22 Marzo 2015



Andare avanti e incontrare un gruppo di anatre guardiane, immaginarle intente a difendere chissà quali segreti, per quelle strade d’erba apparentemente innocue.
Con una corsa da ragazzaccio con le ginocchia piene di cerotti e la fionda nella tasca dei jeans, spaventare uccelli e alzare in volo nuvole di piume. Per immaginare, in un frammento di quel battito d’ali, di poter spiccare il balzo verso l’alto. Come nel sogno ricorrente che ci scuote le notti da un po’.

Sbirciare tra le fronde, spingendoci con l’occhio della macchina fotografica là dove il nostro non arriva. Rimbalzare, sull’acqua e tra i riflessi. Alla ricerca, poi, di cosa.
Perdersi sulle strade dei bimbi, cartonati che promettono pomeriggi di luna park, disegni che confondono i panorami e li rendono avventurosi come un album di figurine cominciato adesso, il primo pacchetto appena aperto in mano .
E statue di lontano, immaginare profeti di ritorno da un viaggio, con parole nuove e domande spolverate di fresco, suonando violini per accompagnare rivelazioni. Immaginarle a raccontare storie davanti a una pagoda, tanti Marco Polo a cantare con echi di smalto.
Il jolly è : vagabondare e lasciarsi rapire da una distesa verde che invita alla fuga