Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Una finestra

    On: 3 Agosto 2022
    In: la mia vita e io, quasi poesia
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    Mille volte sono passata davanti a questa finestra, durante le mie camminate. Solo ieri mattina la ho vista, tra i fiori e le foglie del cappero. Una poesia tra le crepe del muro.
    Luce che entra in un stanza abbandonata chissà quando, chissà da chi.
    Prego di riconoscere la bellezza ogni volta che la incontro. Prego i miei occhi di non trascurare la grazia silenziosa delle cose dimenticate.
    Tutto torna a vivere, quando viene visto.

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  • Palate di oggi

    On: 3 Agosto 2022
    In: quasi poesia
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    Ahavere anni che si contano sulle dita di una mano
    dito più dito meno
    giorni e giorni e giorni senza scuola
    vestiti a caso
    amici
    campi e alberi e strade
    più progetti che ricordi
    forse un cavallo
    un cane
    sonno senza sforzo
    mattine senza sveglia
    e domani
    chi se ne infischia
    di domani
    noi che c’abbiamo
    palate e palatedi oggi.

    (e io che dicevodi non essere invidiosa)

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  • Primavera (Istanti rubati a #marzo2022)

    On: 21 Aprile 2022
    In: istanti rubati, quasi poesia
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    Primavera, quest’anno, sembra tardare.
    Forse si chiede che ci viene a fare:
    tutto questo lavoro immaneper aprire bulbi, semi, tane
    allargare cieli
    far volare rondine e airone
    rinverdire prati- se poi alla fine non cambia mai niente:
    se stagione dopo stagione
    restano sigillati
    gli occhi della gente.

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  • Inverno è una terra (Istanti rubati a #dicembre2021)

    On: 9 Marzo 2022
    In: istanti rubati, quasi poesia
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    È una terra misteriosa, l’inverno.
    Si svela la geografia segreta di luoghi che credevi di conoscere. Tutto è intimo, raccolto.
    Per quanto ci guardi, per quanto ogni cosa appaia nuda ed evidente, ti accorgi che c’è un altro strato. Una dimensione a cui -ancora- non hai accesso.
    Inverno è un paesaggio che sta dietro gli occhi, un cannocchiale puntato al cuore.

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  • Sono cresciuta un po’

    On: 3 Novembre 2021
    In: quasi poesia
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    Anche questa estate
    sono cresciuta un po’.

    Ti ho lasciato arrivarealla seconda boa,
    allo scoglio più lontano per cercare i granchi.
    Sono cresciuta un po’quando ti ho permesso
    di andare venti passiavanti a me
    sulla strada
    con gli amici. 
    Questa estate sono diventata più grande:
    altezza e taglia son rimastele stesse
    ma ho aggiuntouna stanza
    nel cuore
    perché tu possa
    allargare il tuo spazio. Ho sentito tante
    piccole scosse
    -come succede quando c’è un terremoto.
    Ma erano scosse di assestamento:
    tu cresci
    e il mio mondo si espande
    per contenere il tuo.

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  • Ultimo giorno di scuola e del ricominciare a scrivere lettere (Istanti rubati a giugno2021)

    On: 27 Luglio 2021
    In: la mia vita e io, quasi poesia
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     1

    18 giugno
    Ieri i prati intorno a casa erano pieni di lucciole. Era una vita che non ne vedevo così tante. C’eravamo noi, le torce e un tappeto di puntini luminosi.Questa mattina sono uscita a camminare. Passando davanti a una vecchia cassetta delle lettere ho pensato che non ricevo una lettera da non so quanto tempo (mail quelle sì, ogni giorno). Ho pensato a una frase bella trovata in un libro, parla delle cose che non troviamo mai il tempo di fare.
    Non troviamo il tempo di sederci in balcone a guardare le nuvole, di passeggiare in un campo di notte, di tenerci abbracciati senza nessuna ragione. Il libro si intitola Luce d’estate ed è subito sera. Ci son cose che andrebbero fatte, prima di sera.
    Dovremmo ricominciare a scrivere lettere.

    11 giugno
    Il primo giorno di scuola, 5 anni fa, Lemuele aveva gli occhi grandissimi.
    L’ho lasciato al banco seduto composto, la schiena dritta, quei suoi occhi enormi che sembravano chiedere E adesso? Un fiume stretto tra le ciglia: tutte le lacrime che non voleva lasciare uscire. Anche i miei si sono allargati per contenerlo, lui lì al banco, la nuova classe, i compagni, la cattedra – si sono allargati per trattenerlo e non perdere una briciola del mondo nuovo che lo aspettava. Poi li ho strizzati, è stata questione di un attimo, e cinque anni son passati. Sono stati anni pieni di cose, a pensarci bene. Macchie sui quaderni, inchiostro, lettere sghembe, Hai studiato storia?, la frutta per merenda spiaccicata nello zaino, le tabelline, gli astucci persi, gli astucci ricomprati, gli astucci distrutti, gli astucci aggiustati macchiati bucati. Tutte le storie lette la sera, tutte quelle parole che si fanno universi, e le liti -Non hai ancora fatto i compiti!- i pianti di stanchezza, la scuola davanti al pc, il diario pieno di scarabocchi, di righe cancellate, di righe dimenticate e di corse fuori e dentro il cortile di scuola, tutti in fila con la cartella pesante, le mani in tasca, i quaderni dimenticati, Hai ripassato scienze? E la fortuna di aver incontrato guide illuminate, insegnanti di quelle che sono maestre di vita, di quelle che, amore mio, ti auguro di trovare sulla tua strada ancora, e di saper riconoscere – per avere il privilegio di essere accompagnato da sguardi benevoli e attenti, attraverso questo mondo imperfetto.
    Questo ti auguro, oggi, mentre corri attraverso il cortile. Ti auguro di vedere non la fine ma l’inizio di una nuova avventura- mi sforzo di farlo anche io, lo prometto. Ti auguro di crescere senza smettere di mostrarti per quello che sei.E di conservare i tuoi occhi grandi, i tuoi occhi-mare pieni di futuro. Occhi enormi per divorare il mondo.

