C’era una volta il Natale. Quello delle buone intenzioni, degli occhi luccicanti, del ceppo più grosso dentro il cammino per scaldare la mezzanotte, quello dell’attesa che diventa festa.
Poi ho scoperto che Babbo Natale non esiste (così dicono), che i doni li impacchettano negozianti frettolosi dentro centri commerciali iper affollati, che il rumore dei campanelli delle renne che sentivo la notte del 24 dicembre era tutto dentro i miei sogni impazienti.
Ho scoperto che non sempre i buoni ricevono i doni migliori. Anzi.
Che non sempre le persone a Natale diventano più generose. Né più felici. Anzi.
Ho capito che è anche più complicato sfoderare un bel sorriso quando la data sul calendario lo richiederebbe.
Che non si fermano le guerre, non sospendono le tasse, non fa meno freddo alle mense dei poveri.
Così la magia si è un po’ appannata.
Però poi. Sono arrivati questi due folletti con la loro valigia di stupori, risate di pancia, occhi sgranati davanti a un abete che si illumina a festa.
Allora mi è tornato in mente che basta poco per rendere speciale una piccola cosa, per strappare un sorriso, per regalare un momento di incanto. Breve e luminoso come la scia di una stella cometa.
E ho sentito di nuovo quel tintinnare allegro che arriva da un angolo buio della notte.
Auguri. Per un Natale tutto da (ri)scoprire.





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