Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Bisognerebbe baciarsi dappertutto

    On: 17 Maggio 2016
    In: la mia vita e io, sproloqui
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    bisognerebbe baciarso dappertuttoBisognerebbe baciarsi a Maelbeek,
    sbucati su dalla metropolitana,
    gli occhi stupiti di una Alice
    che invece di imbucarsi
    sale in superficie.

    Al Bataclan si dovrebbe andare di sabato sera
    con gli amici la birra le ragazze
    a sentire suonare, ad aver voglia di strapparsi la maglietta
    per l’assolo alla chitarra
    e stapparsi un’altra birra
    che domani è festa e non serve avere fretta.

    Bisognava camminare per le strade profumate di Damasco
    quando il cielo tutto intero stava su,
    in appoggio sulle cupole della Moschea di Solimano,
    tra i minareti dove cantano i Muezzin,
    dovevamo camminare mano nella mano.

    A Lesbos si dovrebbe portare i bambini a prendere il sole
    a comprare il gelato tra le strade chiare
    e affittare il gommone per fare un giro a mare,
    le braccia oltre il bordo ad assaggiare il sale.

    Dovremmo baciarci dappertutto: allo Zaventem
    con la valigia in mano,
    tra spezie e stoffe ad Aleppo dentro i suq,
    ballando il sirtaki a Idomeni
    come Zorba in equilibrio col ginocchio su.
    E sulla Rive Gauche, usciti da una quadro alla Doisneau,
    sotto la pioggia e senza ombrello a far gli scemi,
    urlando Rimaniamo ancora, restiamo ancora un po’.

    Dovremmo baciarci dappertutto
    perché il cuore ha un motivo solo per saltare in aria dilaniato
    e quel motivo
    è un bacio innamorato.
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  • Istanti rubati a #marzo2016 (Tutto è già qui)

    On: 31 Marzo 2016
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    pasqua 2016Marzo 2016 ha avuto dentro la Pasqua e la Pasqua ha le uova e le uova hanno dentro sorprese delle volte belle, delle volte deludenti. Fa parte del gioco.
    Ne abbiamo avute e regalate e il bello è in questo dare-avere di carte colorate che frusciano per casa e danno colore.

    Qualcuna ce la siamo dipinta perché è bello bollirle nel vino e riempire la casa di odori. Come quando bambina, in montagna, coloravo gusci a forza di violaciocche scippate ai prati, un bottino portato via nelle tasche dei giacconi ancora pesanti, mentre mamma rideva a vedermi con le mani sporche d’erba e le unghie di terra. Questo un po’ lo ricordo e un po’ lo indovino, come forse domani faranno i miei figli, a pensarmi di ritorno dalla bottega, un pacco di uova da sei spiaccicato in terra scendendo dall’auto. Loro due che ridono cauti, un po’ increduli di non avere nessun colpa.

    neve in monferratoneve in monferratoneve in monferratonel bosconel bosconel boscomarzo 2016, cavalloTra le sorprese di marzo, una bella nevicata, qualche giro a cavallo, passeggiate nei boschi e i pruni fioriti in cortile, che son sempre quelli ma ogni anno la primavera sembra una cosa nuova. Forse per quello si chiama così: prima, vera. Come se ogni volta fosse quella buona dopo millenni di prove.
    E abbiamo avuto un orto appena cominciato a patate e cipolle dopo la fresatura, la terra pronta dopo il gelo; è facile capire la terra che invita il seme, dopo tutta una stagione di solitudine.
    Forse ci vuole insegnare che ogni cosa viene a suo tempo, come ogni uovo si schiude quando la vita è pronta.

     

    Tutto è già qui
    nell’ombra delle cose
    l’amore che verrà
    le partenze e poi le attese
    tutto è già qui
    anche se non si vede

    tutto è già qui e non si lascia dire

    Ci sono state sorprese meno belle. L’ultima è stata bruttina proprio, quando sul giornale c’era l’addio a GianMaria Testa. Partito presto, troppo presto. Adesso che servivano più di sempre le sue parole che vengono su da basso, rigogliose e fertili per quelle radici fonde. E oneste. Un’anima bella venuta dalla terra di mio padre, andato via con il male di mia madre.
    Restano le sue canzoni, il dolce del cioccolato che rimane in bocca a coprire l’amaro.

