Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Dichiarazioni d’amore in sillabe

    On: 19 Maggio 2014
    In: lettera
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    dichiarazioni

     

    Mam-ma do-po la nan-na si va al-la-si-lo?

     

    Sillabe messe in ordine come sentinelle, tutte sull’attenti e legate da una stretta di mano leggera: sono le frasi di Eliandro, due anni e un pugno di mesi, che già da qualche tempo si sforza in tutti i modi di farsi capire. E quanto chiacchiera!

     

    E’ decisamente avanti nella costruzione delle frasi: inventa, sperimenta, quando il vocabolario langue si aiuta con le mani, con il corpo, persino con i piedi: arriva al mimo. Ma è bravo, non si arrende, anche quando la mamma è tarda e chiede Ripeti, amore mio, ridimmi ancora, per un numero di volte che tende all’infinito.
    Lui caparbio: ripete, strizza gli occhi, disegna nell’aria il suo desiderio, lo indica con le dita, mi prende per mano e mi porta a vedere.
    Non ha una parola jolly come suo fratello, lui improvvisa.

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  • (Un luogo e un modo) dove il tempo non c’è

    On: 16 Maggio 2014
    In: la mia vita e io
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    obra di vallarsa

     

    A Obra, in certi –rari- momenti di pace, l’anno scorso, quando i bambini erano appesi dietro ai sogni del loro sonnellino, mi piaceva andare su in cucina e mettermi a scrivere. Era fine estate: spalancavo la finestra e gli scuri e assaporavo il silenzio luminoso del pomeriggio.

     

    Le giornate erano per lo più fresche e assolate, preludio settembrino, e mi piaceva avere per compagnia il ticchettio delle mani sulla tastiera, il vento che frusciava tra i rami degli alberi vecchi davanti a casa e qualche lontano canto di un gallo che ha smarrito il senso del tempo.
    Ancora più in là, dalla strada che scende a valle, echi sguaiati di giochi e risate.

     

    Là di fronte, mi osservavano precisi e attenti i miei monti, il Pasubio di fronte mi strizzava l’occhio.
    Era bello sentire che pace, e  sognarmi scrittrice – che costa, sognare.

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  • Johnny, la Resistenza, la scrittura

    On: 14 Maggio 2014
    In: ospiti
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    partigiano jhonny
    Ha ragione. Che diamine faremo il prossimo inverno, senza più la pelle da salvare, senza più fascisti con cui avere a che fare? – e nel vacuo interrogativo correva un alto brivido.

     

    Così si domandava il partigiano Johnny. La vita appesa a un filo e il sogno della libertà in tasca, si chiede cosa resti. Dopo.
    Dopo la fuga, gli scontri, la lotta per la pelle su quelle colline langarole che sono una nave oscura dentro un mare senza punti di riferimento, una mappa del terrore, ogni angolo a nascondere un’insidia possibile. Dopo le privazioni e un inverno allo sbando, dopo la fame, i sogni a occhi aperti di una minestra e un bagno caldo. Dopo la guerra.
    Si può sentire il vuoto, dopo la guerra?

     

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  • Portare i bambini all’asilo: mi insegnate come si fa?

    On: 12 Maggio 2014
    In: la mia vita e io
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    asiloPortare i bambini all’asilo: come si fa?
    Cioè, la teoria mi è chiara: li svegli bombardandoli di pizzichi e canzoncine che manco il  juke-box di Fonzie, li lavi e li vesti mentre si dimenano come triglie appena pescate, li convinci con un sapiente dosaggio di minacce velate e promesse mirabolanti a fare colazione, li issi in auto e si va.
    E fin qui.
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  • Creatività: dove nasce e come allenarla

    On: 7 Maggio 2014
    In: ospiti
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    minuti scritti

    La scrittura è il classico problema con infinite soluzioni, ognuna delle quali è suscettibile di infiniti miglioramenti.

    Siete pronti a impugnare la penna, armarvi di fantasia e dedicare alcuni minuti al giorno a migliorare creatività e scrittura?
    Se la risposta è sì, procuratevi “Minuti scritti” di Annamaria Testa e cominciate subito.

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  • Infinitamente piccola

    On: 5 Maggio 2014
    In: sproloqui, viaggi
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    isla de lobos, canarie

    Camminare da sola dentro al nulla. Che poi non era proprio il nulla, anzi, a ben pensarci c’era tutto. C’era la terra rossa bruciata dal sole, panorami brulli, piccoli cespugli e piante basse, mai viste prima, disseminate in giro. Parlo dell’Isla de lobos, la vera scoperta del mio viaggio alle Canarie.

