All’inizio della stagione avevo fatto qualche promessa a me stessa: alcune viaggiano sulla buona strada, altre si sono dimostrate un po’ azzardate. Se dovessi darmi un voto, diciamo che il 6 politico (almeno) non me lo leva nessuno.-
Briciole di Pollicino
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Piccoli fantini crescono. Piccole emozioni fanno il solletico
Ci sono giornate in cui le emozioni di mescolano. Emozioni piccole, che sul momento ti sembrano insignificanti ma che poi trovano un loro posto più preciso quando le ripassi la sera.
In genere sono le giornate piene di sole, il sole di maggio che ti arriva in faccia bello diritto e accende tutto di un colore che fino a qualche ora prima non esisteva.È stato un giorno così: sono andata con Federico in un maneggio vicino, ad accompagnare i ragazzi che frequentano il Pom Granin a fare delle garette a cavallo. Lemuele è venuto con noi, mentre Eliandro poltriva beato a casa della nonna.Read More
E il prode primogenito, anche quest’anno, ha partecipato alla gimkana per i più piccoli. -
Il tempo di avere tempo
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Il tempo è un concetto relativo, si sa.
Quello che è invece oggettivo, oltre che scientificamente testato, è che da quando metti al mondo il primo figlio, il tempo per te è finito.
Se poi i figli sono due a distanza ravvicinata te lo puoi scordare per parecchio. Un paio di ere geologiche, a occhio.
Non ce n’è più. Puoi raschiare sul fondo del barile, litigando con il tic tac delle lancette per recuperare qualcosa. Qualcosina, diciamo. -
Questo no, questo sì: liberare gli armadi della mente
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Metti un giorno tra i leoni (muti)
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Come raccontavo qui, abbiamo deciso di ritagliarci, con Federico, una domenica al mese per portare in giro i bambini. La domenica di aprile ha avuto come meta lo Zoo Safari di Pombia, un parco divertimenti con una zona in cui ci sono animali in libertà a cui ci si può avvicinare con le auto, e una zona dedicata a giostre e parco preistorico. -
I piccoli dolori delle mamme (che lavorano)
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Qualche mattina fa è successo di nuovo: all’alba, dopo che è suonata la sveglia e in due minuti mi sono preparata per sgusciare fuori di casa, mentre i tre uomini dormivano ognuno nel proprio lettotutti e tre nel lettone, il più piccino del gruppo mi ha vista scivolare via dalla stanza, e si è messo a urlare disperato Mamma Mam-ma. -
Quando le mamme raccontano
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Avete presente le pubblicità in cui ci sono dei neonati? Sono situazioni perfette: tenere, soffuse, pacate. Le madri sono sorridenti e luminose, un trucco discreto, un sorriso docile. I bambini sono angioletti profumati e silenziosi con la pelle liscia e gli occhioni socchiusi.
Ecco, quando penso al ritorno a casa dall’ospedale coi miei bambini nuovi nuovi, mi vengono in mente quelle immagini lì. Infatti è stato esattamente tutto l’opposto. -
10 promesse di primavera più 1
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I buoni propositi non guastano mai, nemmeno quando ti pare poco credibile anche solo trovare il tempo per poterli formulare. Ma senza stilare liste da depennare a obiettivo raggiunto o, con maggior frequenza, da appallottolare e usare per accendere la stufa a tempo scaduto, non posso affrontare la nuova stagione. Poi ho già detto che mi piacciono i punti elenco, no? -
Mamme che amano il giusto
Non esiste un nome per tutto. Non c’è un termine preciso, affilato come un bisturi, per sezionare le sensazioni, né macchina fotografica che possa fermare e descrivere ogni stato d’animo.Non c’è una misura per le emozioni, niente scala Richter o Mercalli che riesca a misurare quanto un uomo sappia stravolgerti il cuore, per esempio. Non c’è categoria o insieme di tag che sappia dettagliare il significato di un post. Non c’è un nome per ogni sfumatura di colore e forse ci sono stati d’animo che non possiamo capire perché non hanno un nome proprio. La vita è piena di cose senza titolo. O magari ce l’hanno in un’altra lingua, dove probabilmente mancherà qualche altra cosa. (Noi mica ce l’abbiamo la saudade o la weltanschauung, per esempio).
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Resistere. Ovvero, come sopravvivere al caos quotidiano
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Per cinque giorni alla settimana esco di casa alle sei e quaranta e varco la soglia, al ritorno, verso le sette e dieci, quando tutto fila liscio, tra treni, auto e tram vari. Dunque entro in cucina, esausta dopo due tranche di viaggio di due ore l’una e l’ufficio in mezzo, e mi si para davanti lo scenario seguente: due bimbi scatenati (di 1 e 2 anni suppergiu) con i loro piatti davanti al naso mentre papà e (spesso) nonno cercano di imboccarli o convincerli con ogni metodo lecito a nutrirsi in autonomia. Non sempre con risultati immediati e soddisfacenti.






