Alla tua spensieratezza, alla tua caparbietà, all’ironia spiazzante, alla testardaggine irremovibile. Al tuo dormire con la mano sotto la guancia, al tuo modo di muovere le braccia mentre corri, per prendere velocità, come un piccolo treno.
Al modo che hai di ridere, come ti facessero il solletico, e a quello di piangere, come se tutto fosse irrimediabilmente ingiusto.
Al coraggio un po’ spavaldo, alla paraculaggine, al tuo provare mille volte ogni cosa, per farla riuscire. Al tuo cuore grande, grande.
A te che ti amo non da quando sei nato: ti amo dalla prima volta che ti ho pensato. E proprio non avrei saputo immaginarti meglio di così.
Buon compleanno amore.

Ai tuoi sette anni, amore bello.
Nei giorni che ho trascorso in Trentino, nel paese di mia madre, è successa la stessa cosa di ogni anno: almeno una persona ogni sette che incontro mi dice Come somigli alla tua mamma.
Abbiamo bisogno di selvatico, della strada sterrata che si inerpica fino alla radura, dove non arriva l’asfalto con la sua simmetria di strisce bianche; delle tracce lasciate di notte da una volpe che si è avvicinata al paese; del grido fischiante di un nibbio o di quello notturno della civetta. Abbiamo bisogno del telefono che non prende, dell’auto che fino a là non arriva, dell’odore di resina che sporca i vestiti dei bambini mentre s’arrampicano sugli alberi.




Camminare insieme a qualcuno parlando dei propri progetti mi sembra un bel modo di rinvigorire i sogni. Una specie di cura ricostituente per le proprie ambizioni.







Se quello che vi lascio
Al fondo delle poesie si mette il luogo e la data di scrittura,
“Mamma, sei bella e sei anche incinta.”
Mi piace la nebbia e a febbraio non si è fatta desiderare.








