Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Mi dai la mano (Istanti rubati ad agosto2021)

    On: 4 Ottobre 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 17
     Like

    Tu e io, rifugio Arp, una notte con gli stambecchi, i laghi, colle Palasinaz, Gianni Rodari e Richard Ford, la stanchezza buona, la caccia (fotografica) alle marmotte, i tuoi nuovi amici, la sera che scende e il mattino, gli incontri belli che abbiamo fatto, i letti a castello, la cioccolata e il caffè.

    Tutte le volte che, sul sentiero, mi hai detto: Mamma, mi dai la mano?

    Share
    Read More
  • A volte, restare (Istanti rubati a luglio2021)

    On: 4 Ottobre 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 12
     Like

    Per lo più la meta è partire.
    Ma alle volte, nelle ore lente dei pomeriggi d’estate, restare mi basta.

    Tenermi il giallo brunito del grano e i cerchi che s’allargano in acqua
    e a ogni cerchio, a ogni cerchio, a ogni cerchio,
    trovare l’eco di un pensiero felice
    lanciato al largo quand’ero bambina
    e difeso con cura
    dal disincanto,
    dall’incuria che porta alla ruggine
    e dall’ingordigia dei pescecani.

    Share
    Read More
  • Ultimo giorno di scuola e del ricominciare a scrivere lettere (Istanti rubati a giugno2021)

    On: 27 Luglio 2021
    In: la mia vita e io, quasi poesia
    Views: 9
     1

    18 giugno
    Ieri i prati intorno a casa erano pieni di lucciole. Era una vita che non ne vedevo così tante. C’eravamo noi, le torce e un tappeto di puntini luminosi.Questa mattina sono uscita a camminare. Passando davanti a una vecchia cassetta delle lettere ho pensato che non ricevo una lettera da non so quanto tempo (mail quelle sì, ogni giorno). Ho pensato a una frase bella trovata in un libro, parla delle cose che non troviamo mai il tempo di fare.
    Non troviamo il tempo di sederci in balcone a guardare le nuvole, di passeggiare in un campo di notte, di tenerci abbracciati senza nessuna ragione. Il libro si intitola Luce d’estate ed è subito sera. Ci son cose che andrebbero fatte, prima di sera.
    Dovremmo ricominciare a scrivere lettere.

    11 giugno
    Il primo giorno di scuola, 5 anni fa, Lemuele aveva gli occhi grandissimi.
    L’ho lasciato al banco seduto composto, la schiena dritta, quei suoi occhi enormi che sembravano chiedere E adesso? Un fiume stretto tra le ciglia: tutte le lacrime che non voleva lasciare uscire. Anche i miei si sono allargati per contenerlo, lui lì al banco, la nuova classe, i compagni, la cattedra – si sono allargati per trattenerlo e non perdere una briciola del mondo nuovo che lo aspettava. Poi li ho strizzati, è stata questione di un attimo, e cinque anni son passati. Sono stati anni pieni di cose, a pensarci bene. Macchie sui quaderni, inchiostro, lettere sghembe, Hai studiato storia?, la frutta per merenda spiaccicata nello zaino, le tabelline, gli astucci persi, gli astucci ricomprati, gli astucci distrutti, gli astucci aggiustati macchiati bucati. Tutte le storie lette la sera, tutte quelle parole che si fanno universi, e le liti -Non hai ancora fatto i compiti!- i pianti di stanchezza, la scuola davanti al pc, il diario pieno di scarabocchi, di righe cancellate, di righe dimenticate e di corse fuori e dentro il cortile di scuola, tutti in fila con la cartella pesante, le mani in tasca, i quaderni dimenticati, Hai ripassato scienze? E la fortuna di aver incontrato guide illuminate, insegnanti di quelle che sono maestre di vita, di quelle che, amore mio, ti auguro di trovare sulla tua strada ancora, e di saper riconoscere – per avere il privilegio di essere accompagnato da sguardi benevoli e attenti, attraverso questo mondo imperfetto.
    Questo ti auguro, oggi, mentre corri attraverso il cortile. Ti auguro di vedere non la fine ma l’inizio di una nuova avventura- mi sforzo di farlo anche io, lo prometto. Ti auguro di crescere senza smettere di mostrarti per quello che sei.E di conservare i tuoi occhi grandi, i tuoi occhi-mare pieni di futuro. Occhi enormi per divorare il mondo.

