
Caro Natale Babbo
ti scrivo anche quest’anno
a cavallo di un anno che sta per finire,
ma per una volta non son qui a domandare:
ci sono cose che vorrei restituire.
Vorrei che la magia
che mia madre mi ha insegnato
la ritrovassero intera i miei figli
e imparassero a farla durare
come tempo supplementare.
Vorrei che la pazienza di mio padre
potesse diventar bottino
e io usarla come prezioso seme
per far fiorire il comune giardino.
Vorrei dare a qualcuno la dolcezza
di quell’infermiera
che in un momento di bufera
ha saputo fermarmi il pianto
con una carezza.
Vorrei che le valanghe di amore ricevuto
rendessero fertile
lo spazio e il tempo
avuti in sorte,
come un terreno dopo che ha piovuto.
Vorrei che la vita
mi insegnasse a non temere la morte:
non so se sarà vita eterna
viaggio per Chissà-Dove
o reincarnazione
ma vorrei riuscire a vedere
che non esiste separazione.
Vorrei che i gesti di gentilezza
praticati a casaccio
diventassero la regola
in tutto ciò che faccio.
Vorrei mettere a frutto il tempo
perché è il dono più grande che ho avuto
insieme a questo mondo ancora sconosciuto
insieme a questo cuore,
fragile insolente sprovveduto,
– sempre in cerca di nuovo splendore.





Come si sopravvive a certi dolori, mi ha chiesto poco tempo fa un’amica che aveva appena perso una persona cara.



Farei una collana delle tue prime volte.

Chissà cosa vi ricorderete di questi giorni verdi, di questo caldo che nemmeno vi dà noia, impegnati come siete a fare, a sfrucugliare la vita smuovendola con le mani – dentro la terra, dentro le nuvole – a cercare il segreto della formica, il nascondiglio del ragno, a distinguere il canto della civetta, indovinare il volo della rondine che ha fatto il nido sotto il portico.





Ieri siamo tornati dalla montagna. Il mattino è cominciato con una nebbia che si smangiava l’orizzonte e dopo è venuta la neve – una neve ghiaccia e dritta ma fitta, potente. Abbiamo fatto una lunga camminata per trovare un amico che aveva a pranzo altri amici e ci siamo seduti nella cucina calda: brillava il fuoco dentro la stufa, il tavolo di legno senza tovaglia era apparecchiato con tre salamini, una bottiglia di vino rosso e piatti bian




Dicevano delle grandi nevicate che allora venivano; di tante altre cose e burle che adesso non accadono più perché la gente ha troppi svaghi e poca fantasia.










