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intanto che i miei alberi guida tengono accesa la luce per me (istanti rubati a #dicembre2025)
1 dicembre 2025Così ri ecccoci: Avvento.Comincia con un’aria di pioggia oltre i vetri e una luce biancastra, un pianoforte che suona, un caffè, una pagina nuova di calendario e un esercito di post-it sulla scrivania che detta istruzioni.Comincia con l’albero già bello vestito di rosso -Non è troppo presto? mi hanno chiesto i miei figli quando qualche giorno fa lo abbiamo tirato fuori dallo scatolone.Questo Avvento lo comincio così: senza aspettative. Cioè, ci provo.Non è esattamente la mia specialità.Mi affido a cose minuscole, da taschino: accorgermi quando stringo la mandibola e scioglierla un po’. Lasciare che lo sguardo si perda tra il fuoco nel camino e quel crepuscolo lungo e blu che dicembre si porta addosso come uno scialle.Lo comincio con due libri sopra gli altri sul comodino, a farmi da bussola: l’amato Stefansson -almeno lì trovo la neve, se qua tarda a venire- e Il Tao della fisica, che di continuo mi ricorda che tutto vibra, che la materia non è monolite ma schiuma che ribolle, distesa di nuvole gonfie sotto l’oblò di un aereo.Guardo Messner il Gatto, mio Maestro di Non Aspettative. Mi sbircia di sottecchi: è così facile, dice. Proprio non capisco come fai a non riuscire.Mi accoccolo mentre lui si accoccola, provo a imitarlo.Mi sembra di vedere che questo è Avvento: stare fermi abbastanza, morbidi abbastanza, distratti al punto giusto perché qualcosa di dolce e inatteso possa raggiungerci.L’albero luccica con le sue lucine: e no, non è troppo presto.Non è mai troppo presto per qualcosa che brilla.13 dicembre 2025Read MoreHo letto, da qualche parte, che a dicembre il cuore si trasforma in lanterna.Non è sempre facile, fare del proprio cuore lanterna; ci vuole stoppino abbastanza, cera abbastanza, riparo dal vento. Non è come accendere un led o una torcia. Devi marciare piano, passi attenti, che la fiamma resista.Dicembre è un gatto acciambellato vicino al camino, una notizia felice che va celebrata. È qualcosa di buono che assaggi insieme a tuo padre, di ritorno da una visita medica, la dolcezza e il sollievo, il desiderio che quel Grazie lasci una scia.Perché, mi sembra di vedere, Paura e Gratitudine sono bestie selvatiche costrette a convivere nella tana più antica del cuore. Quando Paura si fa grossa e mostra gli artigli e i denti, e stira la schiena, Gratitudine si rattrappisce tutta, si accovaccia in un angolo, sguardo al muro.Ma è paziente, Gratitudine. Basta che possa riportare lo sguardo alla luce per prendere forza, prendere spazio, ritrovare voce. Si allunga, si scalda si fa coraggio, e allora Paura rimpicciolisce, magari sbruffa o guaisce, ma si rimette buona al suo posto, svanisce quel tanto che basta.Dove voglio arrivare non so.Forse tornare a quella lanterna, a quella luce che va giù, giù, nell’antro preistorico dentro di noi.Forse alla miglior versione di dicembre: una fiammella in cammino, passi appaiati sulla neve – non si risolve il buio nel mondo, certo, ma si rischiara un passo – il tuo e quello di chi ti cammina vicino.(Felice Santa Lucia!)