    6 giugno
    Questa mattina all’alba: bosco, Guccini e quel boccone in gola che non va su né giù (semicit.) come ogni volta che qualcosa finisce (un anno, una stagione, un ciclo, una lettera, un film, un amore). Per esempio, oggi, giorno di cerimonia. Tra poco farò una doccia, metterò un vestito carino e forse sandali col tacco, un poco di trucco, siederò quasi composta e dirò cose vagamente ragionevoli. Ma io sono là: bosco, Eskimo, scarponcini. E quel boccone che non va su nè giù – quel boccone che forse, a pensarci bene bene, potrebbe persino essere il cuore.

    1 giungo
    Attacchi subdoli di nostalgiapiccoli morsi feroci agguati.
    Basta un poco di musica, un’ora di sole
    e l’assalto dei giorni passatimi sfianca.
    Mi difendo scrivendo gli appunti di un viaggio
    ancora da fare.
    Mi difendo a fughee colpi di coda e, a sera, unguenti cerotti
    soffi gentili
    sui graffi.
    Mi difendo pregandola me di ieri:
    adesso lascia, lasciami andare.

    Share
    Read More
  • Qualcosa più di niente

    On: 23 Giugno 2021
    In: quaslcosa più di niente
    Views: 12
     1

    Durante l’ultimo periodo trascorso in Grecia come volontarie, un pomeriggio siamo state in un centro per minori non accompagnati, a un’ora di macchina da Salonicco. Abbiamo parlato a lungo con J., un ragazzo congolese diciassettenne dal sorriso luminoso e aperto, venuto per mare attraverso la Turchia.

    «È importante, per noi, poter passare del tempo con qualcuno» ci ha detto, guardandoci e guardandosi intorno. «È importante perché così non continuiamo a pensare alle cose che ci fanno paura.»È importante perché così non continuiamo a pensare alle cose che ci fanno paura.

    È per lui, per loro, per questa frase che continua ad avere un’eco dentro la nostra testa che abbiamo scritto questo libro. È per i nostri figli, a cui vogliamo offrire la certezza che un’altra realtà è possibile, una realtà basata sulla cooperazione, sullo scambio, sull’empatia. Sull’eguaglianza.

    Non sono eroi quelli che aiutano. Come non lo sono quelli arrivano nel nostro Paese come migranti. Ma siamo tutti uomini. Uomini, e donne, nel senso più ampio del termine. E davvero, alla fine, questo dovrebbe bastare. Per J., per ognuno di loro, per ognuno di noi.

    Perché insieme riusciamo a non pensare alle cose che ci fanno paura. Perché insieme riusciamo a sconfiggere le cose che ci fanno paura.

    Parte del ricavato andrà a supporto delle attività nei campi profughi in Grecia.

    https://www.peoplepub.it/pagina…/qualcosa-piu-di-niente

    Share
    Read More
  • InnamoGrato e una chitarra (Istanti rubati a maggio2021)

