Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Quello che non t’ho detto

    On: 25 Febbraio 2016
    In: lettera, sproloqui
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    quello che non ti ho dettoQuello che non t’ho detto
    è un silenzio scalzo,
    una frase d’effetto.
    Le tue mani di radice
    hanno dato aria e rincalzo
    al verde della linfa:
    la terra -come l’amore-
    si innaffia
    e non si dice.

    Non t’ho detto ti giuro
    perché saranno i miei passi
    e non le parole
    a farti sicuro.
    Tu albume, io tuorlo
    quello che non t’ho detto
    si traduce dai sogni
    sull’orlo del giorno.

    Non ti ho mai detto
    che hai acceso di mattino
    l’estate
    sbaragliando certezze,
    buttate nel mazzo
    due a due
    e scompagnate.

    Non ti ho detto
    dello stupore azzurro
    per la sete dei pesci
    che trova ristoro
    tra le tue braccia.
    E dei tuoi figli,
    che hanno fatto intero
    quello che prima
    è stato soltanto
    una traccia.

    Non ti ho detto

    quello che sarebbe stata

    -senza te-
    la mia vita:
    un cielo col coperchio,
    un fuori gioco
    a fine partita,
    un punto a capo
    che non chiude il cerchio.
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  • Gli anni addosso

    On: 18 Gennaio 2016
    In: sproloqui
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    gli anni addossoMi si scollano di dosso gli anni,
    vecchi francobolli attaccati a saliva.
    Mi cade sulle spalle l’anno che garrivo
    sulle spalle di mio padre, allegra e dritta,
    regina di portamento sulle strade sgarrupate di paese,
    tra la piazza e il cortile.

    Mi scivola sul petto il 1994,
    anno del primo amore incoronato, in un giugno di sabbia tiepida
    e sementi. E molle di ubriachezza e di qualche cosa che sembrava intero
    ascoltavo le canzoni di Battisti, ballavo le canzoni degli Smiths.
    Cantavo le canzoni alla chitarra senza accordi sulle dita, senza note
    allo spartito, muovevo dottor martens rossi a braccio,
    sul palchetto scheggiato e liso alle feste d’Unità.

    Dalle tempie rotola una carezza di madre,
    la raccolgo nell’incavo del collo e ci poggio la testa,
    in riposo. Dondolo piano, da un piede all’altro,
    cercando quella fermezza di granito,
    quel basalto di tenerezza quieta che non ho trovato dopo,
    dentro nessun abbraccio, dietro nessuna barricata.
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  • Incrocio

    On: 28 Dicembre 2015
    In: lettera
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    preghiere tibetane (India)Ho scoperchiato mondi, per venirti a cercare.
    Ho disseminato profezie e incanti, ho distillato lacrime,
    pianificato incontri col Destino.
    Ho atteso notti sotto un glicine in fiamme,
    ho covato silenzi più di quanto un uomo possa fare senza scordare la parola,
    ho ingannato gli anni.

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  • Notte e l’Oceano

    On: 10 Dicembre 2015
    In: sproloqui
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    ondaIl vento si struscia sul mare: è un gatto nero, giallo di sguardo, contro la mano che gli allunga il cibo.
    Solo il vento sa fare il mestiere del vento alla sabbia: livella. Porta via tracce come non fossero state, cambia contorni al mondo.
    Il vento liscia l’evidenza e la trasforma, tratta le dune al modo della memoria con i ricordi.
    Il vento e il tempo stanno a libro paga dallo stesso padrone.

    L’onda ha il rantolio del tuono, la potenza della mano aperta a schiaffo.
    Batte lo scoglio come chi miete fa con il grano
    e ti sa spaventare:
    un crollo di pentole dentro la notte.
    Se t’avvicini lascia sulla bocca il sale,
    al modo dei pistacchi sgusciati tra i denti
    e dei baci ai primi appuntamenti.

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  • Genesi di un amore

    On: 28 Ottobre 2015
    In: lettera
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    genesi di un amore
    C’è stato un momento che mi sono fatta protezione perché eri bambino.

    Con le parole che adesso sono dei tuoi figli, con i loro stessi stupori e l’aggrapparsi alla vita come fosse una cosa facile, liana da un ramo, una cosa che ti trovi impacchettata sotto l’albero a Natale.
    Semplice. Come semplice è adesso averne scordato il sapore.

     

    C’è stato un momento che mi sono fatta tenerezza perché eri un ragazzo.
    Giovane come l’erba nuova di marzo, con la forza di un tronco appena screziato dalle tempeste irruenti delle estati in piena.
    Giovane come me e le mie mani di calendula e neve, i sogni di rivoluzione che intrecciati tra i capelli erano promesse di cambiamento urlate ai venti.

