Istanbul, agosto 2008. In viaggio: io, mia sorella, due amici di infanzia.Sono stati dieci giorni buttati lì quasi per caso, una manciata di coriandoli sparsi su un anno difficile, di cambiamenti.
Ci siamo portati dietro, tutti e quattro, un qualche tormento sentimentale al guinzaglio (ma lungo): chi una donna in fuga, chi una storia che svapora ma ancora graffia come un gatto arrabbiato, chi l’ultimo capitolo di un libro che non si vuole chiudere, chi un nuovo amore, fragile come un bocciolo di stella alpina.
Ci siamo trovati un po’ provati ma con le tasche ancora piene di jolly da giocare, con quelle facce incredule di chi ha paura di scoprirsi grande (a 5 anni di distanza siamo cresciuti davvero: tutti genitori tranne mia sorella, ancora dannatamente giovane, lei).

Istanbul è una donna piena di silenzi misteriosi, di quelle che sanno stupirti anche dopo averti confessato i peccati più scabrosi. Ha un animo semplice di pescatore dietro abiti da signora del varietà.Ha un cuore a cipolla, gonfio e pulsante come il sole che s’annacqua nel Bosforo, dentro un mosaico di lapislazzuli.



Di quei giorni ricordo:
- le serate di raki e narghilè
- la guida da arresto cardiaco dei taxisti turchi
- quella volta che nel cuore della notte ho rotto la chiave nella serratura della porta in albergo e che ho chiamato Ugur, il portiere, morto di sonno, e ho cercato di spiegargli l’accaduto in un inglese di stenti mentre i miei compagni di viaggio boccheggiavano per il gran ridere
- le foto sul traghetto, in controluce
- la ricerca di presagi, che sarà, cosa verrà, dentro i fondi densi del caffè turco
- la nostra voglia di fermare il tempo. E di correre incontro al tempo.
- le moschee che sono un mondo dentro un mondo fatto di luci e ombre a imbastire segreti.
- un capello che mi sono comprata che era la somma di tutti i capelli, decisamente il più bello mai posseduto. E che ho scordato sul taxi che mi ha riportata in aeroporto, al ritorno
- le notti su quella terrazza a spiare il buio e immaginarsi dentro una bolla fatta di niente.
Il jolly è: tornare a Istanbul e a quello spirito: mezzo battagliero, mezzo di attesa fiduciosa
Questo post partecipa alla Staffetta dei Blog, un’interessante iniziativa nata per far circolare le idee in Rete, trattando ogni mese un argomento diverso. Carino, no?
Qui sotto, in ordine rigorosamente sparso, gli altri partecipanti:
1. Casa Organizzata – http://www.4blog.info/
2. Federica Rossi – http://
3. Micaela LeMcronache – http://
4. Federicasole – http://
6. Mamma & Donna – http://www.mammaedonna.info
7. Samanta Giambarresi http://
8. Il mondo di Cì http://ilmondodici.blogspot.it
9. Aline Persempremamma http://
10.Quellocheunadonnadice http://
11. Ferengi in Bruxelles http://
12. Selima Negro http://
13. simona elle http://www.simonaelle.com/
14. Elisabetta Mattiello http://www.maisonlab.it/
15. Pattibum – http://pattibum.wordpress.com
16.Alessandra – http://
17. Antonellavi – http://
18. HOME-TROTTER – http://
19. Illustrando un Sogno – http://
20. Lisa – http://
21.Désirée Pedrinelli –www.letturealcontrario.com
22. CeciliaKi – http://ckmystyle.blogspot.it
23. Camille Javal http://
24.Before & After http://
25. Vita da Stre…Mamma http://
26. La Torre di COtone http://
27. Mother of Two http://
28. Veronica Zanchi per Livin’+Abroad http://
29. Antonella Marcucci – http://
30. I Viaggi dei Rospi – http://www.iviaggideirospi.com
31. Design Therapy – http://www.designtherapy.it/
32. BLOG A CAVOLO http://
33. Vivere a Piedi Nudi http://
34. Il caffè delle mamme http://
35. Bloc-Notes Viaggi http://
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38. La Diva delle Curve http://www.divadellecurve.com/
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