18 dicembre 2025Piove. Eppure il mio albero fuori se la gode, sotto l’acqua che cade: un abete enorme, impettito, con le lucine di Natale che bucano il buio. La sera, dalla camera da letto, lo vedo lì che tiene la notte in ordine. Mi immagino le gazze che gli girano intorno, diffidenti: che frutti sono questi, che luccicano?Sono frutti strani, sì. Fanno da ninna nanna e da sentinella. Dicono: ehi, voi, di qua si passa solo con gentilezza e buonumore. Via i sorrisi di latta, via le grinfie pronte a prendere, via le smorfie piene di biasimo.Entrino senza esitare gli animali selvatici, quelli che rendono la notte più vera; entrino gli uccelli che vogliono riposare le ali e le minilepri in cerca di tana; entrino pure la volpe e il tasso, se promettono di lasciare in pace le galline.E questo albero chiama altri alberi a raccolta. Il primo della fila è quello della casa dei nonni in montagna. Un abete che il nonno tagliava nella sua valle di abeti — proprio dove, un paio d’estati fa, i miei bambini hanno costruito una casa sull’albero — e che poi portava a casa caricandoselo sulla schiena.Ricordo le candeline di cera rossa sui rami, la fiammella accesa la notte di Natale, dopo le scorribande in slitta con la mamma, sotto un cielo così pieno di stelle che ancora oggi mi chiedo come facesse a tenersi su.È uno dei regali più belli che ho: il ricordo di quelle notti, sapere che non sono passate invano. Che non sono passate per niente. Mi hanno insegnato, tra le altre piccole cose (tipo l’Avventura e l’Amore), che posso dormire sonni tranquilli, intanto che i miei alberi guida tengono accesa la luce per me.21 dicembre 2025“È in quel momento [quando lo sguardo non può più seguire i singoli fili] che sento di poter scorgere ciò che si trova oltre e toccare la verità”I fili come simbolo delle intricate relazioni umane.Gli oggetti domestici come segno di esistenza, anche nell’assenza.Il mondo invisibile più importante della realtà che possiamo esperire attraverso la vista e gli altri sensi.Chiharu Shiota (nella sua esposizione al Mao) ti offre un filo da afferrare. E tu non puoi fare a meno di seguirlo, infilandoti sempre più a fondo nel suo prolifico immaginario.21 dicembre 2025[Adolescenza dissacrante e rigore scientifico]-Ragazzi, accendiamo una candela per celebrare il Solstizio?(Sguardi di biasimo) – Mamma, il Solstizio è semplicemente il momento in cui il Sole raggiunge la sua minima altezza sull’orizzonte a causa dell’inclinazione dell’asse terrestre.24 dicembre 2025Di recente ho letto una bella parola che non conoscevo: congioire.Si usa così poco! Forse perché è un gesto in disuso, come infilare i gettoni in un telefono pubblico, spedire una cartolina da un bar sulla spiaggia o apparecchiare la tavola per chi non c’è.Arrivo a questa Vigilia con il cuore che è pane appena impastato: un po’ in subbuglio, infarinato, in speranzosa attesa del caldo e di lievitare.Congioire mi sembra una pratica utile e far lievitare il cuore. Perché la ricetta riesca perfetta si fa così: si mettono da parte le nostre disavventure (se abbiamo la fortuna di poterlo fare), si prende una felicità di qualcuno che ci sta vicino (o anche lontano: il pensiero è un ponte), se ne assaggia un pezzetto, senza ingordigia, e le briciole si tengono in tasca.Nei giorni di neve e gran freddo si distribuiscono con slancio e qualche passo di danza agli uccellini che vengono a beccare.Ecco, questo Natale così: che il cuore sappia far spazio, tra i trambusti e le quotidiane peripezie, alle altrui contentezze, e che dall’innesto nasca più pura e autentica Felicità.Buona Vigilia!31 dicembre 2025Sono mattine di sole, dopo una settimana abbondante di pioggia. Ma prima che il sole sorga davvero e nel tardo pomeriggio, quando la striscia sopra l’orizzonte si fa rosa e poi viola, dalla terra sale una foschia densa, come di latte.Ogni tanto, in questo periodo, è così che mi sento. Dentro una nebbia gentile, che un po’ traveste e un po’ mostra. Dentro, lo so, c’è un’infinità di cose. Cose che vorrei fare, esplorare, tentare, approfondire, evitare, raggiungere. Dovrei metterle a fuoco, mi dico. Fai chiarezza, ripetono influencer e guru e motivatori in questa fine d’anno.Eppure il mattino mi piace attraversare i campi duri di terra ghiaccia avvolta in questo velo, mi piace dare un volto alle ombre di cui vedo solo i contorni e mi chiedo: Chi lo ha detto che si deve essere sempre centrati, focalizzati, con tutti i sensi accesi e puntati alla meta? Io dico che si può ondeggiare qui e là, lasciarsi portare un po’ dal vento, un po’ dalle maree, sentire l’influsso della luna o qualche richiamo antico a cui non sappiamo dare un nome. Io dico che non deve essere tutto sezionato, impacchettato, calendarizzato.Amo le sfocature, le mosse sbagliate, i piani imperfetti, le deviazioni. Io dico che saremmo nati treni, se dovessimo seguire un binario solo.Invece possiamo socchiudere gli occhi per vedere se dietro le palpebre si disegnano sogni e stagioni. Io dico che si può stare ogni tanto in quella nebbia bassa di montagna, quando stai dentro una nuvola e poi sali, sali e non sai bene, alle volte, che sentiero (che pensiero) hai preso, ma continui ad andare ed ecco che a un certo punto la nuvola finisce e vedi tutto – tutto chiaro – fino là, in fondo, dove non avresti creduto.Io dico che non si deve avere fretta, ma fede. Che non si deve perdere la capacità di perdersi, di attardarsi un po’, quando un dettaglio chiama.Ci auguro un anno nuovo di mappe sfumate -non quelle di google maps ma le vecchie mappe del tesoro: là c’è un monte, qui un lago, da questa parte devi attraversare il bosco. Quello che troveremo all’arrivo, lo avremo costruito passo a passo. E i tratti migliori saranno quelli in cui avremo perso il sentiero: sarà lì, che avremo lasciato impronte.Auguri!
