L’ultimo giorno di asilo sono andata a prendere Lemuele, che mi è corso incontro tenendo sotto braccio una bellissima borsa dei tesori. Insieme a sacchettino, copertina e cambi vari che riempivano il suo armadietto, ci siamo portati via questa sacca di tela, tutta dipinta con le sue manine, con dentro i lavoretti fatti durante l’anno.Dopo essere passati a festeggiare la fine della scuola con una coppetta gelato melone e menta, siamo rientrati a casa e ci siamo messi a sfogliare le sue coloratissime opere d’arte.
C’erano disegni, raccolte di creazioni dedicate alla primavera, alla pasqua, al natale.
Me lo sono immaginato, chino sul banchetto insieme ai suoi compagni di gioco, a pasticciare coi pastelli, con le foglie, con i ritagli di carta.
Ho rivisto mio figlio il primo giorno di asilo, col suo zainetto troppo grande, pieno di pastelli e punti interrogativi. Ho rivisto quanta strada ha fatto, in quelle scarpe piccole, quante emozioni deve aver vissuto in questi mesi.
Mi ha investito una nostalgia che non provavo da tempo, nostalgia per qualcosa che ho vissuto solo indirettamente, attraverso i suoi racconti a pezzetti, i suoi occhi grandi, le sue gambe ancora incerte.
E ho pianto, perché tanto lo sapevo che sono una mamma di pastafrolla con il cuore a rischio inondazioni.
E grazie alle maestre, ancora una volta.





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