè e due parole con qualcuno incontrato per caso. Non ci si può far nulla, solo trovare altri modi per mettere a frutto quello che c’è. Un modo per starci, in questo pantano, e attraversarlo. Con prudenza, con amore.
    Non cedendo ai richiami dei professionisti del terrore né a quelli dei ciarlatani spacciatori di paccottiglia. Cercando di non farci annientare dall’ansia. Continuando a nutrire come possiamo la parte di noi che si alimenta di progetti e di sogni – una guida per un nuovo viaggio, un biglietto del treno che porta al mare, una notte in rifugio ad ascoltare le chiacchiere dei ghiacciai. Il nostro camper che cammina sulla strada grigia, mentre una musica bella viene dalla radio e i bambini di continuo ci chiedono: Quando siamo arrivati? Quando siamo arrivati?
    (Quando siamo arrivati?)


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  • Diario di montagna (Istanti rubati ad #agosto2020)

    On: 21 Settembre 2020
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    19 agosto
    Ti svelo un segreto, ho detto questa mattina a Eliandro. Abbiamo fatto una salita lunga e ripida, siamo arrivati a un bivacco che è una piccola casupola seminascosta nel bosco. Il proprietario la lascia lì aperta a tutti e attrezzata di tutto. Chi entra, lascia qualcosa: una firma sul quaderno, biscotti, una birra.Sulla porta c’è un cartello: speriamo nel meglio ma prepariamoci al peggio. Mi è sembrata una cosa utile a questi tempi fumosi, dove non vedi molto in là, neanche a forzare la vista.Dentro il baito c’è un fornelletto a gas e ci siamo fatti un caffè, dopo tutta la fatica. Non so quanti caffè ho bevuto così buoni.Allora, questo segreto, mamma? Quando la salita è ripida, gli ho detto, non cercare di vedere in cima. È fatica e basta. Guardati i piedi, il prossimo passo da fare. Stavamo già scendendo a quel punto. Ma mi è sembrata anche quella, a pensarci bene, una cosa adatta ai tempi e non solo alla salita in montagna.Guardiamoci i piedi, lo sforzo sembra più piccolo. Poi, magari, a un certo punto della salita, qualcuno ci ha preparato una moka e una piccola panca di legno all’ombra di un pino.

    28 agosto
    Da queste parti la salita alla Cima Posta è molto più di una gita in montagna. È una specie di rito iniziatico, connettivo, una tradizione, un modo per mettersi alla prova ogni anno, per dirsi Eccomi anche questa volta. Sono qui.Questa estate è stata la prima volta di Lemuele ed Eliandro. Sono arrivati al rifugio felici di avercela fatta e di aver trascorso qualche ora cercando di avvistare camosci, corvi, marmotte, un’aquila dalle ali enormi – oltre che sudando come fontane. Soprattutto felici di aver diviso l’esperienza con il loro amico del cuore. Perché insieme la fatica è metà e la gioia per la riuscita dell’impresa è moltiplicata: uno dei mille insegnamenti della montagna

    30 agosto
    Mi fa un po’ effetto essere qui, tra queste montagne, e pensare che tra meno di un mese uscirà “Quando la montagna era nostra”, che vive proprio su questi sentieri, tra la piccola chiesa e il vecchio bar, sotto questi alberi ancora verdi e frondosi.Così mi accade una cosa strana: che ai tantissimi ricordi che ritrovo qui, ora si aggiungano anche scene vissute solo nella mia immaginazione e riportate sulle pagine, in questa eterna e strabiliante commistione tra ciò che realmente accade e ciò che ne facciamo, tra la vita e il modo in cui la raccontiamo.Perché cosa si scrive e si legge a fare se non per percorrere strade che non sono la nostra, ma che un po’ ci somigliano?Se posso esprimere un desiderio, finché sono qui, sotto l’occhio vigile e benevolo dei miei monti: spero vi piacerà.Spero sarà un andare per boschi insieme – un perdersi e, forse, ritrovarsi, ma soprattutto un modo per fermarsi di tanto in tanto, in qualche radura, guardarsi intorno e dire Però, che bello, da qui, il panorama.

    1 settembre
    Il sole è ancora caldo, quando esce, ma la sera in cucina si comincia ad accendere la stufa.Il mattino esco presto per camminare e il sottobosco ha un odore nuovo e più intenso di terriccio umido, felci, funghi – pare farsi introverso e misterioso mentre le prime foglie, qua e là, arrossiscono. I bambini trovano mazzatamburo e qualche porcino e ridono del mio sguardo disattento, sempre altrove.Ho finito Kent Haruf e mi tiene compagnia Jesmyn Ward con La linea del sangue – vado avanti la sera fino a tardi, alla luce della lampada. Leggo poesie e gli intrichi del muschio sulle cortecce e l’acqua del torrente che si gonfia e schiamazza più forte dopo le piogge dei giorni scorsi. Oggi è il primo settembre, una data per me simbolica. Ci aspettano giorni di incognite, panorami solo indovinati tra rami frondosi e scenari ancora da attrezzare. Del resto così è vivere, sempre, ma chi ci pensa per la maggior parte del tempo…Ripenserò questi giorni, questa bolla di luce tremula che di continuo muta e ridefinisce i contorni. Questo senso di sicurezza e sospensione. So che mi farà bene.A tutti, un settembre lieve, e promettente, e persino felice.

