Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

Ringraziamo sempre, quando torniamo a una casa con un fuoco acceso (istanti rubati a #ottobre2023)

On: 13 Dicembre 2023
In: istanti rubati
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2 ottobre
Ogni tanto vorrei uscire da me.
Fare due passi in giro,
portarmi a spasso.
Sentire il mondo
senza il filtro della mia voce.
Guardarmi vivere – nè più nè meno
di come vedo il tasso,
la foglia del faggio sospesa in ottobre,
l’orlo sfilacciato della sera che sfiora l’erba azzurra.
La favolosa vertigine
del cielo
frullato di stelle
sulle cime dei montia
ppuntiti come spilli.

4 ottobre
Un autunno travestito da estate.
Mi alzo prima dell’alba controvoglia, aggrovigliata nei sogni da cui riemergo a fatica, cercando a tentoni il filo d’arianna che mi riporti nel mondo.
Lonesome Dove con il primo caffè. Sono alle ultime tappe del viaggio, un viaggio di quasi mille pagine e già mi chiedo come farò senza tempeste di sabbia al tramonto, senza mandrie da spostare al Nord, risse, bordelli, senza whisky da bere a sera intorno al fuoco.
Come farò senza Gus?
Salgo sul treno verso l’ufficio ma sono in una prateria senza orizzonte tra Texas e Montana, in un autunno che pare estate e niente è proprio come sembra, come sempre. Ma ogni tappa del viaggio ti insegna un modo di andare, anche quando hai gli occhi pieni di sabbia e cammini verso qualcosa che non sai mettere a fuoco. Ti insegna dove è sicuro fermarsi a rifiatare e quali sono le persone che ti vedono davvero, anche in una notte brumosa e senza stelle in Tennessee.
“-Dove sei stato negli ultimi quindici anni?
-Quasi sempre a Lonesome Dove. Ti ho scritto tre lettere.
-Mi sono arrivate. E cosa hai concluso in tutto questo tempo?
-Ho bevuto molto whisky.”

19 ottobre
È arrivato il freddo, per fortuna.
L’altra sera abbiamo acceso il camino, bentornato Autunno.
È finita l’invasione di cimici, le ultime non sono più baldanzose e scattanti ma barcollano sulle zampe in cerca di tepore. L’edera arrossa e ingiallisce l’acero giapponese. Le tartarughe sono scese nelle loro stanze invernali.
Tremo all’idea di aprire un giornale. Di trovare sui social slogan, frasi fatte, la solita gara a chi picchia più duro. Come allo stadio, come se il risultato definisse un premio, una qualificazione. E non tutto quello spavento, tutto quell’orrore.
Cosa si può fare?
E chi lo sa. Poco. Niente. Forse solo il silenzio. Vedere (ma davvero) quello che c’è. Ascoltare.
Cerco come posso di tenere dritta la barra, come tutti, come posso. Cammino. Scrivo. Yoga. Leggo. Tennessee Williams, Tatiana Tibueleac, Chandra Livia Candiani. Preparo viaggi con il terrore di questo mondo sempre più piccolo, ostico, sempre più inaccessibile. Confini che si stringono come cappi, frontiere impenetrabili. E tutte queste bandiere, tutte queste bandiere che abbaiano al vento. Non era mica così che l’avevamo pensato.
Stasera torno a casa, ringraziando il cielo trovo il fuoco acceso. Ringraziamo sempre, quando torniamo a una casa con un fuoco acceso.

29 ottobre
Ho letto da qualche parte che quella di stanotte era la luna del lasciar andare.
Del fare pace con i cambiamenti, con le trasformazioni. Con questa pasta di cui siamo fatti che tiene la sua forma poco più a lungo di un’onda sulla battigia. E poi si fa altro, altrove.
Mi avrà guardata piena di compassione: io, la meno adatta delle sue creature, la meno preparata ad assolvere il compito. Mi avrà guardata con lo stupore dell’entomologo davanti al tarlo, che nasce e vive in un cassetto.
Lasciar andare, ripetuto come un mantra, mentre parlottava il gufo come tra sè e una luce implacabile affilava uno a uno i fili d’erba ai lati della strada.
Prima o dopo, aprirò il cassetto.

31 ottobre
Questa notte chiedo consiglio alle ombre,
allo scompiglio,
ai silenzi sulla soglia,
all’oscuro groviglio che
al buio germoglia.
Chiedo perdono al dolore
per non saperlo ascoltare,
chiedo perdono al tempo
per non lasciarlo andare.
Sulla credenza
vicino a una candela accesa
appoggio il cuore,
in attesa
delle Voci che vengono
senza rumore.
(Felice Halloween)

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