     

    Ma se tutto è già qui, anche quando non si vede, mi viene da pensare che:
    tutto è ancora qui, anche quando non lo vediamo più.
    Ed è un pensiero somigliante al dolce che manda via l’amaro.

    <“>
     pasqua 2016
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  • Come nasce una storia. Di pesci, oceani e del nuovo romanzo

    On: 21 Marzo 2016
    In: il progetto, l'emozione in ogni passo, la mia vita e io
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    barcaScrivere è stare su una barca sospesa su niente. Tu butti le reti, e non vedi, e ai primi pesci gli levi l’amo col dubbio di fargli male, di rovinarli quando li metti nel secchio, di non saperli cucinare con il fuoco giusto. Come il Vecchio nella sua lotta forsennata al mare, quel mare nemico e alleato, che si struscia contro la chiglia con la sua indifferenza di mollusco, che restituisce sassi e resti di guerre spuntate lontano.
    Tu stai sulla barca e remi in una qualche direzione, non è chiara sempre, un po’ t’aiuta il vento e un po’ ti risospinge, ogni frase un senso che aggiunge, scandaglia, definisce. Confonde.
    Te ne vai navigando a vista.

    A furia di gettare le reti si impiglia qualcosa che ti pare grosso, che tira e scalcia e fa resistenza. Quando allenti la presa delle volte ti segue, accompagna il flusso, ti ripaga della fatica e del sudore con un guizzo fuor d’acqua: uno solo e dura un momento, ma gli vedi le squame di quel riflesso perfetto, sotto i raggi del sole, e riconosci in quel salto una smania che ti corrisponde, che ti esplode in gola per la bellezza d’averlo visto, per il desiderio di fermarlo.

    Delle volte vedi un movimento a fior d’acqua, solo una scia che si accenna, vene viola su mani anziane, e ci butti le reti, le braccia, i pensieri, in un corpo a corpo che sfinisce e rinvigorisce a un tempo. Se riesci a trattenere lo slancio e la forma, se quello che ti trovi sotto gli occhi ha un senso, forse è una storia. Una storia che racconta di quella tua sortita per mare, della casualità dell’incontro con una creatura marina, del vento di quel giorno, e della luce che piove sulla barca. Ma racconta pure di come hai imparato a pescare, di tutte le volte che hai rappezzato le reti, di un vecchio che un giorno ti ha prestato la sua canna e i suoi calli, e delle mappe che il sale, ogni volta, disegna sulla tua pelle quando s’asciuga. Mappe di luoghi che forse, un giorno, incontrerai.

    Ecco, se qualcuno mi chiedesse come nasce la storia da raccontare in un libro direi questo: nasce dopo molta paziente attesa, dopo un incontro fortuito con un’impressione, dopo la lotta con una creatura che ti sfugge e ti appartiene. Ma nasce anche prima, molto prima: insieme all’albero che ha dato il legno per costruire la barca con cui vai per mare.
    Ecco quel poco che ho capito. Perché così succede, ed è facile e miracoloso come veder nascere una pianta da un seme.

    Così è nata la storia di “L’emozione in ogni passo“. Mi è venuta nella testa a sorsi brevi e pezzi che hanno combaciato in fretta, in uno sforzo di assemblare scorci che non volevo perdere, significati che mi serviva chiarire a me stessa, parole che mi sarebbe piaciuto ascoltare.
    Non c’entra nulla con pesci e reti ma ha a che fare con un cammino. Un cammino reale e metaforico che è stato mio, ma che può diventare di tutti.
    Se vi va, gettate l’amo: dal 13 aprile abbocca in tutte le librerie.

    Il jolly è: “L’emozione in ogni passo”, Giunti editore. Se volete, curiosate qui.

    L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla. Italo Calvino
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  • Istanti rubati a #febbraio (e 24 ore regalate)

    On: 2 Marzo 2016
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    feb5Febbraio ha avuto una possibilità in più quest’anno: un giorno intero per dimostrarsi buono. Come impiegare le 24 ore regalate?
    Si potrebbe spiegare le ali e sputare lingue di fuoco accendendo il cielo di tramonti o sfruttare la bat-ragnatele per starsene appesi a testa in giù: nel mondo alla rovescia l’amore è ricambiato dal primo sguardo, il fritto misto è salutare come la curcuma e si prepara veloce come il saikebòn, e tutti possono scegliere esattamente dove abitare e con chi. Che detto così pare facile, e invece.

