Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Lasciamoci ispirare #1 – Sono partita di notte

    On: 29 Settembre 2013
    In: ospiti, sproloqui
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    fondi di caffè*Una bella iniziativa va premiata, e quella di Zelda was a writer non può lasciarmi indifferente. È un progetto di scrittura creativa. Ogni settimana lei propone alcuni materiali di ispirazione e chi vuole si lascia ispirare e lancia a briglia sciolta la fantasia. Le istruzioni qui.
    Il mio timido contributo qui sotto.

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  • Una strada che disegna una vita

    On: 28 Giugno 2013
    In: ospiti
    Views: 2319
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    questa storiaMa forse è vero quello che dice lui, e ogni cammino è circolare, e non porta da nessuna parte, ma dentro se stesso, perché troppo fitta è la nebbia della nostra paura e illusorie le strade che sembrano portare altrove. 

    Il fatto di continuare a leggere libri di autori che sono dannati geni, è senz’altro un’arma a doppio taglio per chi, come me, si metta in capa di scrivere qualcosa. Perché se da una parte la loro letteraura ispira, dall’altra mi viene sul viso quell’ombra degli sconfittoi in partenza, perché, mi dico, nemmeno in sette vite mi verrà fuori un manoscritto così. E esattamente il caso di “Questa storia“, uno dei pochi romanzi che io abbia ri-letto, proprio perché nelle pagine di Alessandro Baricco sento la perfezione di una storia scritta comediocomanda.

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  • Un racconto e un dolore. Storie che si intrecciano

    On: 24 Maggio 2013
    In: il progetto, ospiti
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    "Fai bei sogni" sul cruscotto
    L’intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei, coprendola con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni. Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire, perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi. 

    Credo non sia facile scrivere una bella autobiografia, e nemmeno trasformarla in romanzo. Massimo Gramellini con “Fai bei sogni” ci è riuscito perfettamente.
    Parla con la delicatezza, l’ironia disincantata di un bambino. Con un mal dissimulato e prepotente dolore che corrompe dall’interno.

    Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d’indefinito.Così mi sentivo io. Non avevo saputo trattenerla.

    Non ho capito subito che il giornalista avesse riportato in modo così fedele il proprio vissuto e quando mi sono resa conto che quella era esattamente la sua storia, mi ha molto colpita, per diversi motivi.

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  • Un film e 100 parole

    On: 27 Gennaio 2013
    In: sproloqui
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    mamma e due bimbi

    Ultimamente guardo pochissima tv, ma qualche tempo fa, mentre pranzavo, un film ha attirato la mia attenzione: “Motherhood – il bello di essere mamma“, di Katherine Dieckmann e con Uma Thurman (alias Eliza Welch).
    L’ho guardato –come sempre, da quando ci sono i miei due adorabili discoli- a spizzichi e mozzichi, tra un gioco lanciato e un tentativo di rissa (tentativo quando va bene).
    Un paio di cose mi hanno incuriosita, forse per un processo di identificazione (seppure tristemente non estetica): la protagonista è una mamma ultradistratta (ma qui è lei che non riesce nemmeno lontanamente a pareggiare i miei primati: che sarà mai salire le scale otto volte di fila perché si è scordato qualcosa o uscire in pigiama!), con un blog e la scrittura come passione e professione. Difficile però accordare questi ingredienti con la stragremita agenda di genitrice. Difatti il risultato è alquanto disastroso.

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