5 aprile
Mi piace uscire a sera, quando il sole ha finito di dettare la sua legge di riverberi e bagliori e sedermi in cortile.
Mettere insieme due o tre parole, di quelle piane, familiari. Parole come uccello, mano, primavera, temporali.
E ancora: pane, sedia, aiuole.
Ne raccolgo un mazzo per chi le vuole.
Tra venti di guerra e un mondo che si restringe ora dopo ora, scelgo parole fide: viaggio, libro, caffettiera.
Me le lego al dito con pensieri di spago e lascio che prendano il largo – aquiloni nella sera.
Le galline battono le ali nella polvere viola di aprile, poi strofinano il becco in una pozzanghera
tra l’erba del cortile.
18 aprile
Questo compleanno non ha la solennità del cinquanta, del mezzo secolo tondo. È una ricorrenza più intima, defilata. La festa si fa nel cuore e nel cuore c’è foresta e tra i rami fitti passa una bellissima luce. Una luce a bocconi da socchiudere gli occhi, e me la bevo stesa sul prato, sul muschio, tra le radici di alberi secolari; la lascio giocare e impigliarsi alle ciglia – e rimango.
Per la seconda volta nella mia vita mi sono regalata un profumo. La prima, ero una sedicenne e avevo scelto Egoiste – con le amiche mimavamo la celebre pubblicità sbracciandoci sul sovrappasso ferroviario sopra ai binari, all’uscita da scuola (“Fatti vedere, egoista!”).
Trent’anni dopo, il gesto è lo stesso e non lo è per niente.
Mi sono regalata del fissativo e una latta da cinque litri di vernice sulle sfumature dell’ocra: dopo un lavoro estenuante per spostare la camera da letto dei ragazzi, ho deciso di attrezzare, nella stanza rimasta vuota, un piccolo studio yoga. Sarà semplice, raccolto, curato nei dettagli – un tentativo di scendere a patti con la mia tendenza all’entropia.
Mi sono regalata una colazione con tarocchi, è uscita l’Imperatrice: ha scudo, scettro e corona. Ma, soprattutto, la mia Imperatrice ha un bel paio di ali azzurre.
E poi: mi viene in dono la presenza di chi amo, sempre e per sempre, in una forma o nell’altra.
Così, anche quest’anno invecchiare costa fatica ma porta la bellezza delle cose effimere — un profumo diverso, un soffitto color grano — e l’allegria giocosa dei nuovi progetti.
Resta l’amore per il tanto che ho intorno – e perfino cresce. Perfino fiorisce.
Cosa volere di più.
Grazie, e auguri a me.