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non serve che sia perfetto (istanti rubati a #dicembre2022)
1 dicembre
Un’influenza come questa, da queste parti, non si vedeva da un pezzo.Soprattutto i bambini: non li vedevo così sfiancati da anni, senza nemmeno la forza di guardare la tv. E alla fine ci siamo ammalati anche Federico e io. Verrebbe da dire che sfiga. E invece no. Siamo tutti e quattro insieme, al caldo, un tetto sopra la testa, il camino acceso, i santi nonni che ci aiutano con spesa e medicine, e persino Netflix, quando il mal di testa dà tregua.Non riesco a non pensare a chi il malessere, anche un semplice male di stagione come questo, lo deve affrontare solo, dentro una guerra, senza riparo, cibo, assistenza, su una barca in mezzo al mare, nel freddo di dicembre. Come si fa a non pensarci?
Vedo i miei figli con la faccia smunta e penso a chi non ha farmaci e medici solerti per poter aiutare i propri. Sembra banale, forse. Ma viene più facile pensare alla fragilità, quando ci si sente fragili.
Non c’è molto da fare. Essere grati, sempre, e tenere a mente che, anche dai privilegi (e non solo dal potere), derivano grandi responsabilità.13 dicembre
La neve nel giorno di Santa Lucia.Ci sono *coincidenze* che hanno più valore di una verità scolpita nella pietra. Che i nostri occhi possano cogliere anche l’invisibile!14 dicembre
Uscire di casa a notte fonda, la testa ancora dentro certi sogni indecifrabili, che lasciano tra i pensieri una scia vischiosa. Guido nella notte densissima, il primo premio del mattino è il caffè al bar della stazione.
Ai margini del campo visivo, al bordo della strada, tre ombre in movimento. Agili, scattanti, spariscono nella macchia mentre mi avvicino.
Tre lupi.
È possibile?Mi hanno detto che in zona ci sono, ma altro conto è vederli, a due passi da casa… Al modo delle ombre incontrate nei sogni, oggi mi seguono le tre sagome selvatiche. A metà strada tra il vero e l’inventato, l’immaginario e il reale. Come sempre. Come tutto.21 dicembre
Sarà il Solstizio? Oggi è un giorno in cui tutto fa breccia. Il bene, il male. Tutto muove. Le parole lette e ascoltate. Una musica. Le luci intermittenti sull’albero. Una voce in strada. Le fusa del gatto. Vedo una foto dei miei bambini quando erano minuscoli e mi sento come se una lunga mano mi pescasse qualcosa in fondo, qualcosa che avevo scordato e che brucia, freme sottopelle. Mi basta questo.
Figurarsi se incrocio una notizia sulla guerra, sulla rotta balcanica, sui senzatetto assediati dal gelo. Figurarsi. Il cuore mi si sbriciola e resto lì a raccoglierne i pezzetti sul palmo, a provare a rimetterli insieme.Anche il bene mi rimescola. Mi emoziono per niente. Per un messaggio di poche righe, un ricordo. Una storia qualunque con un lieto fine. Una vecchia canzone. Dei biscotti a forma di stella.
Sarà il solstizio?
