22 Marzo 2015
Mi sono portata a casa un po’ di conchiglie. Di quelle piccole e bianche. Non si sente il rumore del mare, ma quello lo ricordo bene.

Ricorderò, oltre al rumore del mare, i giochi dei bambini e il loro coraggio di disubbidire, le dormite in auto mentre mamma e papà esplorano l’isola fuoristrada. Le mille domande (siamo arrivati? – mamma, ati?), qualche parola ripetuta in spagnolo, i capricci e i bronci. E quando, arrivati in spiaggia, per prima cosa si toglievano i sandaletti, per sentire la sabbia tiepida sotto i piedini. Le corse instancabili di Lemuele, le risate buffe di Eliandro. La complicità divertita. Il loro litigarsi le nostre attenzioni.

Le mie lunghe passeggiate solitarie, i sogni che trovano luce e vigore e si fanno palpitanti e rigogliosi, il tramonto, giù tra le palme la sera, improvviso e rosato.

I brindisi di vin blanco la notte, il mio stesso piacere nel camminare strade che non sono disegnate sulla mappa.
QUI, alcune cose che mi ha insegnato questo viaggio: