
Siccome ho passato l’ultimo mese della mia vita a
prendermi molto sul serio e con gravità sconcertante, vorrei fare un
rapido sunto, con più leggerezza, dell’estate che ormai ha detto
Ciao e si è eclissata, sventolando la manina.
In breve: arrivate le agognate vacanze, ho cominciato a sentirmi vagamente influenzata e fiacca il giorno numero due di assenza dall’ufficio. La settimana numero due, ha portato febbre fissa tra i 39 e 40 gradi. I nove giorni successivi li ho trascorsi, anziché al mare come previsto, con tanto di alloggio già pagato, nel ridente nosocomio chivassese, reparto medicina generale.
Dopo una quantità industriale di antibiotici e cortisone torno a casa, non proprio rigenerata ma con lastre in pugno che ďecretano una graduale ma decisiva recessione della polmonite. Due o tre giorni di acciacchi di media intensità, tra le confortanti pareti di casa, e poi comincia – era ora! – la ripresa. Per festeggiare, cucino una torta allo yogurt, sbeffeggio le amare gocce per sedare la tosse e brucio in un fuoco purificatore la vestaglia usata in ospedale, in segno di vittoria (bè, questa l’ho solo pensata).
Ma la punizione per i peccatori di hybris sta sempre in agguato e il giorno stesso sento in casa ripetuti colpi di tosse, come un malevolo avvertimento. Non sono più io, ma i miei figli all’unisono. Preoccupata di averli contagiati, interpello prontamente la pediatra, che li visita e gli dà la cura. Dopo alterne -e ansiogene- vicende scopro che per fortuna i loro polmoni non sono compromessi. In contemporanea, avverto inequivocabili segni di ri-cedimento: di nuovo tosse (la vendetta della goccine), dolori articolari e – maremmamaiala- febbre. Così, come omaggio per il mesiversario di spiaggiamento su letti e divani vari.
Sentendomi un’eroina romantica che lotta contro un fato avverso, torno un mattino dal mio medico: esiste il rischio di una recidiva, quindi esami del sangue e lastre urgenti. Nel frattempo, indovinate un po’? – antibiotici e goccine (maledette).
Per fortuna, scopro poi che si è trattato solo di una banale influenza che mi sono beccata per sfiga debolezza, contagiata dai nani.
Tutto è bene quel che finisce bene? Al momento sì, per quel che mi riguarda. Resta il fatto che ho distrutto parte dell’ Amazzonia a furia di ricette mediche, prenotazioni di esami e referti vari e che ho rinunciato, come San Francesco, alle mie esigue ricchezze, devolvendole ai farmacisti di zona. Si vocifera che, in segno di riconoscenza, le case farmaceutiche mi intitoleranno un nuovo farmaco, presto sul mercato: goccine per la tosse Fioly.
No, ma dimenticavo la nota positiva: avevo mandato la mia “
opera prima” al programma
Masterpiece su Rai 3:
è stata scelta tra quasi 5000 romanzi! Ecco il mio risarcimento, allora! Che bella notizia…
Come dice? Devo partecipare ai provini? E quando sarebbe? Ehm no, quel giorno lì non riesco. No mi spiace, non posso proprio liberarmi. Sto in ospedale con la polmonite.
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