Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Cappuccetto Rosso da Moncestino

On: 18 Settembre 2012
In: la mia vita e io
Views: 2458
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ingresso di una casaSembrava una roba facile, una missione da pivelli, e invece.

Premessa: dopo qualche notte insonne, tre per la precisione, anche allacciarsi le scarpe diventa un’operazione di concetto. E io ero appunto reduce dalla terza nottata trascorsa a vegliare Eliandro, e più precisamente la nascita del suo incisivo numero due (mi si permetta un irriverente appunto a Madre Natura: se ‘sti benedetti denti fanno tribolare quando li metti, quando li devi mantenere e quando li perdi, non sarebbe opportuno qualche piccolo aggiustamento? In che modo non saprei, magari si può studiare un’app che riproduca una dentiera, ad esempio. Poi Madre Natura sei tu, fatte venire un idea, ecco).

Dicevo che stanca e sderenata di domenica mattina stavo giocando mesta coi puoi in cortile quando ci viene affidato un (apparentemente) semplice compito: andate dalla bisnonna a recuperare una cesta di fichi.
(Ebbene sì, trattasi della rivisitazione moderna di Cappuccetto Rosso).
Bimbi, partiamo.

La nonna di Federico è una donna d’altri tempi, di quelle che hanno tirato su tre generazioni di marmocchi, capelli bianchi tutta saggezza, abilità pratica ai mille invece che pippe mentali e sproloqui di metodo, e con un’energia che ne avessi io un decimo avrei risolto tutti i miei problemi più quelli di una decina d’amici.
Comunque arriviamo al suo paesello, coi nanetti già scalpitanti, per scoprire che a casa non c’è nessuno. Ahi. Guardo l’ora e capisco che può essere solo a Messa. Doppio ahi. Perché la chiesa si erge su un cucuzzolo e ci divide da essa una scalinata di quelle che si trovano solo nella fiaba di Cenerentola quando perde la scarpetta. (Esatto, siamo nella fiaba sbagliata).
Impraticabile con bimbo + bimbo con passeggino. Ma non torneremo a mani vuote, così cerchiamo di aggirare l’ostacolo inerpicandoci su per una strada secondaria per cui è quasi indispensabile la picozza.
No, agevole non è la parola chiave della giornata.

Riusciamo a entrare in chiesa finalmente, tutti e tre vestiti da merenda nei boschi, e io, in più, madida di sudore come dopo tre ore di alpinismo in alta quota e con le borse sotto gli occhi che fanno pendant con le ciabatte, ma tanto fa.
Ci appostiamo in fondo e mando Lemuele, spavaldo, alla ricerca della bisnonna. Peccato per il tempismo (im)perfetto, infatti appena il mio nanetto intrepido si avvia tra le due file di banchi, il prete annuncia la Comunione e il piccino viene letteralmente inghiottito dalla folla. Ne riemerge poco dopo con un’espressione mezzo terrorizzata e mezzo esterrefatta per l’inappropriatezza delle trovate di sua madre (forse non avrà formulato il pensiero con questi termini, ma la sua faccia parlava chiaro).

Intanto anche Eliandro si è stufato di tutta quella liturgia e mentre il fratello corre intorno reclamando i bombi che avrebbe elargito generosa la nonna, lui esibisce il proprio inequivocabile disappunto utilizzando un esplicito linguaggio corporeo a supporto di quello vocale, e cominciamo ad attirare un discreto numero di sguardi tra il rimprovero, lo stupito e il compassionevole.

La storia ha un lieto fine perché aspetto imperterrita che la funzione finisca, che la nonna ci trovi e ci consegni la meritata cassa di fichi. E non abbiamo nemmeno avuto bisogno del cacciatore!
La morale è che ho sempre enormemente beneficiato della mia quasi imperturbabile faccia da c tosta. Ma da quando ho due figli si è rivelata la mia arma numero uno.

Il jolly è non arrendersi alle prime difficoltà. Altrimenti poi non si avrebbe nulla da raccontare.

E comunque valeva la pena anche solo per vedere il panorama da qui

panorama

 

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4 Responses to Cappuccetto Rosso da Moncestino

  1. norma jane ha detto:

    Super simpatica 🙂

  2. Danila ha detto:

    è un piacere leggere le tue avventure..a lieto fine! 🙂 chè ne avete fatto dei fichi?? [marmellata, torta, biscotti ripieni…]

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