     

    C’è stato un momento che mi sono fatta donna, perché sei diventato uomo.
    Con scarpe robuste e passi che tentennano poco, solo per l’ombra di un pudore.
    Con i dubbi che scavano crepe tra le promesse cieche e le certezze sceme di prima.
    Con vita più vissuta che raccontata tra le mani e il cuore: adesso sai che non serve gridare per fare rumore.

     

    C’è stato un momento che mi sono fatta grande perché sei diventato padre.
    Padre dei figli generati da un innesto delle nostre carni. Tu giardiniere capace di germinare piante, questa volta hai generato vita.
    Tu, con me, abbiamo dato un futuro al mondo: il solo possibile, per noi.

     

    Ci sarà un momento che mi farò balsamo perché sarai vecchio.
    Per il dolore inevitabile del non saper fermare le lancette. Nemmeno per poco, per restare allacciati ancora, come quando ragazzi ci siamo immaginati in una bolla di sapone che non scoppia, che solamente naviga dove vogliono i venti.
    Era facile, allora, non credere alla luce occidua della sera.

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  • E se non capitasse mai che tu mi chiami amore

    On: 15 Luglio 2015
    In: lettera, sproloqui
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    in spiaggiaE se non capitasse mai che tu mi chiami amore
    mi accontenterò di immaginare la tua bocca che lo fa:
    la a larga della virata di un Airone sul lago,
    la emme morbida di una Maglia di lana
    in inverno,
    della Mano che mi dorme sulla pancia, distratta,
    la o profonda di un’Ora con le tue gambe
    che mi stringono i fianchi
    -che sia fuga o che sia resa-,
    la erre arrotata del Raso di pelle abbronzata
    sotto il tuo sguardo nascosto.

    La e, che sia sempre e solo
    E così sia.

    Ma se sentirò la tua bocca
    dirmi amore
    scorderò vocali e consonanti
    e conserverò
    il bisbiglio tra le dita,
    il soffio sulle ciglia,
    il brivido alla base del collo.

    E la e di E così sia.

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  • Fioriture

    On: 16 Giugno 2015
    In: sproloqui
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    fioritureForse verranno giorni che sarà facile piantare un rosmarino, o un fiore, e sedergli a fianco per vederlo sbocciare.

    Forse ci vorrà impegno a infilare le scarpe e a sopportare il silenzio di un pomeriggio spiato dall’angolo di una tenda tirata, o dalla panca solitaria vicino al muro scrostato di casa.

    Forse mancherà il vociare intorno, quello che adesso ti stanca, la corsa dietro un treno che inciampa in tutte le stazioni, arrivare a sera stanchi, con borse gonfie e agende ingombranti.

    Forse delle notti la malinconia ruggirà come il lupo da cui un tempo proteggevi i pensieri dei figli, facendo delle tue braccia un nido, delle parole un porto.
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  • Le cose, vedile da dopo

    On: 25 Maggio 2015
    In: sproloqui
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    rami e fioriLe cose, vedile da dentro.
    Troppo facile girarci intorno, guardarle da lontano,
    sciorinare dettagli mandati a memoria
    esibire nozioni che son ciarpame
    che si spaccia per storia.

    Se parli di albero,
    sii la linfa che irrora il tronco,
    dell’ammalato impara la ferita.
    se parli di donna, sii il suo grembo
    quando è semina di vita.

    Non parlare di guerra come fosse cosa che sai,
    nominando terre armi divise,
    ragion di stato,
    se una volta non sei stato un corpo
    lasciato indietro
    e poi dimenticato.

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  • Pensieri d’inverno

    On: 12 Febbraio 2015
    In: sproloqui
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    neve alla finestra

    La tenacia del fuoco a disfare la legna.
    La schiena del gatto contro il vetro alla finestra.
    Neve pesa sui rami, luce diafana scandisce il cielo.

     

    Ascolto il mondo che rimbomba nel petto e covo pensieri che a primavera bucheranno la terra. Spulcio ricordi e li specchio nelle fiamme gentili del camino, mentre fuori tutto si muove con la stessa illusoria lentezza.

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  • Inno alla diversità

    On: 28 Ottobre 2014
    In: sproloqui
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    essaouiraBeate le cose dispari, diverse, scheggiate.
    È il giorno evaso dal calendario che resta in mente.
    È l’oggetto difettato
    escluso dalla catena di montaggio
    che guadagna il privilegio di uscire
    dalla serie.

     

    Beate le pieghe, le increspature,
    la voce grommosa del corvo,
    gli eccessi del cuore.
    E i versi stonati di un ubriaco
    al culmine della baldoria.

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