Abbiamo visitato quelli che si abbarbicano nelle valli in torno a Demnate. Li abbiamo attraversati in auto fiutando la direzione perché i segnali sono pochi e quasi incomprensibili; siamo andati avanti e avanti, fino a quando non abbiamo trovato la strada interrotta per lavori. In quei due giorni mi è sembrato di essere sospesa in un luogo fuori dal tempo.
Mi dà una strana sensazone pensare a quanti modi diversi ci sono di vivere. Come tra queste case di terra che si confondono con il paesaggio, che devi forzare l’occhio per metterle a fuoco in lontananza. Dove la gente vive senza agi, spostandosi a dorso di mulo. Dove le persone che incroci per strada, vecchi, adulti e bambini, non ti negano uno sguardo e un sorriso.
Quando ti svegli e hai quella voglia lì, precisa: di vivere un giorno che sarà più semplice ricordare, in mezzo ai tanti simili che s’affastellano nella memoria.
Ritmi, colori e usanze nuovi sono un balsamo per un cuore sopraffatto dalla routine.
Ma i loro occhi si sono spalancati quando hanno visto le donne vestite di veli e gli uomini inginocchiati in direzione della Mecca (Mamma, ma a che gioco stanno giocando?)
Però la meraviglia più grande è stata una tartaruga incontrata per strada. Ci siamo fermati e loro l’hanno spostata fuori dall’asfalto per evitare che venisse investita. L’hanno carezza e vezzeggiata a lungo, come fosse la cosa più bella di sempre.
Un viaggio coi bambini è un viaggio dentro il viaggio.


































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