Lo sapevate? Il termine “ferragosto” deriva dal latino feriae augusti (riposo di Augusto) ed è una festività introdotta dall’imperatore Augusto per concedere una tregua agli agricoltori, dopo una lunga stagione di lavoro nei campi. So già che quando lo racconterò al mio fidanzato, per avallare la tesi che un giorno di vacanza necessarium est, lui avrà la battuta pronta e mi dirà che i tempi sono cambiati o che questi romani erano proprio dei lavativi e che l’impero prima o poi certo doveva crollare.


Il mare gli risvegliava la percezione d’una vita anfibia, prenatale. Lo sentiva avvolgente come quel ricovero uterino, da cui s’era staccato tanto tempo fa, e dove avrebbe desiderato tornare. Morire, entrando nel mare. Così, forse, con la risacca, anche lui sarebbe riemerso da quell’inghiottitoio acqueo, sul bagnasciuga d’un’altra spiaggia, insieme ai sedimenti marini: i vetruzzi levigati, i pezzi di legno catramosi, i filamenti delle meduse. Fino a diventare una spora portatata dall’aria, che andrà a germogliare chissà dove, lontano










