Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirai…
Perché io te ne voglio, sì, ma tu a me?
É un mese strano, questo, dentro un’estate strana. Piena di temporali e sbalzi di temperature e c’è un’aria -non so- rarefatta: spesso arrivo al mattino presto a Torino e sento una brezza che pare di stare al mare (pare). E la sera, quando torno a casa e lo sguardo si sdraia sopra la mia campagna, è un perdersi di balle di fieno indorate dal sole.

Molte sere si fanno ballare i
falò, coi bambini dell’estate ragazzi, e si resta lì a incantarsi, a combattere le zanzare, ascoltare cori accaniti di rane e cicale (una ninnananna che ipnotizza). E dopo via, a rifugiarci coi monelli nella nostra stanzetta fresca, mentre papà è in campagna a far su il fieno –
le lunghe notti estive del contadino.
Ho deciso si stare a casa da lavoro il lunedì, nei mesi estivi, per alleviare le fatiche dei nonni ma soprattutto per godermi i due ometti.
Perché è adesso che se la ridono rotolandosi nella sabbia del maneggio, che li trovi nella stalla a confabulare e pulirsi i sandaletti con un nettapiedi e una spazzola per criniera. È adesso che li lascio tuffare nei colori a dita (va bene, sono lavabili, ma non è specificato QUANTO, vadano lavati, per scrostarli via). È adesso che Lemuele sta imparando a fare la pipì da solo, dritto nel prato, contro un albero, che pare un uomo.
È adesso che Eliandro ha quei riccioli che sono piume di seta, e che prima di dormire, quando vuole lui, si tira su nel buio e mi sussurra un bacio, sprofondando labbra morbide sul mio viso.
Tutto questo è adesso e voglio viverla più che posso, questa stagione bislacca, ore lunghe di luce e notti parlanti, in
una bolla arredata di cose piccole: baci umidi, fiabe raccontate al buio aspettando papà, piedi scalzi e ginocchia sbucciate.
Una stagione che incanta e stanca, ma di quella stanchezza bella, da ultimi giorni di fatica prima della festa.
Il jolly è: vivere i momenti carezzando il dettaglio.

Lascia un commento