     

    Che poi diciamocelo, il mondo dritto è proprio strano:
    “Sai cosa mi ha detto il mio amico? Che sua mamma e suo papà si baciano sulla bocca”
    “È normale, vedrai che anche tu quando avrai una fidanzata…”
    “Mamma, te l’ho già detto: io non vojo fare il fidanzato, vojo fare il muratore di mattoni!”
    feb2feb4In un giorno regalato sarebbe bello far crescere qualcosa o qualcuno: un progetto, un paio d’ali, una treccia alla Rapunzel, un ghiro dentro una tana di vetro, un fiore nuovo spuntato in giardino.
    Fai che sia terra il tuo cuore
    e la speranza un seme
    la terra si annaffia e non si spreme,
    come l’amore.

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  • Istanti rubati a #gennaio2016

    On: 8 Febbraio 2016
    In: istanti rubati, la mia vita e io
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    trekking in monferratoGennaio somiglia a una camminata che ho fatto una domenica pomeriggio tra le colline.
    C’era molta gente, anche amici, ma alcuni pezzi li ho fatti sola. Ci sono state salite da accorciare il fiato e scorci da levarlo proprio, per come si vedeva il cielo, traslucido e vagamente surreale.
    C’era la luce di inverno, quella che leva veli senza misericordia, e pialla le ombre e ricalca i contorni.
    C’è stato un fuoco trasparente sopra la sera -le fiamme a sgambare in alto- e accanto al fuoco vin brulè da bere bollente.

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  • Una mamma raccontata dai figli

    On: 1 Febbraio 2016
    In: la mia vita e io
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    Una mamma raccontata dai figli“Mamma, mi prendi in braccio? Tu sei la più forte.” Lo isso all’altezza del mio viso, gli metto il naso tra i capelli e il collo, dove profuma di buono. Fingo di non aver riconosciuto la lusinga per risparmiarsi qualche passo , e lui non saprà che tante volte me lo tiro addosso perché di quell’abbraccio ho bisogno. Per provare la sua guancia contro la mia, per strofinargli il naso sotto il giaccone e sentire la sua pelle accaldata dalle corse.

    La mamma non si stanca e non invecchia. È fatta di materiali diversi, tutti incorruttibili: di latte per la fame di “quando eravamo piccoli”, di capelli da tormentare tra le dita in attesa del sonno, di pelle morbida da usare per cuscino in caso di stanchezza, di gambe come leve delle giostre, per farsi sollevare mentre lei stesa sul letto ci dondola come aeroplanini braccia-spalancate.

    La mamma può fare i bambini. Schiere di fratellini e sorelline a cui dare nomi improbabili (che detto da me, vabbè. NdA). Nella pancia ci sono beni di conforto, giocattoli per fronteggiare la noia di nove mesi al buio, qualche libro con le figure, pistole di Spiderman, anche se a lei le pistole non piacciono, ma tanto sono finte, non uccidono mica peldavvelo.

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  • Storia di un libro che ha attraversato il mare del Nord

    On: 25 Gennaio 2016
    In: il progetto, la mia vita e io, ovunque tu sarai, viaggi
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    piken fra piemonteMi piacerebbe visitare la Norvegia. Non sono mai stata nei paesi Scandinavi e da un pezzo mi dico che dovrei.
    Però da oggi un pezzetto di me sta là, tra Oslo, i laghi pattinabili, scintillanti fiordi e distese di latifoglie. Quel pezzetto è Ovunque tu sarai, che per l’occasione diventa Piken fra Piemonte, ovvero La ragazza del Piemonte. Per noi è un titolo buffo, sì, ma evidentemente da quelle parti sarà sembrata una roba piuttosto esotica.
    Altra cosa buffa è la copertina: chi l’ha vista e mi conosce mi ha chiesto se la ragazza di spalle sono io. In effetti no, ma ci somiglio parecchio. Una copertina su misura, proprio.

     

    Ecco, oggi  un po’ di emozione c’è: è la prima volta che qualcosa che ho scritto viene pubblicato oltre i confini nazionali. Beh, a ben vedere è la seconda volta che qualcosa che ho scritto viene pubblicato. Un bel po’ di emozione, a dirla tutta, perché c’è della magia in te che resti e le tue parole che vanno, che sarebbe anche bene fare cambio o andare insieme, a un certo punto, ma adesso è bello così.