    On: 23 Giugno 2021
    In: istanti rubati
    Views: 332
     1

    17 maggio
    Ieri era una sera fredda, una sera di maggembre. Abbiamo cenato fuori, io a tavola con la giacca a vento.
    C’era una luce incredibile -un cielo lucido come un piattino leccato a dovere da un gatto, la luna un’unghia appesa in alto.I campi erano pieni di papaveri dritti e rossi – Eliandro, passandoci veloce accanto con l’auto, aveva pensato fossero rose. Mamma, guarda che belle rose!
    Faceva freddo, l’ho già detto, ma in quest’ultimo periodo il freddo l’ho patito, e non solo per questa primavera che somiglia a un marzo irragionevole e dilatato. Sono stati giorni da tirare su il collo del giaccone, ripararsi dal mondo.
    Tornando, in auto abbiamo acceso il riscaldamento. Noi quattro insieme, il tepore.Lemuele ha detto: Mamma, papà, ma allora oggi è il vostro anniversario?E Federico ha detto: Sì, è il nostro anniversario. E io non solo sono innamorato di vostra madre. Sono innamoGrato. Perchè a volte una lettera può fare la differenza.
    Arriverà l’estate, arriverà. Per adesso teniamoci stretti, teniamoci i papaveri rossi nella luce della sera e tutte le cose piccolissime (anche solo una lettera) che sanno fare la differenza.Ieri ho imparato una parola nuova, ed è bellissima.

    20 maggio
    I miei figli, mesi fa, ci hanno chiesto il telefono per la Comunione – ci hanno provato, la risposta la conoscevano già. Gli abbiamo preso una chitarra. Una chitarra piccola per le loro piccole mani.
    Li guardo e penso a quando la suonavo io, penso a come la suonavo male. Dita troppo corte, nessun senso del ritmo. Polpastrelli senza forza, incespicavo ogni volta nei barré. Mi metteva angoscia il picchiettio monotono e imperativo del metronomo, perché dettava un tempo che non prendevo mai.
    Chissà se loro riusciranno, mi chiedo mentre pizzicano ridendo le corde. Chissà se gli piacerà. Chissà se suoneranno qualcuna delle canzoni che ascoltavo, e che adesso ascoltiamo insieme.Chissà loro che sbagli faranno e se continueranno ad amarmi, quando vedranno coi miei occhi i loro errori.
    Stireranno le dita in un Fa maggiore, io mi stirerò per farmi ponte tra loro bambini e loro uomini, tra la loro azzurra infanzia e la mia vecchiaia, annaspando per restare a tempo – anche se oggi son sicura di aver ragione io, e mica il metronomo: è inesatto il tempo, è una fiamma dove brillano insieme prima e dopo e adesso.
    Poichè sono frecce i figli e archi i genitori, so che dovrò stirarmi per farmi corda, ma non mi verrà come dovrebbe, perché non sarò mai, mai libera dalla paura di mandarli troppo lontani da me.

    Share
    Read More
  • Quello che ho e che posso immaginare – grazie (Istanti rubati a #aprile2021)

    On: 10 Maggio 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 344
     1

    I miei figli dissertano di strade romane e muraglia cinese, i libri di storia aperti sul tavolo. Qual è il popolo più ingegnoso? I romani, dice uno. I cinesi, dice l’altro.Meglio le terme o l’agopuntura? Meglio le navi coi rostri o le guardie di ceramica alla tomba del re-sacerdote? Mi fa effetto, sentirli argomentare. Durerà poco, lo so. Tra poco mi chiederanno di scendere a giocare -I compiti li finiamo dopo, è solo mattina, no? Passeranno sotto il balcone pedalando veloce, litigando, su un cavallo, con un pulcino sulla spalla o un piccione becco-largo da curare tra le mani.

    Li guardo per trattenere questo tempo. Lo stringo forte tra le dita come un aquilone che mi litigo col vento, come il lembo di un lenzuolo steso al sole. Lo faccio anche la sera, prima di naufragare nella terra di nessuno.
    Ti prego, ti prego, rimani.
    Lo dico al Tempo. Ma lui se ne frega, o forse nelle orecchie ha tappi di cera.Così oggi invecchio. Ed è sempre pieno di malintesi  e incomprensioni il rapporto tra me e il Tempo, nel giorno del mio compleanno.

    Ma il malcontento passerà, lui sa farmelo passare. Bevo un caffè, preparo una torta che verrà maluccio, ed è già andato.Scarto un regalo, rispondo a un augurio. Mi prendo un abbraccio. Il malcontento è un ricordo.