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  • Montagna e il Re del Mondo (Istanti rubati a #luglio2020)

    On: 11 Agosto 2020
    In: istanti rubati, lettera
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    Una notte a più di 3000 metri dopo 1300 di salita. Lui che salendo, dopo molta fatica e qualche piccolo scoramento e con la meta già in vista mi dice “Mi sento il re del mondo”.Una notte in mezzo a marmotte e camosci, nel rumore di tuono che fanno le frane dai ghiacciai che ci sovrastano. Cercare la neve, camminarci scalzi. Al crepuscolo, leggere “La gabbianella e il gatto” sdraiati tra le rocce. Lasciarsi sorprendere da uno stambecco a pochi passi da noi, seguirlo su sentieri di pietra mentre la notte scende lentissima. Una partita a briscola dopo cena, ascoltare le avventure di alpinisti che sarebbero partiti nel cuore della notte per scalare Castore e Polluce. Immaginare come sarebbe, la faccia dei ghiacciai vista alla luce di una torcia, la paura che fa. Addormentarsi sotto coperte pesanti, abbracciati. Lemuele e io, la nostra prima vera avventura da soli. Immaginare le prossime, insieme, bellissime. Per sentirlo dire ancora “Mamma, mi sento il re del mondo”

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  • Siamo creature dei boschi (Istanti rubati a #giugno2020)

    On: 28 Luglio 2020
    In: istanti rubati, lettera, quasi poesia
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    Siamo creature dei boschi prestate alla civiltà.
    Abbiamo linfa nelle vene e occhi color corteccia o foglia.
    Di ramo in ramo saliamo sfidando la forza di gravità
    e scendiamo fino al suolo sempre controvoglia.

    Abbiamo il cuore tremante di certi cerbiatti,
    la vista al buio della civetta,
    ci dicono che siamo distratti
    o facili prede di abbagli: ci incantiamo sui dettagli
    che sfuggono a quelli che vanno di fretta.

    Non ci manca la curiosità scanzonata del gatto,
    il coraggio silenzioso del lupo,
    non ci manca l’intuito e la prontezza allo scatto,
    né l’audacia del balzo che sfida il dirupo.

    Siamo creature rupestri
    ma di tipo socievole,
    ogni tanto ci pigliano per extraterrestri
    per la nostra allergia alle regole.

    Seduti a un banco, dentro a un ufficio o in un supermercato
    sembriamo forse un po’ strani:
    ma non puoi certo giudicare un pesce
    dal modo in cui si muove tra i rami.

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  • Gelsi (Istanti rubati a #maggio2020)

    On: 25 Giugno 2020
    In: istanti rubati, lettera, quasi poesia
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    In un principio d’estate

    raccogliamo gelsi

    nel viale di casa

    dove abbaiano i cani.

    Mentre nascosti tra i rami

    ridiamo

    -le bocche i denti macchiati

    di viola-

    sentiamo come sarà dura

    domani

    essere ancora e in una volta sola

    così sporchi,

    e contenti

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  • Tempo di compleanno (Istanti rubati ad #aprile2020)

    On: 25 Giugno 2020
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    Il giorno del compleanno è uno di quelli in cui, vuoi o non vuoi, si tirano le somme. O almeno si è tentati di farlo. E in un periodo così, per cui è difficile pure trovare un aggettivo, sono i dubbi a pesare di più. Pesano le cose che non so, che non sono chiare. Le cose che ho scordato e quelle che non ho mai capito. Quelle che mi pareva di aver compreso, ma poi. Pesa il timore per questa nebbia che a tratti inghiotte, a tratti indietreggia, che copre la visuale o la appanna, come in una mattina sulle cime, che guardi intorno e non ci trovi quel che c’era il giorno prima. Pesa certe sere la paura che ti s’infila nel piatto e sotto il cuscino, che fa traboccare il bicchiere. Pesa la fragilità, che per quanto la sai, non la sai mai abbastanza.Ma pesa anche un’altra cosa, che dall’altra parte della bilancia porta il piatto almeno in pari, almeno.

    In questi giorni senz’aggettivo, pure da reclusa, con la voglia di abbracciare chi non posso, di organizzare un viaggio, di infilare i piedi in mare, ordinare un caffè al bancone di un bar, seduta sullo sgabello, tornare ai miei monti.

    Nonostante tutte queste cose, non c’è giorno che io non apra gli occhi pensando che questa vita è proprio quello che – potendo scegliere – sceglierei. E questa sì è una benedizione.