È un giorno così. Da stare rannicchiati, farsi crescere un’altra pelle, che quella che c’è non basta. Tenersi nel buio, non provare a scansarlo. Lì dove fa male, posare un piccolo bacio. Come si fa coi bambini, quando piangono per un graffio.22 dicembre
Organizzare un viaggio verso una meta ignota è mettere in fila le immagini mentali dei luoghi che visiteremo. Mi piacerebbe poterle conservare in un archivio, non confonderle poi con quelli che saranno ricordi, al ritorno. Tenerli distinti, senza commistioni. Per dire Ecco come pensavo, Ecco invece com’era.Non che contino più gli uni delle altre. Non che la memoria non operi a posteriori le sue scelte per restituirci una sua versione, sempre in movimento.
Tutto si trasforma.
Tutto si immagina.
(Quel che conta, quando si può, è partire)24 dicembre
Non serve che sia perfetto.
Non serve che ci sia tutto.
Serve una cosa buona, giusta per noi, che ci fa alzare in questi giorni con quel poco di felicità che basta. Con la serenità di essere nel posto giusto. O, almeno, con la speranza di esserci vicini, al posto che per noi è casa. Auguri.
Che sia un Natale che ci tiene insieme, che ci dia quel che serve -poco o tanto- che ci fa dire: Grazie al cielo sono qui. Siamo qui.27 dicembre
Auguri mio bimbo magico.
Non solo sai fare realtà dei sogni, ma anche, dote ancora più rara, sai fare della realtà una miniera di meraviglie. Ti auguro di conservare il tuo cuore grande e il filtro felice con cui guardi tutte le cose.
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Facciamoci trovare pronti (Istanti rubati a #dicembre2020)
31 dicembre
Ieri sera siamo andati a fare un giro in auto, di paese in paese, per vedere le luminarie. C’era una luna tonda e luminosa che si sarebbe potuto girare a fari spenti .Le strade erano lucide e deserte, fatta eccezione per una volpe e una nutria solitarie. Le decorazioni facevano capolino nei cortili, se ne stavano appese ai balconi, aggrappate ai muri. Poi, attraverso le finestre accese, ne ho intraviste altre private, più intime e segrete. Una candela, il lumino in cima alla capanna di un presepe. Mi è venuto in mente che, dopo che se ne è andata la mia mamma, per anni non ho fatto alberi, né appeso luci. Lei era l’anima del Natale, e adesso che non c’era più, non avevo nessuna voglia di festeggiare. Finché, un dicembre, non ho tirato fuori il mio piccolo abete, qualche pallina, un filo lucente. Non so perché, semplicemente era arrivato il momento di farlo. Come un seme che a un certo punto germogli. È stato faticoso, e liberatorio.Mi sono chiesta quanti alberi altrettanto faticosi ci fossero dietro quelle finestre, dentro quelle case e dentro tutte le case. Credo molti. Faticosamente in piedi, carichi di stelle e fiocchi di neve. Ho immaginato il gesto: una mano che pettina gli aghi sui rami e appende qualcosa. Accende una luce che forse non verrà vista da nessuno, o forse da un passante, in una notte come tante.Questo spero per il nuovo anno, per noi tutti: il desiderio e la forza di accendere luci.Il desiderio e la forza.Auguri!24 dicembre
Qui, il fantasma dei Natali passati è dappertutto. È nelle slittate che mi ricordano quelle con mamma la notte della Vigilia.È nella sensazione di Ossigeno che mi investe quando a sera esco sulle strade buie, gelide sotto le stelle, e in quella di accogliente calore che mi fa formicolare le dita dei piedi intirizziti quando torno in una stanza scaldata dalla fiamma viva della stufa. Nei sensi intorpiditi dal tepore e poi acuito dal freddo fuori, nei vividi sogni a occhi aperti.È nei profili scheletrici degli alberi che fan sembrare i monti in lontananza enormi e bonari animali dal pelo ispido.È nel cielo basso, gonfio, così vicino alla terra, così vicino. È negli odori della cucina, nelle coperte spesse, nei libri seminati in giro, nei rari incontri sulle strade desolate. Il fantasma dei Natali passati mi porta in giro per la Valle, mi solletica fin quasi alle lacrime. Mi mette di fronte ricordi che pensavo d’aver perso – e son tutti qui, impettiti, i piedi nella neve, i profili di fumo.Mi raccontano vecchie storie, mi confortano alla loro maniera: promettono che torneranno – che non smetteranno di tornare. I miei auguri, quest’anno: facciamo pace coi nostri fantasmi, diamogli una possibilità. Se dobbiamo frequentarli, tanto vale farsi buona compagnia. Conviene a tutti, no? Felice Vigilia a tutti!6 dicembre
