“Lemuele, da dove viene la felicità?”
“Dal baule. Sta lì e urla”
“E la tristezza?”
“Anche lei dal baule”
“E cosa fa?”
“La tristezza sgrida”
“E che mi dici dell’allegria?”
Risata. “L’allegria è dentro la bottiglia che gioca” (ehm, eppure non dovrebbe avermi mai vista su di giri dopo un paio di bicchieri di vino…).
La felicità, invece, quella fa gridare. Cosa fanno i bambini terribilmente felici? Gridano (almeno i miei sì, e anche per molto meno).
Se ci pensi, anche noi adulti quando sentiamo una felicità che ci inonda il cuore abbiamo voglia di gridarlo al mondo. Quando sei innamorato e lei/lui ti dice sì, per esempio. O per una promozione (bè, al giorno d’oggi basta anche trovare lavoro, in effetti: somiglia al miracolo).
Però ci succede raramente. Il bello dei bambini è che a loro no, non servono grandi cose. Bastano piccole da stare in una manina: la promessa di una torta da fare insieme, una gita dal nonno, una storia raccontata sotto le coperte, infilarsi le scarpe da soli.
“La paura mi piace, mamma”
“E perché ti piace?”
“Perché non mi fa paura”.
Sorriso di chi la sa lunga.
Provate anche voi: chiedete, lasciatevi stupire!






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