    E così oggi invecchio, sul Colosseo son passate un po’ di stagioni e la Muraglia Cinese vorrei vederla, prima o poi – qui mi dicono Mamma, si può percorrere persino a cavallo.Pensa, persino a cavallo!
    (Auguri a me, e grazie, grazie per quello che ho, e per quello che posso immaginare)

    La foto bellissima è un regalo di @irenebrusa_ig

    Share
    Read More
  • Le cose come sono (Istanti rubati a #marzo2021)

    On: 10 Maggio 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 288
     1

    Bella l’estate, la vegetazione lussureggiante, l’intrico di foglie sui rami, i campi di erba alta e folta, i muri d’edera tra i tronchi.

    Ma è nella nudità dell’inverno che le cose si mostrano come sono: la spoglia geografia di un campo, le fragili ossa dell’acero, strade e sentieri che serpeggiano sulle schiene pietrose dei monti.

    Quando tutto l’inessenziale scompare, le cose -tutte le cose – diventano quello che sono.

    Share
    Read More
  • La matrioska dei mondi (Istanti rubati a #febbraio2021)

    On: 22 Marzo 2021
    In: istanti rubati
    Views: 303
     1

    Il modo in cui più spesso vi immagino, quando vi immagino, è in un andare per boschi, affiancati.

    Carezzate distrattamente foglie e rami sul sentiero, maneggiate bastoni ritorti, seguite le tracce del cinghiale e della volpe nel fango. Vi fermate in ascolto del verso di un corvo – Zitto, hai sentito? E intanto parlate tra voi, parlate, parlate, sulle vostre teste nuvolette di parole si fanno solidi mondi e galassie. Mi sembra di vederli costruirsi a ogni passo: pterodattili in volo, lupi nel gelo d’Alaska, i voi due di domani, l’addestramento di falchi, spade magiche e portali, Goku, la vostra astronave, la moto, gli Assiri, la neve.

    E tutto si mescola alla galaverna e alle prime gemme, alle vostre mani fredde, alle figurine nelle tasche, all’odore buono di pacciame, agli scherzi, alla luce che filtra tra i rami, tra i vostri capelli. Quando vi immagino, vi immagino andare per boschi, coraggjosi e visionari esploratori della matrioska dei mondi.

    Share
    Read More
  • Scancamìa (Istanti rubati a #gennaio2021)

    On: 1 Marzo 2021
    In: la mia vita e io
    Views: 406
     1

    Stanchezza mista a insoddisfazione mista a nervosismo. Mio figlio si è inventato una parola per descrivere questa sensazione: scancamìa. Dice che è un virus a forma di letto coperto di aghi.

    L’altro mio figlio mi spiega come la affronta: si ferma, si domanda da cosa provenga e prova a darsi delle risposte. Fatto questo, in genere si sente meglio. Aiuta, semmai, una sessione con pungiball e un mantra: Ce la posso fare.”Però devi crederci, mamma, mentre lo ripeti nella tua testa”.

    Nelle sere no, loro mi offrono parole e immagini e persino rimedi. E la scancamìa pian piano scolora e va via.

    Share
    Read More
  • Facciamoci trovare pronti (Istanti rubati a #dicembre2020)

    On: 12 Gennaio 2021
    In: la mia vita e io, quando la montagna era nostra, viaggi
    Views: 442
     1


