Ma forse è vero quello che dice lui, e ogni cammino è circolare, e non porta da nessuna parte, ma dentro se stesso, perché troppo fitta è la nebbia della nostra paura e illusorie le strade che sembrano portare altrove.
Che poi la vicenda in sé non è qualcosa di incredibile. Certo, non è una vita comune, ma nemmeno un susseguirsi di colpi di scena. No: c’è equilibrio. E fantasia.
E tutto si incrocia e ritorna, alla perfezione. I destini, i segni, i sogni. Tutto racconta che il Destino non esiste, che ciò che accade, accade perchè sono gli uomini a scriverlo, con le aspirazioni, i segreti e i desideri. Soprattutto, i desideri. Perchè la vita di ognuno è attesa e ricordo, eccetto quando facciamo ciò per cui siamo venuti al mondo.
Aveva bisogno di sapere se le notti febbrili passate nel buio a ricordare i baci del conte erano il castigo per aver peccato contro la vita, o la ricompensa per aver avuto il coraggio di vivere.
Il consiglio è: leggetelo. Io chino il capo davanti al genio e alla penna dello scorbutico (dicono) autore piemontese (che poi, secondo me, uno che scrive così, nella vita può essere un po’ come vuole).
Il jolly è: il 5 per cento dei diritti d’autore di questo romanzo sono state devolute dall’autore a casa Oz (burbero ma di cuore): se potete, prendete spunto.
Io guardavo quel nastro di terra, e a poco a poco mi salì su la strana sensazione che ero tornato, finalmente, a casa. Non tornato dalla guerra, e nemmeno tornato al mio paese: era diverso: ero tornato da me, se può capire cosa voglio dire. Da me.
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