Mettere al mondo un figlio oggi, una sfida che fa venire i brividi. Per quello che gli offri, per quello che gli mancherà. Un mondo pieno di brutture strombazzate con poco pudore da giornali e tv. L’insensatezza umana che diventa show, l’arroganza come principale forma di comunicazione. Il razzismo, questa fobia di tutto quello che ha un colore, una forma, un passato, un pensiero diversi. Il sessismo, questa ricerca di parità che il più delle volte è un livellamento verso il basso.
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Andar per negozi con pupo a seguito, parliamone.
L’altro giorno, armata di tanto buon umore e qualche (magro) risparmio, dopo aver sistemato Lemuele dai nonni, sono partita con una volenterosissima amica e con Eliandro alla volta di un noto outlet piemontese. Già nutrivo qualche dubbio sul fatto di ricordare COME SI FA a spendere soldi in abiti e accessori per me. Sì, perché dopo circa due anni -24 mesi- di gravidanze e post partum con allattamento, ho perso l’abitudine a indossare qualcosa che non sembrasse l’accappatoio di barbapapà.




