Giochiamoci il Jolly: Blog di Fioly Bocca

  • Il gioco delle emozioni

    On: 14 Marzo 2014
    In: la mia vita e io
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    bimbo con il Didò

     

    Stiamo impastando il Didò, Lemuele e io, in un pomeriggio dopo l’asilo. Lo faccio chiacchierare a ruota libera. Lui scantona senza limiti, come tutti i bambini della sua età. Esce dal seminato, inventa, mi stupisce, canta, ridacchia, dice cose sceme per farmi ridere. Come tutte le volte che ci mettiamo a chiacchierare a tu per tu.

     

    Io lo seguo: invento, improvviso. A un certo punto gli domando:
    Lemuele, da dove viene la felicità?
    “Dal baule. Sta lì e urla”
    “E la tristezza?”
    “Anche lei dal baule”
    “E cosa fa?”
    “La tristezza sgrida”
    “E che mi dici dell’allegria?”
    Risata. “L’allegria è dentro la bottiglia che gioca” (ehm, eppure non dovrebbe avermi mai vista su di giri dopo un paio di bicchieri di vino…).
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  • I figli creano dipendenza

    On: 20 Febbraio 2014
    In: la mia vita e io, sproloqui
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    bimbi a nannaStare a casa una settimana con l’influenza. Succede.
    Tornare al lavoro con qualche fatica, la ripresa non è sempre veloce. Sfioriamo gli ‘anta, eh, da ‘ste parti.
    Ma il peggio non è quello. E’ quanto mancano quei due piccolini là, che per una settimana li hai avuti (quasi) sempre intorno.

    Non è possibile, mi dico, sono una madre patetica e molle come la polpa di granchio.
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  • L’amore per un figlio

    On: 14 Febbraio 2014
    In: sproloqui
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    mamma e bambinoAmore è accoglienza. Quando prima di tutto lo senti nella pancia. Ma ancor prima stava in un punto imprecisato. Quel posto che per la scienza è il cervello, per la letteratura è il cuore.
    Amore è spavento. Quando per qualche ora non lo senti muovere e le provi tutte. Ti muovi un po’, ti metti su un fianco – qual era il preferito da un feto? – ti muovi più forte, ondeggi, balli la macarena mangiando qualcosa di dolce, poi qualcosa di piccante. Nel dubbio ti siedi a tavola un’altra volta e ricominci la cena. Ballando sul posto. Finché lui, dall’interno, ti smolla un calcio che lèvati, piantala un po’ di agitarti, là fuori, è il messaggio sotteso, nemmeno tanto in codice.
    Amore è spavento quando batte una capocciata più secca, entrando di tempia nel buffet Stornas Ikea.
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  • Il gioco della neve e dei tre pulcini

    On: 10 Febbraio 2014
    In: sproloqui
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    neve in collina
    Due giorni di neve, Torino si stropiccia il muso guardando all’insù, contro questi fiocchi larghi come mani aperte.
    Tutto sembra più lento: il vecchio attento a non scivolare, donne impicciate sui tacchi, i bambini guance scarlatte che ascoltano come crocchia sotto gli stivaletti quel cielo di granita caduto in strada.
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  • Alle nostre vite, auguri!

    On: 30 Dicembre 2013
    In: lettera
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    piccole cose delizioseAnno nuovo, vita nuova. Ma che sia una vita migliore!

     

    Ci auguro che somigli a tutte queste cose:

    una danza sapiente e armonica, la ricerca dell’illuminazione dei dervishi
    una scommessa audace, ogni giorno puntare tutto su un numero secco – la va o la spacca
    una collezione di istanti che sono una promessa di luce
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  • Babbo caro

    On: 24 Dicembre 2013
    In: lettera
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    mercatini di natale in alto adigeCaro babbo,
    quando ero bambina, per farti arrivare la letterina di natale, la mettevo sul davanzale di casa, poi passava l’angelo postino e la prendeva per te.
    Ti immaginavo con la barba lunga e la pancia rotonda a leggere tutte quelle letterine con gli occhiali spessi, spaparanzato come un pasciá. Chissà se adesso ti sei evoluto e ricevi la posta sul tuo smartphone. Io ci provo comunque.

     

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  • 38 anni di stranezze

    On: 18 Aprile 2013
    In: sproloqui
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    donna con pallonciniStrana sono strana.
    Porto l’orologio al contrario, in casa uso i vestiti al rovescio.
    Bevo tè di kombucha, parlo da sola, canto davanti a chiunque, stonando nel peggior modo che abbiate mai sentito.
    Certamente, mi annoio meno della media.
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  • Un film e 100 parole

    On: 27 Gennaio 2013
    In: sproloqui
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    mamma e due bimbi

    Ultimamente guardo pochissima tv, ma qualche tempo fa, mentre pranzavo, un film ha attirato la mia attenzione: “Motherhood – il bello di essere mamma“, di Katherine Dieckmann e con Uma Thurman (alias Eliza Welch).
    L’ho guardato –come sempre, da quando ci sono i miei due adorabili discoli- a spizzichi e mozzichi, tra un gioco lanciato e un tentativo di rissa (tentativo quando va bene).
    Un paio di cose mi hanno incuriosita, forse per un processo di identificazione (seppure tristemente non estetica): la protagonista è una mamma ultradistratta (ma qui è lei che non riesce nemmeno lontanamente a pareggiare i miei primati: che sarà mai salire le scale otto volte di fila perché si è scordato qualcosa o uscire in pigiama!), con un blog e la scrittura come passione e professione. Difficile però accordare questi ingredienti con la stragremita agenda di genitrice. Difatti il risultato è alquanto disastroso.

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  • All’asilo si recita a soggetto

    On: 23 Gennaio 2013
    In: la mia vita e io
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    recita all'asiloRicordo le mie recite scolastiche natalizie. I miei genitori tra il commosso e il singhiozzante mentre io su un palco sovraffollato mi prodigavo in esibizioni di dubbio gusto, con abiti stile bomboniera evocanti figure angeliche e celesti e stonando clamorosamente con una voce più adatta a celebrare i gironi dei dannato.
    Con una buona dose di realismo mi domandavo che cosa spingesse i miei familiari a emozionarsi tanto, ed ero pronta a scoprirlo alla prima recita d’asilo di Lemuele la scorsa settimana (lo so, la recita di natale a fine gennaio parte già col piede sbagliato, ma tant’è).
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  • Una madre lo sa. Anche quando non lo può dire

    On: 18 Gennaio 2013
    In: ospiti
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    mamma e bambinoCome quando i bambini per tornare dentro la mamma s’infilano, non potendo entrare altrove, nelle loro scarpe coi tacchi.

    Le donne e le madri raccontate da Concita de Gregorio sono ognuna diversa, ognuna fatta a suo modo, senza possibilità di etichette o facili categorizzazioni.
    Sono racconti brevi quelli che si trovano in “Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto” e di ognuno si potrebbe parlare per ore.
    Perché ci sono le parole e poi quello che ci sta dietro, una valigia piena di pensieri dietro ogni virgola, un container di riflessioni in ogni spazio tra due paragrafi.
    Perché non esistono sentimenti giusti, né amori senza sfumature. Ci sono persone che collezionano errori, che siano madri o figli o mariti.
    Anche se fa paura dirlo, l’amore senza ombre è quello per chi non c’è.

    (altro…)

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