Questo 2020 mi sembra se lo sia inghiottito la neve.Guardo indietro: una distesa bianca, uniforme, con pochi punti a cui appigliare il ricordo. Mi sembra ci sia stato tolto qualcosa -incontrare, abbracciare, viaggiare… le cose che sappiamo, certo. Ma non solo quelle. Non è mai tanto quello che non si è potuto fare, ma una mancanza di prospettiva. Come se la paura, i divieti, le inibizioni riducessero il mondo a una dimensione sola. A una impossibilità di espandersi, a un rattrappirsi delle facoltà di immaginare. Di desiderare. Sono quelle, mi dico, allora, che bisogna pungolare. Qualche minuto al giorno alleniamo le nostre fantasie come si allena un muscolo – una giornata con qualcuno, una terrazza sul mare, un concerto, un volo da prendere, un libro da scrivere, un nuovo sentiero, caffè e giornale al tavolino di un bar, nel via vai generale. Quel viaggio là. Cinque minuti al giorno: chiudiamo gli occhi, scaviamo a fondo. Troviamo la terza dimensione e forse persino la quarta: coltiviamoci. Verrà il tempo di bucare il terreno, dopo tutto questo gelo. Facciamoci trovare pronti.5 dicembre
Somiglia il mio amore a una legnaia tenuta bene. Somiglia alla fatica di andare per boschi a tagliare ceppi, alla forza che serve per portarli a casa. Ma sempre pensando al calore che ti avvolgerà quando ogni notte te ne starai accanto al fuoco, a guardare la neve cadere. -
Istanti rubati a dicembre2016 (tornare a casa e trovare luci accese)
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Se dovessi riassumere dicembre in una frase: tornare a casa e trovare luci accese.
Vederle di lontano, arrivando lungo il viale che certe sere è stata duro di ghiaccio, altre sere, pantano molle dopo la pioggia.
Arrivarci dopo una giornata lunga, ma dire giornata non è giusto, perché a dicembre non sono tante le ore del giorno. Comunque, arrivarci certamente al buio, come al buio si è partiti, delle volte sotto un tetto di stelle – e che stelle! Bocconi bianchi come neve che aggiungono una dimensione al cielo.
Sul viale che dicevamo, tirare giù il finestrino, far entrare aria fredda e metterci il naso dentro, in quel cielo multidimensionale e prepotentemente bello da far scordare la stanchezza. Rallentare fino a fermarsi e guardare casa da lì, da una distanza non piccola non grande: la distanza che ti fa mettere a fuoco le cose che hai nel cuore. O in un posto che ci somiglia.
Un posto che somiglia al cuore è la casa, intesa come un luogo dove ti piace tornare.
(Puoi averne cento, o una sola. Ma conta poco, perché quell’una può esser grande come una parola detta da qualcuno un mattino o combaciare con il mondo).
Dicevamo, però, di certe luci da quel viale: basterebbe vedere accesa quella del bagno, o della cucina, che vuol dire Qualcuno che ti aspetta. O, alla peggio, che si aspetta che tu stia tornando. Non è uguale, ma non è poco.
Ma adesso c’è anche la fila di lucine intermittenti lungo il portico, che se ti metti in una certa prospettiva fanno da corona al cielo e ci vedi dietro la collina scura, la stalla e il castello di Gabiano. (Come nelle fiabe, mi sembra: la stalla e il castello). E ci sono le mie preferite, le luci sull’albero in balcone. Luci semplici e tutte bianche che mi piacciono tanto perché le vedo dal letto, di notte, e tutta la stanza diventa speciale.
Ripenso ad altre luci, altri Natali. L’altra casa che ho, che sono io bambina. Sono a casa e aspetto le luci di un’auto nel viale: mio padre, mia madre, mia sorella. Magari c’era la neve e la macchina andava avanti piano, accendendo i vetri del ghiaccio con i fanali, un momento.
-Chi lo avrebbe detto che sarei cresciuta davvero.
