Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Uccelli visti dagli occhi di un bambino visto dagli occhi di un padre

    On: 28 Settembre 2016
    In: la mia vita e io
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    uccelliPomeriggio di settembre in collina, sole tiepido, trattore che sale e scende per ordinare le file del fieno, per pettinare un pezzetto di campagna. Cielo lucido, orizzonte nitido di fine estate.
    Un puntino arancione corre intorno col cane, cerca animaletti da stanare, piccoli pezzi di legno per fare barchette o pistole. Si siede sotto un albero, spia un ragno vicino e là in fondo i movimenti del trattore, conta qualcosa su un tronco – chi lo sa cosa.
    Poi riprende a correre, saltella intorno alle rotoballe, gioca ancora col cane.

    D’improvviso -ma proprio d’improvviso- si ferma e alza gli occhi: un ventaglio di uccelli si apre nel cielo. Resta immobile per qualche istante, le braccia un po’ larghe sui fianchi, la fronte che segue la traiettoria del volo. Immobile.
    Poi le rondini spariscono oltre l’orizzonte nitido, lui si scuote e riprende il gioco.

    (Eliandro visto con gli occhi di Federico. Io ascolto il racconto e li vedo entrambi: il padre sul trattore che ferma il lavoro per osservare la scena, il figlio con la maglietta arancione e i pantaloncini corti, naso puntato al cielo. E mi sciolgo di tenerezza).

    Il jolly è: fermati un momento a guardare. Un ventaglio d’uccelli in cielo negli occhi di tuo figlio.

    monferrato
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  • Istanti rubati ad #agosto2016

    On: 20 Settembre 2016
    In: istanti rubati, la mia vita e io, viaggi
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    Piccole DolomitiFine agosto, tempo di preparativi per una migrazione. Sono stata alcuni giorni a occhi in su, nel prato sul fianco della casa a Obra, mentre nuvole di rondini popolavano il cielo, animavano gli alberi frondosi ai margini della valle.

    Se ne stavano vicine sui fili della luce, una fila che pareva arrivare ai monti, pizzicate lì come le mollette sui fili per stendere. Era tutto un frinire per aria, una frullio d’ali, un lungo saluto prima di andare.

    “Dove vanno, mamma?”
    “Vanno al caldo, a vedere il deserto, il mare. Vanno a vedere il mondo.”

    Agosto è finito così, ma è cominciato maluccio. In mezzo ci sono stati giorni in salita, di quelli con il respiro corto di quando fai le scale dopo una malattia. Dopo, meglio. Il mio paese tra le montagne, con la mia famiglia e i miei bambini (il solo genere di cose a cui l’aggettivo possessivo si sposi benissimo). Il posto migliore in cui leccarsi le ferite, in cui riprendersi i tempi e gli spazi; il sapore della polenta e gnocchi di malga, l’odore di felci e foglie pestate, la fatica appagante di arrivare in fondo alla salita, di uscire dal bosco quando vien giorno, di ritrovare il passo e il fiato lasciati qui a ogni stagione, su questi sentieri stretti, tra questi sassi bianchi.

    Le fiabe la sera lette sui libri, la colazione al mattino in balcone, il caffè, i biscotti pucciati nel primo sole.
    E alla fine questo saluto dal cielo, questa tempesta di piume, questa baruffa in aria.

    “Mamma, ma tornano?”
    “Non lo so, se tornano. Ma se partono, da qualche parte arrivano.”
    Io ci credo, che non ci sia partenza senza approdo.
    Anche se non sappiamo dove, anche se non vediamo dove.

    E poi andremo via come fanno gli uccelli che dove vanno nessuno lo sa.
    (…) L’estate è finita l’inverno è alle porte, la morte e la vita rimangono uguali.

    Obra di VallarsaObra di VallarsaCampogrosso (Vicenza)Obra di VallarsaObra di Vallarsaago9ago10ago11Muse, TrentoObra di Vallarsa
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