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  • Lettera ai miei figli sulla paura (Istanti rubati #marzo2020)

    On: 29 Aprile 2020
    In: istanti rubati, lettera
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    Vorrei per voi giorni senza ombre, strade senza crepe pronte ad accogliere i passi. Vorrei cibo genuino, aria pulita, ambienti incontaminati e la promessa di nessun male. Vorrei tenervi al riparo da tutto, ma non posso. Quello che posso fare, è provare a insegnarvi che la paura è paura in ogni parte del mondo, che ogni madre vorrebbe per i propri figli quello che io desidero per voi. Che è parte di ciò che ci rende uguali. E umani. E vulnerabili.

    Posso spiegarvi che il nemico non sono i cinesi untori o gli africani sui barconi. Che non è dall’altro che bisogna proteggersi, ma dal suo spavento, e dal nostro, quando prende il sopravvento. Non sono i muri e le barriere a salvarci, ma il rispetto. È la cura per il più debole, per il più esposto. Proteggendo gli altri, statene certi, ci prendiamo cura di noi stessi. E viceversa.

    Credete alla paura ma non cadete nella rete di chi la strumentalizza per manipolarvi. Ogni paura ha uguale dignità, ogni persona in pericolo ha diritto di essere soccorsa e accolta.
    È umano l’istinto alla sopravvivenza, senza quello ci saremmo estinti. Riconosciamone uno uguale in chi scappa dalle guerre, dalle bombe, dagli agguati, dalla fame, dalla solitudine. Prendiamoci la responsabilità delle nostre scelte e, vi prego, restiamo fuori dalla logica della caccia all’untore, di chi con ferocia punta il dito, dalla ricerca perpetua del capo espiatorio.

    Se ha un significato la paura, come il dolore, è insegnare riconoscimento e rispetto per la paura e il dolore degli altri. Altrimenti, ogni cosa è vana.Una società è un organismo che va protetto intero. Parte da un corpo, si allarga a famiglia, a comunità, a paese. Vi auguro di vedere lontano e sentire che ciò di cui siamo parte è infinitamente più grande di quello che vogliono farci credere.

    Non costruiamo piccoli privilegi sulla pelle di chi non ha diritti.
    Non rubiamo l’acqua che qualcuno beve per annaffiare il nostro giardino recintato di vanagloria.
    Non è garantita la vita, nessuna vita. E queste sono per una madre le parole più difficili da pronunciare. La sola cosa da fare è celebrare la fragilità, senza diventarne schiavi.

    In questi giorni non facili io spero che impareremo tutti qualcosa, per lasciarvi un domani almeno un po’ più solidale, almeno un po’ meno cannibale. Che la minaccia di una epidemia -che non riconosce confini tracciati sulle mappe e non presenta i documenti alle dogane e se la ride dei fili spianti- ci aiuti a tenere a mente l’imprevedibile volubilità delle fortune umane.

    Vi auguro la paura che serve e il coraggio che basta.

    Vi auguro la lucidità per riconoscere il pericolo e le mosse per contrastarlo. Vi auguro di avere sempre abbastanza voglia di vivere da non abituarvi, mai, all’angoscia vostra e a quella altrui.

    E l’equilibrio per restare in piedi, anche quando la terra oscilla, e la forza per allungare una mano a chi l’equilibrio lo ha perso – è il solo modo, credo, per sperare in una mano che prontamente si tenda verso di voi, se capiterà un inciampo.

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  • Viaggio in Georgia (Istanti rubati a #febbraio2020)

    On: 23 Marzo 2020
    In: istanti rubati, viaggi
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    22 febbraio
    Quando ho trovato un’offerta di volo per Tbilisi e ho deciso di approfittarne, senza quasi nemmeno saperla posizionare sulla carta geografica, mai avrei pensato di trovare tutta questa bellezza. È una città piena di mistero, angoli da scoprire, gente accogliente e buon cibo. Se vi capita, fateci un pensiero.

    23 febbraio
    Affittato un fuoristrada, cantato viaggiando, visitato un’antica città scavata nella roccia, attraversato paesi fantasma, perso la rotta e ritrovata, assaggiato dei dolci che sembrano candele ripiene di frutta, cercato di tenere a bada l’ansia nei posti rari in cui funziona il wifi, arrivati a un monastero (javi) all’incrocio di due fiumi a quell’ora del giorno che affetta il cuore a fettine sottili e che ti lascia lì a domandarti se faccia più male o più bene e mentre sei lì che ci pensi il momento è passato, ma tu lo sai che non è passato davvero – tu lo sai che in qualche modo, da qualche parte, rimane.

    24 febbraio
    Abbiamo attraversato distese di sabbia colorata, strade sterrate, panorami deserti a 360 gradi, un campo s-minato. Siamo arrivati al monastero di Lavria, grotte scavate nella pietra e qualche monaco immersi in un paesaggio lunare. Sul confine con l’Azerbaijan, apparentemente alla frontiera sul nulla, due militari ci hanno chiesto da dove veniamo e, sentita la risposta, ci hanno chiesto se davvero la situazione sia così complicata, in Italia. E chi lo sa, avrei voluto rispondere. E ho pensato ecco com’è, per una volta, non essere figli della zona sicura e protetta del mondo.

    27 febbraio
    Conta il viaggio, più che la destinazione.Ma soprattutto contano le persone con cui scegli di andare.(Grazie Georgia)

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