Invece sì, o non ci sarebbe questo dicembre, rallentare nel viale tornando da lavoro, salire in cucina e spegnere tutto per stare insieme a guardare: luci bianche che pulsano al buio come piccoli cuori accesi.



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A Natale ogni risata vale
Sono tanti i modi che usano le mamme per ricattpersuadere i figli, ma la minaccia più terrificante, da generazioni di genitori e per un numero variabile di mesi, tra la fine delle vacanze estive e la notte incriminata è: “Se non stai buono Babbo Natale non ti porta nulla.”Che poi diciamolo, chi ci ha mai creduto? Hanno iniziato a raccontarcela quando eravamo troppo piccoli per capirlo, e dopo era tardi, nel senso che ci era chiaro il concetto ma avevamo già un’esperienza di Natali abbastanza ampia da capire che si trattasse di bufale, e che il numero di regali sotto l’albero fosse una variabile completamente indipendente dal nostro comportamento nell’imminenza delle feste.
Perché poi di pacchi ce n’erano eccome, ma tutto sommato era poca cosa, rispetto al miracolo dell’attesa. Il calendario dell’avvento era una promessa di meraviglia che si svelava un boccone alla volta, un allenamento all’incanto che ci attendeva nella notte del 24. Quando capivi che a occhi spalancati non sarebbe venuta mai mattina, che erano lunghe le ore per scavalcare il buio. Intense come lo sforzo di dormire, ché nessuno scende dal camino se in casa qualcuno veglia: a quello sì, abbiamo sempre creduto.
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Un lento Natale
Fermo immagine. Luci intermittenti sull’albero, candele accese, profumo di incenso, musica lenta. Fuoco nel camino, tepore. Tisana calda.
Intorno, penombra.
Dall’altra stanza: le voci dei miei figli che giocano.
Fuori: notte e neve.Mi basta così. Questo Natale, mi basta fermare il tempo. Rompere le corse, gli affanni. Conservare.Read More
Trattenere tra le mani il bagliore di un giorno immobile. Perfetto come se si potesse incorniciare.
Fare gesti piccoli: sfogliare una rivista o preparare un caffè in attesa di una visita. Incartare un pensiero e scrivere due righe.
Gesti lenti, finalmente. Una nenia, un pomeriggio sul divano a raccontare storie. O ascoltarle, se qualcuno me ne volesse regalare.
Aprire e chiudere una parentesi, e in mezzo, soltanto silenzio. -
I regali che ho avuto (e quelli che vorrei)
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In paesino montanaro di cento anime non è detto che a Natale la Messa di mezzanotte sia proprio a mezzanotte. Poiché il parroco è uno solo per tutta la valle, deve girare di chiesa in chiesa, sperando che la neve non gli complichi ulteriormente la Vigilia.
Quell’anno, la Messa nel mio paese era stata celebrata alle nove, nove e mezza o giù di lì.
Quando è finita, lasciati alle spalle i cori di Tu scendi dalle stelle e il bagliore di tante candele, mamma mi ha fatto la proposta: perché nell’attesa di Babbo Natale non facciamo un giro con lo slittino?
Non so quanti anni avessi, probabilmente tra cinque e otto, e non ricordo quanta incondizionata fede avessi ancora nella venuta dell’uomo vestito di rosso.
Quello che ricordo perfettamente è il sapore di quella nottata. -
Il profumo delle mie vacanze
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Babbo caro
Caro babbo,
quando ero bambina, per farti arrivare la letterina di natale, la mettevo sul davanzale di casa, poi passava l’angelo postino e la prendeva per te.
Ti immaginavo con la barba lunga e la pancia rotonda a leggere tutte quelle letterine con gli occhiali spessi, spaparanzato come un pasciá. Chissà se adesso ti sei evoluto e ricevi la posta sul tuo smartphone. Io ci provo comunque.
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Natale: 6 cose a cui non potrei rinunciare
Il Natale è una festa che divide le masse: o la ami o la odi. C’è chi la vorrebbe ogni quadrimestre e chi invece sotto le feste viene colto da odiosincrasia spinta, mista a allergia diffusa quando disgraziatamente entra in contatto epidermico con un addobbo natalizio.Io appartengo certamente al primo gruppo (anche se mi basta una volta all’anno, eh) e ci sono 6 cose di cui proprio non vorrei fare a meno:
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