Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • La casa più casa (e la vacanza)

    On: 6 Agosto 2014
    In: foto, la mia vita e io, viaggi
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    obra di vallarsa (TN)

     

    Mi piace stare a Obra perché è la casa più casa che ho.
    Quella che nei disegni di bimba ha il tetto rossa a punta orlato di tegole e il camino che fuma. Sempre.
    Perché c’è sempre, lì dentro, un posto caldo, vicino alla stufa che crocchia e al fuoco che racconta quanto è stato mentre eri lontana.

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  • Istanti rubati a #luglio

    On: 4 Agosto 2014
    In: foto, la mia vita e io
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    bimbo in piscina

     

    Luglio = estate. In genere. Ma questa è fredda e piovosa. I bagni in piscina sono brevi e per non battere i denti ci vuole in coraggio da coccodrillo.

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  • Esprimi un desiderio

    On: 24 Luglio 2014
    In: foto, la mia vita e io
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    sanlo3

     

    Risistemando un po’ di foto, mi è caduto lo sguardo su quelle di San Lorenzo, e ho ripensato alla serata della scorsa estate.
    Siamo partiti coi bambini, i ragazzini della settimana vacanze e una manciata di amici nel tardo pomeriggio e abbiamo occupato una radura nel bosco poco lontana da casa. Arrivati tutti, grazie al servizio navetta fuoristrada, abbiamo preparato la grigliata, in attesa che le stelle cadenti, non più nascoste dalla luce del giorno, ci mostrassero le loro danze veloci attraverso il cielo.

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  • Il risveglio lento del mostro a tre cuori

    On: 18 Luglio 2014
    In: la mia vita e io
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    tre cuoriAlba.
    Tra le tende filtra luce tenue d’estate.
    Mi giro dall’altra parte. Qualche ora dopo riapro un occhio. E’ sabato e la sveglia finalmente tace. Mi sgroviglio dal groviglio di corpi e mi accorgo di avere sei braccia e sei gambe. Tutte piuttosto corte.
    Siamo tre e piccoli nel lettone, tra le lenzuola cuori addormentati, sulle nostre teste nuvole vibranti dei sogni interrotti del mattino.

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  • Chi perde, chi si perde

    On: 12 Luglio 2014
    In: la mia vita e io
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    binari nella nebbia
    L’ho notato qualche setimana fa in stazione. Ero a Torino Porta Nuova, come sempre di corsa, come sempre adocchiando tra le pagine di un libro  il binario del treno e eventuali ritardi.
    Lui era in attesa sulla banchina, la faccia un po’ rassegnata, un po’ di uno che chiede scusa.
    Aveva un’età difficile fa definire, nella terra di mezzo tra la mia e quella di mio padre. Aveva capelli unti e una giacca marrone di pelle. Lisa. Senza un bottone. L’asola vuota a metà del petto diceva Guarda un po’ qui come sono ridotto.

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  • Notti di magia nel bosco

    On: 7 Luglio 2014
    In: la mia vita e io
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    campeggio sul fiume

     

    Metti di campeggiare una notte in aperta campagna, sulla riva frondosa del Po, mentre lampi e tuoni ti girano intorno, danzando la loro danza.
    Molta gente intorno, diverse generazioni: dai bambini ai nonni. Si accende un fuoco, si montano le tende.
    Qualcuno arriva col fuoristrada, qualcuno a cavallo. Qualcuno parte alla ricerca di legna per alimentare il fuoco nella notte.
    Una notte incredibilmente piena di lucciole, come lo erano quelle della mia infanzia.

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  • Istanti rubati a #Giugno

    On: 1 Luglio 2014
    In: foto, la mia vita e io
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    bambini che giocano

     

    Prime sere d’estate. Aria tiepida, uscire in sandali, scorazzare senza meta che pare di essere, così randagi, più liberi.

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  • A Maria e quelle come lei

    On: 27 Giugno 2014
    In: la mia vita e io, lettera
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    mariaMaria l’ho conosciuta in Trentino, a Obra, un paio di estati fa, e ci siamo piaciute subito.
    Lei è rimasta lì un mese, per dare una mano alla mia nonna materna, nella sua penultima estate di vita. Così ha dato ai miei zii un po’ di respiro, visto che si sono occupati di lei, con una dedizione quantomeno rara, 24 h al giorno per 365 giorni l’anno.


    Maria, dicevo, fa di lavoro la badante, o quello che le capita. Pulizie, baby sitter, roba così, a seconda delle richieste del mercato. Ha spalle larghe, pelle chiara e occhi azzurrissimi, un’età intorno ai 60. Ha modi timidi e l’atteggiamento schivo di chi si sente sempre di troppo, di chi è abituato a sedere spesso in un angolo, ai margini di una vita familiare in cui si è semplici coadiuvanti. Manovali nella cura di persone. Perché lavare o portare a letto o sorreggere una persona anziana richiede davvero energie fisiche e mentali. Forza. Muscoli. Braccia energiche. Allenate quasi quanto la pazienza.

    Un pomeriggio eravamo nel cortile dietro a casa, al sole di agosto, tranquille perché nonna e bambini erano impegnati nel sonnellino del dopo pranzo. Così ho chiesto a Maria che cosa l’avesse portata in Italia dalla Moldavia, suo paese di origine.

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  • Sull’orlo di una notte di giugno

    On: 25 Giugno 2014
    In: la mia vita e io
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    varengo

    Una sera di giugno, Quelle lunghe, stiracchiata, che la luce naufraga via così lenta che quasi non t’accorgi: la scena cambia in dissolvenza. Una sera di quelle che andresti in giro in mutande, non fosse per le zanzare.
    Una sera così siamo usciti tutti e quattro, dopo cena. Siamo saliti sull’auto e scesi alla collina dopo, per camminare in un silenzio fatto di panorami sospesi. Corse di bimbi in sandali sull’acciottolato di strade deserte.
    “Mamma, guarda come sono veloce”.

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  • Perdere o vincere tutti

    On: 13 Giugno 2014
    In: la mia vita e io
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    vincereI primi Mondiali che ricordo li ho visti al mare. Ero in un appartamento di quelli che trovi in Liguria: piccolo, balcone tra i palazzi, spizzico blu laggiù in fondo al cemento, letti a castello. Eravamo mia madre, mia sorella e io. Lei era piccola e quando l’Italia ha perso sul più bello, ai rigori, è scoppiata in un pianto irrazionale e inconsolabile. Avrà avuto una sciarpa tricolore stretta in mano e si sarà sentita tradita. Come quando la vita promette e poi non mantiene. C’era da uscire a festeggiare con tutta le gente in canottiera e bermuda accalcata su terrazzini asfittici e invece niente: lacrime rabbiose sul piano alto di un letto a castello.

     

    Quelli che ricordo dopo: avevo pochi anni e molta voglia di uscire di casa e partecipare alla vita, ancora misteriosa, dei grandi (ovvero quella fascia di popolazione imperscrutabile tra i 15 e i 20 anni). Con un’amica si stava in cortile a dar guerra all’afa a suon di ghiaccioli, ma al primo scoppio di urla o fischi si sgattaiolava veloci, fino al bar poco distante, a sbirciare le reazioni alla finestra, a intuire un rigore non dato o un fuori gioco appeso al fischio dell’arbitro.

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