    È evidente da allora che i libri fanno mescola con la vita, firmano gemellaggi d’occasione. Si versano nell’imbuto degli occhi e si disperdono nell’ambiente di ognuno. (Erri de Luca)

    Io le ho preparato valige, alla creatura, spero di averci messo quel che serve. Le ho fatto qualche raccomandazione spolverando il frontespizio, l’ho incoraggiata arieggiando le pagine, una pacca sul dorso e via, ora tocca a lei. Mi divertirò a immaginare una donna chiara di pelle e capelli davanti alla sua casetta rossa, a strapiombo sugli scogli, sulle ginocchia le pagine che ho scritto mesi fa, nel chiuso della mia stanzetta vista Monferrato o su qualche treno per Torino.

    Un po’ di emozione c’è, ma con un innegabile vantaggio, rispetto ai giorni della pubblicazione per Giunti: se qualche critico norvegese stroncherà il mio scritto, io comunque non ci capirò una virgola.

     

    Se qualcuno invece conosce la lingua (ma anche no), può sbirciare  qui .

     

    Il Jolly è: grazie all’editore Tiden Norsk Forlag e agli impareggiabili Walkabout Literary Agency.
    E poi… God Tur, Piken fra Piemonte! (Google suggerisce che si dica così)
    pikenfrapiemonte
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  • Istanti rubati a #dicembre2015 (con Instagram)

    On: 13 Gennaio 2016
    In: foto, la mia vita e io
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    dicembre15 con instagramC’è chi dice Il tempo è denaro.
    Non credetegli: il tempo vale molto di più.
    Mi basta vedere questa panoramica di scatti di dicembre, uno al giorno o poco più, per rendermi conto che ogni istante sereno è un regalo bello e impacchettato, con sopra un biglietto che porta il tuo nome.

    Basta che cambi di poco la luce, basta un odore che c’era nell’aria, la foto non lo dice, ma tu lo sai che c’era, o una voce durante lo scatto che dice Mamma. Basta un niente per aggiustare di magia il momento.
    Una fiamma che traballa contro il buio della notte, ma piano, mentre noi sul divano ci facciamo caso a malapena. Una tavola imbandita, una passeggiata nella nebbia, il gatto che sbircia alla finestra.
    Non ci pensiamo mai abbastanza, a come basta poco a farci fare un respiro profondo e dire: Ho quello che mi serve.

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  • Punto elenco per il 2016

    On: 4 Gennaio 2016
    In: la mia vita e io, sproloqui
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    punto elenco
    • non ti muovere verso il traguardo: stai fermo lì e vedilo arrivare cambiando lo sguardo
    • non dividere con gli altri quello che hai, molto meglio dividere il buono di quello che sei
    • fai coriandoli delle certezze, nutri il dubbio offrendogli i tuoi pensieri scalzi e zero sicurezze
    • spera di perderti e inciampare prima di arrivare in cima alla scalata : il viaggio che va liscio di bonaccia non insegna come fare quando c’è la mareggiata
    • non rispettare a priori la misura, stai sopra o sotto e sempre fuori inquadratura
    • non fare niente per fare cambiare opinione, cura il tuo punto di vista senza la boria della condivisione
    • fai che la voce del verbo navigare serva non solo per il browser ma soprattutto a star per mare
    • alimenta il pensiero divergente, non prendere parte alle dispute inutili, pur disprezzando certe opinioni, rispetta le gente
    • guarda le cose da sotto in su che a star troppo in alto prima o poi si va giù
    • tratta da uomo ogni piccino e aiuta ogni uomo a trovare il bambino.
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  • Tiritera di Capodanno

    On: 30 Dicembre 2015
    In: la mia vita e io, sproloqui
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    tiritera di capodannoCapodanno. Finisce un viaggio
    e uno ricomincia. O forse è sempre lo stesso
    ma è bello immaginare
    una cosa che comincia.

    Vorrei che il mondo si raddrizzasse un po’.
    È un mondo strano: le anatre libere di migrare
    e gli uomini no.

    Vorrei diventare il pastello
    di cera, ma bianco
    che sul bianco non si vede
    ma sul nero sa fare la neve.

    Mi piacerebbe tonasse di moda
    il valore della sfumatura
    ripristinare il fascino timido del grigio
    e ridare importanza alla misura. (altro…)

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