    31 dicembre
    Ieri sera siamo andati a fare un giro in auto, di paese in paese, per vedere le luminarie. C’era una luna tonda e luminosa che si sarebbe potuto girare a fari spenti .Le strade erano lucide e deserte, fatta eccezione per una volpe e una nutria solitarie. Le decorazioni facevano capolino nei cortili, se ne stavano appese ai balconi, aggrappate ai muri. Poi, attraverso le finestre accese, ne ho intraviste altre private, più intime e segrete. Una candela, il lumino in cima alla capanna di un presepe. Mi è venuto in mente che, dopo che se ne è andata la mia mamma, per anni non ho fatto alberi, né appeso luci. Lei era l’anima del Natale, e adesso che non c’era più, non avevo nessuna voglia di festeggiare. Finché, un dicembre, non ho tirato fuori il mio piccolo abete, qualche pallina, un filo lucente. Non so perché, semplicemente era arrivato il momento di farlo. Come un seme che a un certo punto germogli. È stato faticoso, e liberatorio.Mi sono chiesta quanti alberi altrettanto faticosi ci fossero dietro quelle finestre, dentro quelle case e dentro tutte le case. Credo molti. Faticosamente in piedi, carichi di stelle e fiocchi di neve. Ho immaginato il gesto: una mano che pettina gli aghi sui rami e appende qualcosa. Accende una luce che forse non verrà vista da nessuno, o forse da un passante, in una notte come tante.Questo spero per il nuovo anno, per noi tutti: il desiderio e la forza di accendere luci.Il desiderio e la forza.Auguri!

    24 dicembre
    Qui, il fantasma dei Natali passati è dappertutto. È nelle slittate che mi ricordano quelle con mamma la notte della Vigilia.È nella sensazione di Ossigeno che mi investe quando a sera esco sulle strade buie, gelide sotto le stelle, e in quella di accogliente calore che mi fa formicolare le dita dei piedi intirizziti quando torno in una stanza scaldata dalla fiamma viva della stufa. Nei sensi intorpiditi dal tepore e poi acuito dal freddo fuori, nei vividi sogni a occhi aperti.È nei profili scheletrici degli alberi che fan sembrare i monti in lontananza enormi e bonari animali dal pelo ispido.È nel cielo basso, gonfio, così vicino alla terra, così vicino. È negli odori della cucina, nelle coperte spesse, nei libri seminati in giro, nei rari incontri sulle strade desolate. Il fantasma dei Natali passati mi porta in giro per la Valle, mi solletica fin quasi alle lacrime. Mi mette di fronte ricordi che pensavo d’aver perso – e son tutti qui, impettiti, i piedi nella neve, i profili di fumo.Mi raccontano vecchie storie, mi confortano alla loro maniera: promettono che torneranno – che non smetteranno di tornare. I miei auguri, quest’anno: facciamo pace coi nostri fantasmi, diamogli una possibilità. Se dobbiamo frequentarli, tanto vale farsi buona compagnia. Conviene a tutti, no? Felice Vigilia a tutti!

    6 dicembre
    Questo 2020 mi sembra se lo sia inghiottito la neve.Guardo indietro: una distesa bianca, uniforme, con pochi punti a cui appigliare il ricordo. Mi sembra ci sia stato tolto qualcosa -incontrare, abbracciare, viaggiare… le cose che sappiamo, certo. Ma non solo quelle. Non è mai tanto quello che non si è potuto fare, ma una mancanza di prospettiva. Come se la paura, i divieti, le inibizioni riducessero il mondo a una dimensione sola. A una impossibilità di espandersi, a un rattrappirsi delle facoltà di immaginare. Di desiderare. Sono quelle, mi dico, allora, che bisogna pungolare. Qualche minuto al giorno alleniamo le nostre fantasie come si allena un muscolo – una giornata con qualcuno, una terrazza sul mare, un concerto, un volo da prendere, un libro da scrivere, un nuovo sentiero, caffè e giornale al tavolino di un bar, nel via vai generale. Quel viaggio là. Cinque minuti al giorno: chiudiamo gli occhi, scaviamo a fondo. Troviamo la terza dimensione e forse persino la quarta: coltiviamoci. Verrà il tempo di bucare il terreno, dopo tutto questo gelo. Facciamoci trovare pronti.

    5 dicembre
    Somiglia il mio amore a una legnaia tenuta bene. Somiglia alla fatica di andare per boschi a tagliare ceppi, alla forza che serve per portarli a casa. Ma sempre pensando al calore che ti avvolgerà quando ogni notte te ne starai accanto al fuoco, a guardare la neve cadere.

    Share
    Read More
Share
UA-31736997-1