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  • Sopravvivere al baby shock: il manuale

    On: 28 Aprile 2014
    In: ospiti
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    I papà vengono da Marte, le mamme da Venere

     

    Baby shock: solo l’espressione fa paura ed è quella con cui si apre “I papà vengono da marte le mamme da venere, manuale per i genitori a uso terrestre“.
    Gli autori sono una coppia di genitori, Barabara Tamborini e Alberto Pellai: psicopedagogista e autrice lei, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva lui, sono sposati e hanno quattro figli (quattro! perciò mi fido).

     

    Dicevamo, baby shock: nel testo viene descritta come quella fase destabilizzante in cui si trova catapultata una coppia alla nascita del figlio. Chi ci è passato lo sa: è quel periodo in cui non dormi come prima, non mangi come prima, non ti riposi come prima, non ti rilassi come prima, non fai all’amore come prima, non ti lavi nemmeno, come prima. L’elenco potrebbe continuare all’infinito.
    L’aspetto ancora più crudele è che non si tratta di un momento veloce: pare che per uscire dal tunnel ci vogliano tre anni. E tre anni possono mettere alla prova anche la coppia più collaudata.

     

    Questo manuale ha l’obiettivo di aiutare mamma e papà ad affrontare i mesi complicati del post partum senza mettere a rischio la solidità della coppia (cosa per nulla scontata, stando alle statistiche). Per questo racconta i momenti topici della nascita di un figlio dal punto di vista femminile a maschile.
    Sì perché differenze ce ne sono, eccome. Sono strutturali, determinate dalla conformazione cerebrale, dalla secrezione di ormoni, da secoli di evoluzione e  tradizioni.

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  • Bollettino medico e del cuore

    On: 23 Aprile 2014
    In: la mia vita e io
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    bimbo in campagna

    Ricovero ospedaliero per:  safenectomia (addio vena varicosa)

     

    Prognosi: 1 mese, contrattato con il chirurgo a 3 settimane

     

    Prescrizione medica: stare sdraiata o camminare. No seduta, no ferma in piedi, no alzare pesi.

     

    Quello che mi sono immaginata: luunghe giornate solitarie passate alternando

    1. lettura/scrittura mollemente adagiata sul divano, portatile accucciato fedele al mio fianco, libri tutti intorno
    2. lunghe passeggiate tranquille nella mia campagna, salutata dalla natura che si sveglia (un po’ Biancaneve nel bosco, per dire, con trillo di uccellini e scoiattoli che fanno il girotondo, evidentemente ubriachi).

     

    Quello che è stato nella realtà: dopo il giorno numero 1 di ritorno dall’ospedale, per le successive due settimane, bambini a casa dall’asilo: uno o tutti e due. Causa tosse e bronchite acuta, accompagnata da laringospasmo notturno. Risultato: mamma con cardiopalma, oltre che zoppa.
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  • Uova come semi con dentro promesse

    On: 20 Aprile 2014
    In: lettera, sproloqui
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    uova di pasquaHo tre uova piccole, come semi. Contengono promesse, e ognuno ha un nome.
    Vorrei che il primo si chiamasse Tempo.
    Quello che sgocciola piano, senza fretta, dalle mani rugose del mondo.
    Il tempo senza lancette dei bimbi, che non teme mai il dopo.
    Il tempo senza peso del sogno, che non ha obblighi con i numeri e la progressione.

     

    Vorrei che il secondo si chiamasse Voglia, ché quella, se manca, sbiadisce il senso e incancrenisce lo sguardo.
    Voglia di un giorno al mare, del riso aperto di un figlio.
    Di fare l’amore -come libellule, allacciate e sospese- di andare, tornare.
    Partire, restare.
    E’ Voglia anche la voglia di aspettare: un risultato, una lettera, il giorno.
    O che spiova, soltanto.

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  • I regali che ho avuto (e quelli che vorrei)

    On: 18 Aprile 2014
    In: la mia vita e io, lettera
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    obra di vallarsaIn paesino montanaro di cento anime non è detto che a Natale la Messa di mezzanotte sia proprio a mezzanotte. Poiché il parroco è uno solo per tutta la valle, deve girare di chiesa in chiesa, sperando che la neve non gli complichi ulteriormente la Vigilia.
    Quell’anno, la Messa nel mio paese era stata celebrata alle nove, nove e mezza o giù di lì.
    Quando è finita, lasciati alle spalle i cori di Tu scendi dalle stelle e il bagliore di tante candele, mamma mi ha fatto la proposta: perché nell’attesa di Babbo Natale non facciamo un giro con lo slittino?
    Non so quanti anni avessi, probabilmente tra cinque e otto, e non ricordo quanta incondizionata fede avessi ancora nella venuta dell’uomo vestito di rosso.
    Quello che ricordo perfettamente è il sapore di quella nottata.
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