Fa peccato chi non ha almeno un sogno nel cassetto
Il mio primogenito ha cominciato a parlare molto presto, soprattutto per essere un maschio. A 15 mesi riproduceva in modo più o meno comprensibile un considerevole numero di parole. Ma c’è stato un periodo in cui aveva una parola jolly, da usare per ogni oggetto o azione che non sapeva nominare: bodò.
Passava intere giornate a ripeterla e i significati che gli attribuiva erano sterminati come le combinazioni possibili del superenalotto. Certo, interpretare non era una passeggiata.
“Mamma…”
“Dimmi tesoro”
“Bodò” (tono propositivo)
“Vuoi il libro?”
“No… bodò” (conciliante)
“Ti prendo in braccio?”
“No, no… bodò!” (spazientito)
“Andiamo in cortile?!”
“Mamma… bodò!!” (profondamente irritato dalla mia ottusità)
E avanti così.
Passava intere giornate a ripeterla e i significati che gli attribuiva erano sterminati come le combinazioni possibili del superenalotto. Certo, interpretare non era una passeggiata.
“Mamma…”
“Dimmi tesoro”
“Bodò” (tono propositivo)
“Vuoi il libro?”
“No… bodò” (conciliante)
“Ti prendo in braccio?”
“No, no… bodò!” (spazientito)
“Andiamo in cortile?!”
“Mamma… bodò!!” (profondamente irritato dalla mia ottusità)
E avanti così.
Ora, al di là dell’oggettiva difficoltà di comunicazione dovuta a un dizionario ancora limitato, trovo geniale l’idea di avere un piano b, una via di fuga: quello che non so fare o esprimere, me lo invento.
Insomma, mio figlio mi ha ricordato che ogni tanto si può e si deve giocare la carta Fantasia.
Insomma, mio figlio mi ha ricordato che ogni tanto si può e si deve giocare la carta Fantasia.
E con un primogenito (Lemuele aka Mele) di tre anni, un secondogenito (Eliandro aka Dado) di due e un papà (Federico as Wolverine) che lavora sempre moltissimo… ho MOLTO bisogno di Fantasia. Sì insomma, non so voi ma io… mi gioco il jolly!
NB al contrario di quello che si può pensare, i nomi, mio e dei miei figli, non sono inventati, ma regolarmente registrati all’anagrafe.
Buon bodò a tutti!