    6 giugno
    Questa mattina all’alba: bosco, Guccini e quel boccone in gola che non va su né giù (semicit.) come ogni volta che qualcosa finisce (un anno, una stagione, un ciclo, una lettera, un film, un amore). Per esempio, oggi, giorno di cerimonia. Tra poco farò una doccia, metterò un vestito carino e forse sandali col tacco, un poco di trucco, siederò quasi composta e dirò cose vagamente ragionevoli. Ma io sono là: bosco, Eskimo, scarponcini. E quel boccone che non va su nè giù – quel boccone che forse, a pensarci bene bene, potrebbe persino essere il cuore.

    1 giungo
    Attacchi subdoli di nostalgiapiccoli morsi feroci agguati.
    Basta un poco di musica, un’ora di sole
    e l’assalto dei giorni passatimi sfianca.
    Mi difendo scrivendo gli appunti di un viaggio
    ancora da fare.
    Mi difendo a fughee colpi di coda e, a sera, unguenti cerotti
    soffi gentili
    sui graffi.
    Mi difendo pregandola me di ieri:
    adesso lascia, lasciami andare.

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  • Facciamo bosco

    On: 4 Gennaio 2021
    In: quasi poesia
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    Non c’è distanza
    che nel silenzio
    non si ricucia.

    Facciamo gli alberi,
    che le parole non servono,
    che le radici
    nel buio del mondo
    si toccano.

    Facciamo gli alberi
    che sopravvivono alla fine

    del proprio ramo
    – diventando bosco.

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  • Sii la polpa

    On: 21 Settembre 2020
    In: quasi poesia
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    Sii la polpa di melone
    sulla tovaglia
    bianca.
    Sii la zona d’ombra
    quando il sole
    è ardente,
    il soffio caldo
    della stufa
    in una notte
    di dicembre.


    Sii la metafora
    venuta bene,
    la storia raccontata
    da chi non conosce
    le parole.
    Sii le macchie di luce
    nel folto di un faggeto.


    Sii l’amico
    a cui ognuno dice:
    No,
    che non avevo impegni,
    benvenuto, e cambia
    i programmi
    per rimanerti
    accanto.


    Fa’ che il tuo spirito
    non abbia confini
    ma che sia capace
    di raccogliersi
    tutto
    dentro una mano.

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  • E brillare

    On: 21 Settembre 2020
    In: quasi poesia
    Views: 550
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    Mentre sali la cresta di una montagna
    guarda a valle il sentiero percorso.
    Per quanto sia lunga
    ancorala salita, non potrai che ringraziare
    le gambe
    il fiato
    il tuo cuore
    per averti avvicinatoalle nuvole.

    Per averti mostrato che qui
    -fuori dal vociare
    confuso del mondo-
    puoi essere lontana da tutto
    e parte
    di tutto.

    E brillare di smisurata
    e accogliente
    solitudine.



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  • Siamo creature dei boschi (Istanti rubati a #giugno2020)

    On: 28 Luglio 2020
    In: istanti rubati, lettera, quasi poesia
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     1

    Siamo creature dei boschi prestate alla civiltà.
    Abbiamo linfa nelle vene e occhi color corteccia o foglia.
    Di ramo in ramo saliamo sfidando la forza di gravità
    e scendiamo fino al suolo sempre controvoglia.

    Abbiamo il cuore tremante di certi cerbiatti,
    la vista al buio della civetta,
    ci dicono che siamo distratti
    o facili prede di abbagli: ci incantiamo sui dettagli
    che sfuggono a quelli che vanno di fretta.

    Non ci manca la curiosità scanzonata del gatto,
    il coraggio silenzioso del lupo,
    non ci manca l’intuito e la prontezza allo scatto,
    né l’audacia del balzo che sfida il dirupo.

    Siamo creature rupestri
    ma di tipo socievole,
    ogni tanto ci pigliano per extraterrestri
    per la nostra allergia alle regole.

    Seduti a un banco, dentro a un ufficio o in un supermercato
    sembriamo forse un po’ strani:
    ma non puoi certo giudicare un pesce
    dal modo in cui si muove tra i rami.

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