23 marzo
Marzo cammina e io corro, ore al computer, un inizio di trasloco di un paio di stanze, troppi oggetti, troppi vestiti, pensieri affastellati tra il pavimento e la polvere sulle mensole.
A un tratto: primavera, rieccoti.
La natura prende le misure e si stiracchia e il mio corpo le somiglia, un distendersi e un ritrarsi, un’apertura che è fatica, sono campi di zolle rivolte – hai presente le zolle rivolte? Laboratorio di ossigeno e insetti e luce che punge il buio e lo taglia e l’offende – e lo nutre.
Ci sono un paio di notizie che ancora devo collocare mentre il tardo pomeriggio guadagna spazio e invade la roccaforte della sera e mi han detto che, spesso, quel che protegge restringe lo sguardo.
Ecco perchè in questo momento dell’anno a tratti fatico a lasciare la mia noce di buio e a lasciare paure di cose che non so nominare e spargo parole e parole sulle zolle rivolte
e nascono piante bellissime
e nascono piante carnivore
e a volte gramigna
e più spesso un bel niente – ma è un niente che i corvi ghermiscono col becco nero e si portano in cielo.






