6 settembre 2025
A settembre, per arieggiare il cuore si fa così:
A settembre, per arieggiare il cuore si fa così:
-a gambe incrociate e occhi chiusi, abbassa il volume del mondo
-srotola i pensieri al sole come lenzuola stese sui balconi – senza paura lascia che si sciupino, scoloriscano, cambino forma: li riconosci adesso? Senti come profumano di nuovo?
-quando la luna è alta sulla tua testa scendi in strada (parco viale pietraia prato bosco) e raccogli legni da bruciare: uno per l’invidia, uno per la furia, uno per la paura, uno per la gelosia… senza fretta, attendi la scintilla e goditi lo spettacolo. Fino alle braci. Fino alla polvere.
-al termine di ogni pasto, raccogli briciole di nostalgia, scazzi e malumori e scuoti con vigore la tovaglia in cortile, che le bècchino via gli uccelli
-accomodati sulla spiaggia e usa il mare come idropulitrice – riempi, svuota, riempi, svuota: il tuo cuore non è mai stato così brillante.
7 settembre 2025
Ogni mattina, quando esco a camminare, il giorno se la prende un po’ più comoda. Cede qualche minuto al buio, prima di darsi da fare ad animare il mondo con la sua musica di risacca, auto e motorini sull’Aurelia, passaggi di netturbini, strilli di gabbiani e macchinette del caffè.
Il mare, sulla linea blu dell’orizzonte, sputa fuori il sole un boccone per volta.
C’è del bello nell’odore di focaccia che esce dalle panetterie, nella sosta al bar del budello, tra i giornali freschi di stampa, gli avventori che chiedono il solito e il ragazzo riccio che sistema distrattamente i tavoli.
Bevo il mio macchiato, penso a stasera: eclissi di luna (questa luna: un uccello di cotone in un campo azzurro). Una luna – dicono – che chiede spazio, chiede di riconoscere le ombre, di sottrarre e liberare.
Anche i miei tarocchi lo suggeriscono: trasformazione.
Settembre solletica il mio istinto al progetto, al piano, al cambiamento. Ma oggi ignoro l’invito; mi ripeto: let it go.
È giorno fatto, i sandali pestano il porfido, sulla lingua ho il gusto del primo caffè della giornata, la vita intorno poco alla volta si intesse.
Tutto il resto: let it go.
11 settembre 2025
VIA DEGLI DEI
La focaccia a pranzo, le camminate all’alba, gli aperitivi in ciabatte, i caffè in balcone, i giri in canoa, la pesca di granchi, le gite al fiume e quelle sul lungomare, le chiacchiere e le urla, i piedi scalzi, lo yogurt da passeggio, i selfie in ascensore, i braccio di ferro tra mamme e figli per conquistare libertà, la stanchezza buona della sera, le briciole ai passeri, i salti nelle onde.
L’amicizia di sempre, che ogni anno cresce un po’, insieme a noi.
Grazie mare!
23 settembre 2025
Settembre è una porta, di qua l’estate, di là l’autunno, si direbbe. Ma non è così semplice. Settembre è una porta che dà su mondi che ancora non sappiamo nominare.
Porta al miracolo della terra che come utero si inspessisce, che come bocca si apre, si protende al dubbio, alla fede, alla pioggia, alla mano del contadino. Porta al miracolo delle ragnatele – mandala nella bruma del mattino e a quello del cielo notturno che si fa più largo, vicino: una bacinella di stelle, un catino.
Settembre è trasloco dell’anima, ospite atteso al tavolo della cucina; è il bordone di cornamusa su cui la vita improvvisa.
VIA DEGLI DEI
27 settembre 2025
Ancora notte a Bologna, caffè nel primo bar che tira su le serrande, odore di pane appena sfornato sotto i portici, i mille scalini di San Luca e poi la nebbia sui colli, il bosco che apre e chiude strade, camminare sulla riva del Reno, la pioggia che alza gli odori di mentuccia e erbe selvatiche, mettere e togliere la mantella, la frutta secca e i biscotti al cioccolato, chilometri di chiacchiere, chilometri di fatica e silenzi, perfetta accoglienza in un B&b dentro un orto botanico, il secondo caffè della giornata e levare gli scarponi – il sollievo è una cosa piccola.
Pensare a quando l’umanità era nomade, prima di essere schiava di poltrone, televisioni e confini.
Mi mancava, tornare viandante.
28 settembre 2025
Monte Adone comincia all’alba con campi dissodati di terra grassa e voli di corvi, poi sale insieme al sole tra i sentieri larghi poco più del mio bacino, dove rami e foglie sono tende su finestre immaginarie e al mattino si fa vetta e croce, quando altri viandanti si affacciano al dirupo, quando scriviamo il nostro passaggio sul quaderno custodito nella cassetta di latta, un saluto, un grazie, un sono-stato-qui (e Gaza libera).
Dopo, la discesa è poca pioggia e gambe che vanno da sole e tornare al paesaggio urbano, un bar di paese con Vita da Strega in TV e i post-it lasciati dai viandanti e un occhio ai giornali, una preghiera per Flottilla, e sulla strada ancora parole, parole, parole su vita morte parto meteo cazzate fatte e da fare e figli stagioni ricette, e controlla il segno – bianco e rosso di là, e: cosa dicevo? e perdere il filo e trovarne un altro e trovarne altri tre e perderli ancora perché un Cammino -ho capito- è prima di tutto perdere il filo e inventar nuove trame.
“La via nasce sotto i piedi di chi cammina.” (detto giapponese)
Le cose che un Cammino insegna (lungo o breve, non importa):
-non serve controllare compulsivamente il meteo: se piove ti bagni, se esce il sole ti asciughi
-per poca roba che ti porti, è sempre molta: più sai fidarti di te e più levi peso dalle spalle
-capisci perché hai fatto un Cammino dopo che sei tornata – a volte al rientro, per la gioia di varcare la porta e trovare ristoro; a volte deve passare una notte, a volte un mese, a volte di più
-torni con la consapevolezza che camminare è l’unica cosa che hai davvero fatto: nessun multitasking, nessuna distrazione, solo tu e la strada (questa purezza ti mancherà)
-il miglior rilascio di endorfine è quello per una fatica superata e un traguardo raggiunto
-lo sforzo dell’andare, in parte nell’incertezza, cambia la tua postura e il modo di occupare spazio nel mondo: il torace si espande, il respiro si fa più profondo, senti radici che ti tengono salda e vedi più lontano
-se hai bisogno di caffeina, meglio scegliere il primo bar disponibile (per il secondo potrebbero volerci ore di strada)
-il corpo non ha bisogno di tutto quello che la mente pretende: camminare rivela la differenza tra essenziale e superfluo
-senti che non sei soltanto chi cammina: sei anche il sentiero, la polvere, l’aria che attraversi…
-la stanchezza fa fare pensieri assurdi e visionari (e se stessi camminando dentro il sogno di qualcuno e lo portassi avanti con i miei passi? E la senti, la voce del muschio? E il sole che nascendo riempie il cielo del suo inspiro di luce, lo senti?)
-i confini sono la più stupida invenzione umana – la terra non ne sa nulla e non ne vuole sapere.






